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Wilno: la crisi vera dietro le grandi dichiarazioni

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Per i comuni mortali, il contagio è il rischio che una malattia si trasmetta da una persona all’altra. Dobbiamo senza dubbio ai consiglieri in comunicazione di Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea (BCE), una nuova espressione: “contagio positivo”. In ogni caso, al Forum economico mondiale di Davos che ha avuto luogo alla fine di gennaio, non finiva più di usarlo. Quanto a Hollande, qualche settimana fa ha dichiarato che la crisi della zona Euro era ormai "alle nostre spalle”…

 

di Henri Wilno*

Dal lato finanziario, Stati e banche centrali hanno, dal 2008, iniettato nel sistema miliardi per salvare le banche, tanto in Europa quanto negli Stati Uniti. E questo senza alcuna contropartita: ne è una ulteriore e nuova dimostrazione il carattere derisorio del progetto di legge bancaria elaborato dal  governo francese. Queste iniezioni di denaro si trasformano in crediti alle imprese solo in minima parte, andando soprattutto ad alimentare la sfera finanziaria con i prestiti agli Stati indebitati e la Borsa.

I grandi indici borsistici mondiali hanno anche chiuso il 2012 a un livello più alto rispetto all’inizio dell’anno. Siccome la crisi sembrava momentaneamente stabilizzata, i finanzieri acquistano azioni pensando che possano apprezzarsi, specialmente alla luce del fatto che i dividendi distribuiti dalle imprese sono alti: ad esempio, i titoli del  CAC 40 (l'indice dei principali titoli alla borsa di Parigi) hanno visto i loro profitti raggiungere i 40,9 miliardi, ossia +5% rispetto al 2011.

Zona euro: recessione e nuovi crack bancari

Per contro, dal lato della produzione, le cose appaiono decisamente meno brillanti. Certo, secondo le ultime stime del FMI pubblicate il 23 gennaio scorso, non si profila nessuna catastrofe all’orizzonte (ma il FMI può sbagliarsi…). Le economie cinese, indiana e, più in generale, quelle asiatiche accelerano di nuovo mentre l’economia brasiliana riparte; gli USA rallentano, ma poco, e l’Euro tiene botta per ora. Ma se l’euro sembra salvo, l’anno prossimo, l’insieme della zona Euro sarà, secondo l’FMI, in recessione con un forte rallentamento della crescita tedesca.

E i punti di fragilità rimangono: le banche non prestano al settore privato se non a tassi elevati e permangono le incertezze sui loro conti in cui permangono titoli tossici di diversa natura. Per esempio, il Crédit agricole ha appena annunciato che dovrebbe fare un po’ di pulizia nei suoi conti, perché aveva acquistato un po’ di tutto a qualunque prezzo (da cui un carico di 3,8 miliardi di euro per il solo 4° trimestre 2012). Nei Paesi Bassi, lo Stato deve intervenire urgentemente (nazionalizzazione provvisoria?) per salvare il gruppo finanziario SNS Reaal, la 4a istituzione finanziaria del paese, schiacciata dalle perdite della sua filiale immobiliare. In Italia, la Banca Monte dei Paschi di Siena, terza banca del paese è sull’orlo del  baratro.

 

I popoli pagano la fattura

Intanto i popoli continuano a pagare la crisi. Negli Stati Uniti, i posti di lavoro creati sono insufficienti a fare diminuire la disoccupazione. 12,3 milioni di persone sono ufficialmente disoccupate a gennaio 2013, alle quali bisogna aggiungere 2,4 milioni di disoccupati non iscritti e 8 milioni di persone a tempo parziale che vorrebbero lavorare a tempo pieno. Di conseguenza, nel  gennaio 2013, quasi il 15% degli statunitensi si trova in situazione di disoccupazione totale e di sottoimpiego. Il tasso di disoccupazione ufficiale è del 7,9% in gennaio 2013, contro il 9,1% nel 2011; secondo l’economista Paul Krugman, questo calo è riconducibile all’aumento del numero dei disoccupati che, scoraggiati, rinunciano ad iscriversi.

Nella zona Euro, lo scorso dicembre, il tasso di disoccupazione era l’11% contro il 10,7% di fine 2011. Disoccupazione di massa e blocco del potere d’acquisto sono il destino delle classi popolari europee, con la Grecia e la Spagna nelle situazioni più drammatiche. Un ultimo dato: nel 2012, in Francia,  il principale motore della crescita, il consumo delle famiglie in prodotti agroalimentari e industriali è sceso dello 0,2%. Per i soli prodotti industriali, l’arretramento è stato dello 0,8%, il più forte calo dal 1993.

Per riassumere, in questo inizio 2013, la politica seguita in Francia e negli altri paesi continua a favorire le classi dominanti e la finanza –  il “contagio positivo” di Draghi - mentre  la grande massa della popolazione continua, ancora e sempre, a farne le spese: il contagio negativo!

* Pubblicato sul settimanale francese «Tout est à nous» del 6 febbraio 2013. La traduzione è stata curata dalla redazione di Solidarietà del Canton Ticino.



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