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La pagina di Antonio Moscato

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Orgia di droni tuttofare

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Per far accettare la destinazione di settori consistenti del bilancio statale alla spesa militare, i mass media elogiano periodicamente le nuove acquisizioni di droni per fini inverosimili: ad esempio la RAI ha segnalato l’uso di droni per rilevare dall’alto movimenti franosi nelle zone colpite dal maltempo: una balla inverosimile, ovviamente. Perché si dovrebbe usare un aereo senza pilota in casi del genere? Hanno forse paura che gli alluvionati sparino sul velivolo?

D’altra parte anche il sistema SkyISTAR di cui parla l’articolo di Antonio Mazzeo, sarebbe ideato - come specifica Selex - per “svolgere missioni di pattugliamento; intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR); individuare target puntuali e rispondere alle diverse minacce che spaziano dagli attacchi terroristici all’immigrazione illegale, alla protezione delle zone economiche esclusive, alle infrastrutture e siti critici”. Anche questa spiegazione contiene ammissioni reali sugli scopi, insieme a annunci menzogneri. Perché usare un velivolo senza pilota per contrastare l’immigrazione illegale? Unica spiegazione possibile, potrebbe essere quella di evitare che un essere umano alla guida del velivolo abbia scrupoli di coscienza respingendo in mare l’immigrazione illegale… Ma basterebbe imbottire i piloti – come si fa abitualmente - di ideologia razzista e securitaria, propinata dal ministro della Difesa di turno (Mauro, non lo pensavo possibile, è ancor peggio del predecessore, l’ammiraglio Di Paola…), e non si correrebbero troppi rischi. In ogni caso, questi mezzi per la ricognizione e il soccorso, potranno in caso di necessità “utilizzare le armi che possono ospitare al loro interno”

Forse c’è un’altra spiegazione: i droni sono più cari dell’equivalente con pilota, e quindi moltiplicarne gli acquisti significa moltiplicare le percentuali di provvigione. Da sempre. È ora di mettere al centro di ogni discorso di sinistra il rifiuto assoluto e totale di queste armi costose e criminali. Ogni giorno, senza stancarsi mai.

(a.m.7/12/13)

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Ed ecco l’articolo di Antonio Mazzeo.

 

Test a Trapani Birgi dei nuovi droni squalo

di Antonio Mazzeo

La Sicilia poligono sperimentale dei velivoli senza pilota destinati ai futuri scacchieri di guerra. Le società Piaggio Aereo Industries e Selex Es riferiscono di aver utilizzato a novembre la base del 37° Stormo dell’Aeronautica militare di Trapani Birgi per i test di volo del dimostratore P.1HH DEMO, il nuovo aereo a pilotaggio remoto realizzato nell’ambito del programma denominato “HammerHead” (Squalo Martello). Il drone è decollato da Birgi per la prima volta il 14 novembre sorvolando sul Mediterraneo per circa 12 minuti alla quota di 2.000 piedi e a una velocità di 170 nodi. Le operazioni sperimentali sono state condotte da un team congiunto Piaggio - Selex con il supporto del personale militare dello scalo siciliano. Nella sua breve attività aerea, il dimostratore è stato scortato da due caccia-addestratori MB.339 dell’Aeronautica militare. Ai test sperimentali hanno contribuito pure la Marina militare e l’Esercito. Un mese prima, infatti, il drone era stato trasferito in Sicilia a bordo della nave da sbarco “San Marco” dopo un ciclo di prove effettuato sulle piste dell’aeroporto di Decimomannu (Sardegna). Il velivolo fu imbragato nel porto di Cagliari da un elicottero CH-47 dell’Esercito italiano e successivamente posizionato sul ponte di volo della “San Marco” diretta a Trapani.

“Questo genere di programmi ad elevato contenuto tecnologico determina significative ricadute sull’acquisizione di competenze dell’industria italiana”, ha spiegato l’ufficio stampa del ministero della Difesa. “L’adozione e l’integrazione di tecnologie all’avanguardia a livello mondiale consentiranno un sensibile sviluppo  della capacità di controllo d’area, rendendo possibile la monitorizzazione simultanea ed in tempo reale di un’area di centinaia di Km quadrati, ampliando notevolmente le capacità operative e lo spettro dei possibili servizi fornibili dai sistemi a pilotaggio remoto”. L’Aeronautica militare guarda con particolare interesse allo sviluppo del velivolo prodotto da Piaggio Aereo Industries. Nel giugno 2013, il generale Claudio Debertolis, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, ha dichiarato che lo “squalo martello” potrebbe essere chiamato a sostituire i velivoli senza pilota Reapers, utilizzati dalle forze aeree in Afghanistan e Pakistan e da qualche mese pure nel Canale di Sicilia nell’ambito dell’operazione anti-migranti “Mare Nostrum”. Debertolis ha aggiunto che l’Italia potrebbe ordinare una decina di questi nuovi droni e che gli stessi potrebbero essere dotati di sistemi missilistici o bombe. “I P.1HH sono abbastanza grandi da poter ospitare armi al loro interno”,ha dichiarato il generale. Da drone-spia il velivolo diverrebbe così un drone-killer, consentendo così all’Aeronautica italiana di intervenire in Africa e Medio oriente con un micidiale sistema di morte. “Siamo intenzionati a inviare una lettera d’intenti ad altri paesi partner per promuovere il velivolo”, ha aggiunto il generale Claudio Debertolis. Secondo l’amministratore delegato di Piaggio Industries, Alberto Galassi, lo “squalo martello” è pure il migliore candidato per il programma dell’Unione europea di sviluppo di un prototipo MALE (medium-altitude and long-endurance), cioè in grado di volare a medie altitudine e per lungo tempo.

Il P.1HH “HammerHead” è la versione senza pilota del bimotore P.180 prodotto dalle officine Piaggio e utilizzato in ambito civile e militare da numerosi paesi al mondo. Con un’apertura alare di 15,5 metri, il drone può raggiungere la quota di 13.700 metri e permanere in volo per più di 16 ore. La missione è gestita da una stazione di terra, collegata attraverso un centro di comunicazione in linea di vista e via satellite che consente il controllo remoto dei sistemi di navigazione dell’aeromobile. Il velivolo è stato dotato da Selex ES (gruppo Finmeccanica) di torrette elettro-ottiche, visori a raggi infrarossi e radar “Seaspray 7300”. L’azienda italiana ha pure realizzato le apparecchiature di gestione e controllo del velivolo e del segmento di terra, sulla base del sistema SkyISTAR ideato - come specifica Selex - per “svolgere missioni di pattugliamento; intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR); individuare target puntuali e rispondere alle diverse minacce che spaziano dagli attacchi terroristici all’immigrazione illegale, alla protezione delle zone economiche esclusive, alle infrastrutture e siti critici”.

L’annuncio del primo volo sperimentale dello “squalo martello” da Trapani Birgi è stato fatto in occasione del Dubai Airshow 2013, la fiera internazionale del settore aereo, civile e militare, tenutasi recentemente negli Emirati Arabi Uniti. Dal 2006 Piaggio Industries è controllata in buona parte da Mubadala Aerospace, società aerospaziale della Mubadala Development Company, holdingfinanziaria del governo di Abu Dhabi e partner del colosso Lockheed Martin (il produttore dei controversi cacciabombardieri F-35 e del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS della Marina militare USA) e di Alenia Aermacchi (Finmeccanica) per realizzare i 48 velivoli d’addestramento M343 acquistati dagli Emirati. A fine novembre 2013, Mubadala Aerospace ha accresciuto la sua quota in Piaggio Aereo dal 33 al 41% a seguito di un aumento di capitale di 190 milioni di euro circa. Contestualmente anche Tata Ltd., società con sede a Londra ma dipendente dal gruppo indiano Tata, ha portato al 44,5% il proprio controllo azionario di Piaggio, mentre l’investitore italiano Piero Ferrari è cresciuto dall’1 al 2%. A vendere, il fondo d’investimento HDI, passato dal 33 al 12,5%.

Negli Emirati, Piaggio Aereo ha pure avviato una partnership strategica con Adasi (Abu Dhabi Autonomous System Investments), holding finanziaria con sede ad Abu Dhabi, per sviluppare un nuovo aereo pattugliatore multiruolo per missioni di sorveglianza (Mmppaa - Multirole Patrol Aircraft). L’accordo del valore di circa 100 milioni di euro prevede la progettazione e la realizzazione di due prototipi entro la fine del 2014. Nonostante l’industria aerea sia ormai in mano quasi esclusivamente a capitali arabi e indiani, il contratto è stato inserito nell’ambito dei programmi di cooperazione militare Italia-Emirati Arabi Uniti.

Il nuovo velivolo sarà destinato a missioni di sorveglianza aerea, pattugliamento terrestre, costiero e marittimo e persino a comunicazioni d’intelligence. L’Mmppaa avrà un’autonomia di volo di 10 ore, un raggio operativo di oltre 6.100 km, una velocità di crociera di 650 km all’ora e verrà equipaggiato con un radar di ricerca e sensori elettrottici ed infrarossi.

 



Tags: droni  Antonio Mazzeo  Di Paola  Mauro  

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