Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Tsipras: sì all'euro ma l'Europa è da rifondare

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Riprendo questa informazione abbastanza esauriente sulla prima apparizione pubblica di Alexis Tsipras a Roma scritta da Checchino Antonini. Purtroppo la seconda apparizione (a “Ottoemezzo” di Lilly Gruber a La7 nella stessa serata) non è stata altrettanto felice, per una evidente debolezza della traduzione simultanea, e la assoluta inadeguatezza della “garante” che accompagnava Tsipras, Barbara Spinelli, che non aveva idea di cosa dovrebbe essere una alternativa di sinistra. Non è stata nemmeno capace di fare un minimo di propaganda al progetto, almeno nominando Andrea Camilleri, l’unico dei sei garanti che è conosciuto fuori delle piccole cerchie intellettuali in cui sono noti gli altri cinque… Da segnalare anche l’ampia informazione apparsa oggi su il manifesto. [a.m. 8/2/14]


 

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di Checchino Antoninisu Pop Off


«Non verrà "dall'altra parte del mondo" come Papa Francesco, ma anche ad Alexis Tsipras, fatte le dovute proporzioni, tocca un compito analogo a quello di Bergoglio nella Chiesa: mettere ordine nella sinistra radicale italiana e rinnovarne l'armamentario ideologico e il personale politico, pena l'estinzione». Davvero è come scrive Angelo Mastrandrea sull'Espresso oppure Alexis Tsipras parla già come premier greco in pectore (lì si vota qualche settimana dopo le europee e Syriza è data prima nei sondaggi) e punta a sfondare il "recinto" della sinistra per recuperare consensi regalati dal voto utile al Pd e dal malpancismo a Grillo e così accreditarsi con i possibili alleati di governo? Quanto gli interessa la possibilità che nasca un'esperienza come Syriza anche in Italia, l'unico dei paesi dell'eurozona in cui non esiste una sinistra radicale? E quanto interessa tutto ciò al fronte composito che sostiene la sua candidatura alla presidenza della Commissione europea, a partire dai garanti, i "professori", che hanno raccolto sedicimila firme per l'impresa che comincia a prendere corpo con queste giornate italiane del giovane leader della sinistra greca? Riuscirà, come ha scritto Toni Negri con Sandro Mezzadra, a rompere l'incanto neoliberale o si stempererà in un'opzione politicista? Che lista uscirà fuori stavolta? E chi verrà eletto entrerà nel Gue oppure scivolerà verso il Pse?

Barbara Spinelli, una dei sei garanti, spiega che questa della lista Tsipras è l'opzione più europeista per una rifondazione europea. Dice anche, la figlia di Altiero, quello del Manifesto di Ventotene, che è radicale perché la realtà è radicale, che la crisi è come una guerra e che questa impresa viene dall'esilio perché una sinistra non c'è da troppo tempo.

«E' vero, i partiti della Troika alimentano l'euroscetticismo, siamo noi i più europeisti»: giacca blu, camicia azzurra senza cravatta, sono le sei meno un quarto del pomeriggio quando l'ingegnere 40enne - che dal 2009 al 2012 ha portato Syriza dal 4,6 a quasi il 27% - arriva al Valle Occupato. La gente è stipata dentro e intorno al teatro per la 'primà di Alexis Tsipras, invitato a Roma dai promotori della lista unitaria. In fila per entrare c'erano molte facce nuove e qualche viso noto da Stefano Rodotà a Paolo Ferrero, da Vittorio Agnoletto, Roberto Musacchio, Sandro Medici, Fabio Mussi e mezza Sel fino a Antonio Ingroia e insieme ad alcuni dei sei promotori della lista italiana per Tsipras (Barbara Spinelli, Paolo Flores D'Arcais e Guido Viale), c'è anche Carlo Freccero. «Non sono tra voi come capo di un nuovo partito politico - avverte - ma sono venuto a portare l'esperienza di unità che ha portato Syriza a un passo dal governo».

«La nostra - chiarisce subito - sarà una lista di sinistra, costruita dalla e nella società civile per allargare gli spazi di democrazia in Europa». L'obiettivo dichiarato è «mettere fine al calvario dei cittadini europei causato dall'austerità, dettata dalle politiche neo liberiste. Nessuno deve passare quello che stiamo passando noi in Grecia. Ci rivolgiamo ai giovani, ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati e a tutti quelli che negli anni hanno visto ridursi diritti e conquiste, vogliamo rappresentare tutti quelli che lottano disperatamente per vivere in maniera dignitosa». Il risultato delle europee, per Tsipras, sarà cruciale per «cambiare gli equilibri e sventare le larghe intese». Il suo governo, in Grecia, sarà il «granello di sabbia che ferma l'austerità» ma risultati buoni delle sinistre nei paesi del Sud «possono paralizzare quella macchina», aveva detto poco prima alla stampa estera. Più tardi precisa nel teatro che, «l'Europa è un terreno di lotta per cambiare i rapporti di classe». Uscire dall'euro, per il leader di Syriza, non è una soluzione: «Non è la concorrenza monetaria tra i nostri paesi, la corsa alla svalutazione, che potrebbe essere vantaggiosa per i popoli. E' l'Europa che deve cambiare».

«Per anni - ha detto ancora Tsipras - abbiamo seguito con interesse il dibattito della sinistra in Italia, laboratorio dell'innovazione e del cambiamento. Ora la sinistra italiana guarda alla Grecia cercando risposte. Noi e voi dobbiamo cercare di non imitarci o di essere in competizione ma di stare tutti uniti». In sala la gente sorride al pensiero che c'è stato un tempo in cui la sinistra italiana era un punto di riferimento anche fuori dalle frontiere. Tsipras cita Gramsci, Togliatti e Berlinguer, strappa l'ennesimo applauso e fa l'esempio dei referendum: «Non non li abbiamo mai potuti vincere perché da noi non sono consentiti. Voi avete conquistato l'acqua pubblica». Magari l'incontro con Vendola, previsto nel suo carnet frenetico di queste ore, potrebbe disilluderlo parecchio visto che il Governatore di tutte le Puglie (in buona compagnia dei suoi colleghi) di quel risultato referendario s'è fatto beffe.



«Per fare sì che l'Europa cambi, dobbiamo prima impegnarci per cambiare i nostri Paesi». Tsipras pensa in grande, insomma, e coltiva l'aspirazione di organizzare una conferenza internazionale per ridurre il debito dei Paesi dell'area euro, liberando risorse, primo irrinunciabile passo per «rilanciare le economie distrutte da anni di neo liberismo». Dovesse diventare premier lui ne taglierà almeno il 60%. Nell'Europa del 3%, che considera il debito pubblico un pericoloso virus da estirpare, il New Deal torna di attualità.

E' già ora di cena quando la gente sciama dal teatro. Molti di loro sono entusiasti, altri si scervellano per rispondere alle domande dell'attacco di questo articolo. Il prossimo step sarà il lancio di un appello alla partecipazione, poi la raccolta delle firme.

 



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