Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Imperialismi --> Cannoni e saponette

Cannoni e saponette

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Militari contro le spese militari?

Non tutti, naturalmente, ma alcuni militari sono sinceramente indignati. Non capiscono la logica dell’imperialismo italiano e della sua proiezione nel mondo, e la necessità di fare donativi ai militari di paesi più o meno amici. Forse i ministri Terzi di Sant’agata e Di Paola dovevano indottrinare meglio i loro sottoposti. O forse quelli che denunciano sono quelli preoccupati per lo sfoltimento del personale, per aumentare le spese per acquisto di armamenti? In ogni caso trovo divertente che segnalino un dato che ho più volte sottolineato anch’io: la spesa militare gonfiata e incontrollabile (c’è il segreto militare perbacco!) non è solo quella per aerei, navi, missili e carri armati, ma anche quella per la carta igienica e le tavolette copri water: letteralmente, negli Usa si scoprì che durante la guerra del Vietnam l’esercito aveva acquistato (per 98 dollari cadauno) migliaia di copri water identici a quelli in vendita in ogni supermarket a 11 dollari… Chissà perché e chissà come veniva ripartita (e tra chi) quella differenza di 87 dollari tra il valore reale e il prezzo fatturato… L’articolo è di David Falcioni ed è apparso su http://www.fanpage.it.(a.m. 25/1/13)

 

Spenderemo quasi un miliardo di euro per i prossimi nove mesi: a tanto ammonta il finanziamento alle missioni militari italiane sparpagliate in tutto il mondo. A pensarci bene, guardando queste spese e quelle, ben più sostanziose, sugli armamenti (caccia, sommergibili, sistemi radar, ecc. ecc.), non è difficile comprendere in che modo sia stato generato nei decenni il mostruoso debito pubblico italiano.

E a lamentarsi per i costi eccessivi del nostro reparto militare sono persino i militari stessi. Ad esempio il sito forzearmate.org, che offre servizi di “consulenza, assistenza legale e informazione per il personale delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e del Pubblico Impiego” non lesina critiche all'ultimo decreto di proroga delle missioni. Si legge testualmente sul sito: “A leggere le 324 pagine delle relazioni tecniche del disegno di iniziativa governativa - già approvato dal Senato e trasmesso alla Camera – (presentato dallo stesso Monti insieme al ministro degli Affari Esteri Terzi di Sant’Agata, quello della Difesa Di Paola e quello dell’Interno Cancellieri), qualche dubbio sulla bontà del testo sorge spontanea. Innanzitutto per la mole di soldi messi a disposizione dallo Stato per le missioni, in secondo luogo per la quantità di posti (a volte anche sconosciuti ai più) in cui il nostro Paese è impegnato con forze militari. Ma è soprattutto il terzo punto a incuriosire: sono i tanti progetti finanziati dall’Italia all’estero e per l’estero, alcuni dei quali davvero assurdi”.

Ma non ci sono solo finanziamenti diretti. Abbondano anche le forniture di armi e accessori di vario genere: ci sono i 500 carri armati regalati al Pakistan, ad esempio, ma c'è anche la cessione, a titolo gratuito alla Libia, di vestiario e materiale per l’igiene personale, tra cui 19.635 cinture kaki, 3.826 cravatte kaki, 2.374 camicie a maniche lunghe e 6.752 camicie a mezze maniche, 28 mila pantaloni e 6 pantaloncini. E ancora: 30 mila magliette di cotone e altrettanti slip, 80 mila tubetti di dentifricio, 150 mila saponi da toilette, 38 mila spazzole per scarpe, ben 2 milioni di rasoi.

Non solo. Come rivela forzearmate.org,  “accanto a queste strane donazioni troviamo anche dei finanziamenti per progetti non meno particolari. Come i 200 mila euro messi a disposizione in Libia per la ‘realizzazione di attività di formazione in favore di giornalisti e opinion makers, ma anche degli operatori tecnici responsabili della parte editoriale dei quotidiani e delle pubblicazioni libiche'; o come i 317 mila euro in territorio siriano per la ‘assistenza tecnica internazionale nel settore giudiziario'. È difficile, ancora, pensare che riesca ad andare in porto, viste le vicende politiche di Assad, la missione di un team di esperti per promuovere in Siria l’adesione alla convenzione sulle armi chimiche. Costo: quasi 40 mila euro. In territorio siriano, peraltro, sarà attivo anche un altro progetto – di quasi 500 mila euro – per la ‘riqualificazione e riorientamento di esperti siriani nel campo biologico e chimico in applicazioni pacifiche'. Cosa significhi, rimane non molto chiaro”.

Per finire un'ultima chicca:il finanziamento di 60 mila euro per il Centro italo-tedesco di Villa Vigoni. A cosa servirà?  ”A favorire la composizione e il superamento di talune questioni collegate alla Seconda Guerra Mondiale che ancora pesano sul rapporto tra Italia e Germania”.



 http://www.fanpage.it/spese-militari-milioni-di-euro-in-cravatte-dentifrici-e-saponette-in-regalo-alla-libia/#ixzz2J0ELR8wr 
 

 

Appendice

Qualche altro dato ufficiale sulla spesa militare

 

Nel silenzio pressoché generale, due giorni fa la Camera dei Deputati ha approvato a grande maggioranza la proroga delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia: a votare favorevolmente sono stati 384 deputati, mentre solo 24 si sono opposti e 13 astenuti. Il nostro Paese offrirà dunque ancora una volta una robusta copertura finanziaria alle operazioni “di pace”: per l'esattezza fino al 30 settembre sono stati stanziati 935.471.703 euro, ai quali bisognerà prevedibilmente aggiungere la copertura da ottobre a dicembre con altre centinaia di milioni di euro. Dal calcolo, inoltre, è al momento escluso il “supporto” che daremo alla guerra francese in Mali, confermato ieri dal ministro degli esteri Terzi. Con ogni probabilità sforeremo il tetto del miliardo e 200 milioni di euro, che è stata la cifra stanziata nel 2012. Ovviamente dal calcolo sono escluse anche le spese per gli armamenti: ad esempio i quasi 16 miliardi per i Caccia F-35, che oggi il PD dice di voler ridurre ma dei quali ha votato l'acquisto pochi mesi fa.

Ma i documenti ufficiali della Camera dei Deputati ci permettono di entrare nel merito e “scorporare” il finanziamento totale. E scoprire, ad esempio, il costo della nostra presenza in Afghanistan: fino al 30 settembre sarà di 426.617.379 euro. Per il Libano, invece, spenderemo 118.540.833 euro. Naturalmente non poteva mancare il supporto in Kosovo, di 52.496.423 euro. E fin qui, si trattava di operazioni militari di cui la maggior parte dei cittadini conosceva l'esistenza.

In realtà, però, l'esercito italiano è impegnato su moltissimi fronti e per ognuno è stato previsto un capitolo di spesa. Si scopre così, documenti alla mano, che impiegheremo 223.505 euro per la missione Althea in Bosnia-Erzegovina, ed altri 14.191.716 euro per la “Active Endeavour” (tradotto: “Sforzo attivo”) nel Mediterraneo. Ma siamo ancora solo all'inizio: un piccolo contingente italiano si trova anche a Hebron (territori palestinesi), costa 846.666 euro e i ben informati giurano che “bevono caffè tutto il giorno e scrivono report sulle violazioni dei coloni che nessuno mai leggerà”. Sempre per rimanere in Medio Oriente, altri 90.655 euro servono alla vigilanza del valico di Rafah: a quanti uomini ammonta questa partecipazione?  E che senso ha?

La presenza militare in Sudan, in seno al contingente Onu, costa 194.206 euro, aCipro 198.698 euro, in Albania 179.319 euro. Lo scorso marzo il ministro Di Paola ha dato il via libera alla missione “anti pirateria” Atalanta, che prevede la caccia ai presunti pirati sulla terraferma, in Somalia: ebbene, il suo costo è di 33.952.376 euro. E chi sapeva che il nostro personale militare si trova anche negli Emirati Arabi, in Bahrain, in Quatar e a Tampa, per “esigenze connesse con le missioni in Afghanistan” (così recita il dispositivo di legge): lì la spesa è di 15.418.251 euro.

Ma la lista è ancora lunga: per “la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni dell’Unione europea denominate EUTM Somalia e EUCAP Nestor, nonché alle ulteriori iniziative dell’Unione europea per la Regional maritime capacity building nel Corno d’Africa e nell’Oceano indiano occidentale” spenderemo 6.928.064 euro. E come dimenticare la “nuova” Libia? Ebbene, per attività di formazione e assistenza militare spenderemo 7.584.517 euro. Qualcuno dei “nostri” è di stanza persino in Georgia, al costo di 285.282 euro, mentre in Sud Sudan il costo è di 128.026. Siamo presenti anche in Niger, per conto di una missione dell'Unione Europea denominata Eucap, che costa 1.900.524 euro.

Un capitolo a parte meritano gli investimenti “per la stipulazione dei contratti di assicurazione e di trasporto di durata annuale e per la realizzazione di infrastrutture, relativi alle missioni internazionali”, dell'entità di 143.749.492 euro. E ovviamente, mentre da una parte partecipiamo a vere e proprie guerre che impoveriscono le popolazioni locali (ad esempio in Afghanistan, dove dati alla mano la situazione peggiora di anno in anno), dall'altra dobbiamo “sopperire a esigenze di prima necessità” per un valore complessivo di 6.559.400 euro, da spartire tra Afghanistan, Libano, Kosovo e Corno d'Africa.

Ma ovviamente non è tutto: la lista è ancora lunga e comprende le operazioni di polizia (ad esempio 4.330.771 euro in Albania), quelle della guardia di finanza (altri 4 milioni in Libia) e quelle di cooperazione civile, alla quale comunque sono destinati gli spiccioli. A tutto ciò si aggiunga la fornitura di armamenti. Nell'ultimo decreto, votato l'altro ieri, regaliamo 3 veicoli blindati leggeri e 10 carri armati alla Repubblica del Gibuti e 500 veicoli M113 al Pakistan. Altri 10 milioni di euro netti vanno all'Aise (ex Sismi), servizio segreto.

L'ammontare complessivo, alla fine del 2013, sarà di oltre un miliardo di euro. La fetta più grande è data dalla presenza in Afghanistan, dalla quale dovremmo ritirarci nel 2014 ma al quale, anche per gli anni a venire, garantiremo un supporto militare importante. L'unico ad essersi opposto a queste spese militari è stato l'onorevole Barbato, che ha presentato un emendamento che propone di “prevedere il graduale disimpegno internazionale dell'Italia da tutte le missioni che la vedono impegnata e contestualmente ad alimentare, con il risparmio che ne deriverebbe, il Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale”.

L'emendamento è stato respinto a grande maggioranza.



LINK  http://www.fanpage.it/le-missioni-militari-nel-2013-ci-costeranno-oltre-un-miliardo-di-euro/#ixzz2J0FB2HTr 
Davide Falcioni su http://www.fanpage.it



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