Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Sospetti fondati (e grandi “famiglie”)

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Ieri avevo espresso qualche sospetto (Spudorati oltre il limite ) che l’infame articolo 7 della legge spacciata come “contro il femminicidio” non fosse stato cancellato, ma solo occultato: messo sotto il tappeto, insomma, per non irritare i sindacati di polizia. Era vero.

Sul Messaggero che ieri aveva dato la notizia, oggi esce una lettera di precisazione, che conferma quanto temevo: “il comunicato di Palazzo Chigi è una sintesi dei provvedimenti e non la analitica spiegazione, comma per comma, di ogni singolo articolo di legge. L’articolo 7 del decreto approvato, quindi, così recita: all’articolo 682 del codice penale (ingresso arbitrario in luoghi dove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato) dopo il primo comma è aggiunto il seguente: «Le disposizioni del presente articolo si applicano, altresì, agli immobili adibiti a sede di ufficio, di reparto o a deposito di materiali dell’amministrazione della pubblica sicurezza, il cui accesso è vietato per ragioni di sicurezza pubblica»”.

Bell’esempio di stile militaresco, che non ritiene di precisare quale sarebbe “l’interesse militare dello Stato” in val di Susa, e se la cava con una tautologia: tutto quel che attiene alla “pubblica sicurezza” è inaccessibile ai comuni mortali per ragioni di “sicurezza pubblica”.

Il comunicato prosegue spiegando che si è voluto “difendere con maggiore efficacia i luoghi dove opera la Polizia e che vengono violati, assimilandoli ai luoghi in cui è vietato entrare nell’interesse militare dello Stato”, protetti anche dal fatto che “l’art. 7 del decreto legge sulla sicurezza consente di rimodulare l’impiego del contingente di militari che attualmente può essere utilizzato in attività di controllo del territorio congiuntamente a personale delle Forze di Polizia”.

Ma il bello è chi firma la lettera: è l’angelo custode che tutela ogni passo del ministrucolo ieri della Giustizia, oggi dell’Interno: Danila Subranni, di cui avevo già parlato altre volte. Viene da una grande famiglia di militari. Suo padre, Antonio Subranni, aveva cominciato la sua ascesa a fianco di quegli alti ufficiali dei carabinieri che in Sicilia seminavano falsi indizi per depistare gli inquirenti seri. Nella certezza che così si fa rapidamente carriera: ricordate l’accanimento dei carabinieri nel proteggere Tano Badalamenti, seguendo ostinatamente e in totale malafede la pista di un Peppino Impastato “terrorista” saltato in aria per un incidente sul lavoro?

A far questo non era stato un oscuro sottufficiale, ma l’allora maggiore Antonio Subranni. Costui è diventato poi non a caso generale di Corpo d’Armata, e comandante dei ROS. Ma alla fine è stato indagato dalla Direzione antimafia di Palermo per concorso in associazione mafiosa, e per favoreggiamento della latitanza del boss Bernardo Provenzano, nel quadro del processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu che si è tenuto innanzi al Tribunale di Palermo.

Allora non c’entra niente? No, per lui è stata chiesta l'archiviazione solo perché sono scaduti i termini massimi previsti dalla legge per le indagini preliminari. Come accade regolarmente per tutti i potenti, Andreotti insegna. Per giunta, nel governo Berlusconi, quando al ministero della Giustizia era stato collocato l’incredibile Alfano, docile burattino nelle mani di Berlusconi, il ministro come primo gesto nominò appunto la figlia di Antonio Subranni, Danila, capo dell’ufficio stampa del ministero e sua portavoce. Chissà chi gliel’aveva suggerita… Anche il figlio del generale, Ennio Subranni, d’altra parte, ricopre un ruolo chiave al Roc (reclutamento operativo centrale dei servizi segreti). Stiamo proprio tranquilli! Per altre notizie si veda:

http://archivi.articolo21.org/141/notizia/subranni-famiglia-di-stato.html

Antonio Subranni era stato coinvolto anche nell'inchiesta sulla strage di via D'Amelio, e indagato per i numerosi depistaggi durante le indagini sull'assassinio di Peppino Impastato, riaperte quando si era casualmente scoperto che la principale testimone del delitto, Provvidenza Vitale, la casellante del passaggio al livello di Cinisi, non era scomparsa nel nulla o trasferita negli Stati Uniti come assicuravano i rapporti di Subranni. Anzi non si era mai allontanata da casa sua: aveva fatto sei figli, e ha anche un genero carabiniere. Ironia della sorte, Provvidenza Vitale non abita neanche lontano da quel tratto di ferrovia dove Peppino Impastato fu fatto saltare in aria, la sera del 9 maggio 1978, da un gruppo di sicari di Cosa nostra rimasti senza nome. Naturalmente la donna, che ha 85 anni, quando è stata interrogata a casa sua dal pm Francesco Del Bene ha fatto mettere a verbale: "Ho ricordi vaghi di quella sera".

D’altra parte non aveva contato nulla che Agnese Borsellino, vedova del giudice, avesse raccontato che il marito poco prima di essere ucciso le aveva detto: "Ho visto la mafia in diretta, perché mi hanno detto che il generale Subranni era punciutu" (affiliato alla mafia). Non è stata accettata la sua testimonianza, perché tardiva. Lo credo che costoro non ci proteggono: si proteggono solo tra di loro.

Questa legge però non l’ha fatta solo lo staff di “angeli custodi” di Angelino Alfano, ma è vanto di tutto il governo, Di suo Letta ci ha messo solo la “sintesi” di cui parla la Danila Subranni, che ha “dimenticato” di presentare questa parte del provvedimento. La solita ipocrisia democristiana, che ha coperto tanti colpi ai diritti democratici astrattamente garantiti dalla costituzione. Insomma, l’immondizia si mette sotto il tappeto…

 (a.m 10/8/13)



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