Movimento Operaio

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Tensioni e contraddizioni dell’esperienza bolivariana

Tensioni e contraddizioni dell’esperienza bolivariana

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Per una riflessione sui problemi del Venezuela dopo la morte del presidente Hugo Chavez, segnalo questo contributo di Franck Gaudichaud sul processo bolivariano e le sue tensioni, che era apparso nel dicembre 2012, e tracciava un quadro esauriente delle contraddizioni del processo bolivariano. Di Gaudichaud sul sito ci sono altri scritti, riferiti al contesto continentale, tra cui Il vulcano latinoamericano

(a.m. 20/3/13)

 

 

di Franck Gaudichaud*

 

Domenica 3 ottobre, Hugo Chavez festeggiava la sua terza vittoria alle elezioni presidenziali, con il 55,1% dei suffragi, contro il 44,3% a favore del suo avversario principale, il candidato neo liberale Henrique Capriles Radonski. La polarizzazione politica era tale che gli altri quattro candidati in lista sono stati letteralmente spazzati via (1). La popolarità, la capacità di mobilitazione e la leadership carismatica di Chavez vengono dunque confermate, ancorate maggiormente “alla base”; la partecipazione elettorale ha raggiunto cifre che superano l'80% degli aventi diritto. La manifestazione di centinaia di migliaia di persone  (forse più di un milione!) che, giovedì 4 ottobre, hanno occupato le strade di Caracas, ha dimostrato incontestabilmente la vitalità della “rivoluzione bolivariana” ed anche l'onnipresenza del presidente capace di entusiasmare le folle. Tutto ciò sotto gli auspici di uno slogan abbastanza lontano dal socialismo: “Chavez, cuore della patria!”. Ricompare qui certamente la forza del nazionalismo popolare venezuelano, un “cesarismo” progressista e antimperialista (nel senso di Gramsci) o anche quella “ragione populista”, post neoliberale, descritta da Ernesto Laclau (2), che in Venezuela,  è riuscita a creare e a ricostruire dall'alto e dal basso una nuova comunità politica popolare durante questo ultimo decennio. Dappertutto, se vi è fervore, esso non è il frutto unico di una “irrazionalità” politica qualsiasi, come si legge continuamente nella stampa dominante, o di un'emergenza plebea discorsiva.

 

 

La forza del bilancio sociale bolivariano

 

Questo appoggio popolare di massa esiste anche grazie al bilancio sociale, reale ed evidente, del processo bolivariano:

 

A differenza di quanto accadeva con i governi precedenti, una gran parte della rendita petrolifera viene ora utilizzata per finanziare la politica sociale. Gli umili (numerosi) che gridano “Viva Chavez!” fanno senza dubbio riferimento ai milioni di persone che, ogni giorno, fanno capo ai differenti programmi – Mercal, Pdval, Bicentenario, Farmapatria – dove possono acquistare  prodotti di prima necessità a prezzi sovvenzionati. I giovani che si entusiasmano - “Chavez vincerà!” - pensano sicuramente alla politica partecipativa ed educativa applicata a tutti i livelli, ai libri e ai computer (le canaimitas) gratuiti che vengono distribuiti. Gli anziani che indossano le magliette rosse, probabilmente lo fanno perché i 200 000 pensionati che alla fine della IV repubblica avevano diritto alla pensione, sono diventati oggi 2 milioni e 300 mila. Quando le madri di famiglia parlano con emozione del “comandante”, è perché  numerose “missioni” hanno dato loro accesso alle strutture sanitarie, è perché quasi due milioni di loro e dei loro famigliari beneficiano finalmente delle prestazioni di sicurezza sociale. Non sorprende anche la partecipazione dei senza fissa dimora: la Grande missione alloggi Venezuela, creata sicuramente tardi,  dalla sua fondazione, diciotto mesi fa, ha costruito decine di migliaia di abitazioni ” (3)”

Secondo la Commissione economica ONU per l'America Latina (CEPAL), il Venezuela è il paese che ha conosciuto la diminuzione della povertà più spettacolare in America latina: tra il 2002 e il 2010, è scesa dal 48,6% al 27,8% e la povertà estrema dal 22,2% al 10,7%. Il paese ha anche uno dei livelli di disuguaglianza più bassi della regione, nel continente più disuguale del pianeta. Vi si aggiunge anche la creazione di spazi di partecipazione popolare, con la creazione di migliaia di Consigli comunali o di cooperative contadine fondate dalla riforma agraria; la recente riforma del codice del lavoro, la più progressista del continente (4); l'imposizione di uno dei salari minimi più alti della regione o anche la discussione sulla sovranità del popolo, il socialismo e l'anticapitalismo, ben al di là delle sole sfere militanti. Il programma della campagna di Chavez era chiaramente orientato attorno a tali questioni strategiche. La sua elezione aveva anche un carattere geopolitico evidente. La sconfitta del candidato del Partito socialista unificato del Venezuela (PSUV) e dei suoi alleati del Grande Polo patriottico (tra cui il Partito comunista venezuelano) avrebbe deteriorato fortemente i rapporti di classe continentali, minacciando le conquiste sociali e democratiche dell'ultimo decennio, ma anche minacciato la nuova autonomia relativa del Sud di fronte all'imperialismo, la giovane Unione delle nazioni sud americane (UNASUR) e, soprattutto, affondato i progetti innovativi, pur ancora ai primi passi o limitati, come ALBA (5) o Banca del Sud.

 

 

 

Limiti ed ostacoli di un processo nazional-popolare progressista

 

Eppure, questa nuova vittoria elettorale – molto chiara ed indiscutibile – non potrà nascondere i molti problemi non risolti di 13 anni di potere, i “dilemmi” e le forti contraddizioni del processo bolivariano, al di là dei discorsi sul “socialismo del XXI° secolo” (che si vedono appena, se non in vaghi accenni) (6).

Citiamone alcuni tra i più evidenti:

 

-        La corruzione resta endemica e a tutti i livelli istituzionali (in particolare nei governi degli Stati federali) al punto che si può parlare di un fenomeno strutturale e radicato, eredità di uno Stato che dipende e vive delle rendita petrolifera, che non è stato modificato.

-        La burocrazia, l'inefficienza e la debole istituzionalizzazione delle politiche pubbliche, la mancanza di produttività delle aziende statali, il valzer permanente dei responsabili nei ministeri e, come ricordato dallo stesso presidente durante la campagna, “la mancanza nel dar seguito ai progetti”, in particolare quelli destinati a migliorare l'accesso all'elettricità, a diversificare il modello produttivo o a garantire l'indipendenza alimentare di un paese che importa ancora più del 75% dei suoi prodotti alimentari.

-        L'insicurezza, soprattutto nelle città, e l'ampiezza della criminalità che fa del Venezuela uno dei paesi con il più alto tasso di omicidi del continente, con armi da fuoco leggere  (lasciando da parte i conflitti armati): una preoccupazione ed un calvario quotidiano per i settori popolari, largamente strumentalizzati  dalla destra e dall'oligarchia, nonostante alcuni miglioramenti con la recente riforma della polizia ed un inizio di presa a carico di questo fenomeno.

-        La debolezza delle strutture del movimento sindacale, il fallimento  - e la repressione – di esperienze di controllo operaio e di cogestione (come presso SIDOR o Sanitarios Maracay) (7), la rimessa in discussione dell' indipendenza della classe operaia, alimentata dalla tentazione permanente di un controllo del sindacalismo da parte dell'esecutivo, verticalismo recentemente rafforzato da divisioni interne, dalla crisi della UNITE (Union Nacional de Trabajadores de enezuela) e dalla creazione della CSBT (Central Socialista Bolivariana de los Trabajadores) asservita al ministero del lavoro.

-        La questione dell'onnipresenza di Hugo Chavez, chiamata a volte “iperpresidenzialismo” e quindi il livello di personalizzazione del potere, in un contesto – per di più – caratterizzato dal fatto che il presidente è gravemente malato di cancro e quindi molto indebolito.

-        Il mantenimento di un modello di sviluppo (e di Stato) che dipende dal reddito scaturito dalla paradossale “maledizione”  di abbondanza di petrolio. (8) Un modello non duraturo, basato essenzialmente sullo sfruttamento di questa risorsa e su un'economia capitalista mista dove  più del 70% del PIL rimane nelle mani del settore privato (9), mentre una casta – denominata “boli-borghesia” - si arricchisce all'ombra di questa manna ed una “destra interna” al governo”, composta da alcuni uomini forti (e ricchissimi), come Diosdado Cabello (l'attuale presidente dell'Assemblea nazionale).

-        La politica estera, in particolare per il Medio Oriente, dove in nome di una strategia antimperialista “campista”, Hugo Chavez ha scelto di sostenere, contro venti e maree, molti governi dittatoriali, spesso sanguinari: una strategia rinnovata l'indomani delle elezioni, quando il presidente in una conferenza stampa ha ribadito la sua amicizia con Bashar El Assad contro i “terroristi” e la NATO.

 

 

Un'opposizione oligarchica rinnovata

 

Eppure, durante il nostro soggiorno a Caracas per  le ultime elezioni, abbiamo potuto constatare che sempre più si fanno sentire voci e collettivi “critici nei confronti del chavismo” e favorevoli ad un rinnovamento del loro appoggio cosciente al processo (e alle sue conquiste) (10), pur denunciando la sua stagnazione e l'assenza di progressi in molti ambiti, e chiarendo così perché una parte dell'elettorato popolare ha deciso di votare Capriles per esprimere  malcontento o sconcerto. Come spiega Patrick Guillaudat: “Se si osservano da vicino i risultati, la vittoria è fragile, nonostante Chavez abbia vinto su Capriles in 22 dei 24 stati del paese. Tra le ultime presidenziali del 2006 e quelle del 2012, Chavez ha guadagnato 752 976 voti mentre l'opposizione ne ha guadagnati 2 175 984, cioè quasi tre volte di più. Nei quartieri popolari di Caracas (Petare, 23 de Enero, La Vega...) il voto chavista è diminuito dal 6 al 9%. La stessa cosa nelle altre città del paese. Il conteggio preciso dei voti di ogni candidato, suddiviso per partiti, dimostra anche  che più di un quinto dei voti ottenuti da Chavez sono andati ad altri partiti e non al PSUV […]. La diffidenza o le critiche si sono anche espresse con un voto ad altre organizzazioni e non al PSUV, in particolare al PCV. Nei giorni successivi le elezioni sono stati lanciati segnali contraddittori. Da una parte, Chavez raccomanda il dialogo e l'apertura nei confronti dell'opposizione. Dall'altra, i militanti del PSUV domandano una “rettifica” nel senso di un approfondimento del processo” (11).

E' anche importante sottolineare che il panorama dell'opposizione è evoluto largamente: si può anche affermare, come fa il marxista Manuel Sutherland, che Capriles Radonski, candidato dell'oligarchia e dell'imperialismo, è in un certo senso un “perdente vincitore” (12). Il candidato del MUD (Mesa de la Unidad), coalizione vasta di una trentina di organizzazioni (che vanno da gruppuscoli ex maoisti all'estrema destra), è riuscito ad imporsi alle primarie, anche sui grandi partiti storici del “vecchio regime”: COPEI (democratico cristiano) e Accion Democratica (socialdemocratica). Trentenne, proveniente dalle fila della grande borghesia, dirigente di Primero Justicia (nuovo partito creato nel 2000 con il sostegno di ambienti  ultraconservatori statunitensi)  molto attivo durante il colpo di Stato del 2002, Capriles ha largamente vinto la sua scommessa: imponendo la sua strategia, ha anche ringiovanito e dinamizzato l'immagine dell'opposizione, animando con brio numerosi meeting in tutto il paese. Lontano dalle isterie semifasciste degli anni addietro, è riuscito a condurre una campagna di propaganda dai toni di centro destra, “umanista”, dichiarandosi vicino a Lula e insistendo sul progresso sociale....pur proponendo nel contempo un programma violentemente neoliberale. [...] (13)

 

Conclude Sutherland: “Capriles Radonski ha chiaramente dato l'impressione di essere un rivale che si prepara a prendere il potere a medio termine (2018), in occasione di un contesto elettorale più favorevole, cioè quando sarà determinante il deterioramento della popolarità del carisma a causa dell'aumento dei problemi cui va incontro la società venezuelana (insicurezza, alto costo della vita, disoccupazione, ecc.). Se le tendenze elettorali attuali continueranno ad evolvere in questa direzione per ambedue le parti, Capriles potrebbe essere il prossimo e più neoliberale presidente del Venezuela”

Le elezioni regionali (elezioni dei governatori e dei parlamenti federali) di metà dicembre saranno senza alcun dubbio un nuovo test per il campo bolivariano.  In seno al chavismo militante si fa già sentire un certo malessere per quanto riguarda i candidati scelti, tutti nominati “in alto” e che rappresentano la direzione burocratica di un PSUV sempre più lontano dalla sua base; oppure  direttamente scelti nel giro del  potere militare che circonda il Presidente.  Ad esempio, nello Stato di Bolivar, si ripresenta Francisco Rangel Gomez che aspira ad una seconda rielezione, dopo essersi fatto notare nel 2008 per essersi opposto ferocemente agli operai della SIDOR; nello Stato di Lara, l'ex governatore e militare Luis Reyes Reyes porterà ancora i colori bolivariani, pur essendo accusato da numerosi movimenti sociali di essere stato in passato responsabile di violazione dei diritti dell'uomo.

 

 

Le scommesse di una corrente anticapitalista bolivariana

 

Nonostante tutto e nonostante questo panorama apertamente critico (che ci sembra indispensabile per sapere come esprimere il nostro internazionalismo, sia nei confronti dell'intensa campagna mediatica antichavista (14) sia in contrapposizione alle oligarchie del sud e del nord), il popolo bolivariano (e le sue lotte) resta vivo, dinamico, pronto a ribellarsi anche violentemente. Il processo non è morto dunque, tutt'altro. Basta percorrere i barrios delle grandi città, le strade di Caracas, le fabbriche di Ciudad Guyana o l'interno del paese per rendersene conto. Ciò che il politologo e altromondista Edgardo Lander ha  citato come un “progetto alternativo in tensione” rimane un dato di fatto centrale della condizione politica del Venezuela di oggi. Questo progetto, attraversato da una “tensione tra il controllo dall'alto e l'autonomia alla base”, si è cristallizzato attorno al concetto base dell'insieme del discorso politico bolivariano: il popolo sovrano [15]. E' precisamente da qui che dipenderanno i prossimi mesi. Secondo l'editorialista  de La Jornada, Guillermo Almeyra: “Coloro che votano per Chavez non sono ciechi davanti ai problemi della corruzione, del verticismo, della burocrazia, della direzione militare di un processo che esige invece la più ampia partecipazione decisionale della popolazione, la discussione aperta delle diverse opzioni possibili per risolvere i grandi problemi, il controllo popolare delle realizzazioni e delle istituzioni governative”; ed aggiunge: “Invece di presentare una candidatura indipendente contro Chavez, come quella del sindacalista combattivo  Orlando Chirino, separando i socialisti dai chavisti, la sinistra rivoluzionaria avrebbe dovuto lavorare con i chavisti che credono nel socialismo, per rafforzare l'autorganizzazione dei lavoratori e, dopo la sconfitta della destra, dare battaglia, su presupposti migliori, contro il verticismo e i burocrati-tecnocrati  che sperano nella sparizione di Hugo Chavez per controllare lo Stato. Perché le grandi battaglie cominceranno dopo il mese di ottobre”.

 

Questa opzione è condivisa da Marea Socialista, corrente anticapitalista del PSUV. Durante l'elezione presidenziale, questi militanti – molto implicati nel movimento sindacale e in una parte della gioventù – hanno lanciato una campagna con la parola d'ordine: “Il 7 ottobre: Chavez presidente; l'8 ottobre: liberare la rivoluzione dai suoi burocrati” “ Per un governo del popolo dei lavoratori senza capitalisti!”. Nel maggio 2012 si sono incontrati in seno al APR (Alianza Popular Revoluzionaria) che cerca di costruire un movimento bolivariano autonomo, non asservito alle strutture dello Stato o del PSUV, a fianco dell'organizzazione contadina “Corrente Rivoluzionaria Bolivar e Zamora”, il Movimento dei pobladores, l'Associazione Nazionale dei Media Comunitari Liberi e alternativi (ANMCLA), Surco (collettivo d'educazione universitaria), organizzazioni femministe, ecc.

Confrontati con le velleità di una parte del governo di conciliazione con l'opposizione o l' oligarchia, che sembrano affiorare in queste ultime settimane, questi settori critici sottolineano che solamente le lotte sociali e l'approfondimento delle conquiste democratiche, le forme di partecipazione autonome ed un controllo sia sull'economia che sul funzionamento dello Stato, la creazione di forme di potere popolare reale, potranno dare un contenuto concreto agli appelli al “socialismo del XXI° secolo”. Iniziando così a superare gli ostacoli e le contraddizioni del processo bolivariano, senza pertanto permettere il ritorno nel paese dei neoliberali e degli agenti di Washington.

Si tratta sicuramente dell'ultima opportunità in questa nuova sequenza politica, dopo 13 anni di potere. Al momento, nulla dice che sia la più probabile, per nulla,  anche se resta la più auspicabile dal punto di vista di antineoliberali convinti e di anticapitalisti.

 

*Articolo apparso nella rivista Inprecor, n° 588/589, novembre-dicembre 2012, ma rimane attualissima per la ricostruzione della dialettica interna al PSUV. La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà del Canton Ticino.

1. Orlando Chirino, sindacalista rivoluzionario, militante trotskysta e candidato del PSL (Partito  Socialismo e Libertà), confinato  in una candidatura di testimonianza ha ottenuto 4.140 voti (cioè lo 0,02%), senza riuscire ad avere alcuna influenza sulle frange dell'elettorato popolare. Dettagli dei risultati: : www.eleccionesvenezuela.com/resultados-elecciones-venezuela.php

2. E. Laclau, La ragione populista, (Ed. Laterza)

3. M. Lemoine, « Venezuela : les électeurs ont « confisqué la démocratie », www.monde-diplomatique.fr [7], ottobre 2012

4. Poiché riconosce il diritto alla sicurezza sociale per le casalinghe e le donne sole, l’inamovibilità delle donne incinte fino a due anni dopo la nascita, la riduzione del tempo di lavoro senza perdita di salario da 44 a 40 ore (e da 42 a 35 ore di notte), la fine di attività in subappalto nei tre anni a venire, o l'aumento delle pene per inflazioni alla legge del lavoro, in particolare in caso di violazione del diritto di sciopero.

5. Alleanza  bolivariana per i popoli della nostra America, alternativa innovatrice e interessante, ma largamente messa in sordina dopo l'entrata del Venezuela in seno al  MERCOSUR.

6. F. Esteban, S. Brulez, « Le laboratoire du socialisme du XXIe siècle cherche toujours la formule qui marche », Inprecor, n° 564-565, août-septembre 2010. Leggere anche: P. Stefanoni, « El triunfo de Chávez y el socialismo petrolero », Viento Sur, ottobre 2012  http://vientosur.info/spip/spip.php?article7271 [8] e Modesto Emilio Guerrero, 12 dilemas de la Revolución Bolivariana, Caracas, El Perro y la Rana, 2012.

7. Modesto Emilio Guerrero descrive l'esistenza di 37 imprese  « sotto controllo operaio consolidato » (intervista con  Andrés Figueroa Cornejo, www.radiosur.org.ar [9], novembre 2012).

8. Su questo concetto di maledizione dell'abbondanza delle risorse naturali e delle sue conseguenze, vedi : A. Acosta, La maldición de la abundancia, Quito, Abya Yala, 2010.

9. Su questa questione, vedi i numerosi scritti di  Víctor Álvarez, economista ed ex ministro delle Industrie di base e delle Miniere : Venezuela: ¿Hacia dónde va el modelo productivo?, Caracas, Centro Internacional Miranda, 2009.

10 Collettivi e militanti, compresi libertari come Roland Denis, hanno anche chiesto di votare Chávez, malgrado le loro critiche, coscienti del pericolo che rappresenta Capriles e la MUD.

11. Tout est à nous ! La Revue, dicembre 2012. Vedi anche: P. Guillaudat et P. Mouterde, Hugo Chávez et la révolution bolivarienne, M Editeur, Québec, 2012.

12. M. Sutherland, « Retour sur la victoire de Chávez : radicalité vs. conciliation droitière », Apporea.org, ottobre 2012 (traduzione in francese disponibile su  www.avanti4.be [10]).

13. Il sociologo francese Romain Mingus (vive a Caracas) ha partecipato ampiamente a svelare questo doppio gioco, in occasione della campagna presidenziale : El Nuevo Paquetazo, www.comandocarabobo.org.ve/el-nuevo-paquetazo/ [11].

14. Vedi l'edificante dossier « Venezuela » d’ACRIMED  a questo proposito: www.acrimed.org/rubrique179.html [12].

15. F. Gaudichaud, « Le processus bolivarien : un projet alternatif en tension ? », Intevista co E. Lander, ContreTemps, janvier 2009 ( su www.cetri.be/spip.php?article1050&lang=fr [13]).



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