Movimento Operaio

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Il discusso ruolo di Dilma Rousseff

Il discusso ruolo di Dilma Rousseff

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«Dilma Rousseff ha ascoltato la voce della piazza,

ma è stata boicottata e battuta

dalla propria base parlamentare»

 

Intervista di Nilton Viana a João Pedro Stedile,

coordinatore nazionale del Movimento dei Senza Terra (MST)

(Brasil de Fato, 29 luglio 2013)

 

 

Brasil de Fato- Quale è il suo bilancio del primo mese di grandi mobilitazioni sociali in Brasile e dello sciopero nazionale dell’11 luglio?

João Pedro Stedile –Il risultato delle grandi mobilitazioni di giugno è estremamente positivo. I giovani hanno rimescolato le carte della politica istituzionale e rotto con l’apatia della linea della conciliazione di classe, in cui tutti ci guadagnerebbero, si presume. C’è poi stato lo sciopero generale dell’11 luglio promosso dai sindacati e dai settori organizzati della classe operaia che, al di là delle manipolazioni operate dalla stampa borghese, è stato un vero successo. La maggioranza della classe operaia dei principali centri del paese ha partecipato allo sciopero. E in numerose città si sono svolte mobilitazioni rappresentative o di massa per obiettivi locali, ad esempio a Rio de Janeiro, Vitoria, Porto Alegre, ecc. Tutto questo ha rimesso in moto le masse. Esse intervengono nella concreta lotta politica e utilizzano le strade e le piazze come spazi di lotta.

Dal punto di vista programmatico, siamo di fronte al congiungersi di due poli: da un lato, i giovani che contestano il modo di fare della politica, la mancanza di rappresentatività del Congresso [parlamento], del potere giudiziario e dei governi [nazionale, degli Stati, comunali]. Essi mettono a nudo la gravità della crisi urbana, la condizione dei trasporti e della vita quotidiana nelle città. E criticano la rete mediatica Globo, pur sostenendo la trasformazione democratica dei mezzi di comunicazione. E, dall’altro lato, con l’ingresso in scena dei settori organizzati della classe operaia, sono state poste all’ordine del giorno le esigenze di riforme di struttura connesse ai bisogni sociali ed economici del popolo nel suo complesso. Penso qui alla garanzia dei diritti sociali, all’opposizione alla legge dei subappalti di lavoro e alla precarietà delle condizioni lavorative,  alle rivendicazioni della riduzione dell’orario di lavoro e per la protezione sociale. Ma potrei citare anche la difesa della sovranità nazionale contro la vendita all’asta del petrolio brasiliano. E per quanto riguarda l’agenda economica, il rigetto dell’alto tasso d’interesse, e l’appoggio a una riforma fiscale che arrivi a rivedere la politica d’avanzo primario che si applicava sotto il governo Cardoso.

 

Brasil de Fato Come mai la proposta del presidente Dilma Rousseff di convocare una Costituente e di ricorrere al referendum costituzionale è stata un buco nell’acqua?

João Pedro Stedile - La presidente Dilma ha ascoltato la voce della piazza e proposto, in un primo momento, di convocare una Costituente e di tenere un referendum per consultare la popolazione sulle riforme politiche. L’iniziativa era buona, anche se il referendum proposto concerneva piccole modifiche elettorali che non costituivano una così grande riforma politica. Tuttavia, per quanto possa sembrare sorprendente, la presidente è stata boicottata e sconfitta: in primo luogo dalla sua base parlamentare, che non è realmente quella del governo ma quella delle imprese che ne hanno finanziato le campagne; in secondo luogo, è stata boicottata dal Partito del movimento democratico brasiliano (PMDB – di centro destra) e da una parte del suo stesso gruppo del Partito dei lavoratori (PT). Così, ogni possibilità di cambiamento politico con l’attuale parlamento è affossata definitivamente. In altri termini, si è dimostrato ancora una volta che nessuno sopprime i propri stessi privilegi. Peggio ancora, al centro di tutta questa mobilitazione, gli esponenti principali dei poteri costituiti si sono comportati con disprezzo verso le esigenze della piazza, non esitando a requisire jets dell’aviazione militare per andare a festeggiare e ad assistere alle partite della squadra di calcio nazionale. Senza dimenticare lo scandalo del presidente della Corte suprema con tutti i suoi privilegi, la sua collusione con Globo dove lavora uno dei suoi figli, e le rivelazioni secondo cui avrebbe percepito 500.000 reais dall’Università statale di Rio de Janeiro senza lavorare.

Il tutto avrebbe contribuito a a indebolire la presidente. Credo che dovrà avere d’ora in poi molto coraggio. Dovrebbe soprattutto operare un rimpasto ministeriale per cambiare immediatamente certi ministri che non vogliono ascoltare le piazze, ad esempio quelli dell’Interno, della Giustizia e della Comunicazione… e per dare una dimostrazione della sua volontà di cambiamento. Dovrebbe anche staccarsi al più presto possibile dal PMDB e procedere ascoltando le mobilitazioni!

 

Brasil de FatoCome interpreta l’atteggiamento della borghesia brasiliana di fronte a queste manifestazioni?

João Pedro Stedile – I settori organizzati della borghesia brasiliana e quelli che la rappresentano in vari ambiti sono stati sorpresi anch’essi da queste manifestazioni, non sapendo che cosa fare e reagendo a tentoni. Si veda come hanno oscillato le posizioni di Globo, o si vedano le direttive impartite alla polizia militare. Rimangono divisi: una parte continua a sostenere Dilma Rousseff, anche se preferirebbero il ritorno di Lula per rendere più sicura l’alleanza di classe stabilita nel 2002; un’altra parte della borghesia, legata piuttosto all’agrobusiness [i proprietari terrieri] e alle rendite percepite dal capitale finanziario, è focalizzata su un solo obiettivo: erodere al massimo il governo per raccogliere poi i frutti nelle elezioni del 2014. Non hanno ancora, però, un candidato che riesca a rappresentarne gli interessi, lavorando a capitalizzare le esigenze di cambiamento espresse dalle mobilitazioni. Il motivo principale è che questi settori non rappresentano il cambiamento, sono reazionari, caldeggiano il ritorno ai programmi neoliberisti e a un’accresciuta dipendenza del Brasile dagli interessi stranieri.

Continueranno a cercare di mobilitare i giovani a sostegno di temi reazionari, o sfrutteranno il 7 settembre [festa nazionale] per esaltare la patria, come facevano in passato. Per fortuna per noi, tuttavia, credo che non troveranno molto spazio. I giovani non si sono fatti ingannare e con l’ingresso in scena della classe operaia i problemi della lotta di classe sono già nelle strade e nelle piazze.

 

Brasil de Fato -Che cosa succederà in piazza di qui in poi?

João Pedro Stedile Anticipare gli sviluppi è molto difficile. È sicuro che le manifestazioni proseguiranno: sui problemi locali, ad esempio sulla questione del governatore di Rio de Janeiro, dei pedaggi di Vitoria, della lotta per la gratuità dei trasporti che è solo agli inizi… Da parte loro, i settori organizzati della classe operaia hanno già programmato svariate manifestazioni per tutto il mese d’agosto: Il 6 agosto, manifestazioni sindacali davanti a tutte le sedi del padronato contro il progetto di subappalto del lavoro e per rivendicare la riduzione della giornata lavorativa; nella settimana del 12 agosto, ci sarà una grande mobilitazione studentesca su argomenti legati all’istruzione; il 30 è prevista di nuovo la mobilitazione nazionale con la stessa agenda politica ed economica dell’11 luglio. Sono sicuro che questa volta lo sciopero sarà ancora più seguito. E, la settimana del 7 settembre mobiliteremo contro la vendita all’asta di petrolio ed energia elettrica, e ci saranno mobilitazioni in favore degli esclusi che coinvolgono le chiese pastorali, ecc. Avremo dunque un agosto molto attivo. Ma il principio è che noi consideriamo che si stia aprendo un nuovo periodo storico di mobilitazione di massa che si protrarrà finché non si modifichino i rapporti di forza interni alle istituzioni politiche.

 

Brasil de Fato Quale obiettivo hanno in questa situazione i movimenti sociali?

João Pedro Stedile –Di fronte a questa situazione, abbiamo discusso con i movimenti sociali negli spazi più diversi e organizzato innumerevoli assemblee locali, regionali e nazionali per decidere un percorso unitario da seguire. Pensiamo che occorra incoraggiare ogni sorta di mobilitazioni di massa per le strade, come quelle cui ho accennato per l’agosto. Peraltro, la sola uscita politica a breve termine è la lotta per la convocazione di un’assemblea costituente ad hoc, per promuovere riforme politiche che apriranno lo spazio alle indispensabili riforme di struttura. Poiché il parlamento non ne vuol sapere della costituente e ha messo in scacco lo stesso governo, spetta alle forze popolari mobilitarsi e convocare esse stesse un referendum popolare che porrà al popolo un unico quesito: “Pensate che si debba convocare un’Assemblea costituente esclusivamente per realizzare le riforme?”.

Armati di questo referendum popolare, auto-organizzato, raccoglieremo milioni di voti, ad esempio tra settembre-novembre, e faremo una grande marcia a Brasilia per sottoporre la proposta al parlamento, affinché organizzi l’elezione della Costituente in contemporanea con le elezioni del 2014. Avremmo così un parlamento temporaneo in grado di funzionare e un’Assemblea costituente separata che avrebbe, ad esempio, sei mesi (il primo semestre 2015) per completare le riforme richieste nelle piazze.

Il 5 agosto, una plenaria di tutti i movimenti sociali brasiliani discuterà questa proposta, insieme ad altre. Dopodiché si farà ciò che si dovrà fare. Spero che i dirigenti delle organizzazioni popolari che forse leggeranno questa intervista saranno motivati a partecipare a questa importante assemblea a São Paulo.

 

Brasil de Fato La proposta è politicamente praticabile?

João Pedro Stedile – In questo momento stiamo facendo molte consultazioni tra i movimenti sociali, le tendenze della sinistra politica, le forze popolari. Il sostegno è molto ampio. Se riusciamo a organizzare un referendum e se raccoglie milioni di voti, ecco chi organizzerà la pressione indispensabile per trovare uno sbocco politico alla situazione attuale. Se non riusciamo a convocare una costituente, entreremo in una crisi politica protratta, di cui nessuno conosce le diramazioni. Del resto, è il motivo per il quale le elezioni del 2014 non risolveranno i vicoli ciechi incontrati nelle mobilitazioni di piazza.

[Fonte: http://www.brasildefato.com.br/node/13684]

 

Appendice

 

Il 28 giugno avevo pubblicato sul sito una intervista a João Machado,  Machado: la sinistra brasiliana di fronte alle manifestazioni che è stata poi aggiornata agli inizi di luglio ed è apparsa col titolo “Ormai il Brasile non è più lo stesso”sul quindicinale svizzero SolidaritéS e su Inprecor. Come si vede la sua interpretazione del ruolo di Dilma Roussef rimane assai diversa da quella di JoãoPedro Stédile. Riprendo l’ultima parte, sempre tradotta da Titti Pierini.

 

D.Che cosa pensi delle proposte fatte dal presidente del Brasile, e cioè convocare un referendum e concedere il 100% dei profitti petroliferi a sanità e istruzione?

R.– La prima proposta è stata “la convocazione di un plebiscito popolare che autorizzi il funzionamento di uno specifico processo costituente per fare la riforma politica”. È stata immediatamente presentata come un plebiscito che consente di eleggere un’Assemblea costituente esclusivamente per una riforma politica; il giorno dopo, questa proposta è stata accantonata, per essere sostituita dall’idea di un plebiscito con quesiti relativi alla riforma politica.

Questa proposta costituisce sicuramente un tentativo di risposta alla netta perdita di legittimazione del potere politico, attestata dalle manifestazioni. Nella sua prima versione, quella di un’Assemblea costituente, potrebbe essere un’occasione di cambiamento effettivo (cosa che dipenderebbe, tra l’altro, dalle regole stabilite per l’elezione dei costituenti). Nella seconda, è alquanto peggio. Il popolo risponderebbe a qualche quesito, dopo una campagna elettorale in cui i grandi mezzi di comunicazione di massa eserciterebbero una notevole influenza – come accade in genere nelle elezioni borghesi – e il bruttissimo parlamento (Congresso) attuale imporrebbe la forma finale della riforma politica. La possibilità di un significativo miglioramento è molto scarsa: tutto dipenderà dalla continuità della mobilitazione popolare per fare pressione sul parlamento, in primo luogo perché i quesiti sottoposti al plebiscito non siano quelli che l’attuale Congresso vorrebbe proporre…

La seconda delle diverse proposte fatte lunedì da Dilma è stata quella di destinare il 100% delle royalities del petrolio e il 50% delle risorse petrolifere della camada pre-sal[i]percepite dai vari governi (federali, statali, municipali) all’istruzione. Questa proposta è stata modificata già all’indomani dalla Camera dei deputati, che ha approvato un progetto che destina il 75% delle royalities all’istruzione e il 25% alla sanità. Il progetto va ancora discusso al Senato.

Non so quale sarà l’esito finale, ma va fatto notare che questa proposta (in ciascuna delle sue versioni) è assai limitata e contiene aspetti tutt’altro che positivi. Le royalities più significative del petrolio in cui si spera, dovrebbero provenire dalle riserve del pre-sal, il cui sfruttamento non è ancora neppure cominciato. Queste risorse saranno limitatissime nei prossimi anni e aggiungeranno ben poco alle risorse attuali. Ragion per cui la proposta della sinistra legata alla lotta per l’istruzione è quella di destinare subito il 10% del PIL all’istruzione pubblica – una proposta valida, ma che dovrà passare per un cambiamento sostanziale del bilancio, ad esempio dalla riduzione del debito pubblico effettuata in base a unaudit di quest’ultimo.

Del resto, la posizione del movimento eco-socialista è ostile allo sfruttamento del petrolio della camada pre-sal, a causa dei grossi problemi ambientali che comporterebbe. In sé, questo basta già di per sé per prendere posizione contro questo tipo di sfruttamento. Inoltre, nel modello di sfruttamento previsto, la maggior parte della rendita petrolifera andrebbe a imprese private. In conclusione, la parola d’ordine “100% delle royalities del petrolio della camada pre-sal all’istruzione”, - molto popolare in settori della sinistra che sostengono il governo – è discutibile per tanti aspetti.

Un’altra questione è che da lunedì 24 giugno il governo, la Camera dei deputati e il Senato fanno a gara per sapere chi annuncerà più cose buone, che possono essere presentate come risposta alla “voce delle piazze”. L’annuncio più concreto  – o la decisione, in certi casi – è la riduzione del costo dei trasporti pubblici (molto differenziata, a seconda dei vari livelli dei governi responsabili, nei differenti Stati e nelle varie città), compresi diversi annunci di “trasporti gratuiti” per gli studenti. Un altro punto, molto positivo, sarà il ritiro (atteso nei prossimi giorni) del progetto di legge che tratta l’omosessualità come malattia – la cosiddetta legge “per curare i gay”. Bisognerà aspettare un po’ per effettuare una valutazione un po’ più chiara di quel che si sarà ottenuto – anche perché le mobilitazioni proseguono, meno massicce ma più numerose e diversificate della settimana scorsa.

D. Che sta succedendo negli ultimi giorni? C’è qualche novità?

R.– Oltre al fatto che le mobilitazioni proseguono, c’è un processo interessante di ampliamento del dibattito politico, di riunioni di vari settori (giovani, abitanti di varie periferie, movimenti per il trasporto pubblico, per l’istruzione ecc.) con molta più gente di prima, per discutere cosa fare e che cosa rivendicare concretamente. Le centrali sindacali, che non si sono minimamente impegnate finora, annunciano (comprese quelle più di destra) uno sciopero generale e una giornata di protesta per l’11 luglio, con una linea molto progressista. La maggioranza dei movimenti sociali, compresi quelli più vicini al governo, si sono uniti a quest’appello delle centrali sindacali e presentano i loro specifici obiettivi – anch’essi molto progressisti. L’ex presidente Lula ha incontrato alcuni settori sociali a lui molto vicini, è ha dichiarato che è arrivato il momento di “scendere in piazza” per affrontare la destra e spingere a sinistra il governo. Evidentemente, questa posizione di Lula presenta aspetti molto comici, ma è un riflesso sintomatico di quanto accade nel paese.

D’altro canto, le minacce della destra – che apparivano significative negli ultimi giorni della settimana scorsa – restano assai limitate. Alcune mobilitazioni, che erano state convocate con slogan chiaramente di destra, sono fallite completamente.

Non sappiamo se tutte le mobilitazioni popolari e sindacali annunciate si svolgeranno effettivamente, né che forza avranno. Dopo quest’ultimo decennio, è difficile credere che la burocratizzatissima CUT impegnerà la sua forza realmente in un processo del genere, per non parlare delle centrali più a destra. Si può dire lo stesso dell’altrettanto burocratizzata UNE, una delle organizzazioni che ha incontrato Lula. I settori della sinistra socialista nei vari movimenti, che si rafforzano evidentemente con l’attuale processo, sono ancora molto minoritari.

Ma possiamo dire qualcosa con assoluta certezza: la partecipazione politica del popolo ha compiuto un grosso salto di qualità e fa sperare che anche la sua consapevolezza faccia altrettanto. Ormai il Brasile non è più lo stesso, questo è certo.

 

 



[i]Camada pre- sal (“Riserve pre-salifere”): si tratta di campi petroliferi sottomarini, situati sotto uno strato di migliaia di metri di roccia e sale, quindi difficili e costosi da sfruttare, al largo delle coste africane e brasiliane dell’Atlantico.



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