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Attualità e Polemiche --> Ipocrisie e dimenticanze... --> Nuovo governo e vecchie politiche ridipinte

Nuovo governo e vecchie politiche ridipinte

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di Franco Turigliatto

da Sinistra Anticapitalista

 

Un aggiornamento al puntuale articolo di Turigliatto: un giudizio sintetico sul lungo monologo di Matteo Renzi lo ha espresso poco dopo Nichi Vendola, che ha osservato che in oltre un’ora Renzi non ha detto nulla di concreto. Ad esempio, che vuol dire “lavoro”, “fisco”, ecc. senza indicare minimamente cosa si farà?

Una volta tanto posso quindi citare con piacere Vendola, condividendo una sua analisi. Va detto che effettivamente di discorsi fumosi che non indicano nulla di concreto Nichi è il massimo esperto in Italia… (a.m.24/2/14)

 

Il nuovo governo debutta in parlamento e Renzi si esibisce in una performance in cui combina una ipocrisia senza confine (l’omaggio alla scuola e ai suoi insegnanti), una demagogia dispiegata a piene mani (sul coraggio, sulle opportunità dei giovani), una affabulazione reiterata ed insopportabile (i luoghi comuni proposti per coprire il vuoto o nascondere la natura delle sue proposte reali), un finto basismo (l’uomo comune che vuole recuperare la fiducia del popolo alla politica), bassi artifizi retorici (per deridere l’unica reale opposizione presente, cioè le/i elette/i dei 5 stelle, ma anche per prevenire quelle potenziali future). Un teatrante, un modesto teatrante, difficile da reggere fino in fondo, come è difficile reggere l’altro teatrante, ora decaduto dal Senato, con cui ha concluso l’accordo che gli ha aperto la porta della Presidenza del Consiglio   

Al di là della giovane età dei suoi ministri e, per la prima volta, di una significativa rappresentanza femminile, al di del nuovismo proclamato a tutto campo, è un governo di continuità sul piano economico e sociale, un governo leggero e nello stesso tempo vecchio e politicamente reazionario.  

Purtroppo non basta essere giovani per voler ricostruire un futuro sociale alle giovani generazioni e non basta essere donna per porre termine all’attacco sociale e ai diritti delle donne, quando, per farlo sarebbe necessario rovesciare come un calzino le politiche liberiste ed invece si agisce  in quanto ministri della classe avversa.

In altri termini è un governo dei padroni come per altro hanno espresso le reazioni della Borsa e i pronunciamenti delle forze economiche che contano.

La composizione sociale del governo

A confermare la natura del governo stanno poi le storie e i personaggi che hanno assunto la carica di ministro; a partire dal Presidente che vuole emulare il socialiberista Blair.

Il ministro dell’economia Padoan è una figura borghese esemplare: già consigliere del governo d’Alema e di Amato, è stato tra il 2001 e il 2006 direttore esecutivo per l'Italia del FMIoccupandosi di Grecia, Portogallo e vari altri paesi e gestendo anche la disastrosa crisi argentina del 2001; nel 2007 è diventato vice segretario generale dell’OCSE e nel dicembre del 2009 anche capo economista; è il rappresentante dell'OCSE al G20 finanza ed è stato consulente della BCE. Non stupisce quindi che sia un fervente sostenitore della controriforma delle pensioni della Fornero. Risulta quindi una vera garanzia per i mercati internazionali; per questo è stato fortemente voluto dal Presidente della Repubblica: con lui l’Italia si manterrà sui binari del liberismo.

Al Ministero dell’Interno rimane Alfano, una certezza per i potenti, per lo stesso Berlusconi e tutte le destre, una minaccia permanente di repressione per tutti i movimenti sociali e del lavoro e per coloro che lottano per difendere i diritti e l’ambiente, a partire dai militanti No tav.

Un altro esponente della destra, Lupi resta alle Infrastrutture e ai Trasporti a garantire che le grandi opere distruttive per le popolazioni e i territori, ma lucrose per alcuni, si faranno.

Al Ministero della Difesa per la prima volta va una donna, Roberta Pinotti del PD,  già presidente della commissione difesa della Camera e poi vicepresidente di quella del Senato. Anche questa figura è una certezza per le alte sfere militari. Durante il secondo governo Prodi, molti scherzavano sul fatto che troppi parlamentari del centro sinistra avevano una subalternità tale ai vertici militari che raramente si toglievano l’elmetto di testa. La deputata Pinotti era una di quelle che non lo toglieva mai.

Andrea Orlando del PD, già ministro dell’Agricoltura assume il dicastero delicatissimo della Giustizia (!?); propugnatore di una radicale riforma del settore non può non essere guardato con un certo sospetto, da quando il termine riforma non è più sinonimo di passi in avanti per le classi subalterne, ma di rafforzamento degli interessi dei potenti.

Maria Elena Boschi del PD va alle Riforme e Rapporti con il parlamento, per realizzare l’obbiettivo fondamentale di Renzi, il varo delle controriforme istituzionali ed elettorali che sono state al centro del suo discorso programmatico alle Camere.

Beatrice Lorenzin del centrodestra viene confermata Ministro della Sanità per continuare come e più di prima lo smantellamento della sanità pubblica.

Il mondo della scuola non può che essere preoccupato dalla conferma al Ministero dell’Istruzione di Stefania Giannini di Scelta Civica.

Per non lasciare dubbi sulla direzione di marcia allo Sviluppo economico troviamo direttamente Federica Guidi imprenditrice, già Presidente dei Giovani di Confindustria.

E mi fermo qui perché credo possa già bastare, anche se forse è opportuno ricordare ancora che Graziano Delrio diventa sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; è il braccio destro di Renzi, vero uomo forte della compagine ed esperto personaggio politico, già sindaco di Reggio Emilia e succeduto a Chiamparino nel 2005 alla Presidenza dell’Associazione nazionale comuni italiani (ANCI) in contrapposizione a Michele Emiliano sindaco di Bari.

I problemi di Renzi

Nonostante il successo Renzi si trova di fronte a parecchi problemi, a partire da una situazione economica e sociale drammatica e da vastissimi settori sociali frustrati e sfiduciati. Il rebus principale che ha di fronte è il seguente: come agire in continuità con le scelte liberiste e le politiche di austerità delle classi dominanti e determinate dal quadro europeo e dall’altro cercare di non disperdere immediatamente la credibilità del suo operato inventandosi qualche operazione d’immagine e/o truffaldina (zollette di zucchero insieme ad amare medicine) per mantenere e possibilmente rafforzare il suo governo? Già, dove reperire delle risorse se non le si vogliono prendere là dove sono state accumulate negli anni, nei potentati economici e finanziari, nelle classi superiori?

Ha costruito le sue fortune sulla rapidità di proposta e di esecuzione della stessa; adesso è “obbligato” a mantenere lo stesso ritmo; nella disperazione del presente, alcuni settori di massa affidano le loro speranze agli uomini della provvidenza, ma si aspettano anche soluzioni rapide ai loro problemi.

Diamanti ha riassunto molto bene questi stati d’animo: “Il fatto è che gli elettori non si fidano più dei partiti e neppure delle istituzioni. Per cui tendono a personalizzare tutto. Anche e soprattutto le loro speranze. E oggi, dopo Monti, Bersani e Letta, finito il tempo dei tecnici e dei partiti, si affidano a un Capo che non si fida molto dei tecnici e neppure dei politici e dei partiti. Anche se (e proprio perché) pare faccia opposizione anche se sta al governo. Quasi che non c'entrasse con quel mondo.

Il percorso del governo è quindi abbastanza stretto e il suo futuro incerto, sia perché le sue scelte socio economiche sono obbligate e quindi penalizzanti per la maggior parte dei cittadini, sia perché è obbligato ad inventarsi qualcosa (e non potrà essere che un soldo falso) per mantenere credibilità popolare.

In Senato Renzi dispone di una maggioranza ristretta. E’ pur vero che Berlusconi lo sostiene nella misura in cui insieme puntano a realizzare le controriforme istituzionali, ma Forza Italia ha interesse ad indebolirne la credibilità per arrivare poi rapidamente alle elezioni.

Il ricorso alle elezioni è probabilmente anche il disegno di Renzi, ma per poterselo permettere deve nella prossima fase consolidare i consensi, affinché la sua rapida ascesa non si trasformi in un crollo altrettanto rapido.

Occorre sempre ricordarsi che le misure economiche degli anni scorsi stanno oggi esplicando tutti i loro veleni: si pensi al precipitare della situazione nella scuola, dove non solo continuerà l’emorragia degli insegnanti, ma dove già oggi i tagli stanno comportando il venir meno di servizi essenziali semplici come la pulizia delle scuole. Per quanto riguarda la sanità  i dati sono agghiaccianti: tra il 2007 e il 2012 la povertà assoluta è cresciuta del 60%,  interessando il 6,8% della popolazione cioè cinque milioni di persone; in queste famiglie la spesa sanitaria mensile è di 16,34 euro al mese rispetto al 92,545% della media italiana. Ma il problema è proprio questo: perché si “deve spendere” per la sanità quando dovrebbe essere gratuita e di qualità per tutti?

Poi ci sono più di tre milioni di disoccupati e di altrettanti “scoraggiati” che non cercano neppure il lavoro e che, se iscritti agli uffici per l’impiego farebbero raddoppiare il tasso ufficiale di disoccupazione portandolo ad oltre il 22% che è però la misura reale del dramma occupazionale. Inoltre il 2014 si è aperto con 440.000 lavoratori in cassa integrazione con una perdita di 700 euro a testa medi.

Le ricette dell’OCSE e i programma del governo

In questi giorni in occasione del G2O di Sydney l’OCSE ha pubblicato un rapporto, che dopo aver fornito un quadro abbastanza cupo, per altro reale dello stato dell’economia mondiale, tra cui la decelerazione dei paesi emergenti negli ultimi anni particolarmente dinamici, propone  “preziose” ricette su quanto dovrebbe fare chi governa l’Italia.

Per combinazione l’estensore del documento è il capo economico dell’Ocse, un certo Padoan che, guarda caso, proprio in questi giorni è diventato il ministro dell’economia italiano…

Non c’è nulla di nuovo nelle ricette liberiste che sono la semplice fotocopia di quanto viene suggerito da anni da questi organismi a tutti i paesi e che hanno già prodotto tanti guai.

In primo luogo si propone di ridurre il cuneo fiscale, cioè di alleggerire ulteriormente l’imposizione fiscale alle imprese. Occorre in proposito ricordare che la riduzione del cuneo fiscale fu operata dal governo Prodi nell’estate del 2006 e che era stimata in un 5%, di cui il 3% a valere per le imprese e un 2% per i dipendenti. A quel tempo ci furono molte discussione sui benefici effettivi per i lavoratori; di certo ci fu soltanto che i tagli costituivano un regalo, ogni anno, di 7 miliardi di euro per aziende e banche (7x8 anni, quasi 50 miliardi risparmiati fino ad oggi).

Renzi alle Camere ha proposto che la riduzione del cuneo sia a due cifre, cioè almeno del 10%! I soldi dovrebbero essere presi dalla spending review, cioè dal taglio della spesa pubblica, dai servizi per i cittadini… Ha proposto anche lo sblocco totale dei debiti pubblici nei confronti delle imprese e la costituzione di un fondo di garanzia per le piccole imprese. Dove prendere i soldi? Dalla Cassa depositi e prestiti, cioè da quel salvadanaio che raccoglie i risparmi dei cittadini e che sta diventando un luogo di saccheggio per ogni operazione a favore dei ricchi e delle imprese.

L’altra proposta dell’OCSE è ridurre la dualità tra le fasce di dipendenti, cioè ridurre diritti e salario a certe fasce di lavoratori  e contemporaneamente  spostare la “protezione dal mantenimento del posto di lavoro al reddito”. Traduciamo in italiano: significa liberalizzare completamente il mercato del lavoro introducendo la totale libertà di licenziamento, abolendo gli istituti della cassa integrazione e della mobilità che ancora collegano la lavoratrice o il lavoratore a un posto di lavoro e a un’azienda, generalizzando per tutti una forma di reddito di sussistenza. Cioè i padroni fanno quello che vogliono con la forza lavoro; ai disoccupati si da una piccola elemosina per un certo periodo incitandoli a trovare un posto di lavoro; se poi non lo trovano sono cavoli loro. Questo è esattamente quanto ha proposto Renzi vagamente nascosto nelle fumoserie del suo “piano del lavoro” e sulla necessità di avere delle “normative rinnovate per attrarre gli investimenti”.

Preannunciati anche forti interventi sul fisco e naturalmente  interventi complessi e risolutivi sulla giustizia.

Una norma dimenticata

Il problema di Renzi sta tutto nel cercare di andare per questa “via maestra padronale” e nello stesso tempo inventare qualcosa che lo renda popolare, possibilmente non solo a parole, ma in concreto: non è facile.

Renzi avrebbe a disposizione una misura semplice per restituire ai lavoratori una parte del maltolto, esiste una legge che dà al governo la possibilità di restituire ai salariati quanto viene loro rubato dal fiscal drag, quel meccanismo infernale per cui il salario cresce solo formalmente e non in valore reale, sottoposto però ad aliquote superiori di imposizione fiscale; i lavoratori pagano di più di quanto sarebbe dovuto.

Non lo ha fatto il governo Prodi che pure avrebbe avuto più possibilità economiche e politiche; difficile che lo faccia Renzi. Fassina, l’economista del PD, presunto di sinistra, veda di ricordarsene.

Noi nel frattempo proveremo a costruire l’opposizione politica e sociale a questo nuova versione del governo dei padroni.



Tags: Renzi  Berlusconi  Vendola  

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