Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Il vaso di Pandora. Le urne in Sardegna

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Un commento più articolato dei compagni di SIS-MA, sinistra indipendentista sarda-movimento anticapitalista. Vedi anche: Congratulazioni, cento di questi successi!

 

1: PRIMO  RESPONSO : L' ASTENSIONE.  Quello che tutti fino alla fine si sono ostinati a non vedere, cioè la montante politicità del non voto, è in termini matematici e sociologici il dato più rilevante delle elezioni regionali sarde; all'atto dell'apertura le urne sono risultate vuote per il 48%, che sommato al 2% di schede bianche e nulle quantifica il vuoto praticamente al 50%. Questa è l'unico responso inequivoco delle urne: come tutti i responsi consente interpretazioni, ma non ammette repliche.

 

2: SECONDO  RESPONSO : LA  COSTRUZIONE  DEL  VUOTO.  Il candidato delle 11 sigle coalizzate nel centrosinistra, ha “vinto” con poco più del 42% dei voti espressi; il candidato delle 7 sigle coalizzate nel centrodestra ha “perso” con poco meno del 40%. In realtà queste percentuali, se rapportate al numero dei voti validi (cioè al 50% del totale elettorale) corrispondono sul totale elettorale a un consenso del 21% per il vincitore e del 20% per lo sconfitto. Sempre sul totale elettorale, gli outsider Murgia e Pili pesano in termini di consenso rispettivamente per il 5% e per il 3%; le presenze di bandierina, Devias e Sanna, si attestano desolatamente a mezzo punto. In sostanza, nessuna delle proposte in campo è stata capace di produrre consenso, e tuttavia proprio per questo inutile gioco nessuna si è preoccupata di produrre e organizzare il dissenso. Con la parziale eccezione di Pigliaru, subentrato improvvisamente direttamente dalla panchina dell'università a riparare i guasti del maggiore partito, ciascuna di esse ha seminato nella campagna elettorale più discredito che credibilità, avvilendo ciascuna il proprio specifico ambito di valori politici e civili. La finzione di programmi di governo, giunte immaginarie e soluzioni amministrative da  fratelli Grimm ha oscurato i problemi reali e impedito sia la formulazione di credibili programmi di governo che la formulazione di elementari programmi di opposizione. E' dunque logico che metà di quelli che non vedono non votano, e che quelli che votano accettano di farlo senza vedere.

 

3: TERZO  RESPONSO : IL  PARADOSSO  DEL  CENTROSINISTRA. Dunque vince Pigliaru, candidato del centrosinistra. Tuttavia sul consenso alle liste il centrosinistra perde nettamente sul centro destra, precisamente per 44% a 42,5%  (cioè, in relazione al totale dell'elettorato, per 22% a 21%); tale divario sarebbe stato senza dubbio molto più ampio a favore del centrodestra nel caso di una resistenza del PD sulla candidatura Barracciu alla presidenza, cosa che a quelle condizioni avrebbe determinato con assoluta certezza la vittoria tout court dello stesso Cappellacci. Infatti il contributo del PD alla coalizione di centrosinistra è di appena metà del totale dei voti della coalizione Pigliaru; il che significa che di fatto Pigliaru, non iscritto al PD ma candidato in extremis in sostituzione di Barracciu all'atto dell'apertura (provvidenziale) dell'indagine giudiziaria sulla medesima, ha vinto le elezioni non “grazie” al PD ma “nonostante” il PD. Il PD, il partito più votato, in realtà prende solo 150.000 voti e cioè pesa il suo grado di consenso in termini di 10% sul totale degli elettori (o se si vuole, circa il 20% sul totale dei votanti), ma contribuisce per meno della metà al bottino elettorale di Pigliaru. Al PD segue in linea decrescente il consenso a Forza Italia, UDC, ecc., fino a una frammentazione coalizzatoria di 18 sigle nei due fronti: è l'effetto paradosso del cosiddetto maggioritario. Il caso clinico del maggioritario minoritario, sperimentato da Murgia e Pili con una collezione di etichette stravaganti, supera i confini della normale comprensione, per la manifesta propensione al suicidio da soglia di sbarramento: la ragione per la quale, potendo puntare a una soglia del 5%, essi abbiano scelto di collegare sigle fittizie per portare la loro soglia al 10%, appare infatti in sé del tutto irragionevole.

 

4: QUARTO  RESPONSO:  NO  HAY  BANDA.  Come si può vedere nell'inquietante metafora teatrale di un celebre film di David Linch, oggi la Sardegna di fatto non sa per chi ha votato, per cosa ha votato, e soprattutto “se” ha votato. Non sa cosa debbano fare gli attori, se vi sia un pubblico, e se la parte davvero più attenta di questo sia quella che ha votato o quella che non ha votato. Sa che ha indicato un nuovo attore su tutti gli altri, Francesco Pigliaru, al quale ha dato tuttavia come tacito e imperioso mandato il divieto di recitare lo stesso copione. Ma nessuno, e nemmeno Pigliaru, sa in osservanza di quale altro copione. Infatti i 150.000 voti del PD sul totale di 312.000 voti di Pigliaru indicano una netta divaricazione tra il copione di partito e le aspettative degli elettori di centrosinistra, ma a sua volta Pigliaru non annuncia altro se non la sua determinazione a giocare i suoi assi, che nessuno sa se esistano e quali siano. Come spesso succede nelle situazioni di crisi e di mancanza di vie d'uscita, si è trattato di un voto per la speranza piuttosto che per un programma. In questo, appunto, si tratta del vaso di Pandora e quindi anche di tutti i nuovi annunci di tempesta. Come in ogni vero vaso della dea, sono comunque esorcizzati alcuni mali peggiori di altri: non solo Cappellacci alla presidenza, Giorgo Oppi all'ambiente, Oscar Cherchi all'agricoltura, Flavio Carboni negli uffici, generali dei carabinieri a dirigere enti paramafiosi ecc.: magra consolazione, ma anche sul retaggio del vecchio Ugo, no hay banda.

 

5:  QUINTO  RESPONSO: L'INDIPENDENTISMO, IL MACIGNO DI SISIFO.  In tanta nebbia le urne aprono tuttavia uno squarcio di inclemente certezza, e cioè l'autoazzeramento politico degli indipendentisti elettorali; alla luce dei fatti tale risultato, benché bruciante, va oggi salutato nell'interesse dell'indipendentismo e della trasformazione socialista come benefico, necessario e sperabilmente definitivo; tutti i millantatori e inventori di figurine si sono trovati ingabbiati con le loro stesse chiavi e le interpretazioni fintamente soddisfatte che si ostinano ad esibire dalle gabbiette mediatiche per le quali si sono spesi appaiono sfatte negli argomenti e prive di responsabilità nei confronti del popolo sardo. Ma la causa anticolonialista non è un connotato biografico, né una scelta esistenziale, né una partita elettorale: come il macigno di Sisifo, o l'incessante tela di Penelope per la cui forza generazioni di militanti si sono spesi, è un'opera immensa che sconta i suoi avanzamenti e le sue cadute. Questa di oggi è una caduta davvero grave: essa pesa visibilmente molto di più su chi l'ha subìta piuttosto che su chi tanto irresponsabilmente l'ha provocata, in quanto l'avere portato alla banalizzazione questo problema nella sua chiave politica da parte degli indipendentisti elettoralisti e settari si ritorce nella accresciuta difficoltà della sua proposizione sul fronte più quotidiano e più generale delle lotte sociali. Come altre volta, ora, non ci resta che ricominciare da capo.

 

SIS-MA, Sinistra Indipendentista Sarda - Movimento Anticapitalista.

 



Tags: Sardegna  PD  SEL  indipendentismo  

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