Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Ipocrisie e dimenticanze... --> Su Odessa e l’Ucraina

Su Odessa e l’Ucraina

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Sul sito di “Il sindacato è un’altra cosa” è apparso un comunicato poco equilibrato, che sembra ignorare del tutto l’esistenza di una propaganda di guerra (dalle due parti) basata sulla ripetizione incessante di alcune menzogne per trasformarle in verità. Lo riporto integralmente, prima di commentarlo:

A Odessa, nella casa dei sindacati, un’orda nazista ha trucidato decine di persone, ucraini di origine russa, molti militanti sindacali, comunisti, disarmati. Lo ha fatto con i metodi nazisti del pogrom:  bruciare, uccidere, non lanciare via di scampo alle vittime. I media, in gran parte, hanno falsificato la notizia, l’hanno deformata, fino a renderla irriconoscibile. Il fine era ed è di nascondere le responsabilità di UE e USA, potenze che appoggiano direttamente ed apertamente il governo golpista e nazista di Kiev, vero mandante ed organizzatore dei massacri in corso in Ucraina. L’area congressuale “Il sindacato un’altra cosa” esprimendo tutta la propria solidarietà ai famigliari delle vittime, ai compagni e alle compagne, feriti e coinvolti, a tutti coloro che stanno resistendo alle squadracce naziste, alle organizzazioni sindacali, ai lavoratori in sciopero controle orde degli oligarchi in azione in Ucraina, – condannano con forza le operazioni criminali in atto da parte del governo golpista di Kiev e chiedono la loro immediata sospensione. Le prossime settimane, quelle che ci separano dal voto ucraino del 25 maggio, potrebbero vedere purtroppo, eventi ancora più sanguinosi, mentre la crisi tra Russia e Occidente rischia di scivolare in conflitto aperto. – aderiscono alla richiesta di una manifestazione nazionale di protesta e di lutto da tenersi il 18 maggio, a Roma.

Il sindacato é un’altra cosa

Perché ho definito “poco equilibrato” questo comunicato? Perché accetta in toto, senza neanche un dubbio, la propaganda di Mosca, che ha puntato sistematicamente a presentare in blocco come nazista il nuovo governo ucraino, senza rendersi conto che punta a preparare eventi ancora più sanguinosi in un clima di esaltazione e di allarme. Come minimo (e lo hanno evocato proprio Putin e Lavrov) una ripetizione di un conflitto come quello con la Georgia. Siamo in tempi di celebrazioni del centenario della Prima Guerra Mondiale, ricordiamoci come fu preparata e accompagnata, in ogni paese, da una demonizzazione dell’avversario, a cui venivano attribuiti cinicamente i più efferati crimini.

Chi a Mosca definisce squadracce naziste l’esercito dell’Ucraina parte dalla negazione del suo diritto ad esistere come Stato sovrano e quindi non sottoposto a tutela e ricatti. Premetto che io sono stato inequivocabilmente a favore dell’autodeterminazione della Crimea, anche se dietro a quel referendum affrettatissimo e con liste elettorali incontrollabili, c’erano i progetti revanscisti di Putin, che consideravo discutibili e pericolosi, ma non illegittimi. Ho anche riconosciuto che Putin ha ragione quando domanda da quale pulpito Obama, che ha militari in decine di paesi anche non consenzienti (basti l’esempio della base di Guantanamo a Cuba), si scandalizza per l’appoggio fornito alla popolazione russofona della Crimea che voleva il ricongiungimento alla madrepatria da cui è stata staccata (senza essere consultata) nel 1954.

Ho anche sostenuto che è “inquietante sentire che sarebbe illegittimo un referendum che consulta la sola popolazione della Crimea: il principio di autodeterminazione sarebbe sempre vanificato se fosse subordinato all’approvazione dell’intera popolazione del paese da cui ci si vuole staccare”. Ma è già diverso, e molto più pericoloso, puntare a staccare a pezzo a pezzo con le armi e il terrorismo mediatico regioni in cui esistono popolazioni russofone o russe, mescolate ad altre ucraine. Per giunta con referendum contestabili perché imposti da una parte sola, senza scrutatori che rappresentano l’altra posizione. In pratica referendum fasulli come quelli con cui Hitler e Stalin legalizzarono la loro spartizione dei paesi baltici e della Polonia nel 1939.

Del progetto iniziale di Putin ho scrittoche è comprensibile, ma è pericoloso, perché può provocare allarme in tutte le repubbliche sorte dall’esplosione dell’URSS in cui ci sono cospicue minoranze russe (“la più grande diaspora mai esistita”), soprattutto se Putin teorizza il diritto non solo di proteggerle, ma anche di “accoglierle”e “ricongiungerle alla Madrepatria”. Senza tener conto che in molti casi erano state spostate deliberatamente in varie repubbliche dell’URSS per russificarle o addirittura per prendere il posto e precludere il ritorno di interi popoli deportati da Stalin (quattordici, tra cui i Ceceni e i Tatari di Crimea). A proposito dei Tatari, va segnalato che avevano espresso contrarietà alla riannessione alla Russia, ma il risultato è stato che il loro leader Mustafà Djemilev non è stato fatto rientrare in Crimea dalle nuove autorità russe, e che di fronte alle loro proteste il pubblico ministero della Crimea Nataliya Poklonskaya ha invocato la possibilità di chiudere e mettere al bando il Medjlis, il parlamento locale dei tatari. 

Naturalmente ho aggiunto che sarebbe altrettanto pericoloso negare alle minoranze russofone, a volta molto consistenti come nell’Ucraina orientale, in Lettonia, Estonia, Kazachistan, ecc., il diritto a usare la lingua materna.  Ma in Ucraina questa assurdità (pur spiegabile come ritorsione alle vessazioni subite per decenni dai “non russofoni”) è stata proposta per un solo giorno, e subito ritirata. Eppure c’è gente a Mosca, a Odessa, a Kharkiv, in America Latina (e in Italia…) che continua a ripetere che questa sarebbe la prova del carattere nazista del governo “golpista” ucraino, dandola per approvata e accettata da tutti.  

Non entro nella ricostruzione dell’incendio di Odessa, che viene presentato come una deliberata uccisione di angioletti inermi, mentre era uno dei tanti episodi di una guerra civile incipiente: nella casa dei sindacati si erano ritirate le milizie russofone (e russe tout court, dato che tra i cadaveri una quindicina sono risultati russi provenienti da fuori) in fuga davanti a un contrattacco dei sostenitori del governo.  Naturalmente c’erano tanti altri del tutto estranei al conflitto. Ma accade in tutti i conflitti. Penso agli impiegati di una banca ad Atene bruciati vivi per una molotov lanciata da un piccolo gruppo di manifestanti e a migliaia di altri casi. Per l’estensore del comunicato era invece la prova di una mentalità da pogrom…

Cari compagni che avete accettato a occhi chiusi la versione russa, c’è moltissimo materiale di prima mano su cui documentarsi prima di fare affermazioni così sbilanciate. Anche provenienti dalla Russia dove c’è una sinistra non sciovinista (e senza contiguità con i neo-fascisti come molti dei sedicenti “comunisti” locali o ucraini) che, come Madina Tlostanova, sostiene che “sia la Russia sia l’Occidente sono peggiori”: una frase grammaticalmente scorretta, ma che rende l’idea: non c’è niente da scegliere, sono sbagliate tutte e due le posizioni.(Dalla Russia sulla crisi in Ucraina). Vedi soprattutto il documentatissimo: Ucraina e dintorniMaidan e la rivoluzione ucraina , Un dibattito sull’Ucraina, e anche: I popoli dell’Ucraina presi d’ostaggio dalle grandi potenze.

E domandiamoci anche se è un buon metodo per assicurare il futuro della nostra area, far passare surrettiziamente e senza discussione una visione unilaterale, inaccettabile per moltissimi compagni che sono ferocemente contrari all’imperialismo USA ed europeo, ma non disposti per questo a gettarsi nelle braccia dell’imperialismo revanscista della Russia di Putin, con un atteggiamento che ricorda quello di diversi esponenti di movimenti di liberazione dal colonialismo britannico e francese che durante la seconda guerra mondiale sciaguratamente appoggiarono “il nemico del loro nemico”, e quindi Hitler o l’imperialismo giapponese…

Antonio Moscato



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