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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> VIOLENZA E POTERE NEL POSTNEOLIBERISMO

VIOLENZA E POTERE NEL POSTNEOLIBERISMO

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VERSO UN NUOVO MODELLO DI DOMINAZIONE POLITICA IN AMERICA LATINA

 

Estratto di un testo di Pablo Dávalos*

 

 

Se essere radicale significa andare alla radice dei problemi, Pablo Davalos* è, fra i pensatori latinoamericani disallineati con il potere, certamente uno dei più radicali. Lo dimostra la sua continua produzione di analisi non convenzionali sull’evoluzione politica, economica e sociale di cui è autore.

 

Le sue tesi non sono spesso gradita né in patria né a molti palati movimentisti nostrani che, bisognosi di essere consolati dalle sconfitte accumulate in patria, salvo onorevoli eccezioni sono più dediti a gustare compiaciuti le autodichiarazioni di leader latinoamericani ‘progressisti’ e dei loro entourage che alle analisi dei fatti. Non parliamo poi dei nostri politici e analisti sociali.

 

In un testo del 2011[1]ma attualissimo Dávalos scrive:

 

Vi è oggi un filo conduttore fra tutti i governi della regione che in qualche modo si iscrive in una specie di modello di dominazione politica comune ad essi. Nel testo presente si abbozza l’ipotesi che l’America latina sia entrata in una fase della dominazione capitalista caratterizzata dalla spoliazione territoriale, dal controllo sociale, dalla criminalizzazione della resistenza politica, dalla trasformazione della politica in spettacolo e dalla concessione della sovranità politica sia agli investitori che al crimine organizzato, nel contesto della globalizzazione finanziaria e speculativa che ha generato un cambiamento importante nei modelli della dominazione politica.

 

*Pablo Dávalos, economista, è docente della Pontificia Universidad Católica del Ecuador e della Universidad Intercultural de las Nacionalidades y Pueblos Indígenas Amawtay Wasi. E’ consulente dell’organizzazione indigena ecuadoriana CONAIE ed è stato viceministro dell’economia.

 

Tutti questi fenomeni rimandano perciò alle nuove forme assunte dalla politica, dall’egemonia e della violenza della lotte di classe nella regione. Questa fase della storia che continua nella linea del neoliberismo, però con modalità di violenza differenti, io la definisco “postneoliberismo” [2].La violenza del tardo capitalismo In America Latina si è perciò trasformata in una violenza postneoliberista.

Non turbatevi e non distraetevi, Davalos non sta parlando di noi, anche se potrebbe sembrarlo. Davalos vive in Ecuador, uno dei paesi il cui presidente “progressista” affascina l’immaginario di molti, e con le sue analisi è ben radicato nel mondo latinoamericano di oggi. E soffermatevi su quel “tutti” assai impegnativo. I nostri lettori troveranno in lui una consonanza con le analisi di Raúl Zibechi e di altri nostri riferimenti, che comunque stentano a essere interioruizzate. Che poi, con le dovute differenze, questa analisi aiuti a comprendere meglio anche quella del contesto regionale in cui viviamo, ci pare chiaro. Globalizzazione significa qualcosa di reale.

 

Il neoliberismo, espressione del tardo capitalismo affermatasi a metà degli anni ‘70 con l’esaurirsi dei “trenta gloriosi”[3]condotti sullo slancio della mitologia dello sviluppo, fu la politica economica teorizzata da Milton Friedman con la Scuola di Chicago[4], città la cui università ne fu il centro di elaborazione. Venne fatta propria da Ronald Reagan negli Stati uniti e da Margaret Tatcher in Gran Bretagna e fu introdotta in Cile dai “Chicago boys”[5]ai tempi della dittatura di Pinochet. Furono proprio i governi autoritari e in particolare quelli militari, sotto la spinta del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, a generalizzare la sua adozione nei vari paesi latinoamericani.

 

Nel periodo fra il 1980 e il 2000 il FMI agì soprattutto sul fronte del cosiddetto “aggiustamento strutturale” delle economie (privatizzazioni) mentre la Banca Mondiale agì sul piano delle riforme strutturali dello Stato. Le forti resistenze a queste politiche che pesarono fortemente sul livello di vita delle classi medie e basse alla fine cambiarono “il focus della politica e aprirono l’orizzonte emancipatorio a nuove idee e riuscirono a porre il neoliberismo sulla difensiva”. Afferma Davalos:

 

Furono queste mobilitazioni a creare le condizioni per l’emergere di governi critici del neoliberismo e che, in prima istanza, fecero accettare le tesi, proposte e discorsi dei movimenti sociali del continente. Furono questa adesione e questo riferimento ai movimenti sociali che crearono la sensazione che in america latina si stesse vivendo una “primavera politica” con governi progressisti, democratici e vincolati con le richieste popolari. Però il tempo avrebbe dimostrato che la “primavera politica” era più un miraggio che una realtà. I governi che emergevano dal neoliberismo e che si auto qualificavano come progressisti o socialisti per smarcarsi rispetto ai regimi neoliberisti, in realtà continuavano una prosecuzione del neoliberismo con altri mezzi. Per i movimenti sociali della regione questa constatazione ebbe un sapore amaro che produsse conseguenze importanti. Molti intellettuali, leader o strutture organizzative sono state cooptate nell’apparato governativo e gli spazi politici in cui situare una critica sono stati ridotti in maniera significativa.

Sono cosciente che Dávalos sta toccando un nervo scoperto del mondo “movimentista” nostrano e che il discorso debba necessariamente essere approfondito seguendo la documentazione che il nostro autore ci offre con abbondanza. Cosa che faremo.

Aldo Zanchetta – 1 (continua)

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MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO n.9/2014 del 15.07.2014 A CURA DI ALDO ZANCHETTA www.kanankil.it / Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Questi documenti sono diffondibili liberamente, interamente o in parte, purché si citi  la fonte



[1]America Latina. Hacia un nuevo modelo de dominación política: Violencia y poder en el posneoliberalismo.alainet.org/active/49618&lang=es

[2]Una lettura ampia del postneoliberismo in America Latina è stata fatta da Dávalos nel libro La Democracia Disciplinaria: el proyecto posneoliberal para América Latina, ed CODEPO-PUCE, Quito, 2010

[3]Espressione coniata dall'economista francese Jean Fourastierper designare il periodo di forte crescita economica tra la fine della Seconda Guerra mondiale e il 1973-75. In realtà si può risalire più a monte, al pensiero della “scuola di Vienna”. Una analisi penetrante degli ultimi sviluppi del pensiero neoliberista fatta dallo stesso davalos si può trovare su www.camminardomandando.wordpress.com.

[4]In realtà si può risalire più a monte, al pensiero della “scuola di Vienna”. Una analisi penetrante degli ultimi sviluppi del pensiero neoliberista fatta dallo stesso Dávalos si può trovare su www.camminardomandando.wordpress.com.

[5]I "Chicago Boys" erano un gruppo di giovani economisti principalmente cileni, formatisi negli anni ‘70 presso l'Università di Chicago. Essi successivamente furono assunti all’interno del ministero dell'economia cilena. Il Cile fu quindi il primo paese dove le teorie di Friedman vennero sperimentate.

 



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