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I comuni nell’occhio del ciclone

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I comuni nell’occhio del ciclone

Pubblichiamo l’articolo sul comune di Napoli e rimandiamo a quello di Bersani sul comune di Roma, la guerra sporca agli enti locali.I comuni italiani sono entrati nell’occhio del ciclone e l’opposizione ai piani di pareggio di bilancio a livello locale risulta oggi frontiera di prima linea nello scontro di classe nel paese.

di Umberto Oreste

da Sinistra Anticapitalista

Napoli, come Roma e come tanti altri comuni italiani è caduta nella rete del predissesto. Il piano di rientro dal debito è stato rigettato da una delibera della Corte dei Conti nell’adunanza del 20 gennaio, resa nota solo pochi giorni fa. Il Comune stava approntando il ricorso contro tale delibera quando è intervenuto il decreto legislativo del governo Renzi che dava ai comuni in predissesto la possibilità di elaborare nuovi piani di rientro dal debito. Non si tratta di benevolenza governativa nei casi di Napoli e Roma, si tratta di imporre ricette dolorose con la stessa logica del FMI che presta alla Grecia per svuotarla di ogni valore commerciale. Le ricette previste sono le stesse che vengono indicate dalla troika al governo nazionale: taglio della spesa, privatizzazione dei servizi, dismissione del patrimonio, riduzione degli organici etc.
I comuni italiani sono entrati nell’occhio del ciclone e l’opposizione ai piani di pareggio di bilancio a livello locale risulta oggi frontiera di prima linea nello scontro di classe nel paese. In realtà è chiaro che le richieste governative sono solo la copertura ad una maxioperazione dei capitali internazionali, progettata a Bruxelles con l’obbiettivo di allargare i profitti su un patrimonio valutato in 80 miliardi di euro (pari al 5% del PIL nazionale). I capitali internazionali puntano sull’Italia per investire i profitti fatti devastando Grecia, Spagna e Portogallo. Naturalmente bisogna mettere su una campagna mediatica per coprire la truffa dell’operazione; così si fanno le distinzioni fra comuni virtuosi e comuni spendaccioni ed i sindaci aumentano tasse e tariffe, svendono territori per rientrare nella prima categoria. Si sta sovvertendo la funzione storica dell’ente locale che ha sempre avuto il compito istituzionale di fornire servizi ai cittadini usando essenzialmente i proventi delle tasse nazionali. Con il passare degli anni le rimesse nazionali sono state sempre tagliate ed ai comuni è stato dato il ruolo di cuscinetto per assorbire l’esasperazione dei cittadini. La verità è banale ed è quello che dice il sindaco di Roma Marino: senza soldi non si può mettere carburante nei pullman e non si possono pagare i pasti negli asili. E’ senz’altro vero che le ruberie dei politici locali hanno sottratto denaro pubblico, ma sicuramente le loro cene non sono la causa principale del dissesto. L’orientamento del governo è prioritariamente favorire l’ingresso dei capitali internazionali nelle partecipate, svendere il patrimonio immobiliare alla speculazione, ridurre i costi dei dipendenti. Nelle grandi città spesso in tal senso si muove la macchina organizzativa comunale non sempre in sintonia con gli amministratori politici; le resistenze di qualche sindaco più sensibile alle esigenze dei cittadini vengono smorzate dalla macchina burocratica. Questo mette in discussione l’idea che il sindaco scelto come persona a prescindere da indirizzi politici possa essere in grado di migliorare le cose con la volontà del “fare”. L’investitura popolare, magari ricevuta con le primarie, non è sufficiente a scelte nell’interesse collettivo. E’ piuttosto la consapevolezza che senza lottare per una alternativa anticapitalista non è possibile risolvere i problemi quotidiani che deve animare l’insieme dei cittadini che vogliono essere protagonisti della politica anche a livello locale.
Su questi temi compagne e compagni hanno dato vita a Napoli ad una Assemblea Permanente sul bilancio comunale: sono attivisti con diverse tessere politiche e sindacali che vogliono essere controllori del bilancio comunale, approfondirne i meccanismi, essere in grado di discernere i tecnicismi per poter valutare politicamente ogni misura programmata. Un riferimento organizzativo potrebbero essere i Plenum che si diffondono in Bosnia. Non vogliono però essere meramente un osservatorio, ma hanno intenzione di creare mobilitazione popolare contro le misure economiche che saranno approntate. Fortunatamente sono parte integrante dell’assemblea alcune vertenze in campo da parecchi mesi nelle partecipate e tra i dipendenti comunali condotte dal sindacalismo di base.

Nessun lavoratore comunale e delle partecipate deve essere licenziato!

Nessuna privatizzazione deve passare!

I servizi devono essere adeguati alle esigenze dei cittadini!



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