Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Il dibattito sul "socialismo reale" --> Due ricordi di Walter Peruzzi

Due ricordi di Walter Peruzzi

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La notizia della morte di Walter Peruzzi, quasi contemporanea a quella di un altro protagonista importante della storia della sinistra, Vittorio Rieser (vedi qui), mi aveva colpito per molte ragioni, ma avevo deciso di non scriverne. Tuttavia quando ho letto, in ritardo, l’articolo di Piero Maestri, ho raccolto il suo invito rivolto a “ognuna delle persone che l’ha conosciuto” a “raccontare i suoi incontri con Walter”, nelle molte iniziative di cui è stato animatore infaticabile. Tanto più che a quella che per me è stata fondamentale per apprezzarlo, la rivista “Marx 101”, l’articolo di Piero Maestri fa solo un breve accenno. Partecipando alla rivista ho avuto modo di apprezzare una dote straordinaria di Walter, come comunista e come prezioso organizzatore culturale, la capacità di far lavorare insieme compagni di aree diverse. Avevo cominciato a collaborare nel 1989, senza entusiasmo, perché molti collaboratori della prima fase della rivista mi sembravano (e in parte erano) esponenti di un “marxismo accademico” da cui mi sentivo lontano. D’altra parte di Peruzzi, se apprezzavo la capacità espositiva, non dimenticavo che la sua prima rivista, “Lavoro politico”, aveva fornito una divulgazione semplificata del “marxismo-leninismo” di cui avevo verificato nel 1968 i non pochi danni arrecati alla formazione di tanti giovani compagni pugliesi. Ma Walter aveva insistito per avermi tra i collaboratori e quando nel 1990 iniziò la nuova serie, mi diede una dimostrazione clamorosa del suo nuovo corso antidogmatico: al momento dell’esplosione della crisi dei paesi del “socialismo reale” incaricò proprio me non solo di scrivere un delicatissimo articolo su Il dibattito sulla Cina nella sinistra italiana”, ma anche di sollecitare un intervento di insieme del trotskista Ernest Mandel, che apriva il numero 1 della nuova serie con un articolo su Le premesse di una rivoluzione antiburocratica. Naturalmente si animò un dibattito appassionato, soprattutto sulla Cina, che successivamente sarebbe stato pubblicato in volume da Massari. Furono anni di collaborazione proficua, facilitata dal criterio con cui ogni numero veniva pensato e discusso a fondo in lunghe riunioni di redattori e collaboratori, preparate a volte da una rapida consultazione tra noi due e la preziosa Maria Turchetto: eravamo tanto diversi per formazione, ma uniti dalla ricerca di un confronto proficuo e non dogmatico. La collaborazione si chiuse bruscamente quando nel 1994 tutti e tre rinunciammo a partecipare alla redazione della rivista che, confluendo con altre, cambiava nome: diventava “AlternativE”, e passava sotto il controllo di un settore del PRC proveniente da Democrazia Proletaria, che ci sembrava volesse trasformarlo in strumento di pressione nel partito. Da lontano ho comunque continuato ad apprezzare Walter Peruzzi sia come animatore di Guerre e Pace, di cui parla efficacemente Maestri, sia come infaticabile combattente contro “il cattolicesimo reale” (www.cattolicesimo-reale.it/ ). Davvero indimenticabile e purtroppo davvero insostituibile. (a.m.30/5/14)

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-         Imprescindibile Walter
La vita è una strada che percorri, nella quale ti porti come bagaglio le tue passioni, il tuo impegno, i tuoi affetti, le tue speranze. È camminando su questa strada che incroci le strade di altre persone e con alcune di queste decidi di fare un tratto insieme, a volte lungo quasi una vita intera, a volte meno.
In questo tratto di strada comune ci sono persone che ti danno moltissimo, che diventano punto di riferimento, che ti insegnano e ti lasciano qualcosa di imprescindibile, anche quando le strade poi divergono o comunque non seguono più lo stesso percorso comune (anche se talvolta tornano a incrociarsi).
A me è capitato di fare un tratto di strada con Walter Peruzzi, ed è stato un tratto importante, formativo, indelebile.

Ho conosciuto Walter un giorno che, vestito come un bolscevico con il suo colbacco di pelo, polemizzava – molto ironicamente e provocatoriamente, come suo solito – con altre persone sulla necessità di “radicalizzare” la lotta contro la guerra del Golfo. Per me, antimilitarista da sempre ma anche attirato dalle teorie e pratiche della nonviolenza, le sue posizioni sembravano un po’ troppo eccessive e poco utili.
Ma poi ho cominciato a frequentarlo perché mi ha coinvolto nell’organizzazione del “Comitato Golfo per la verità sulla guerra” e sulle sue iniziative e progressivamente il tratto di strada è diventato comune.
Il Comitato Golfo è stato per me molto importante, e ripensandoci ora è grazie a Walter e al suo modo di essere e comportarsi se ho imparato tanto da quell’esperienza.
Walter era considerata una persona difficile, litigiosa e polemica. Il fatto che il sottoscritto lo fosse altrettanto (almeno altrettanto…) rendeva spesso i nostri incontri piuttosto ricchi di scintille, ma intanto l’apprezzamento reciproco aumentava e idee e iniziative comuni prendevano vita.
Così Walter ha voluto far nascere Guerre&Pace, prima come “bollettino” del Comitato Golfo e poi come rivista aperta all’analisi dei conflitti e alle tante collaborazioni di chi voleva proporre punti di vista sul mondo fuori dagli schemi di chi aveva accettato il “nuovo ordine mondiale” e il pensiero unico della difesa (e della guerra).
E sempre Walter è stato animatore della proposta di una “Convenzione pacifista” che provasse a mettere al centro dell’agenda politica l’opposizione alle politiche di guerra reali (spese militari, interventi e missioni di guerra, l’ideologia del “nuovo modello di difesa”) superando il pacifismo collateralista di chi manifestava per la pace a braccetto con i criminali di guerra come D’Alema e personaggi simili.

Percorrere un tratto di strada insieme significa anche farsi raccontare le strade percorse prima. Ma non sono stato poi capace di farmele raccontarle tutte, perché troppo preso io a cercare anche altre strade e perché troppo ricca è stata la vita di Walter, le sue passioni, le sue iniziative – oltretutto a 360°, non limitate alla politica.
Cresciuto politicamente nel Veneto bianco degli anni ’50-60, è stato attivo fin dalla metà degli anni ’60 in tante esperienze della sinistra rivoluzionaria, dagli m-l a Democrazia Proletaria e poi, in maniera sempre critica e conflittuale, a Rifondazione Comunista (il giudizio sulla scelta di alcuni di noi di rompere con il partito che votava la guerra non l’ha mai condivisa, non per difesa del partito e delle sue regole, di cui francamente se ne infischiava, quanto per un diverso giudizio sull’opportunità e le possibilità della presenza nella maggioranza di governo)
Intellettuale curioso e aperto a nuove idee, è stato animatore di tante importanti iniziative editoriali (da “Lavoro politico” fino a “Marx 101” e poi al sito “InterMarx”), che ospitavano interventi di aree diverse e innovazioni importanti – sempre con la voglia di confrontarsi e anche di polemizzare, perché così si poteva raggiungere una reale comprensione (e poi perché si divertiva molto a farlo…).
Ognuna delle persone che l’ha conosciuto, ognuna/o delle compagne e dei compagni che con lui ha condiviso impegno e passioni, potrà raccontare questi suoi incontri con Walter.
Il mio incontro lo posso in fondo riassumere così: Walter era la persona giusta da incontrare in quel momento. E la sua straordinaria forza intellettuale, il suo carattere che abbiamo saputo far interagire con il mio, la sua intelligenza ed esperienza sono state formative e importanti per me. E se anche abbiamo preso strade in parte differenti – perché diversi sono stati negli ultimi tempi i rispettivi interessi (ricordo in particolare la sua tenace denuncia dei fondamentalismi religiosi – cioè delle religioni fondamentaliste in quanto tali…) – non potrò mai scordarlo, come persona, come amico, come maestro nella vita. Per questo lo considero, per me, imprescindibile.
Mi mancherai Walter. Ci mancherai.

Piero Maestri (Communia)



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