Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Gaudichaud - Cile 1970-1973: Il respiro spezzato del potere popolare

Gaudichaud - Cile 1970-1973: Il respiro spezzato del potere popolare

E-mail Stampa PDF

 

In occasione del 40°anniversario del golpe in Cile, Franck Gaudichaud parla delle mobilitazioni popolari in Cile durante gli anni 1970-1973.

 

                                                                                                     

 

Inprecor: Hai appena pubblicato due libri sull'esperienza cilena degli anni 1970-1973. E' probabilmente l'ultima grande esperienza di un tentativo di riforma del capitalismo, di cui si conosce il terribile risultato. Nel corso di questa esperienza, abbiamo assistito non soltanto ad una politica governativa ma anche ad una mobilitazione popolare. Puoi spiegare in che cosa consisteva questa esperienza popolare?

 

Franck Gaudichaud:L'interesse a tornare su quel periodo sta nel vedere in che modo – come in tutte le grandi sequenze delle ascese rivoluzionarie – ci sia stato un fenomeno di scavalcamento dei grandi partiti, delle centrali sindacali, delle direzioni politiche. Nel quadro specifico di ciò che la sinistra parlamentare cilena ha chiamato «la via istituzionale al socialismo», c'è stato uno scavalcamento del quadro legale e politico. La scommessa di Allende e della coalizione che ha vinto le elezioni nel 1970 era appunto la possibilità – nel bel mezzo della guerra fredda – di una transizione pacifica o «legale» al socialismo, che si distingueva sia dall'URSS che dalla lotta armata (come a Cuba). Una transizione concepita come graduale, per fasi, nel rispetto della Costituzione del 1925 e dello Stato vigente, uno Stato che si supponeva abbastanza «flessibile» da accettare riforme radicali. Scommetteva pure che le forze armate fossero «costituzionaliste», che avrebbero rispettato il suffragio universale ed il risultato elettorale. Queste scommesse strategiche della «via cilena» sono allora denunciate come «riformiste borghesi» dalla sinistra rivoluzionaria dell'epoca, in particolare il Movimento della Sinistra rivoluzionaria (MIR). E il quadro istituzionale appunto (mentre la coalizione di Unidad Popular rimane minoritaria in parlamento) sarà progressivamente superato dalla dinamica della lotta di classe, dal movimento operaio, anche se questo movimento operario rimane largamente inquadrato dai due grandi partiti al governo – il Partito Comunista (PCC) ed il Partito Socialista (PSC) (ai quali bisogna aggiungere la Democrazia Cristiana che possiede una reale base sindacale). C'era quindi una dinamica contraddittoria, dialettica, fra il governo e la sua base sociale mobilitata, tra i grandi partiti della sinistra parlamentare e i loro militanti; ci sono direzioni politiche e sindacali che dal 1972 sono poco a poco sorpassate dalla dinamica delle lotte sociali e dalle forme di autorganizzazione – ancora embrionali – nei quartieri poveri (poblaciones) e nelle imprese, chiamate «potere popolare».

 

Inprecor: Come mai a un certo momento i lavoratori, la popolazione in generale, si mobilita ed inizia a realizzare le cose da sé? Come si arriva a questo punto?

 

F G: Bisogna sopratutto ricordare che l'arrivo di Unidad Popular al governo non avviene nel quadro di una «elezione a freddo», ma che questa vittoria elettorale è il risultato di un’ascesa delle mobilitazioni sociali già da metà degli anni 1960. La stessa elezione di Allende alla presidenza della Repubblica avviene nel quadro delle mobilitazioni collettive. Ad esempio, quelle dei Comitati di Unità Popolare (CUP), che avrebbero poi dovuto trasformarsi in qualcosa di più importante dicomitati elettorali. Furono creati 14.000 comitati, che mobilitavano decine di migliaia di militanti. L'arrivo di Allende alla presidenza nel 1970 non segna la fine delle lotte, bensì l'ampliamento delle lotte. I lavoratori usano l'elezione di Allende non aspettando ciò che farà, ma accelerando le loro mobilitazioni, in particolare con scioperi e occupazioni di fabbriche. Per esempio si vede l'aumento degli scioperi «illegali» che accelera sempre più negli anni 1971-72, man mano che la borghesia e i grandi partiti di destra capiscono che anche a livello economico, sul terreno della lotta di classe, devono combattere il movimento che accompagna Allende. Di fronte, la risposta non è affidarsi unicamente al presidente – anche se la sua figura rimane tutelare fino alla fine per grandi maggioranze operaie. Gli operai e i sindacalisti pensano che bisogna difendere il governo, ma sopratutto il processo di trasformazione, con gli strumenti di cui dispongono i lavoratori: occupazione delle fabbriche, manifestazioni nelle strade, autodifesa dei quartieri, ecc.

Uno dei grandi progetti del governo Allende era la costituzione dell' «area di proprietà sociale» formata dalle imprese nazionalizzate. Ci fu nazionalizzazione – ed espropriazione senza indennizzo – delle immense miniere di rame, allora nelle mani di grandi multinazionali e dell'imperialismo, nazionalizzazione dei grandi monopoli industriali – 91 – , del sistema bancario... Ma numerosi salariati non erano inclusi in quella «area sociale» che prevedeva anche un originale sistema di cogestione e di partecipazione. Allora questi ultimi si sono detti: «anche noi vogliamo far parte del settore nazionalizzato, vogliamo avere il diritto di partecipare, godere di stipendi migliori, non dipendere più dai padroni, ecc. » e quindi, in nome delle prime misure prese dal governo, iniziano ad andare oltre il quadro ristretto, legale, delle riforme proposte da Unidad Popular, ad occupare le fabbriche per imporre la loro nazionalizzazione...

 

Inprecor: Questo fenomeno del «potere popolare»inizia nel settore che non è stato nazionalizzato?

 

F G:Infatti, si tratta di una dinamica combinata. I grandi bastioni operai (manifatturieri ad esempio), inclusi nel settore nazionalizzato, iniziano poco a poco a criticare i limiti del sistema di cogestione proposto dal governo e dalla principale centrale sindacale, la Centrale Unica dei Lavoratori (CUT): lo Stato designava un amministratore e c'era un sistema di cogestione con rappresentanti dei lavoratori e dei «comitati di produzione». In alcune di queste imprese, dove c'era una forte presenza dell'ala sinistra di Unidad Popular, in particolare del PS 1, oppure del MIR, i sindacalisti hanno iniziato a discutere e ad approfondire il sistema di cogestione. Contemporaneamente, nelle imprese che non erano state nazionalizzate la richiesta d'integrazione diventa sempre più forte. Si fa tramite la pressione sul governo – manifestazioni, barricate nelle grandi arterie periferiche di Santiago – o, molto spesso, occupazioni di fabbriche con la denuncia degli abusi padronali. Queste «tomas» avvengono anche, sempre di più, per reagire contro gli attacchi della borghesia e dell'estrema destra. Nel magnifico documentario «La Battaglia del Cile», Patrizio Guzmán ha intitolato questo momento «L'insurrezione della borghesia» – è una buona immagine: allora c'era una serrata padronale su scala di massa, il paese immobilizzato dal sindacato dei camionisti (direttamente finanziato dalla CIA ed appoggiato dalle professioni liberali). I limiti e le debolezze del governo Allende vengono alla luce più chiaramente per numerosi militanti; il governo sembra paralizzato – inizia allora a chiamare i militari per mantenere «l'ordine» e provare a risolvere il problema. I lavoratori rispondono occupando molte più fabbriche – in alcune, i lavoratori iniziano forme parziali e transitorie di controllo operaio – ed aiutando a rifornire i quartieri dei dintorni, creando forme di trasporto collettivo alternativo, ecc. Lì nascono quelli che vengono chiamati «cordones industriales», cioè coordinamenti orizzontali, territoriali, situati essenzialmente nelle grandi arterie periferiche di Santiago ma che ritroviamo pure (anche se in misura minore) da Arica nel Nord (settore dell'elettronica) fino in Patagonia (Punta Arenas) attraverso città come Concepción o Valparaiso. Quindi, in tutto il paese si manifesta lo stesso fenomeno di autorganizzazione e di coordinamento territoriale che spunta dal basso, grazie al lavoro di sindacalisti e militanti.

 

Inprecor:Come funzionava un «cordón industrial»?

 

F G:Ci sono state parecchie decine di questi coordinamenti a Santiago. C'è una discussione storiografica sui numeri, ma erano coinvolte parecchie decine di migliaia di salariati (circa 100.000 a livello nazionale). Ho studiato la stampa per parecchi anni a Santiago, realizzando decine di interviste, ma rimane difficile stabile il numero esatto di queste strutture poiché alcune erano molto attive mentre altre esistevano soltanto «sulla carta» nella propaganda di sinistra. Era comunque un fenomeno importante, anche se rimaneva minoritario, ma riguardava settori chiave dell'economia e minoranze molto attive del campo sindacale e politico.

Il più importante di questi cordones industriales era quello di Cerillos-Maipú, nel comune più industrializzato di Santiago (con 250 imprese e migliaia di lavoratori): La sua organizzazione territoriale lineare è molto chiara, poiché le imprese sono state costruite lungo gli assi stradali e le ferrovie. Come spiego nel libro, esiste un «cordon in sé» oggettivamente nella geografia della città, che darà un «cordon per sé», un'organizzazione impegnata, nata dall'autorganizzazione della classe operaia. A Maipú, un gran numero di medie imprese, che non facevano parte dell'area della proprietà sociale, erano bastioni sindacali del MIR e dell'ala sinistra del PS (molto dinamica). Questo cordón industrial comincia ad organizzarsi già nel giugno del 1972, quindi prima della grande crisi di ottobre. Ciò dimostra che questa forma di organizzazione era latente nella classe operaia e spiega in che modo queste organizzazioni si moltiplicano durante la crisi di ottobre.

Questi cordones nascono, in generale, dall'iniziativa di militanti di sinistra e di sindacalisti. Nelle imprese più mobilitate, sono il risultato di vere assemblee operaie, che eleggono uno o due delegati all'assemblea del cordón industrial. L'indagine che ho realizzato sul campo mostra però che bisogna relativizzare l'immagine del «soviet alla cilena», perché si tratta soltanto di un inizio embrionale di forme di doppio potere (nel senso di Lenin o del marxista boliviano Zavaleta Mercado) – il che spiega anche in parte la rapidità del golpe. I cordones fanno spesso fatica a sorpassare lo stadio difensivo e transitorio, per via degli orientamenti politici maggioritari della sinistra, dei conflitti di parte nelle imprese e dei problemi di coordinamento comunale e nazionale. Queste assemblee sono aperte a tutte e tutti, ma generalmente ad andarci e ad animarle sono essenzialmente i militanti dei partiti e i dirigenti sindacali di sinistra.

 

Inprecor: Queste assemblee erano una forma di superamento o di sviluppo dei comitati di unità popolare oppure qualcosa di diverso?

 

F G: Erano una cosa molto diversa perché i comitati di Unidad Popular sono regrediti sin dal 1971, per mancanza di un orientamento politico dato dalla direzione di Unidad Popular. I cordones erano quindi realmente radicati nella classe operaia industriale, chiedevano il controllo operaio, l'accelerazione delle riforme, senza smettere di difendere il governo contro la borghesia. Sono entrati in contraddizione con la CUT, che aveva una debole organizzazione territoriale. I cordones hanno quindi supplito a questo difetto di organizzazione.

 

 

Inprecor:Come funzionava l'assemblea dei lavoratori in una fabbrica? Era un'assemblea generale di tutti i lavoratori oppure soltanto una parte di loro vi partecipavano?

 

F G:E' un altro limite; ogni fabbrica ha una storia differente. Lo storico Peter Winn 2 ha realizzato uno studio monografico sulla grande fabbrica tessile Yarur. Yarur, un bastione della classe operaia, dove il livello di organizzazione era tale che nascono vere e proprie assemblee di tutti i lavoratori, che discutono di politica, di orientamento della produzione nella fabbrica, ma anche di lotta di classe a livello nazionale, di partecipazione al cordón, dei limiti della sinistra governativa o della via istituzionale allendista... In altre fabbriche era più limitato e le AG raggruppavano soltanto i lavoratori più organizzati e più consapevoli, spesso coloro che appartenevano all'ala sinistra del PS. A seconda della geografia politica della fabbrica, non era la stessa dinamica. Per esempio, uno studio realizzato a caldo presso più di 30 imprese conferma che laddove dominava la Democrazia Cristiana o il PCC, il livello di partecipazione era molto più debole, la burocrazia sindacale tracciava la linea e la costruzione dei cordones non era prioritaria 3. Si vede il ruolo fondamentale svolto dal PCC in quel periodo per canalizzare,«moderare» ma anche frenare questo tipo di iniziative «dal basso» che sorpassavano il quadro della CUT e gli orientamenti a tappe del governo. Prima il PCC ha condannato fermamente i cordones industriales in quanto divisione dei lavoratori, iniziativa «estremista» e «avventurista», mentre sono invece i cordones a permettere ad Allende di rimanere presidente nei momenti di grave crisi, nell'ottobre del 1972, poi nel giugno del 1973. Lì appare chiaramente il ruolo di un intero settore di Unidad Popular, in particolare del Partito Comunista grazie al suo radicamento sindacale, nel frenare le iniziative di autorganizzazione e di ciò che chiamo «potere popolare costituente», perché rimettevano in discussione i negoziati in corso con la Democrazia Cristiana al Parlamento. Invece, l'ala sinistra del PS, i cristiani rivoluzionari, il MIR chiedevano di «avanzare senza transigere» e «creare, creare, potere popolare», peraltro senza proseguire sempre con iniziative concrete. Fra propaganda e azione, a volte c'erano anche parecchie discrepanze!

 

Inprecor:Qual’era il tasso di sindacalizzazione negli anni 1970-73? E l'influenza dei partiti politici?

 

F G:Il tasso di sindacalizzazione era molto differenziato a seconda dei settori. Nel settore pubblico, la sindacalizzazione era praticamente obbligatoria, quindi il tasso di sindacalizzazione raggiungeva più dell'85%! Nel settore privato, la sindacalizzazione era importante – sull'ordine del 20% – secondo i settori. La Centrale Unica dei Lavoratori (CUT) era egemone e fondamentale per le mobilitazioni, ma non rappresentava l'intero movimento sindacale, poiché nelle piccole e medie imprese c'erano numerosi sindacati non affiliati alla CUT, per via del codice del lavoro. La CUT riuniva comunque circa 700.000 salariati nel 1970 (su una popolazione di 9 milioni). All’interno della centrale, c'erano tre principali correnti politiche: il PC – molto forte (aveva più di 250.000 tesserati), molto strutturato e disciplinato, fortemente segnato dallo stalinismo – che era l'appoggio principale di Allende; il PS, (circa 180.000 tesserati), molto più diviso, con una forte ala sinistra in grado anche di chiamare allo sciopero generale insurrezionale, più interclassista, e non si deve dimenticare la Democrazia Cristiana che era la seconda forza sindacale. Allora l'estrema sinistra era sopratutto il Movimento della Sinistra Rivoluzionaria (MIR), molto giovane (fondato nel 1965), segnato dalla teoria della «guerra popolare prolungata», che doveva affrontare l'egemonia dei grandi partiti operai, inserendosi nei settori più marginalizzati della classe operaia, meno controllati – perfino abbandonati – dalla CUT, con circa 10.000-15.000 militanti molto attivi e una cerchia di simpatizzanti più estesa. C'erano inoltre altre piccole organizzazioni come il PSR (Partito Socialista Rivoluzionario) o la Lega Comunista che si riconoscevano allora nella IV Internazionale. Più emergevano i limiti del progetto di Allende ed entravano in crisi le possibilità di una transizione legalista, più si sviluppava l'influenza del MIR diretto da Miguel Enriquez, particolarmente nella sinistra di Unidad Popular. La politica del MIR oscillava allora tra la critica del «riformismo e del legalismo borghesi» di Allende e tentativi di alleanza con l'ala sinistra del PS. Il MIR ha anche assicurato per un certo periodo una scorta al presidente Allende.

 

 

Inprecor:Nel dibattito del quale eri moderatore durante l'università d'estate del NPA, un compagno cileno ha sottolineato che nelle strutture del potere popolare, che superavano con la pratica il progetto dell'Unidad Popular, la maggior parte dei lavoratori erano nello stesso tempo «allendisti». Come spieghi tale situazione, avanzamenti pratici e nello stesso tempo una forma di sottomissione ideologica?

 

F G:Fino alla fine Allende è rimasto per la maggior parte del movimento operaio «il compagno presidente», un simbolo che va oltre quello elettorale. Ha anche un'influenza sempre più forte sugli operai democristiani, che vedevano bene come il governo aveva preso delle misure a favore dei salariati: aumento degli stipendi, nazionalizzazione del rame, partecipazione e cogestione operaia... L'aura carismatica di Allende non è stata messa in causa, fino alla fine, nonostante i limiti del suo programma o le illusioni sulle forze armate «costituzionaliste». La contraddizione dialettica sta nel fatto che il potere popolare si sviluppava nel nome della difesa del governo, ma sulla base delle rivendicazioni proprie ai lavoratori... che superavano questo stesso governo e tutti i partiti. Ad esempio, le parole d'ordine del cordón industrial Cerillos y Maipù del 1972 sono insieme: l'estensione del settore nazionalizzato, un'Assemblea costituente e la chiusura del «Parlamento borghese» chiedono alcuni facendo eco all'Assemblea popolare di Concepción del maggio 1972, il rifornimento sotto controllo popolare, un intervento politico nell'esercito per buttar fuori i reazionari... Avevano dunque rivendicazioni che andavano ben oltre il quadro che si era fissato Allende, ma era sempre in nome degli obiettivi della sinistra governativa. Ne testimonia pure la lettera «al compagno presidente», del 5 settembre 1973, dal coordinamento provinciale dei cordones industriales di Santiago (riprodotta nel libro Venceremos), che diceva sostanzialmente «se non hai fiducia nelle masse, se continui a tergiversare e a cercare alleanze parlamentari con la Democrazia Cristiana o a fare entrare i militari nel governo, avrai la responsabilità del massacro a freddo della classe operaia». Ma è ancora una richiesta ad Allende affinché si appoggi più fortemente sulle forme di potere popolare. Ciò sottolinea anche che il settore detto «di rottura», rivoluzionario – il MIR, l'ala sinistra del PS, i settori cristiani radicali – non è riuscito a fare accettare, a proporre un progetto alternativo all'allendismo, alla strategia di una transizione legale, pacifica al socialismo. A due riprese Allende fa entrare i più alti rappresentanti delle forze armate nel suo governo, pure a fianco dei più alti dirigenti della CUT, nominati ministri anche loro... E' Allende che nomina Pinochet capo di stato maggiore nell'agosto del 1973, persuaso che si tratta di un «legalista». E Unidad Popular incarica proprio l'esercito di riprendere in mano il rifornimento o di «controllare» la circolazione delle armi, il che gli permette un anno prima del golpe di entrare nelle fabbriche e di saggiarne le resistenze.

I militanti del MIR avevano ragione su una serie di argomenti – annunciavano il golpe con più di due anni di anticipo, insistevano sulla necessità di un lavoro politico presso i soldati così come sulla necessità di rafforzare le forme del potere popolare – ma questa organizzazione rivoluzionaria non ha potuto rappresentare un'alternativa politica nazionale, agli occhi delle grandi masse popolari, che avrebbe potuto ribaltare il corso della storia.

 

 

Inprecor:Puoi tornare sull'Assemblea popolare di Concepción?

 

F G:Le divergenze si moltiplicavano nella sinistra, in seguito alle trattative permanenti di Allende e del PC per cercare di trovare accordi con la Democrazia Cristiana per poter continuare a legiferare e a consolidare il loro modello, mentre la sinistra – è essenziale – è in minoranza al Parlamento. Di fronte a questa situazione, assistiamo all'aumento delle lotte sociali che fanno sì che settori locali e regionali del PS, del MAPU – cristiani radicali usciti dalla DC – e del MIR chiedono di accelerare le cose, di «avanzare senza transigere», di rompere con lo Stato e l'ordine dominante. Nel maggio del 1972, in seguito a grandi manifestazioni, si tiene a Concepción un'Assemblea popolare su appello di decine di organizzazioni sindacali e sociali, di comitati di quartiere e di tutta la sinistra tranne i comunisti. L'assemblea invoca l'unificazione delle forme di potere popolare. A volte, a posteriori, si è voluto vedere in essa una specie di doppio potere popolare. In realtà è stata una grande assemblea deliberativa, di allarme, da parte della sinistra di Unidad Popular e dell'estrema sinistra, più un'interpellanza al governo che un doppio potere, come abbiamo creduto a volte in Francia. All'inizio, doveva trattarsi di un dibattito tra partiti, ma i sindacalisti e i militanti sociali hanno imposto la loro voce, con interventi sulle contraddizioni del periodo, critiche alle loro direzioni politiche, ecc. L'assemblea è stata subito denunciata: dal PC, l'unico partito che aveva rifiutato di parteciparvi, come una manovra dell'estrema sinistra, perfino manipolata dall'imperialismo, e da Allende stesso, che l'indomani, in una tribuna del Mercurio, sottolineava che poteva trattarsi di una divisione pericolosa per il governo popolare ed esortava all'unità dietro all'esecutivo.

 

Inprecor: Hai parlato dei cordones industriales. C’erano anche quelli che sono stati chiamati «comandos comunales». Puoi dirci in che cosa sono diversi dai cordones?

 

F G: I comandos comunales erano essenzialmente una rivendicazione del MIR e di alcuni settori della sinistra di Unidad Popular. Avrebbero dovuto raggruppare, oltre la classe operaia, tutti i settori dominati delle classi popolari, i «poveri della città» come diceva il MIR: gli studenti, i piccoli commercianti, i contadini. Dovevano essere una prefigurazionedelle future comuni rivoluzionarie. Questa è la teoria, sostenuta in particolare dal MIR. Nella pratica, rileviamo che facevano molta fatica ad andare oltre la fase di un'organizzazione dei settori sociali urbani detti «marginali», dei pobladores, e le problematiche del rifornimento di questi quartieri. La mancanza di convergenza tra la classe operaia e queste frazioni importanti del movimento sociale è stata un'ulteriore difficoltà per questo processo rivoluzionario: come costruire l'unità di questo campo sociale, molto eterogeneo e dalle pratiche storiche separate? Invece la sinistra del PS voleva dare la priorità ai cordones. Molto spesso questo dibattito ha rappresentato la differenza dell'inserimento sociale dei partiti: il PS era molto forte nei cordones industriales e nella classe operaia; il MIR, che aveva un debole inserimento nell'industria, ha sviluppato i comandos comunales partendo dai quartieri poveri, come a Nueva La Habana. A posteriori, lo si può analizzare come un orientamento sbagliato del MIR, il quale ha sempre voluto che i cordones industriales – la forma più avanzata del potere popolare costituente cileno – fossero reintegrati nella CUT, perché dal suo punto di vista il comando comunal era la vera forma del potere popolare. Ora, ciò che funzionò realmente furono i cordones industriales, perlomeno a Santiago e in alcune città medie... Certo, bisognerebbe anche analizzare ciò che successe nelle campagne, ma è un'altra discussione e implica un'altra ricerca. Comunque, il MIR non ha capito fino in fondo la necessità di centralizzare, di coordinare i cordones industriales, che furono tra i«tesori perduti» – per parafrasare Hanna Arendt – della rivoluzione cilena... e che, 40 anni dopo il golpe e la repressione, meritano di riemergere dall'oblio affinché si possa trarne lezioni per l'avvenire.

 

Intervista realizzata il 27 agosto 2013 da Jan Malewski

 

Franck Gaudichaud è docente universitario e militante del Nouveau Parti Anticapitaliste (NPA, Francia). Ha appena pubblicato due libri. Il primo, Chili 1970-1973, Mille jours qui ébranlèrent le monde [Cile 1970-1973, Mille giorni che scossero il mondo] (Presses Universitaires de Rennes/IDA, Coll. Amériques, 2013), analizza la discordanza del tempo tra le lotte sociali e il tempo istituzionale del governo Allende, così come la crisi del progetto di passaggio pacifico al socialismo. Il secondo, ¡Venceremos! Analyses et documents sur le pouvoir populaire au Chili [Analisi e documenti sul potere popolare in Cile] (Editions Syllepse, Paris 2013), presenta in francese i documenti del potere popolare cileno degli anni 1970-1973.

 

Da Inprecor N. 597 – settembre 2013

 

Trad. A. Marie Mouni / G. Viglino

 

 

 



1
 

 

    Il Partito Socialista Cileno era allora un partito marxista, con una ala sinistra molto forte, in particolare proveniente dal trotskismo. Non aveva niente in comune con l'attuale PS. Non era membro della Seconda Internazionale.

2    Peter Winn, Weavers of Revolution: The Yarur Workers and Chile's Road to Socialism, Oxford University Press, New York 1986.

3    Juan Espinosa & Andrew Zimbalist, Economic Democracy: Workers' Participation in Chilean Industry, 1970-1973, Academic Press, London 1978.



You are here Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Gaudichaud - Cile 1970-1973: Il respiro spezzato del potere popolare