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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Un mito progressista : l’Uruguay

Un mito progressista : l’Uruguay

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In Italia nella sinistra si continua ad avere come riferimento mitologico ogni paese dell’America Latina in cui alle dittature militari «gorilla» e alla destra più spudoratamente liberista si è sostituita al governo una sinistra moderata e interclassista, spesso utilizzando come icona qualche ex guerrigliero pentito, celebrato per le gesta passate e di cui si ignorano comportamenti e teorizzazioni presenti. Tra questi, ha un ruolo particolare José "Pepe" Mujica Cordano, il presidente dell’Uruguay.

Ernesto Herrera, l’infaticabile animatore della preziosa mailing list Boletín solidario de información-Correspondencia de Prensa di Montevideo  ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) ha smontato senza reticenze il mito del buon nonno “Pepe” Mujica, tracciandone con ironia un ritratto realistico. (a.m.23/2/13)


 

Uruguay. Mujica, l’icona di una disfatta

di Ernesto Herrera*

Gli scettici devono ricredersi: apparentemente [in Uruguay] non ci sarà nemmeno bisogno d'attendere il 2020 per riprendere il proprio posto nel "mondo sviluppato". Correggendo la sua previsione di alcuni mesi fa, il presidente Mujica [José "Pepe" Mujica Cordano] ha dichiarato recentemente che i tempi saranno più brevi. Le "cifre obiettivo" del "recupero" economico sarebbero talmente eloquenti da ricordarci quegli "anni felici" del decennio 1950, quando "il nostro paese veniva considerato la Svizzera d'America". [1]

Il sogno elvetico di Mujica è bizzarro come il suo personaggio [Le Courrier international del 22 novembre 2012, ha consacrato la prima pagina a "Pepe" Mujica con il titolo "Il vero presidente normale", alludendo allo slogan utilizzato da François Hollande durante la sua campagna elettorale]. A meno di non considerarlo il risultato della filosofia che predica: "Ti dico una cosa, poi te ne dico un'altra".

Si riferisce tuttavia ad alcune statistiche ufficiali che indicano come i tempi della crisi e delle difficoltà appartengano al passato. Le stesse statistiche indicano evidenti segnali incoraggianti. La società va "molto meglio". I consumi "esplodono di nuovo", per quanto riguarda lo shopping, i supermercati e le grandi superfici; le nuove automobili e gli articoli elettrici per la casa si vendono come panini; il "turismo interno" si è sviluppato e non è più il lusso che solo una minoranza può  permettersi; la disoccupazione è ai limiti più bassi degli ultimi quarant'anni. E, fatto ancora più importante: sono molto meno gli Uruguayani poveri, e sempre di più entrano nella ...classe media.

Per i padroni, si tratta sicuramente un "momento eccezionale". La redditività delle imprese è aumentato nei settori principali (agroalimentare, finanziario, industria d'esportazione). Il 65% degli imprenditori dichiara che l' "andamento degli affari" è "buono o molto buono" [2]

Nel 2012, le entrate e le uscite delle imprese hanno superato i 910 milioni di dollari US. Gli "esperti" di fusioni-acquisizioni confermano l'interesse delle multinazionali ad "entrare nel mercato locale" nel 2013.

Ciò avverrà attraverso dei "fondi di investimento" per l'acquisto di terreni, imprese di beni di consumo, di servizi e nel settore immobiliare [3]. Ancor più decisivo è il fatto che i portafogli padronali beneficiano di agevolazioni che li favoriscono maggiormente. Il 67,2% del totale delle imposte sul reddito delle persone fisiche (IRPF) proviene dal "consumo e dai salari dei lavoratori" mentre solo il 22,8% dal "reddito del capitale e dalla ricchezza" [4]. Non è dunque difficile vedere chi trae profitto da questa situazione.

La classe padronale prende atto di un fatto evidente: il "paese produttivo" promesso dal progressismo si sviluppa sulle stesse basi poste dal neoliberalismo negli anni '90: 1° la deregolamentazione finanziaria, la denazionalizzazione della produzione e del commercio dei settori tradizionali (carne, riso, grano, prodotti lattieri) [5]; 2° la concentrazione-internazionalizzazione e appropriazione della terra da parte di fondi di investimento [6]; 3° l'espansione  del regime di zone franche [spazi che beneficiano di privilegi fiscali e regolamentari, ad esempio sull'applicazione della legge del lavoro; una zona franca  può riguardare tutto un settore economico]; 4° gli esoneri fiscali per le multinazionali della soia, della cellulosa, delle risorse minerarie [7] 5° le privatizzazioni, le terziarizzazioni e la legge della "partecipazione pubblico-privato" [PPP: con questo tipo di accordo gli investimenti (infrastrutture, materiale, immobili) necessari alla fornitura sono finanziati a volte totalmente, più spesso parzialmente, da prestiti privati. I pagamenti, assicurati da utenti o dalla collettività pubblica, permettono di coprire l'estinzione e lo sfruttamento degli investimenti. L'utente-cliente paga e le collettività si indebitano in modo meno "visibile"].

Le istituzioni finanziarie internazionali spingono verso questo tipo di accordi. La rappresentante della Banca mondiale in Uruguay, Penelope Brook, ha sottolineato che attribuire un prestito di 448 milioni di dollari " è un evento unico", fondato sulla "fiducia" della Banca che tiene conto dei "buoni risultati" economici del governo [8].

Il governo Mujica non ha corretto l'equazione, si adegua a ciò che ha ereditato; cioè, da una parte l'applicazione dei fondamenti di una "disciplina finanziaria", imposta dal Fondo monetario internazionale; dall'altra, una politica sociale di carattere "compensatorio" [assistenza selettiva invece di sicurezza sociale] dettata dalla Banca mondiale. La creazione di infrastrutture è finanziata dalla Banca interamericana di sviluppo (IDB) o dalla collaborazione pubblico-privato. Lo Stato sociale viene ricucito con il filo degli "interessi di mercato". Per quanto riguarda le "riforme strutturali", promesse dalla sinistra: riforme agrarie, nazionalizzazione delle banche e del commercio estero, riforma urbana, non pagamento del debito estero al FMI, sono state messe da parte per lungo tempo.

Per l'economista Luis Bertola - dottore in storia economica della Facoltà di scienze sociali dell'Università della Repubblica (Montevideo) e membro del Frente Amplio [Fronte ampio che nel 2010 ha portato Mujica alla presidenza] non vi sono dubbi: la "matrice produttiva". continua ad essere quella che viene da lontano. Ma anche se il buon prezzo internazionale delle commodity [9] esportate dall'Uruguay è soddisfacente, prevede che questo "modello agro-esportatore" (nel quale la produzione forestale gioca un ruolo importante), potrebbe condurre ad un vicolo cieco nel momento in cui  "la dinamica dei mercati cambierà nuovamente". [10]

Il giudizio degli editorialisti di destra è più pungente: "Ci ricorderemo del governo Mujica perché non ha concretizzato i disastri che quattro decenni fa proponevano i Tupamaros (...) [ Movimento di liberazione nazionale che ha esercitato la lotta armata negli anni '60 e '70 e nel 1989 è confluito nel Fronte largo; nel 1994 con la sigla Movimento di partecipazione popolare si è presentato alle elezioni e Mujica fu uno degli eletti], la riforma agraria non è stata realizzata [oltre a quella sviluppata con grande successo dai padroni brasiliani nelle campagne uruguayane!], il settore delle banche private è tutto in mani straniere, le relazioni con l'FMI sono eccellenti, le multinazionali ed il capitale straniero non sono solo i benvenuti ma sono stati richiesti con insistenza dalla direzione dei Tupamaros (...) e l'internazionalizzazione della terra si è ampliata durante i due mandati del Frente Amplio [con Tabare Vazquez dal marzo 2005 a marzo 2010, e poi "Pepe Mujica"] in modo tale, raramente visto nella storia dell'Uruguay". [11]

Più vicini all'Africa

Se si confronta il reddito pro-capite, l'Uruguay è ben messo a livello regionale: terzo dopo il Cile e l'Argentina, molto più avanti del Brasile, della Colombia, del Messico e del Venezuela. Ma è molto lontano dal "paradiso svizzero", salvo per alcune  caratteristiche che si associano tradizionalmente all'Uruguay: il segreto bancario e le truffe finanziarie.

La Commissione economica per l'America latina e i Caraibi (CEPAL), istituzione "seria e professionale" - alla cui scuola si sono formati molti economisti che attualmente amministrano il paese - non condivide le incoerenze di Mujica. Pur riconoscendo i progressi ottenuti nel corso degli ultimi anni, è più avara nel giudicare la situazione del paese, considerandolo il meno disuguale del continente che è il più disuguale del mondo [12].

Risultati appena mediocri, dunque, anche confrontando la situazione uruguayana alla situazione sociale catastrofica dei paesi vicini. Non solo la CEPAL differenzia gli apprezzamenti troppo ottimisti: molti altri rapporti descrivono una realtà che ricorda piuttosto il "continente più disegualitario del mondo", e cioè "l'inferno africano".

L'inchiesta dell'Istituto di Scienze sociali conclude che la "classe medio bassa" (categoria utilizzata dalla Banca mondiale) si trova sull'orlo dell'abisso. [13]. In effetti, i ceti sociali che non sono "necessariamente poveri" condividono il "non poter soddisfare i bisogni primari" con i ceti sociali considerati poveri. Per quanto concerne i salari, l'impiego, l'abitazione e l'educazione, la differenziazione tra i due gruppi è minima. Ai 460.000 poveri che compongono il "nocciolo duro" così come figurava nel 2011 [14], bisogna dunque aggiungere le 370.000 persone che saranno sotto "minaccia di povertà" quando si entrerà "in un ciclo nel quale il PIL comincerà ad abbassarsi sempre più, o in una fase di indebolimento economico" ,rischiando così di cadere a un livello sociale più basso [15]. Il 24% della popolazione totale del paese sarà coinvolta in questa dimensione catastrofica, il 13% in più delle previsioni statistiche ufficiali.

L'Annuario statistico del 2011 - pubblicato dal Ministero dell'educazione e della cultura il 26 dicembre 2012 - giunge alle stesse conclusioni. Conferma la crisi di un sistema che - secondo la dottrina del "progressismo" - avrebbe dovuto colmare il divario sociale. L'Annuario indica che il 50,3% dei ceti più ricchi della società continueranno gli studi post secondari, mentre il 60% delle persone dei ceti più impoveriti non termineranno le scuole primarie. Questa "disuguaglianza simmetrica" tra ricchi e poveri offre un grafico che mostra una "disuguaglianza educativa" che porta ad un analfabetismo funzionale e ad una precarietà a livello lavorativo. Secondo dati ufficiali, il 38% dei giovani tra i 15 ed i 20 anni non frequenta una scuola. Sette su dieci di questi giovani appartengono a famiglie con "risorse ridotte".

Sulla base di cifre del 2009, l'UNICEF situava al 19% il tasso di  "insuccesso globale" nel sistema educativo pubblico. Questo tasso superava persino quello dei paesi dell'Africa  sub sahariana, come la Tanzania, lo Zambia, il Camerun e il Burkina Faso. L'Annuario statistico dell'Educazione 2011 ha aggiornato i dati degli insuccessi  nell'educazione pubblica  media di base, sottolineando un aumento dal 27,8% nel 2010 al 29,6% nel 2011. Malgrado i "buoni risultati" tra i giovani scolarizzati, il tasso di "insuccesso d'insieme" del sistema educativo uruguayano si trova tra i dieci più elevati del mondo. Ricordiamo che nel suo discorso di investitura del 1° marzo 2010, Mujica dichiarava che le tre priorità immediate della sua amministrazione erano: "l'educazione, l'educazione ed ancora l'educazione".

La crisi sociale si manifesta anche con altre sfaccettature, tra cui la più drammatica è quella delle gravidanze delle adolescenti che rappresentano il 16% delle nascite. Su circa 50.000 nascite l'anno, 7.800 parti di madri o madri bambine di età tra i 10 e i 19 anni. Tra le quali sette su dieci appartengono a famiglie povere. Nel 2010 erano il 14,8%; i dati del 2011 non sono ancora stati raccolti. Secondo il rapporto "Stato della popolazione mondiale del 2012". il Fondo delle Popolazioni delle Nazioni Unite (UNPFA), l'Uruguay è a un tasso di gravidanze di adolescenti superiore alla media mondiale. Il tasso di donne incinte tra i 15 e i 19 anni è del 60 per mille, mentre la media mondiale è del 49 per mille. L'Uruguay presenta un tasso simile a quello di un paese distrutto come il Sudan (70 per mille); è il doppio di quello del Regno unito (25 per mille) e quattro volte superiore a quello della Spagna (13 per mille).

Questi "dati reali" smentiscono categoricamente i miti che alimentano i discorsi ufficiali, quelli dell'esistenza di una "mobilità sociale", basata sul "integrazione dei settori vulnerabili", su un "ampliamento della classe media" e, soprattutto, su una più grande "uguaglianza nelle possibilità".

Bisogna riconoscere che il progressismo ha fatto uno sforzo per diminuire la miseria, per  "ripartire qualcosa"  e per "contenerla socialmente", come ama dire il capo dello Stato. Ha creato nuovi programmi di assistenza e ha aumentato le risorse dei Ministeri dello sviluppo sociale, della Sanità pubblica e dell'Educazione; ha esteso i "trasferimenti diretti" (monetari) alle famiglie povere. Assicura una serie di alimenti affinché nessuno muoia di fame. Purtroppo queste spese sociali sono state insufficienti per "combattere la povertà" e tanto meno per "estirparla". Per esempio, queste spese sono di molto inferiori a quelle destinate ai Ministeri della Difesa, dell'Interno, che insieme catturano il 9,4 % del budget nazionale.

Un "vero capitalismo"

Mujica ha raggiunto il suo terzo anno di mandato[16]. Molti dei suoi simpatizzanti speravano in una "svolta a sinistra" per forzare il corso del "governo in discussione" [nel senso di un governo caratterizzato da opinioni contraddittorie al suo interno]. Ma il capo dei "Tupamaros ufficiali" ha portato avanti l'opera del suo predecessore, il "socialista" [nel senso di membro del Partito socialista d'Uruguay] Tabaré Vazquez. Questa fedeltà era prevedibile, perché entrambi difendono lo stesso programma.

Ogni tanto, il presidente della Repubblica ricorda che il progressismo non è sinonimo di sinistra, e che le "idee radicali" che difendeva durante gli anni della "propaganda armata" sono da tempo evaporate.  Lo sottolinea ancora quando si rivolge ai "signori del danaro". Il 9 agosto 2012, durante una riunione organizzata dal Consiglio delle Americhe [17] presso l'Hotel Radisson di Montevideo, ha dichiarato davanti ai padroni degli Stati Uniti, dell'Argentina e dell'Uruguay: "Prima volevo sconvolgere tutto, aggiustare le cose con la forza, ma ora, con un po' di fortuna riesco a riparare i marciapiedi" [18]. Il 19 dicembre 2012, mentre pranzava con 200 padroni dei settori alberghieri, immobiliari e della ristorazione [Punta del Este è un importante centro turistico] di entità "pubblica-privata", il Presidente ha di nuovo ricordato la sua conversione: "Mi sono limitato a condividere le mie idee, che tutto il mondo conosce e che riassumono ciò che penso per fare in modo che l'Uruguay abbia un capitalismo "vero", con più lavoro e quindi molto più da redistribuire" [19].

Durante queste due occasioni Mujica non ha fatto altro che sottolineare la sua teoria secondo cui il capitalismo può essere uno "strumento" della "prosperità economica".

Quando si trova in un ambiente di sindacalisti, il suo discorso cambia, si atteggia a keynesiano e promette "grandi investimenti" nelle imprese pubbliche. Ricorda le sue "radici libertarie" e rivendica l'esistenza di imprese "autogestite" dai lavoratori. [20]

Giunge al punto di criticare il "modello scialacquatore" del capitalismo. Si allea con la burocrazia del PIT-CNT (centrale sindacale unica), e ciò non gli impedisce di tirare le orecchie ad un sindacalismo che, secondo lui, "persiste nell'utilizzare il linguaggio di un'altra epoca", ancorato nella "industrializzazione pesante"   e che si immagina un mondo "coperto di ciminiere". In altre parole, coloro che non hanno la Nuova Zelanda come paradigma della società moderna, "un paese con una produzione simile a quella dell'Uruguay".[21]

Le "coincidenze strategiche" tra i sindacati e il progressismo non impediscono la presenza di alcune tensioni e "contraddizioni", perché, come afferma la senatrice Lucia Topolansky [moglie di Mujica] "le priorità del governo non coincidono con quelle del movimento sindacale." [22] Eppure l'alleanza tra il governo e gli apparati sindacali funziona e costituisce una garanzia di "pace sociale", anche se questo termine maledetto non figura in nessuna convenzione. Contano i fatti. Il PIT-CNT ha conosciuto "la crescita di affiliati più importante a livello mondiale" [23]. Eppure, sotto il governo di Mujica si registra il tasso più debole di "conflittualità sul lavoro", cioè di lotte sindacali dal 2007. [24] La Direzione nazionale del lavoro fornisce le prove di questa collaborazione efficace: il 95% dei "conflitti" è giunto a negoziazioni tripartite (governo, padroni, sindacati) "senza misure di lotta, e sono stati risolti in modo soddisfacente per tutte le parti" [25]

In ogni caso, se alcune lotte "esagerano con  le rivendicazioni" e le situazioni si deteriorano, il "presidente-compagno" invita i sindacalisti (siano essi "moderati" o "radicali") nella sua residenza di campagna a Rincon del Cerro. Sfodera il suo "profilo di negoziatore", dialoga e risolve i conflitti, come farebbe il più esperto dei crumiri.

 

Autentico e definitivo

Nel Frente Amplio non esiste sinistra. I vari partiti e gruppi che lo compongono raccolgono il ceto dei funzionari - sia in numero di suffragi che nella capacità di lobbismo. Un ceto che si struttura e si riproduce grazie agli incarichi parlamentari ed alle funzioni amministrative dello Stato. Per questa nuova élite, la "democrazia di mercato" è un sistema imbattibile. Detto altrimenti, ogni lotta per la trasformazione politica, economica e sociale è sparita dall'orizzonte. La sua funzione specifica è quella di gestire gli affari dei capitalisti, agendo come intermediario tra lavoratori e  padroni, sull'altare degli "interessi collettivi" della società.

Mujica è un emblema di questa nuova élite di funzionari. Non a caso strutture mediatiche internazionali  - come BBC, CNN, New York Times, Le Monde, El Pais, O Globo [Brasile], Clarin e La Nacion [Argentina], ecc. sottolineano le sue virtù "fuori dal comune". Diffondono l'immagine assurda del "presidente più povero del mondo". Ed altri, come Le Courrier International, vedono in lui una "componente mistica": Un "vecchio guerrigliero", che, come "presidente normale" sembra "immune al canto delle sirene del potere". [26]. Sono elogi tipici di un'operazione politico-ideologica. Se i miliardari del Forum Economico di Davos hanno salutato Lula come un "uomo di Stato globale", perché non accordare all'inoffensivo capo tupamaro, che "dà consigli ai poveri" e permette ai ricchi di fare i loro giochi, il titolo di "migliore presidente del mondo", come ha fatto The Monocle Weekly (Gran Bretagna)?

Il "fascino dell'outsider" si estende al mondo dello spettacolo e della letteratura. Ricky Martin [cantante pop di Puerto-Rico] e Mario Vargas Llosa [scrittore di origine peruviana, grande adepto del neoliberalismo] tra altri, si felicitano con lui per aver "legalizzato" la  commercializzazione della marijuana. Anche se Mujica ha frenato la proposta dopo aver appreso - da un'inchiesta - che il 64% degli Uruguayani erano contrari. Il "movimento ambientalista" ha applaudito il suo discorso al summit di Rio+20 [giugno 2012], nonostante si sappia che Mujica è un fervente sostenitore della soia transgenica (Il 100% della soia prodotta in Uruguay è transgenica), delle miniere a cielo aperto e delle fabbricazione della pasta di cellulosa [con effetti di polluzione dell'acqua e delle piantagioni di eucalipto]

I capitalisti locali non sono da meno. In lui salutano lo sponsor. Per la direttrice dell'Unione degli esportatori, Teresa Aishemberg, l'immagine mondiale di Mujica "favorisce le esportazioni" grazie al fatto che " il modo di essere e lo stile di vita del presidente sono molto differenti da quelli degli altri capi di Stato, ciò attira l'attenzione. L'Uruguay è dietro lui."[27]

Nel campo dei seguaci, gli elogi abbondano. Sociologi e giornalisti sottolineano i suoi "aspetti positivi" [28] e le sue qualità "di uomo di Stato" [29]. Lula [Brasile], Correa [Ecuador] e Chavez [Venezuela] lo considerano il  "Mandela dell'America latina".

I giudizi positivi degli uni e degli altri nascondono la ragione politica del "fenomeno Mujilca".La descrizione di Ana Bolon annota con precisione che Mujica è "l'eroe della migliore operazione mediatico-statale" mai registrata nel paese. [30]. La sua conclusione è devastante: "Il "Pepe" è stato il regalo che la destra uruguayana mai avrebbe osato sperare"[31]. Ciò che definisce  "l'autentica sconfitta", "definitiva" del Movimento di liberazione nazionale - Tupamaros (MLN) [32]. La terribile metamorfosi di una forza che un tempo ha saputo praticare la sfida rivoluzionaria.

Non hanno preso d'assalto il potere, hanno avuto accesso al potere con le urne. Uno dei suoi leader storici è diventato Capo di Stato. Altri dirigono ministeri decisivi, come gli Interni e la Difesa. Dagli scranni parlamentari, la sua truppa di senatori e di deputati difende la "democrazia rappresentativa". Nessuno lo nega. I "tupamaros ufficiali" sono diventati una forza decisiva per la "governabilità", in altre parole, per l'ordine del capitale.

In Uruguay non esiste la rielezione presidenziale.  L'"esperienza di potere" presieduta dal ex "combattente" finirà quindi a fine febbraio 2014. Ma le conseguenze perdureranno, non solamente perché Mujica ha mantenuto intatto il "modello di crescita" instaurato dal neoliberalismo, ma anche perché ha inibito ogni manifestazione di protesta popolare. Ed infine, perché ha demolito - con la complicità degli stalinisti (PV) e dei socialdemocratici - ogni idea di radicalizzazione politica o sociale.  Il suo contributo più evidente all'"unità nazionale" è stato quello di allontanare l'orizzonte anticapitalista. Le classi dominanti devono essergli riconoscenti per il suo cambiamento di campo.

Occorre dire che centinaia di Tupamaros -  e tra di loro alcuni che appartenevano al gruppo costitutivo - sono restati sulla via rivoluzionaria. Numerosi sono ancora attivi nei movimenti sociali o nella sinistra combattiva. Visto il processo graduale di decomposizione del MLN, hanno preferito abbandonare questo movimento. Non hanno firmato il patto di resa, ma anche loro sono la prova vivente di una "sconfitta strategica" evidente che affligge migliaia di combattenti e di combattenti sociali.

*articolo pubblicato sul sito www.alencontre.org il 20 febbraio 2013, La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di “Solidarietà” del Canton Ticino.

 

[1] Discorso radio del  presidente, diffuso sul canale privato M24, 27.12.2012.

[2] Dati della 6a Encuesta de Expectativas Empresariales, Consultora Deloitte, radio El Espectador, Montevideo, novembre 2012

[3] Rapporto sulla compravendita delle imprese, El País, 29.12.2012.

[4] Jorge Notaro, «La distribución social del ingreso en Uruguay. Diagnóstico y propuestas», Cuadernos del Claeh, Nº 100, 2012.

[5] Circa l' 80% delle frigorifere e delle imprese del riso sono nelle mani di imprese brasiliane.

[6] Il 2,6% degli sfruttamenti detengono un terzo delle terre (33,6%), se si tiene conto del  9,2% degli sfruttamenti, questi ultimi possiedono il  61% della superficie. Nel corso degli ultimi 10 anni, sono sparite 12.2241 aziende agricole tra i 10 e i 100 ettari.

[7] Grazie alla Legge di investimenti (approvata nel 1997 durante il secondo mandato del governo Sanguinetti)  sia le ditte straniere che locali beneficiano di un sistema di "investimenti esonerati" dalle imposte. L'ammontare degli esoneri fiscali è stimato, scondo la Commissione di applicazione della leggi sugli investimenti, a circa 1’600 milioni di dollari  l'anno

[8] Uypress, Montevideo, 12-12-2012.

[9]I principali prodotti di esportazione sono la soia (17,2%), la carne  (11,1%), il riso (6,5%) e il grano (4,8%). Rapporto sulla congiuntura, Instituto Cuesta-Duarte, dicembre 2012.

[10] Intervista nel settimanale Búsqueda, Montevideo, 8.11.2012.

[11] «Dos años de Mujica», editoriale di Claudio Paolillo, nel settimanale Busqueda, Montevideo, 1-3-2012.

[12] Cepal, Panorama Social de América Latina 2012.

[13] «La Protección a los Sectores Medios Bajos», studio coordinato dalla sociologa Carmen Midaglia, Facoltà di Scienze sociali, Università della Repubblica, Montevideo, novembre 2012. Il rapporto è stato realizzato per conto del Ministero dello sviluppo sociale  (MIDES).

[14] Dati dell'istituto sociale di statistica (INE), 2011.

[15] Carmen Midaglia, intervista nel  El País, Montevideo, 2-12-2012.

[16] Le prossime elezioni presidenziali avranno luogo nell'ottobre 2014. Il nuovo governo dovra assumere le sue funzioni il 2° marzo 2015.

[17] Il Consiglio delle America è un conclave padronale statunitense, il cui obiettivo è di "promuovere il libero commercio". E' stato fondato nel 1965 dal banchiere David Rockefeller ed attualmente ne fanno parte più di 200 imprese.

[18]  Settimanale Búsqueda, Montevideo, 16-8-2012.

[19] Attività organizzata da «Destino Uruguay» nel ristorante Boca Chica di Punta del Este. Nota nel settimanale Búsqueda, Montevideo, 27.12.2012.

[20] Riunione di Mujica con il segretariato del PIT-CNT, nella sede della centrale sindacale Note de La Diaria, Montevideo, 5.12.2012.

[21] idem

[22] Dichiarazioni citate da  UNoticias, Montevideo, 9.8.2012.

[23] Il numero di affiliati sindacali è passati da 110’000 nel  2004, a 340’000 nel 2012. La proporzione è del  20,5 % della forza lavoro, secondo i dati dell' Organizzazione Internazionale del Lavoro  (OIL).

[24] «I rapporti di lavoro nel 2012», Istituto di rapporti di lavoro, Università Cattolica dell'Uruguay, Montevideo, dicembre 2012.

[25]In  Búsqueda, Montevideo, 27.12.2012.

[26] «El verdadero presidente», settimanale Courrier International, París, 29.11.2012.

[27] Dichiarazioni à Búsqueda, Montevideo, 29.11.2012.

[28] Adolfo Garcé, «Uruguay tal cual es», El Observador, Montevideo, 5-12-2012.

[29] Raúl Zibechi, «Más que un presidente», in Brecha, Montevideo, 6-5-2012.

[30] Ana Bolón, «El 14 de abril», in Brecha, Montevideo, 13-4-2012.

[31] Idem.

[32] Idem .

 



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