Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Bergoglio, ma non imbroglio

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Mi è arrivata da Gian Luigi Deiana questa riflessione, ai margini della visita del papa a Cagliari. La condivido nelle grandi linee, e la pubblico perché da un pezzo stavo riflettendo sui problemi che questo papa pone in un paese (e in un mondo…)  senza sinistra, ma senza trovare il tempo per scrivere qualcosa. Mi limito quindi ad aggiungere in appendice alcune note alle osservazioni di Gian Luigi Deiana. (a.m.25/9/13)

Una impressione su Bergoglio dopo sei mesi da papa.

di Gian Luigi Deiana

Quando mi dissero che il nuovo papa era il vescovo di Buenos Aires, sei mesi fa, chiesi quanti anni avesse, feci una sottrazione e lo collocai al top della carriera da prete negli anni di Videla; ne fui esterrefatto e le varie voci critiche, da Verbitsky a Perez Esquivel e a Cristina Kirchner accentuarono il mio sconcerto.

Tre mesi dopo Perez Esquivel era andato in visita da Bergoglio, come anche Cristina Kirchner, e le denunce di Verbitsky non ebbero nuove conferme; le voci di sinistra della chiesa latino americana si misero in stato di attenzione come anche i governi rivoluzionari del continente; Bergoglio si presentò alla gente della domenica in piazza san Pietro in modo inconsueto, diede rapido avvio a una (almeno apparente) ripulitura dell'apparato clerico-mafioso del suo stato (IOR, segreteria, CEI, ecc.) e infine andò a Lampedusa; gli articoli di "stroncatura a prescindere" di innumerevoli voci critiche (?) della sinistra cominciarono a stridere con il significato sociale dei fatti e a seguito di tutto questo io scrissi una mia riconsiderazione autocritica intitolata "Bergoglio e pregiudizio";

Sei mesi dopo l'inizio del suo pontificato Bergoglio ha cancellato (almeno nell'immaginario) le tracce di Ratzinger e la fortezza teocratica di Woitila; ha dissolto Bertone e Sodano e costretti in stato di allerta per le relazioni occulte legate alla loro figura; ha preso sulla questione siriana "non" una posizione genericamente favorevole alla pace, "ma" l'assunzione di controprova che "tutte" le guerre odierne sono pianificate scientificamente dall'industria degli armamenti e dal capitale finanziario; e infine in Sardegna ha ribadito pochi giorni fa che la crisi che si abbatte sui lavoratori è determinata da un sistema globale dell'economia strutturato in funzione del profitto e sulla immensa moltiplicazione di massa dello "scarto".

Ecco di nuovo i cori e controcori delle stroncature nella sinistra; si legge esplicitamente che un papa come questo è molto più dannoso per i lavoratori di un papa dichiaratamente di destra, e che quindi gioverebbe molto di più al destino dell'umanità un papa simil-Bertone o simil-Woitila; bene, io ritengo che chi necessita di simili modi di autoconferma del suo credo di sinistra sia un clericale psichico che necessita di cure, nel senso di cure contro la psicopatia clericale che notoriamente non è una esclusiva del clero cattolico, ma è propria di ogni clero politico, sindacale, ideologico ecc., il cui denominatore comune è la pura e semplice pigrizia intellettuale, nutrita da flebo inesauribili di conformismo;

Non mi faccio illusioni né su Bergoglio né sul mondo cattolico; né mi importa di scene di teatro quali Lampedusa o Cagliari, né di narcisisti cronici quali il primo candidato sardo della lista Ingroia a fare da maggiordomo in tuta operaia sul palco pontificio di Cagliari; cerco soltanto di comprendere il significato letterale dei concetti fondamentali espressi da Bergoglio e il perché del loro travisamento, in quanto in genere le stroncature di sinistra a Bergoglio riguardano affermazioni che Bergoglio non ha fatto e da cui vengono tratte illazioni del tutto infondate.

Bergoglio viene essenzialmente accusato di esaltare la "povertà" come condizione di vita e di virtù; bene, questo è falso; Bergoglio fa una diagnosi della malattia mondiale (la povertà fino allo scarto umano di massa) in quanto diagnosi del modo di produzione e concentrazione della ricchezza tramite il profitto, ed essenzialmente tramite il profitto creato dal puro gioco del denaro che partorisce denaro; Bergoglio non è la rivoluzione sociale, è per sua ammissione un "impiegato della chiesa" che si può solo impegnare alla verità (di fronte alla storia, che è di tutti) e alla solidarietà (di fronte al dio dei cristiani, che dovrebbe essere almeno dei cristiani).

Il possibile punto oscuro della dottrina Bergoglio non è sulla pretesa esaltazione della povertà, ma è piuttosto su un possibile latente intendimento di coraggio e sopportazione; la tradizionale dottrina sociale della chiesa, anche nelle sue fasi più progressive, ha sempre raccomandato al cristiano come irrinunciabile sigillo "coraggio e sopportazione"; ma Bergoglio ha sconfessato esplicitamente questa raccomandazione; per come io ho inteso il suo discorso di Cagliari, egli ha insistito sulla relazione coessenziale di "coraggio e solidarietà", non di "coraggio e sopportazione", intendendo che la crisi stessa per la sua forma estrema (la concentrazione della ricchezza economica e del potere sociale da un lato, la dilatazione dello "scarto" di grandi masse umane dall'altro) impone la "solidarietà" come pegno primario dello stesso essere cittadini; la quale si presenta quindi come imperativo sociale nel quale prende sembianza reale il senso del dio dei cristiani.

Un impiegato della chiesa non può fare rivoluzioni, ma un papa reazionario può fare grandi controrivoluzioni; io non riesco a capire per quale ragione ai rivoluzionari debba risultare favorevole un orientamento reazionario globale in una potenza ideologica come la chiesa cattolica (quale il pontificato di Woitila e Ratzinger è stato nei decenni di annientamento del socialismo) piuttosto che l'apertura di una contraddizione, cioè una essenziale condizione di frattura dialettica nel dominio ideologico generale (quale il pontificato di Bergoglio ha provato a indicare); il fatto che il capo politico e dottrinale dei cristiani orienti la "terapia del mondo" sul tema della "salvezza" in senso teologico, non significa che la sua "diagnosi del mondo" sul "profitto" in senso sociologico sia sbagliata; anzi è assolutamente giusta; e la condivisione della diagnosi è un fatto dialettico e politico che sarebbe da scemi (o da preti) disconoscere.

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Appendice

Un mio primo commento

Prima di tutto, non mi sono accorto di un prevalente atteggiamento ostile della sinistra nei confronti di questo papa, anzi mi è parsa nauseante tutta l’esaltazione del valore del nome Francesco, ecc. Per non parlare delle fesserie di Vendola apparse il 21 settembre sull’Unità (e almeno “nell’immaginario, Vendola “è di sinistra”…). Non dimentico neppure che il grosso del PRC si beveva le baggianate di Bertinotti su Woitila e Paolo VI… Ma forse abbiamo punti di osservazione diversi.

Vorrei toccare invece la questione dell’atteggiamento dell’America Latina. Non è che le denunce di Verbitsky non abbiano avuto conferme, il problema è che le voci di sinistra della chiesa latinoamericana erano ridotte a poca cosa, dopo Woitila e Ratzinger, e quindi uomini decenti ma totalmente emarginati come Leonardo Boff si sono aggrappati alla speranza di trovare spazi con questo papa, nonostante le ombre nel suo passato. Si sbagliano, non vengono più combattuti solo perché sono insignificanti, ma senza la minima riabilitazione della teologia della liberazione. E quanto ai governi che in Italia vengono considerati più “rivoluzionari” di quanto siano realmente, non se la passano troppo bene, e soprattutto la visita di Cristina si spiega con i suoi molti problemi in vista, che l’hanno spinta a cercare se non un appoggio, almeno una neutralità del papa argentino.

La seconda notazione riguarda l’atteggiamento del papa sulla questione siriana, che ho sottolineato anch’io, apprezzando che non si facesse solo un generico appello alla “pace”, ma che si dicesse più concretamente no alla guerra. Meglio di quanto facciano tanti “pacifisti” e la sedicente sinistra. Tuttavia non rappresenta un novità: la denuncia della guerra come “inutile strage” fatta nel 1917 (non nel 1914, si badi) da Benedetto XV ha molte spiegazioni anche legate alle incerte sorti del conflitto e all’apparire all’orizzonte di quella che sarà la rivoluzione d’Ottobre. E lo stesso Woitila aveva denunciato la guerra contro l’Iraq.

Concordo che la denuncia papale del commercio di armi (spesso accompagnato però dal termine “illegittimo” che lo riduce a poca cosa) offrirebbe argomenti a una sinistra assurdamente silenziosa, ma non posso ignorare che manca quella condanna radicale che sarebbe la messa al bando dei produttori di armi, non dei soli “mercanti”, con l’arma più potente della chiesa, la scomunica.

Concordo con Deiana quando ricorda che “un impiegato della chiesa non può fare rivoluzioni, ma un papa reazionario può fare grandi controrivoluzioni”, tuttavia credo che lo smantellamento o ripulitura “dell'apparato clerico-mafioso del suo Stato” sia solo apparente, come lui stesso ammette, e così è per la cancellazione delle “tracce di Ratzinger” e di Woitila, che lui stesso ammette che forse è solo “nell’immaginario”.

La lettura attenta di alcuni dei documenti dell’ultima fase, come la lettera a Eugenio Scalfari e l’intervista alla Civiltà cattolica non mi ha convinto: certamente è simpatica la scontata confessione “sono un peccatore” e la precisazione “sono un po’ furbo” ma “anche un po’ ingenuo”. Ma non mi sembrano innovatori se non nello stile. Non ho sentito come Gian Luigi il discorso di Cagliari, e aspetto di poterne leggere una trascrizione integrale. Nell’insieme mi sembra ci siano alcune novità rispetto a quelli dei predecessori, anche se forse non così nette come è apparso. In ogni caso ha ragione a sottolineare la necessità di un’attenzione della sinistra a un fenomeno complesso che trova consensi impensabili in passato tra gli strati più colpiti da una crisi distruttiva, a cui nessuna forza visibile offre una prospettiva di uscita.

Ma il problema è un altro: un papa come questo, indubbiamente ottimo comunicatore, che non esita a calcare il tono sulla denuncia dell’ingiustizia in un mondo in sfacelo, rafforza il peso della chiesa nella vita politica italiana e in quella di molti paesi cattolici. Ma la chiesa nel suo complesso è quella di sempre, con legami sociali concreti e indissolubili con il capitalismo, e una funzione che non può essere modificata dal mutamento del discorso del suo capo. E in una fase di acuta crisi di direzione della borghesia, che si manifesta anche nel discredito di tutte le istituzioni, potrebbero essere in tanti ad avere la tentazione di affidare un ruolo maggiore a una chiesa già ben sperimentata come garante della conservazione dell’esistente, da Roma a Rio de Janeiro… (a.m.25/9/13)