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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Aldo Zanchetta: riflessioni sull'America Latina

Aldo Zanchetta: riflessioni sull'America Latina

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METTIAMO UN PO’ DI COSE A POSTO NELLE NOSTRE IDEE SULL’AMERICA LATINA

(CON L’AIUTO DI ANDRÉS SOLIZ RADA)

Andrés Soliz Rada «E’ un avvocato, giornalista, dirigente sindacale, professore universitario e politico boliviano. E’ stato uno dei più autorevoli difensori della risorse naturali della Bolivia e fu nominato Ministro degli Idrocarburi dal presidente Evo Morales» Così Wikipedia su questo rilevante personaggio. Un uomo duro, senza troppi accomodamenti, con la lingua ben sciolta.

“Fu nominato Ministro degli idrocarburi dal presidente Evo Morales”. “Fu”, appunto, ma venne dimissionato dallo stesso Morales. Ma su questo Wikipedia tace. Soliz Rada era stato l’autore del progetto di nazionalizzazione del petrolio e del gas del paese, rimasto però a metà dopo le sue dimissioni, chieste dal governo brasiliano a Morales e ottenutele nel giro di pochissime ore nel settembre 2006, dopo un duro scontro fra il ministro boliviano e l’impresa petrolifera brasiliana Petrobras. Ma per quasi tutti la Bolivia ha “nazionalizzato” le sue risorse petrolifere e Morales ne riscuote il successo (in realtà, buona cosa certo, ha solo aumentato sensibilmente le royalties che il paese riscuote).

Questi alcuni dei fatti che potrebbero aiutare a ripensare molte leggende metropolitane quali il Brasile paese progressista leader dell’unità sudamericana (ma non la pensa proprio così Raúl Zibechi nel suo libro “Brasil potencia”)[1], Morales il presidente indio (che non parla alcuna lingua indigena), autore di molte nazionalizzazioni (a metà, come quella degli idrocarburi). E altre leggende che  emergeranno dalla lettura di questo articolo di Soliz Rada, interessante per molti versi.

LA NATO, IL SUDAMERICA E BERGOGLIO (www.elnacionaltarija.com/?p=57258‎)

di Andrés Soliz Rada

Poche settimane dopo che il Vicepresidente Álvaro García Linera ebbe lanciato un appello all’Europa affinché “torni a illuminare il destino del continente e del mondo” (“Página 7”, 13-04-14), la Nato ha realizzato esercitazioni missilistiche atomiche nelle isole Malvinas (che certamente avrà chiamato Falkland, ndt). Nel febbraio 2009 l’Unione Europea informò di possedere istallazioni militari nelle isole argentine. La gittata dei missili abbraccia tutto il Sudamerica e viola risoluzioni dell’ONU che vogliono convertire l’Atlantico del Sud in oceano di pace e di cooperazione (il caso vuole che questo fosse anche il progetto iniziale dell’Unione Europea……ndt).

Le parole di García si inquadrano nella decisione ufficiale di esportare il gas oltremare, attraverso un porto peruviano, in una riedizione dei progetti degli ex-presidenti Jorge Quiroga e Gonzalo Sánchez de Lozada, terminati con la defenestrazione di quest’ultimo. Per la verità, Bolivia manca di riserve adeguate per questa impresa. Quello di cui in realtà si tratta è di permettere che le società petrolifere iscrivano al proprio attivo le future scoperte di gas che potranno verificarsi sul nostro territorio. Tuttavia, nell’immediato, questo implicherebbe il suo virtuale abbandono del MERCOSUR per unirsi all’Alleanza del Pacifico[2], assieme a Messico, Perù, Cile e Colombia.

Allo stesso tempo Evo (Morales) e la COB[3]si sono accordati perché 4 miliardi di dollari dei fondi pensione dei lavoratori venissero prestati a banche dell’Unione Europea e degli Stati Uniti a un tasso di interesse inferiore allo 0,5% annuo. Questo ha portato Alejando Zegada[4]a domandarsi se anche la ex combattiva COB sia diventata neoliberista (“El País”, Tarija, 21-04-14).

Dallo scorso anno la Bolivia presta alla Banca mondiale il 90% delle sue riserve monetarie, oltre agli elevati saldi di cassa di progetti non realizzati da municipi, governi regionali e governo centrale. Quest’ultima operazione è gestita dalla corrotta (banca statunitense ndt) J.P.Morgan. Il paese esporta in prodotti minerari 3 miliardi di dollari all’anno e riceve nello stesso periodo 150 milioni di dollari.

In altre latitudini l’abbandono di politiche difensive di fronte al potere mondiale è molto grande. Società petrolifere statunitensi ed europee controllano quasi interamente il petrolio messicano. Come potrebbero cambiare  le cose se PEMEX, PETROBRAS e PDVSA[5]fossero la base di un’unica impresa latinoamericana del gas e del petrolio? La nuova legge per gli investimenti di Cuba prevede che il capitale transazionale servirà a risolvere i suoi problemi strutturali. Cosa penserebbe il Che Guevara di questa politica? L’Argentina è strangolata dal suo debito estero. Il Presidente Chávez non poté gestire ordinatamente la macroeconomia del Venezuela. Il capitale finanziario approfittò di questo errore per indebolire al massimo il progetto emancipatore.

L’imperialismo sta dimostrando che può strangolarci non solo tramite il controllo delle nostre risorse strategiche: minerali, petrolio, sementi e foreste, ma anche col fumo delle sigarette. Il CIADI[6]ha condannato l’Uruguay, su richiesta della Philip Morris, al pagamento di 2 miliardi di dollari per non aver proibito che le scatole delle sigarette avvertissero del danno causato dal tabacco alla salute umana. La miope borghesia paulista continua a proibire la nascita di una Banca che concentri le riserve monetarie della regione.

Di fronte a queste sventure si deve segnalare come fatto positivo l’allineamento di papa Francesco alla causa latinoamericana. Già nel 2005, nel prologo al libro ““Una apuesta por América Latina” (Una scommesssa per l’America Latina) dell’uruguayano Guzmán Carriquiry, Jorge Bergoglio scriveva: “Innanzi tutto si tratta di percorrere le vie dell’integrazione verso il progetto dell’Unione Sudamericana e la Patria Grande. Soli, separati, contiamo assai poco e non andremo da nessuna parte. Sarebbe una strada senza uscita che ci condannerebbe come segmenti marginali, impoveriti e dipendenti dai grandi poteri mondiali” (Marcelo Gullo: “Patria Grande”, abril 2014). Se unissimo i documenti del CELAC[7], dell’ALBA[8], del MERCOSUR[9]e dell’UNASUR[10], che riflettono i progressi della coscienza emancipatrice dei nostri paesi, con le posizioni del Pontefice concluderemmo che la causa bolivariana non è perduta.


POSTSCRIPTUM ovvero considerazioni del tutto personali, ammassate in modo confuso, così come mi sono venute leggendo Soliz Rada. Uno scritto breve come questo di un uomo libero come Soliz Rada dice tante cose, a chi ha orecchi per intendere.

Il 18 giugno 2012, in occasione della visita del presidente Morales a Roma scrivevamo: «Con l’occasione Evo Morales ha dedicato parte del suo tempo ad un incontro coi movimenti sociali romani che lo hanno festeggiato calorosamente durante un incontro organizzato dalla Rete dei Comunisti che per l’occasione hanno diffuso un manifesto di benvenuto nel quale si legge fra l’altro: “Dopo decenni di dittature militari e di governi venduti alle multinazionali e al Washington Consensus, la Bolivia di Evo Morales ha dato un contributo decisivo al cambio di marcia dell’America Latina. Un processo di trasformazione progressista caratterizza l’America Latina del XXI Secolo indicando a tutti i paesi emergenti, ma anche all’Europa in preda alla crisi, una alternativa credibile al capitalismo e al modello liberale.” Fummo in pochi(ssimi) a tenere le distanze. (Mininotiziario n 20 del 18.06.2012). »

A questo proposito ricordo, per chi non ama le analisi semplificate al punto da non avere più legame con la realtà, l’eccellente articolo di Raúl Zibechi “Il socialismo del petrolio” apparso in questi giorni su www.comune-info.org. Vedi anche: Raúl Zibechi: le basi strutturali della crisi del Venezuela

La denuncia da parte di Soliz Rada dei prestiti del governo boliviano alle istituzioni capitaliste a tassi scandalosamente bassi sono reiterate nel tempo, ma non sono raccolte come elemento essenziale di valutazione se non da parte di una esigua minoranza.

L’Unione Europea sta trattando, in segreto, con gli Stati Uniti il TTIP, ovvero il “Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti” infarcito di progetti come il CIADI di cui sopra. L’opinione pubblica, con valido aiuto dei mezzi di informazione, sembra assente, quasi le conseguenze non la riguardassero. Se ne volete sapere di più leggete di John Hilary l’eccellente opuscolo “Il partenariato  transatlantico per il commercio e gli investimenti”.

L’accenno alla NATO e alle sue basi nelle isole Malvinas. Non vi ronza nel cervello la bagarre per le vicende di Crimea? Due pesi e due misure?

L’accenno a papa Bergoglio. So che disturberà molti che hanno caro un certo schema mentale, che non ammette evoluzioni né eccezioni. Ma, come dice l’amico Roberto Massari di Utopia Rossa, il cambiamento della chiesa di Roma è un fatto che deve interessare tutti coloro che hanno in mente un cambiamento del mondo e che sono coscienti che questo non si realizzerà senza una convergenza ampia di forze. Per questo la sua casa editrice pubblica una eccellente collana di saggi sul cristianesimo che consiglio vivamente anche a non credenti (www.massarieditore.it)

Concludo, per non annoiare oltre. Mi riferisco alla citazione che Soliz Rada fa all’inizio del discorso tenuto da García Linera alla IV Assemblea della Sinistra Europea di Madrid, terminata con l’incoronazione di Tsipras come candidato alla presidenza dell’Unione europea. García Linera viene considerato, forse giustamente, come uno dei più brillanti sociologi latinoamericani. E il discorso fatto a Madrid resterà negli annali, come sta accadendo per il discorso incantatore di Pepe Mujica a Rio. Ma averlo invitato a tenere la lectio magistralisall’Assemblea della Sinistra Europea (non “una delle” sinistre europee, ma “la” Sinistra Europea tout court, secondo uno stile di auto-elezione un po’ volgare) può significare due cose. O “questa” sinistra europea vive, per quanto riguarda l’America Latina, di leggende metropolitane appena orecchiate, tanto da compiere scelte sbagliate di persone da ascoltare, oppure ne condivide la pratica: belle parole al di sopra e al di fuori delle pratiche.

Scusate, se credete, le molte impertinenze.

A.Z.

Dal MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO, n.4/2014 del 24.04.2014

A CURA DI ALDO ZANCHETTA www.kanankil.it / Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Questi documenti sono diffondibili liberamente, interamente o in parte, purché si citi  la fonte

 

Postilla di Antonio Moscato 

Ho riprodotto questa riflessione di Aldo Zanchetta, che condivido, e non trovo affatto “impertinente”, con una sola precisazione su Bergoglio. Non minimizzo l’importante novità del suo linguaggio e la sincerità dei suoi sforzi per liberare la chiesa cattolica dai suoi molti legami con la finanza e con il capitalismo, ma ritengo necessaria una certa prudenza negli entusiasmi per una ragione fondamentale: Bergoglio è pur sempre il capo (anticonformista quanto si vuole e certo sgradito a una parte della vecchia gerarchia consolidata sotto la guida di Giovanni Paolo II) di un’organizzazione multinazionale potente e conservatrice. È quindi sistematicamente costretto a tener conto di molti condizionamenti. Evitiamo di ripetere l’errore che è stato fatto per i nuovi leader dell’America Latina e che Zanchetta ora e in passato ha sempre segnalato puntualmente: interpretare le sue parole in base ai nostri desideri. È avvenuto per esempio in quasi tutti i commenti alla frase di papa Francesco sul commercio delle armi, che l’hanno esaltata dimenticando l’aggettivo illegale che la completava, svuotando immediatamente la denuncia riducendola a fenomeni criminali sostanzialmente marginali.

Concordo anche con l’elogio della casa editrice ErreEmme di Roberto Massari, che pubblica “una eccellente collana di saggi sul cristianesimo” che Zanchetta consiglia vivamente anche a non credenti. Ma aggiungo che io la consiglierei anche e soprattutto ai credenti, dato che l’ottimo Karlheinz Deschner che ha inaugurato la serie con quattro ponderosi volumi ha precisato nel primo e più importante di esso (Il gallo cantò ancora. Storia critica della Chiesa) la convinzione della non-storicità di Gesù. (a.m. 28/4/14)


 



[1]Vedi anche il Mininotiziario n 4/2012, “Il Brasile e la sua funzione sub imperialista” (ndt)

[2]Vedi il Mininotiziario n 30/2013 (ndt)

[3] COB, Central Obrera Boliviana già la più combattiva di tutto il Sudamerica (ndt),

[4]Giornalista boliviano Per l’articolo vedi bolivia.patobot.com/?m=el-pais-bolivia&s...(ndt)

[5]Rispettivamente compagnie petrolifere di Stato di Messico, Brasile e Venezuela (ndt)

[6]Il CIADI è un’istituzione della Banca mondiale creata per definire le vertenze fra imprese investitrici e governi nazionali (ndt) 

[7]CELAC, Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi, creata nel 2010 (ndt)

[8]ALBA, Alleanza Bolivariana delle Americhe promossa da Chavez e Castro nel 2004 cui aderiscono altri paesi fra i quali Nicaragua, Ecuador, Bolivia (ndt)

[9]MERCOSUR, Mercato comune fra Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay, sottoscritto nel 1991. Attualmente il Paraguay è stato sospeso dopo il golpe contro il presidente Lugo mentre nel 2012  è entrato a farne parte il Venezuela (ndt)

[10]UNASUR, Unione delle Nazioni Sudamericane, costituita nel maggio 2008 (ndt)

 



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