Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Venezuela - Onda lunga

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Ripercussioni mondiali della svalutazione in Venezuela

 

Ieri ho inserito immediatamente sul sito, in spagnolo, la notizia della svalutazione del bolivar, appena arrivata dall’ottimo e tempestivo Boletín solidario de información del Colectivo Militante di Montevideo. Era importante avvertire tempestivamente di una decisione che non poteva non avere ripercussioni immediate sui mercati finanziari di tutto il mondo.

E in effetti anche in Italia, la Parmalat, che ha forti interessi in America Latina, ed è direttamente presente in Venezuela attraverso la Industria lactea venezuelana, di cui possiede il 98,8% ha avuto subito una flessione del 4,2%, mentre la Telecom, già in difficoltà per l’avviso di Cristina Fernández Kirchner che ingiungeva di accelerare la vendita di Telecom Argentina, ed è presente anche in Venezuela, ha registrato una analoga tendenza al ribasso. Ripercussioni anche sulla Inpregilo.

Il capitalismo italiano licenzia in patria, ma investe – aiutato dallo Stato - in tutto il pianeta…

 

D’altra parte anche negli Stati Uniti ci sono state ripercussioni a Wall Street: la Procter & Gamble, la maggiore catena al mondo di produzione di beni di consumo, ha perso quasi il 2%, e più in generale la svalutazione del bolivar venezuelano, tendente a ridurre le importazioni che non sono strettamente necessarie, ha spinto al ribasso i titoli di molte altre società nordamericane produttrici di beni di largo consumo.

 

Naturalmente le ripercussioni più forti ci sono state in Venezuela, dove il giorno prima della svalutazione c’è stata una vera e propria corsa agli acquisti di elettrodomestici ma anche di prodotti alimentari. Il Venezuela importa gran parte di quel che consuma dagli Stati Uniti, dalla Colombia e dal Brasile, e quindi non è difficile prevedere che l’inflazione, già ufficialmente al 25%, possa registrare un forte balzo in avanti per il nuovo tasso di cambio, che è passato dal 2,15 al 4,30, ed è quindi raddoppiato, per moltissimi prodotti (aumenta invece di poco per le importazioni del settore pubblico).

Non è difficile prevedere che l’esistenza di due diversi tassi di cambio in un paese afflitto da una endemica corruzione, farà aumentare molte forme di evasione e di contrabbando.

 

Due brevi considerazioni: il Venezuela, già colpito dalla flessione del prezzo del petrolio, che nel 2009 ha ridotto le sue entrate di circa il 30%, difficilmente potrà continuare ad aiutare altri paesi, a partire da Cuba, come aveva fatto negli anni scorsi.

Inoltre l’appello fatto dal presidente Chávez ai militari e alle organizzazioni popolari per collaborare insieme per “impedire che i commercianti alzino i prezzi”, non sembra molto realistico.  "Alcuni borghesi, oligarchi …vanno dicendo che a causa dei provvedimenti annunciati venerdì saranno costretti ad aumentare i prezzi. Non lo accetteremo in nessun modo", ha detto Chávez nel suo programma domenicale in onda su radio e tv "Ola presidente". Ma bloccare i prezzi o imporre un tasso di cambio ufficiale inferiore a quello libero, è pericoloso, perché incoraggia speculazioni incontrollabili.

 

L’esperienza dei problemi creati a Cuba quando sono stati introdotti due o tre mercati, non è rassicurante: ha permesso di superare una situazione particolarmente drammatica, ma ha generato nuove e preoccupanti sperequazioni. Eppure Cuba aveva dalla sua un vantaggio: non aveva imprese capitalistiche nazionali e multinazionali operanti sul suo territorio, come è nel caso del Venezuela.

(12/1/10 ore 12)

 

Per Cuba rinvio ai molti articoli inseriti nel sito, mentre per la svalutazione in Venezuela segnalo il buon articolo di Matteuzzi sul Manifesto di oggi.