Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Imperialismi --> Nessuno ha dubbi sulla bravata di Terzi

Nessuno ha dubbi sulla bravata di Terzi

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Anzi il PD ha incaricato una sua esponente, Susanna Agostini, presidente di una Commissione Pace e Relazioni internazionali, di commentare il mancato ritorno dei due marò in India: "Finalmente l’Italia riprende una posizione da protagonista nell’ambito dell’arbitrato internazionale”. Un bel protagonismo, davvero, il mancare alla parola solennemente presa…

“Il fatto che l’Italia abbia preso in mano la situazione- ha aggiunto Susanna Agostini - è un fatto più che positivo. L’Italia – ha voluto ricordare la presidente- ha formalmente dato al governo indiano la propria disponibilità di giungere ad un accordo per una soluzione della controversia, anche attraverso un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria, chiedendo all’India di attivare le consultazioni previste dalla convenzione Unclos".

Che bugia! La convenzione Unclos definisce le fasce di acque territoriali, ma non assicura l’impunità di un delitto compiuto probabilmente per pregiudizio razzista, e in acque territoriali indiane (altrimenti sarebbe stato facile rifiutare uno sbarco non motivato). La linea di difesa ha sempre oscillato tra il rifiuto di ammettere di trovarsi in acque indiane, la tesi della sparatoria solo intimidatoria, in acqua o in alto, e perfino la tesi della sostituzione del peschereccio realmente incontrato con uno mitragliato non si sa da chi e perché. E c’è stata sempre la pretesa italiana che in caso di controversia sulla sede giudiziaria in cui svolgere il processo, contasse la nazionalità della nave da cui sono partiti i colpi e non quella di chi ne è stato vittima. Ovviamente nel cosiddetto “diritto internazionale”, che ha sempre codificato il punto di vista dei vincitori e delle potenze imperialiste che ritengono di avere il diritto di difendere i propri interessi e i propri militari in qualsiasi parte del mondo, a migliaia di chilometri e di miglia marine dalle madrepatria, si può anche trovare qualche appiglio, e a quello il governo italiano si era aggrappato, anziché richiedere, come fa solo ora, un arbitrato internazionale.

Con l’India si è preferito fare accordi sotto banco, approfittando del fatto che il governo centrale non si preoccupava minimamente delle proteste dei pescatori del Kerala, dei loro sindacati e dello stesso governo locale tradizionalmente di sinistra o di centrosinistra. Si preoccupava invece di ottenere dall’Italia le carte sullo scandalo delle tangenti sulla vendita degli elicotteri Agusta (Finmeccanica) scoperto dai soliti giudici indiscreti che ogni tanto si danno da fare in Italia. Ovviamente per evitare di essere coinvolto direttamente nello scandalo.

L’opposizione indiana, di destra nazionalista o di sinistra, era sicura che già l’insolita concessione di una licenza premio per Natale servisse a sottrarre i due assassini al processo. E in effetti così doveva essere: lo dice apertamente Maurizio Caprara sul “Corriere della sera”, che spiega che Terzi e Di Paola volevano trattenere i due marinai in Italia fin dal 3 gennaio, al termine della licenza natalizia, ma furono bloccati allora dalle perplessità della Severino, di Monti e dello stesso Napolitano. Non tanto per non perdere la cospicua cauzione che in quel caso era stata pagata (e che era comunque ben poco rispetto alle enormi spese sostenute dall’Italia per tutelare quei due sciagurati sparatori, tenendo in India per un anno alti ufficiali, diplomatici, un sottosegretario, avvocati italiani al fianco di quelli locali, ecc), quanto per le ovvie ripercussioni di immagine.

Ma il progetto si era rafforzato quando i due militari erano potuti rientrare di nuovo in patria per poter votare alle elezioni politiche, ottenendo un permesso di ben quattro settimane per un’operazione che si sbriga in un giorno. Un permesso ancora più insolito, e certo non concesso ai numerosi cittadini italiani che si trovano nelle carceri indiane.

E questa volta il progetto di Terzi e Di Paola ha trovato un clima più favorevole: la solenne bastonatura di Monti e della sua coalizione nelle elezioni, ma con un risultato di sostanziale ingovernabilità, ha incoraggiato le tendenze che puntano a una soluzione autoritaria della crisi politica: sotto forma di spudorata “prorogatio” del governo in carica, indipendentemente dal suo provato discredito, e magari anche del Presidente Napolitano. Oppure sotto forma di un nuovo “governo del presidente” o “istituzionale”, per fare lo stesso e calpestare ugualmente il voto popolare.

Terzi e Di Paola hanno approfittato subito del clima, senza che si intravedesse un’ombra di contestazione. Ma è ancora più grave e sintomatico che, senza significative proteste, sia stato annunciato un decreto per un ulteriore blocco dell’adeguamento al costo della vita delle retribuzioni del pubblico impiego. Il governo ha fiutato l’aria, e pensa quindi di poter continuare a fare quello che vuole, con la consueta benedizione di Napolitano. Quando di fronte allo stallo delle trattative per la formazione del nuovo governo ci si consola pensando al Belgio che è restato per due anni senza governo, ed è sopravvissuto, sarebbe meglio ricordarsi che nel caso nostro la “prorogatio” ci lascerebbe nelle mani sciagurate che ci hanno malgovernato nel corso del 2012…

Terzi e Di Paola non a caso non hanno avuto nemmeno la necessità di giustificarsi troppo, se non con vaghi riferimenti al “diritto consuetudinario”,  visto che nessuna forza politica ha chiesto loro conto di questa bravata, che potrà anche costare cara all’Italia per le ripercussioni delle probabili campagne di boicottaggio sul cospicuo intercambio tra i due paesi. Neanche il M5S, o almeno non sono riuscito a trovare traccia di una loro protesta.

Non so se i commilitoni di Massimiliano La Torre e Salvatore Girone saranno soddisfatti, pare che preferissero un blitz che “liberasse i due eroi” dalla villetta in cui risiedevano in India e li riportasse “senza compromessi” in Italia; ma in ogni caso hanno avuto la certezza che l’Italia “non lascerà soli quanti possono incontrare difficoltà in missioni all’estero” (delle “difficoltà” dei pescatori assassinati, nessuno si ricorda…). I due sparatori torneranno in una struttura che è stata appena “promossa” da Reggimento San Marco a Brigata Marina San Marco… Evidentemente è cresciuta di “grado” e di dimensioni  in vista dei compiti futuri, sforzandosi di imitare il più famoso corpo dei marines degli Stati Uniti, che non conoscono frontiere e non a caso ricordano nel loro inno la prima delle loro prodezze in terre lontane: l’impresa di Tripoli, nel lontano 1801.

Cosa ricorderanno i nostri eroi nel loro inno? Forse la presenza in Cina, a Tientsin, negli anni Venti, per “tutelare il territorio” sottratto ai cinesi a beneficio del nostro paese? O la partecipazione a tutte le guerre coloniali, ignorate dal 99% degli italiani? È così che l’Italia riprende una “posizione da protagonista”?

(a.m. 13/3/13)



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