Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Ipocrisie e dimenticanze... --> Una grottesca farsa parlamentare

Una grottesca farsa parlamentare

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La discussione politica in Italia rivela sempre più clamorosamente una lontananza abissale di tutti gli eletti dai problemi del paese. Da mesi il dibattito è polarizzato dalla pretesa di tutte le componenti di una destra in crisi profonda di sottrarre Berlusconi all’applicazione di leggi non certo concepite ad personam. L’assurdo è che a tale pretesa non si è saputo rispondere e si è subita quindi passivamente la tattica dilatoria in cui i consiglieri legali dell’ex premier sono specialisti, mentre la situazione economica e sociale precipitava. Milioni di persone sono entrate in condizioni di povertà e hanno spesso perso anche l’alloggio che avevano dovuto comprare negli anni in cui per cancellare una delle modeste riforme degli anni Settanta, l’Equo canone, era diventato praticamente impossibile prendere in affitto un appartamento. Molte migliaia di fabbriche grandi e piccole hanno chiuso, a volte solo per spostare in altri paesi macchinari comprati in genere con i contributi dello Stato, senza nessun controllo su questa attività criminale. Intanto, si rinviava, di settimana in settimana, la discussione su una banale applicazione di una legge votata quasi all’unanimità..

La maggiore assurdità è che le aule parlamentari, mentre erano indifferenti alla disperazione dei lavoratori dell’alluminio, del settore auto o elettrodomestici, della siderurgia, dei pensionati, dei ricercatori precari buttati sul lastrico, discutevano seriamente se mutare il regolamento parlamentare per timore che nel segreto dell’urna il grande corruttore che ha occupato la scena per due decenni possa acquistare ancora a dozzine i senatori come le olgettine.

Mi sembra folle. Non sono un patito dei regolamenti parlamentari, anzi mi aveva a volte irritato l’ingenuo atteggiamento del M5S che li prendeva sul serio pretendendone l’applicazione senza accorgersi che erano concepiti per impedire qualsiasi uso veramente democratico. Ma mi sembra grottesco che si elimini a colpi di maggioranza e nella immediata vigilia del voto un regolamento esistente che rende obbligatorio il ricorso al voto segreto ogni volta che almeno 20 senatori lo chiedono.

Non mi entusiasma il regolamento esistente, ma è grottesco cambiarlo, come metodo, e soprattutto come sostanza. A che serve infatti il ricorso al voto palese? Lo si capisce bene vedendo che - almeno finora, anche se siamo abituati a giravolte improvvise - si sono pronunciati a favore di questa proposta “grillina” i leader del PD e perfino di quella strana ameba che è Scelta Civica: evidentemente sanno che nel loro gregge sono molti che potrebbero essere tentati di concedere un’ennesima via di scampo a B., qualcuno per diretta venalità e sperando di essere adeguatamente compensato, ma molti perché “più onestamente” non se la sentono di condannarlo, perché si sentono nella stessa barca, si sentono giustamente affini. Ma sanno bene che l’opinione pubblica e soprattutto i loro diretti elettori allevati a pane e antiberlusconismo, non perdonerebbero un esplicito voto ancora una volta assolutorio.

Da questo la farsesca discussione, in cui peraltro emerge anche di che pasta sono gli Alfano, i Quagliarello, le De Girolamo e compagnia bella, e che si protrae oltre ogni decenza.

 

Osservazioni sulle intercettazioni

Si capisce bene a questo punto perché l’Italia abbia subito meno di altri paesi europei le intercettazioni statunitensi: a che potevano essere utili, dato il bassissimo livello del dibattito politico italiano, e la ottima disponibilità di uomini politici (servizi segreti, apparati militari, ecc.) a servire gli Stati Uniti?

Colgo l’occasione per dire che non mi convincono affatto le dichiarazioni indignate sulle intercettazioni fatte da dirigenti di altri paesi come la Germania o la Francia i cui interessi combaciano meno con quelli degli Stati Uniti. Le intercettazioni non possono essere una sorpresa per nessuno, tutti sanno come si fanno, perché tutti le usano prima di tutto al loro interno contro potenziali disturbatori dell’ordine esistente.

Le fanno da sempre: quelle telefoniche erano in uso nel primo dopoguerra, anche nei confronti di uomini politici come Giovanni Amendola e Luigi Albertini. Le trascrizioni le aveva trovate Paolo Spriano ricostruendo l’atteggiamento del potere politico verso le occupazioni delle fabbriche. Per chi non lo ricordasse, si era ancora in un regime formalmente democratico, prima del fascismo, e Amendola non era un sovversivo ma era stato più volte ministro, e Albertini era il direttore del Corriere della sera…

Più modestamente io stesso avevo scoperto due volte di avere il telefono intercettato con una cimice che permetteva di ascoltare cosa si diceva in casa, a Bari nei primi anni Settanta, grazie a un tecnico del Pignone Sud, e a Milano qualche anno dopo grazie a compagni della SIP, che aiutavano a scoprire i meccanismi collocati dai loro colleghi per conto della questura. Le intercettazionitelefonicheerano al 90% illegali, ma tanto diffuse, che furono descritte perfettamente da Elio Petri nel bel filmIndagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto,del 1970.

E allora i meccanismi erano complessi, non perfettamente mimetizzabili. Ovvio che l’era delle trasmissioni con i cellulari, e delle mail inviate via Internet, ha reso più semplice e generalizzato il controllo. Molti degli escamotages dei potenti per evitarlo, sono risultati inutili. Ad esempio Lavitola aveva fornito a Berlusconi “cellulari e schede sicuri” che tali non risultarono e non impedirono le intercettazioni. Che poi mancasse la volontà politica di usarle sul piano giudiziario quando c’erano, era altra cosa, anch’essa con radici lontane e molte responsabilità…

Quindi fa ridere lo stupore per le intercettazioni statunitensi fuori del loro territorio: è noto che a Washington non conoscono confini ma solo valutazioni politiche perfino per gli assassinii mirati o i rapimenti, figuriamoci per le intercettazioni. Le dichiarazioni dei “nostri” servizi segreti, sono solo penose, dato che è ben noto che sono disponibilissimi - e non tanto segretamente - al servizio del “paese guida”… Al massimo i servizi segreti servono a sparare balle come quella delle chiavette per i computer offerte da Putin con incorporata una trappola informatica. Veri “cavallucci di Troia”, regali adatti per candidi governanti. Se ce ne fosse stato uno disposto a usare una chiavetta offerta da un ex capo del KGB, per giunta in un momento di gravi tensioni sulla Siria, meriterebbe di essere nominato il fesso dell’anno.

(a.m.30/10/13)



Tags: Berlusconi  Stati Uniti  Merkel  Putin  

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