Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Un nuovo coordinamento repressivo

Un nuovo coordinamento repressivo

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La traduzione del testo inviato da Néstor Kohan

pubblicato sul sito in originale: Una nueva coordinación represiva

Un mio commento immediato in: Cambia ancora il vento in America Latina?

 

Ormai non esiste più, nella Nostra America, un coordinamento repressivo? Finito il “Piano Condor”? Sciolti gli apparati dei servizi segreti legati al terrorismo di Stato? Viviamo in piena democrazia? Chiunque darà a queste domande la risposta che vuole o che può.

Con questo scritto, mi limito a rendere pubblici e a denunciare fatti precisi che - perché non riconoscerlo? – mi destano una certa preoccupazione.

In Argentina siamo abituati alla sorveglianza degli apparati dei servizi. Rientrano ormai nel folklore politico nazionale. Ascoltano le nostre telefonate, leggono la nostra posta elettronica, fotografano le nostre riunioni, ci riprendono nelle manifestazioni. Lo sanno tutti. Il recente caso, tristemente famoso, dell’ufficiale dei servizi della polizia federale, Américo Balbuena, infiltrato per oltre un decennio nell’agenzia di contro-informazione “Rodolfo Walsh”, come anche il “ProgettoX” del servizio segreto della Gendarmeria riguardante organizzazioni popolari, costituiscono soltanto la punta dell’iceberg. È solo quello che è riuscito ad emergere. E tutto ciò che non si vede? Soltanto qualche ingenuo o qualcuno completamente disinformato può immaginare che tutto ciò sia frutto di “paranoia”.

L’apparato dei servizi e quello repressivo dello Stato operano per varie vie. Si può utilmente consultare al riguardo il libro di G. Yung, SIDE, L’Argentina segreta (Planeta, Buenos Aires, 2006), in cui figura la descrizione del modo di operare dell’apparato del servizio segreto argentino (direttamente guidato ed equipaggiato dalla CIA statunitense e dal MOSSAD israeliano) nei confronti del movimento popolare, dei suoi militanti e intellettuali. Uno dei tanti dipartimenti della centrale investigativa argentina è dedicato, naturalamente, all’informatica. Usano tecnologie di punta, in larga misura provenienti da Israele. Da lì intercettano messaggi, ascoltano, osservano e, perché no?, armano siti e blog sul web.

In questo clima politico, sono comparse ultimamente una serie di siti Internet destinati a contrastare le agenzie di controinformazione. Si presentano come gestite in forma “dilettantesca” da individui isolati o da vecchi reazionari. Tuttavia, per la quantità di informazioni che manovrano, la possibilità di seguire nel dettaglio, per giorno e ora, i movimenti sociali, i partiti politici e gli stessi individui, sarebbe impossibile che un paio persone riuscissero a farli funzionando in modo dilettantesco. È chiaro che vi è un apparato alle spalle, un’organizzazione collettiva di sorveglianza che cerca di manipolare l’opinione pubblica grazie a informazioni dei servizi. Chi ha il sospetto che si tratti di paranoia continui pure a servirsi della sua ingenuità.

In uno di questi siti, dal titolo di CATAPULTA, mi accusano con tanto di nome e cognome, aggiungendo mie foto e copertine di miei libri, di essere uno «scrittore guerrigliero», adducendo come prove il fatto che abbia pubblicato un libro su Il Capitale di Karl Marx e la mia partecipazione per un decennio all’Università popolare promossa dalle Madri di Plaza de Mayo. Ogni volta che pubblicano articoli o note su Néstor Kohan, li inseriscono nella sezione “Conoscendo il nemico”. In uno di questi pretendono di segnalarmi come “braccio politico delle FARC” (in riferimento all’insurrezione colombiana, oggi in dialogo di pace all’Avana), insieme al professore di economia Jorge Beinstein, dal momento che apparteniamo entrambi al Movimento continentale bolivariano (MCB) (cfr.: http://www.catapulta.com.ar/?p=2629).

Questo sito di ultradestra argentino maschera la sua funzione inserendo “note di colore” in cui accusano il Vaticano di essere «troppo liberale» e sciocchezze del genere, anche se l’asse abituale delle informazioni è quello di seguire in modo particolareggiato le attività della sinistra e delle organizzazioni popolari.

“Abituato” alla nostra ultradesta creola e ai suoi servizi segreti che sempre ci ruotano intorno, ho lasciato passare simili pubblicazioni, non senza una certa inquietudine.

Un po’ di tempo dopo che era apparsa la mia foto nella sezione “Conoscendo il nemico” di CATAPULTA, sono andato in Messico, a un seminario internazionale organizzato dal Partito del Lavoro (Partido del Trabajo - PT, un partito legale e istituzionale con rappresentanti in parlamento) e, giunto all’aeroporto di Città del Messico, ufficiali dell’INTERPOL mi trattennero il passaporto e mi portarono nel loro ufficio. Non successe niente di grave. Mi restituirono il passaporto. Perché hanno fatto questo non l’ho mai saputo.

Andai poi a Santiago de Chile a presentare l’edizione cilena del mio ultimo libro sul pensiero teorico di Che Guevara e i suoi quaderni di letture marxiste. All’aeroporto, mentre dovevano timbrarmi i documenti, cominciò un ampio interrogatorio sul contenuto delle mie lezioni, sugli amici cileni che mi avrebbero accolto, sui miei contatti politici e un’infinita serie di domande poliziesche particolarmente dettagliate. Mi chiedevano dati sulle università che avrei visitato. Uscii da quell’interrogatorio e chiesi ad altri passeggeri se avessero fatto domande anche a loro. Nessuno di quelli che avevano preso il mio stesso volo era stato interrogato.

E adesso mi imbatto, per puro caso, cercando informazioni in Internet, in un’amara sorpresa. Compare una pagina, chiaramente dei servizi segreti colombiani (per la quantità di notizie e commenti quotidiani dedicati alla rivolta e ai movimenti popolari colombiani), intitolata  Colombiaopina's Blog, in cui gli editori pubblicano la nota seguente: “Conoscere gli apologeti delle FARC: Néstor Kohan (si veda:http://colombiaopina.wordpress.com/2012/12/14/conocer-a-los-apologistas-de-las-farc-nestor-kohan/conocer-a-los-apologistas-de-las-farc/). Vi utilizzano una mia foto, mentre sto tenendo una conferenza su Karl Marx in Europa. Questi agenti dei servizi la ritoccano e la truccano, nel peggiore stile staliniano (quando si ritoccavano le foto in cui Troskij appariva accanto a Lenin, sopprimendolo), sostituendo i simboli di un’organizzazione politica di Santiago de Compostela (Galizia, Stato spagnolo) con il simbolo delle FARC.

[Le due foto sono riprodotte solo sull’originale, e non anche qui, per non appesantire l’articolo]

 

È noto che in Colombia le minacce di morte e gli assassinii politici selettivi sono stati e restano all’ordine del giorno. Il caso del professor Renan Vega Cantor, autore di moltissimi libri storici e Premio Libertador in Venezuela, è stato uno dei più recenti. Renan Vega si rifugiò in Argentina per sfuggire alla persecuzione politica e a quelle minacce di morte, ricevendo la solidarietà di moltissime personalità politiche, di intellettuali, riviste, cattedre e organizzazioni studentesche. Lo citiamo perché è quello più vicino e più recente che viene in mente.

Sappiamo anche che la classe dominante colombiana non solo ha minacciato, assassinato e represso anche dentro il suo territorio nazionale. Non molto tempo fa, l’intellettuale e dirigente politico Narciso Isa Conde, anche lui appartenente al Movimento continentale bolivariano, subì un attentato, per fortuna fallito, nel suo paese, la Repubblica Dominicana. Come facevano i militari argentini di Videla, o quelli cileni di Pinochet, anche questa gente sorveglia, minaccia, colpisce e assassina, anche al di là dei loro confini.

Per questo ho sorvolato sulle (false) notizie accusatorie dei servizi segreti di CATAPULTA. Non ho dato importanza più di tanto agli “aneddoti” dell’INTERPOL in Messico e al rarissimo e inatteso interrogatorio della polizia in Cile. Ma adesso che mi trovo davanti a questa rozza manovra dei servizi colombiani, credo sia ora di renderla pubblica. Perché qui un coordinamento repressivo esiste. Queste “coincidenze” non sono casuali. Esattamente la stessa notizia (falsa, truccata) e lo stesso montaggio comincia ad apparire in forze repressive di distinti paesi.

Nell’accusa che fa presa, che ha brutte e perfide intenzioni, alla quale mi riferisco, gli agenti dei servizi colombiani pretendono di segnalarmi come: “uno dei principali ideologi attuali delle FARC”. Mio Dio, che delirio! Questi fascisti non solo sono reazionari di ultra destra, ma hanno anche seri problemi mentali. Come fanno a pensare che qualcuno che vive in Argentina, a migliaia di chilometri dalla Colombia, possa essere l’ideologo di un’organizzazione di un altro paese? Siccome sono rimasti orfani delle vecchie storie del “comunismo che viene da Mosca e da Pechino”, ora si inventano ideologi… argentini. Non posso fare a meno di ridere. Sembra uno scherzo (di cattivo gusto) da argentini. Gli argentini non solo hanno piazzato un Papa in Vaticano. Controllano anche le FARC colombiane. Sono deliranti!.

E non è tutto, mi accusano anche di quel che affermano di seguito: “e dalle pagine elettroniche dell’organizzazione terroristica ‘traccia le direttive’ [Néstor Kohan] su come si devono comportare i terroristi rispetto al processo in corso all’Avana”. Una bella sottovalutazione da parte di questa gente dell’insurrezione colombiana! Un movimento sociale e politico con migliaia di insorti, che da sessant’anni lottano nel loro paese, ha bisogno che qualcuno gli “tracci le direttive” sui problemi colombiani? Non ho neppure cognizione di dati empirici dell’economia colombiana, della proprietà del suo territorio, dello sviluppo della sua industria, dei livelli del suo commercio con l’estero. Non so neanche quali siano le province colombiane. Come “tracciare direttive” senza viverci né conoscere a fondo un paese? Deliranti!

Nelle loro note maccartiste e fraudolente non si risparmiano nulla. Mi lanciano l’accusa di “terrorista” per avere collaborato per molti anni con il Movimento Sem Terra (MST) brasiliano. Chi, se sano di mente, pensa oggi che i contadini brasiliani siano “terroristi”? Dietro queste accusa non vi saranno i servizi segreti degli Stati Uniti?

I militari di CATAPULTA mi accusano come “terrorista” e “guerrigliero” per avere collaborato per un decennio con le Madri di Plaza de Mayo (collaborazione del tutto gratuita, preciso… onde evitare malintesi, non ho mai percepito un solo peso). Mi accusano di essere “terrorista” per aver lavorato insieme ai contadini del Brasile e perché suggerisco loro che conquistare la pace in Colombia è molto difficile, a causa del terrorismo di Stato della classe dominante di quel paese.

Come “prove” riportano due mie note, brevissime (quei “lumpen” al soldo dello Stato non si sono sicuramente dati la pena di leggere i miei libri, che citano come una colpa gravissima). Una delle due note è sulla pace in Colombia – che loro rifiutano perché puntano alla guerra e alla soluzione militare del conflitto – e l’altra è su una vecchia biografia dello scrittore Arturo Alape, di cui feci una rassegna bibliografica quindici anni fa.

Sulla prima, “La pace in Colombia”, non mi ero mai accorto che l’agenzia di informazioni alternative “anncol” l’avesse pubblicata. Ho dovuto cliccare il link dei fasci per venirne a conoscenza… perché l’originale era uscito su un sito spagnolo. Se “anncol” l‘ha ripresa, che problema c’è? È un peccato?

Sulla seconda, citano un piccolissimo testo che ho scritto negli anni ’90 su una biografia di Arturo Alpe su Merulanda (buonissima, la raccomando, pubblicata dalla casa editrice Planeta), che un dirigente sindacale argentino, quindici anni fa, aveva regalato a mio padre e a me. Una biografia letteraria che presenta anche elementi di fiction. Il tiolo è Tirofijo: I sogni e le montagne. Il teso della biografia di Alape fu scritto negli anni Novanta e lo ho inserito nel libro Pensare controcorrente. Le armi della critica e la critica delle armi (Buenos Aires, Nuestra America, 2007, pp. 289-290). Poiché i fascisti non leggono grossi libri, perché si fatica troppo, si rifanno a questo testo, in cui comparo le FARC-EP colombiane con l’EZLN messicano, tracciando analogie e differenze. Sì, sono stato anche in Messico e ho partecipato a un incontro zapatista (EZLN) nel 1996. Un vero peccato mortale!

Nestor Kohan sostiene la rivolta del popolo colombiano! Gravissimo! Chiamate l’Inquisizione! Sostiene anche i contadini brasiliani e gli indigeni del Messico ed è stato per tanti anni insieme alle Madri di Plaza de Mayo: Avrebbero potuto aggiungere altri “peccati mortali”. Ho avuto l’onore di conoscere Fidel Castro e Hugo Chávez. Sono anche riuscito a intervistare Evo Morales. Michel Löwy (brasiliano di ispirazione trotskista-guevarista) ha scritto l’introduzione a due miei libri. Harmando Hart Dávalos (cubano, fondatore del Movimento 26 luglio insieme a Fidel) ne ha introdotto un altro. E allora? Pensano di individuare, segnare e minacciare di morte tutti costoro? Sono amico di molti marxisti spagnoli, francesi e italiani. Pensano di attraversare l’Oceano e di andarli a “marcare” sull’altra sponda?

Nelle accuse di questi militari e agenti dei servizi segreti c’è un unico dato certo. Faccio parte del Movimento Continentale Bolivariano… Vero. E ne sono onorato. Inoltre, ho appena finito di scrivere un intero libro dedicato a Simón Bolívar e la nostra indipendenza (Una lettura latinoamericana). C’è qualcosa di male? Hanno così paura del fantasma di Simón Bolívar?

Come parte del MCB, abbiamo condiviso una serie di corsi e seminari di studio con la bandiera di Simón Bolívar nel nostro (e di Che Guevara, visto che la nostra cattedra di Formazione politica ne porta il nome). Corsi cui hanno partecipato tanti giovani studenti, lavoratori di fabbriche recuperate, piqueteros e militanti popolari, condividendo la conoscenza con professori, scrittori, intellettuali e pensatori quali Osvaldo Bayer, Vicente Zito-Lema, Atilio Boron, Jorge Beinstein, Claudio Katz, l’ambasciatore palestinese in Argentina e vari dirigenti piqueteros. Hanno partecipato anche docenti brasiliani, uruguayani, boliviani, cubani, venezuelani, cileni. Le foto di questi corsi e dibattiti con questi professori e intellettuali stanno su Internet. Non le abbiamo mai nascoste. Tutti corsi pubblici, Pensano di “marcarli” e azzittirli tutti?

Al di là della questione personale, voglio fare una minima riflessione sulle domande iniziali. È sparito il “piano Condor”? Non esiste più un coordinamento repressivo su scala continentale? I servizi segreti e gli apparati di “sicurezza” (che termine ingannevole…) non si scambiano informazioni, non coordinano la sorveglianza, non seguono i casi e reprimono in maniera combinata?

 

Le loro concezioni, che non sono rimaste relegate nel passato, continuano ad operare con obiettivi precisi:

1.      Annientare con la forza ogni movimento sociale ribelle, dai timidi movimenti urbani e rurali che si prefiggono solo specifiche riforme, fino alla rivolta. Sono tutti nemici. Per loro sono tutti terroristi.

2.      Isolare i ribelli: il famoso “eliminare l’acqua in cui nuota il pesce”, promosso dai francesi in Algeria e dai nordamericani in Vietnam, le dottrine poi applicate senza remissione nella Nostra America. Che i ribelli rimangano soli, isolati, senza che nessuno pensi, nessuno parli, nessuno veda niente.

3.      Colpire la cultura della ribellione e del pensiero critico, ritenuti “il nucleo centrale dell’indottrinamento sovversivo-terrorista”, stando al teorico militare argentino Osiris G. Villega, Guerra rivoluzionaria comunista (Oleamar, Buenos Aires, 1963 – prima edizione Circolo militare argentino, 1962). La cultura è il germe delle rivoluzioni… quindi in questo ambito occorre sorvegliare, spaventare, colpire e, possibilmente, annientare.

4.      Demonizzare, satanizzare e generare terrore tra i giovani, gli studenti, il mondo intellettuale, i giornalisti, gli avvocati, gli insegnanti. Che nessuno parli! Che gli scrittori non si occupino di scrivere! Che nessuno indaghi su nulla! Che i libri non circolino e non si leggano!

5.      Predisporre le basi dei futuri assassinii selettivi. In Colombia lo stanno facendo da decenni. La Tripla A argentina (Alleanza Anticomunista Argentina) ha cominciato anch’essa a farlo, segnalando le vittime future. Minacciando. “Identificando”. Marcando.

Non vorrei essere pessimista. Voglio, desidero che le cose cambino. Non amo la cultura “dark” né ho il culto della melanconia. Ma non sono neanche un ingenuo.

Non credo che gli apparati repressivi di questo continente siano diventati dolci monacelle o candide carmelitane scalze. In Argentina, in modi “democratici” è scomparso Julio Lopez, testimone contro gli assassinii militari. Fino ad oggi… “nessuno ne sa niente”.

Non credo nel sorriso ipocrita del presidente Obama. Più sorride, più colpi di Stato ci sono. Che cosa è successo in Honduras? E in Paraguay? Sono state smantellate le nuove basi statunitensi in Colombia? No, non credo in Obama. È un biondo yankee travestito da afrodiscendente. O qualcosa di più. Il suo multiculturalismo è una merce d’acquisto che niente ha a che vedere con il totalitarismo della sua american vay of live che vogliono imporci in mille modi, ogni giorno più sottili, vigilanza, controllo e repressione incluse.

Non credo nel presidente Santos, né nell’ex presidente Uribe. Sembra stiano litigando fra loro. Il sito dei servizi militare mi “marca”, mi segnala e minaccia; critica Santos, sicuramente a favore di Uribe. Non conosco l’attuale politica interna della Colombia, e non mi interessa. Anche i nazisti si scontravano tra loro ma. al momento di uccidere, assassinavano tutti insieme.

Quando mi trovo di fronte a queste pubblicazioni minacciose mi sovvengono certi vecchi, amati e ammirati fin dalla mia adolescenza.

Jean Paul-Sartre, ad esempio, nel pieno dell’isteria colonialista francese ed europea, si impegnò nella difesa dei diritti alla rivolta e all’insurrezione del popolo d’Algeria. Non erano demoni, avevano diritti, affermò Sartre fumando la pipa. Non meritavano di essere torturati, violentati, assassinati. Sarte si mise contro tutti, ma continuò a difendere i ribelli. E ha fatto bene!

Bertrand Russell, vecchio, aggrinzito, completamente canuto, ammiratore di Leibniz, appassionato di matematica e di logica simbolica, ha ignorato le minacce e non ha smesso per un solo istante di condannare l’ingiusta guerra del Vietnam. Lo hanno anche messo in galera, ma non ha smesso di manifestare la propria solidarietà nei confronti degli umili e dei popoli in rivolta, brutalmente bruciati e distrutti dal napalm dei marines nordamericani.

Eric Hobsbawm, vecchio ebreo circondato dalla flemma e dalla nebbia inglesi, parlando della rivolta colombiana e della gente di Marulanda, non esitò a scrivere che: «In Colombia si vive la più grande mobilitazione contadina dell’intero emisfero occidentale». Non li chiamava “terroristi” ma contadini che si mobilitavano

Noam Chomsky, nevrotico ossessivo affascinato dalle strutture del linguaggio e dalla forme della razionalità umana, scrisse nel suo Stati canaglie. L’impero della forza negli Stati mondiali (South End Press, Cambridge, 2000; Paidos, Buenos Aires, 2001) che l’insurrezione colombiana non costituisce una banda di delinquenti, di sequestratori, di banditi e di fuorilegge e, meno che mai, “una narco-guerriglia terrorista” senza ideologia. Marcheranno e additeranno anche lui  come “apologeta delle FARC”? Minacceranno anche lui? Arriveranno a fotografarlo a casa sua, negli Stati Uniti?

Resomi conto che questi militari, la polizia e gli apparati dei servizi mi segnalano con tanto di nome, cognome e foto, faccio fatica a dormire. Mentirei se dicessi che non ho paura. Sarebbe una sciocca bravata. Solo uno che delirasse potrebbe non aggrapparsi al principio di realtà. Se vogliono suscitare paura, ci riescono. Il problema è cosa facciamo noi con le nostre paure. Ci sottomettiamo? Ci annulliamo come soggetti? Smettiamo di essere quelli che siamo? Abbandoniamo i corsi di formazione politica? Ci tappiamo la bocca di fronte alla lunga mano del terrorismo di Stato?

Max Horkheimer sosteneva: «La lealtà e la filosofia significano non permettere che la paura riduca la nostra capacità di pensare». E ha ragione. Ed ha ancora oggi ragione Hegel, un altro gigante del pensiero, nella sua Fenomenologia dello spirito, quando scrive che «Soltanto se si mette in gioco la vita si conserva la libertà». E il nostro caro Rodolfo Walsh chiudeva la sua lettera agli sporchi assassini, terroristi di Stato: «senza speranza di essere ascoltato, con la certezza di essere perseguitato, ma fedele all’impegno che ho assunto da molto tempo di dare testimonianza in momenti difficili». Nello stesso periodo di Rodolfo Walsh, in piena dittatura militare di Videla, mio padre fu minacciato di morte, se ne dovette andare da casa e starsene nascosto. Non smise mai di essere quello che era. Non ottennero nulla con lui.

Per cui, non smetteremo di fare quello che facciamo. Continueremo a studiare e a scrivere, continueremo a tenere corsi itineranti di formazione politica, non smetteremo di indagare e di denunciare i crimini politici del terrorismo di Stato.

Buenos Aires, 24 maggio 2013

[Traduzione di Titti Pierini]



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