Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Imperialismi --> Islanda e Cipro

Islanda e Cipro

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Ho ricevuto da Guillermo Almeyra la sua consueta nota che esce ogni domenica su “la Jornada” e mi è parsa come al solito stimolante, non foss’altro perché pochissimi si ricordano oggi dell’Islanda, su cui sembra sia stata stesa una fitta coltre di ceneri vulcaniche. Sembra che non esista, che dobbiamo dimenticarla... Ho tradotto e pubblico quindi volentieri l’articolo, anche se con una precisazione aggiuntiva: “il ricordo della sua situazione in un crocevia della strada delle grandi potenze” pesa su Cipro, ma anche su molti altri popoli (penso a palestinesi e curdi) che hanno tuttavia reagito diversamente, e quindi non è sufficiente a spiegare l’attuale situazione. D’altra parte lo dice lo stesso Almeyra, poco dopo, ricordando che la storia e la geografia pesano, ma non spiegano tutto.

Tra l’altro, quando sono stato a Cipro, mi avevano colpito non solo l’enorme quantità di banche, ma le tracce evidenti (come i cartelli stradali in caratteri ebraici, arabi, oltre che cirillici), di una funzione del paese come nuovo crocevia di incontri, scambi ed affari, tra regimi mediorientali e lo Stato di Israele, soprattutto dopo che negli anni Settanta era cessata un’analoga funzione del Libano. È questo, probabilmente, che ha avuto una funzione corruttrice sulla società cipriota, e ha portato una parte notevole della popolazione ad adattarsi e a dimenticare la strada della lotta e della ricerca di un collagamento con un altro paese duramente colpito per “dare un esempio”: la Grecia. Ma non è  finita. Intanto parliamone.

(a.m. 29/3/13)

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I casi opposti di Islanda e Cipro

 

Guillermo Almeyra

 

Due piccole isole – Islanda e Cipro – hanno dato una risposta radicalmente diversa alla crisi finanziaria che le ha investite, rispettivamente, nel 2008 e nel 2012. Ci sono indubbiamente importanti fattori esterni che spiegano questi comportamenti opposti. A Cipro, per esempio, assistiamo a una dura competizione tra l’Unione Europea, da una parte, e dall’altra la mafia e i grandi capitalisti russi, alleati della Chiesa ortodossa, che sono grandi investitori nell’isola.

Inoltre sull’indipendenza cipriota pesa l’ipoteca posta dall’occupazione turca di un terzo dell’isola, e la minaccia turca di evitare con ogni mezzo che la Repubblica di Cipro sfrutti le sue riserve di gas. Quindi a Cipro non è in gioco solo la difesa a ogni costo del capitale finaziario, ma anche il vecchio conflitto imperialista con la Russia per il Mediterraneo orientale e nell’area del Medio Oriente, mentre nel caso dell’Islanda gli altri paesi imperialisti europei non si preoccupavano troppo che un pugno di grandi speculatori finanziari inglesi e olandesi ci lasciasse le penne (ovviamente di corvo) per la bancarotta delle banche islandesi.

Ma quel che mi preme di più sottolineare è la differenza di comportamento sociale tra islandesi e ciprioti: i primi hanno sconfessato il debito estero, rifiutandosi di pagarlo con due referendum successivi, hanno rovesciato il governo dei banchieri, hanno riformato la Costituzione, che è stata redatta nuovamente con l’intervento della popolazione che, utilizzando la rete elettronica, ha scritto, discusso e perfezionato il nuovo testo, mentre i secondi, dopo aver constatato che i maggiori perdenti della crisi non sarebbero stati i piccoli risparmiatori ma gli speculatori e i russi trafficanti di droghe e lavaggio del denaro sporco, hanno accettato un sistema che aveva appena dimostrato come li può spogliare in qualsiasi momento, e sono tornati a mettere i loro colli sotto il giogo di un sistema finanziario corrotto appena ripulito da un superficile maquillage.

Perché alcuni reagiscono e altri, al contrario, sopportano i soprusi? Credo che buona parte della spiegazione la troviamo nella storia comparata delle due isole (perché “i morti dominano sui vivi”)e nella composizione sociale delle rispettive popolazioni.

 

I primi abitanti scandinavi dell’Islanda prendevano le loro decisioni in un’assemblea dei clan già nel secolo IX, e hanno creato nel 930 il primo governo - il primo nel mondo – basato su un’Assemblea democratica, l’Althing. La sua insurrezione contro i re di Norvegia, diversi secoli dopo, fu provocata dal tentativo di sopprimere questa Assemblea. L’Islanda è stato anche il primo Stato al mondo ad eleggere una donna come presidente della Repubblica e, dopo la mobilitazione contro le banche, il primo ad avere una primo ministro dichiaratamente lesbica in un paese luterano.

Tra i suoi 319.000 abitanti (nel 2011) la maggioranza era di donne, che vivivono in media 84 anni contro 81 degli uomini. Anche se la maggioranza degli abitanti risiede in città, l’Islanda è un paese di pescatori e in misura molto minore di contadini piccoli proprietari. Cipro, invece, nel corso della sua storia tre volte millenaria è stata colonia dei faraoni egiziani, degli assiri, dei persiani, dei bizantini, dei genovesi, degli ottomani, degli inglesi, e si rese indipendente (a metà) da questi attraverso una insurrezione nazionalista armata solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, che fu seguita presto da un’invasione turca dell’isola, che ne colonizzò la parte nord con soldati e contadini portati dall’Anatolia, dividendo in due l’isola. Nella Repubblica di Cipro permangono basi militari inglesi, e il paese è abituato a una sovranità limitata e a dipendere dal gioco internazionale delle potenze. I suoi abitanti, 1.116.564 nel 2011, hanno una speranza di vita di 78 anni e vivono, pochi, come contadini in terre in cui è scarsa l’acqua, mentre la maggioranza si sostiene col turismo o con i sottoprodotti del meccanismo di “paradiso fiscale”: depositi che superano di 47 volte il prodotto interno lordo, lavaggio di denaro, traffici illegali e criminali da e verso la Russia e il Medio Oriente. La sua economia dipende praticamente dal sole e dai delitti del capitale finanziario. Potrebbe uscire da questa situazione se si sfruttasse il gas che circonda l’isola, ma questo significherebbe di nuovo un’occupazione turca e per lo meno una guerra turco-greca, che al momento nessuno vorrebbe, ma che come minaccia è sempre presente.

Se l’Islanda si caratterizza per le sue orgogliose tradizioni democratiche, su Cipro pesa sempre il ricordo della sua situazione in un crocevia della strada delle grandi potenze. La storia e la geografia non spiegano e tanto meno determinano tutto, ma hanno uno spessore che non può essere ignorato. Inoltre sia per i turchi che per i bizantini da cui ha origine la popolazione cipriota attuale, a differenza dei luterani dell’Islanda, il corso della storia dipende dalla volontà divina, non dalle decisioni politiche degli esseri umani.

Comunque sia, le banche islandesi sono state nazionalizzate. Buona parte del debito estero non è stato pagato, la nuova costituzione garantisce che la nazione è proprietaria dei beni comuni e stabilisce l’obbligo di convocare referendum popolari prima di adottare una decisione importante, e l’Islanda è uscita dalla crisi, e la sua economia è cresciuta del 3% nel 2012. A Cipro, invece, la patata bollente è rimasta in mano ai grandi capitalisti, soprattutto russi (che perderanno circa tre miliardi di euro), ma sta passando di mano in mano, e potrebbe tornare a finire in quelle dei risparmiatori nazionali.

Un altro dato: il presidente che in Islanda ha organizzato il primo referendum era un uomo di sinistra, ex sindacalista. Il presidente che ha negoziato il debito cipriota è un grande banchiere. Come si sa, cane non mangia cane. Esiste dunque anche il cosiddetto fattore soggettivo...



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