Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Imperialismi --> Una lettera aperta della comunità medica a sostegno della popolazione di Gaza

Una lettera aperta della comunità medica a sostegno della popolazione di Gaza

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Primum non nocere», "per prima cosa, non arrecare danno", è il principio alla base dell'etica e della pratica medica. È l'unica cosa che riuscivo a ripetere a me stesso, mentre scorrevo i paragrafi dellalettera pubblicata oggisulle pagine di The Lancet, tra le più antiche e prestigiose riviste di medicina al mondo, da parte di alcuni dottori e scienziati sulla situazione a Gaza. La firmano – trovate la lista alla fine, perché questi nomi devono essere scritti nero su bianco e ricordati per il loro coraggio e la loro coerenza – in 24, chiedendo ai lettori di non tacere. Vista la lunghezza e la difficoltà per molti di leggere in lingua inglese, per favorirne la circolazione, la traduco integralmente e la riporto qui sotto. Leggetela. E non siate complici]

«Siamo medici e scienziati, e viviamo le nostre esistenze sviluppando strumenti per prenderci cura e proteggere la salute e le vite umane. Siamo anche persone informate; insegniamo l’etica della nostra professione, insieme alla teoria e alle pratiche di essa. Abbiamo tutti lavorato a Gaza per anni, e ne conosciamo la situazione.

Sulla base della nostra etica e pratica, vogliamo denunciare ciò che osserviamo nell’aggressione israeliana a Gaza.

Chiediamo ai nostri colleghi, vecchi e nuovi professionisti, di denunciare l’attacco di Israele. Sfidiamo la perversione di una propaganda che giustifica la creazione di un’emergenza per mascherare un massacro, una cosiddetta “aggressione difensiva”. In realtà, si tratta di uno spietato assalto di durata, estensione e intensità illimitata. Desideriamo riportare i fatti per come li vediamo, e le implicazioni per le vite della popolazione.

Siamo sgomenti davanti al massacro militare di civili a Gaza sotto le sembianze della ritorsione verso i terroristi. Questo è il terzo assalto militare di vasta scala a Gaza dal 2008. Ogni volta il tributo di morte è rappresentato principalmente da persone innocenti di Gaza, in particolare donne e bambini, sotto l’inaccettabile pretesto da parte di Israele di eradicare i partiti politici e la resistenza all’occupazione dell’assedio che esso impone. Questa azione di guerra terrorizza anche coloro che non sono colpiti direttamente, e ferisce lo spirito, la mente e la resilienza delle giovani generazioni. La nostra condanna e il nostro disgusto si uniscono inoltre alla negazione e al divieto per Gaza di ricevere aiuto esterno e rifornimenti per alleviare queste circostanze catastrofiche. Il blocco di Gaza si è stretto ulteriormente dall’anno scorso, e questo ha peggiorato il bilancio dei suoi effetti sulla popolazione. A Gaza, la popolazione soffre per la fame, la sete, l’inquinamento, la scarsità di medicinali, elettricità e ogni altro mezzo di sostentamento, non solo per le bombe e i proiettili. La crisi dell’energia, la carenza di benzina, acqua e cibo, la fuoriuscita dei liquami discarico e la diminuzione delle risorse sono disastri causati direttamente e indirettamente dall’assedio.

La popolazione di Gaza sta resistendo a questo attacco perché vuole una vita migliore e normale, anche mentre piange per il lutto, il dolore e il terrore, e rifiuta una tregua temporanea che non fornisce una vera occasione per un futuro migliore. Una voce tra quelle sotto gli attacchi a Gaza appartiene a Um Al Ramlawi, che parla per tutti in quella zona: «Ci uccidono tutti comunque – che sia una morte lenta sotto l’assedio o una rapida con un attacco. Non abbiamo niente da perdere – dobbiamo lottare per i nostri diritti, o morire nel tentativo».

Gaza è stata bloccata via mare e via terra dal 2006. Ogni individuo di Gaza, inclusi i pescatori che si avventurano oltre 3 miglia nautiche dalla costa, rischia di essere bersaglio dei colpi della Marina israeliana. Nessuno può uscire da Gaza attraverso i due soli checkpoint di Erez o Rafah senza un permesso speciale di Israele o dell’Egitto, e questo è difficile, se non impossibile, per molti. La popolazione di Gaza è impossibilitata ad andare all’estero per studio, lavoro, una visita alle proprie famiglie o per affari. Persone ammalate o ferite non possono uscire facilmente da questa zona per ricevere trattamenti specializzati. L’ingresso di cibo e medicinali è stato limitato e molti oggetti essenziali per la sopravvivenza sono proibiti. Prima dell’attacco in corso, le forniture mediche presenti a Gaza erano già scarse a causa del blocco. Ora sono terminate.

Alla stessa maniera, Gaza è impossibilitata a esportare ciò che produce. L’agricoltura è stata seriamente compromessa dall’imposizione di una zona cuscinetto, e i prodotti agricoli non possono essere esportati a causa del blocco. L’80% della popolazione di Gaza dipende dalle razioni di cibo dell’ONU per vivere. Molti degli edifici e delle infrastrutture di Gaza sono stati distrutti durante l’operazione Piombo Fuso del 2008-2009, e i materiali edili sono stati bloccati all’ingresso dell’area così che scuole, case e istituzioni non potessero essere ricostruite. Le fabbriche distrutte dai bombardamenti sono state raramente ricostruite, così da aggiungere la disoccupazione al saccheggio.

Nonostante le difficili condizioni, il popolo di Gaza e i loro leader politici hanno recentemente deciso di risolvere i propri conflitti “senza armi e offesa”, attraverso il processo di riconciliazione tra diverse fazioni, con la loro leadership che ha rinunciato a titoli e posizioni, così che un governo di unità nazionale possa essere formato e siano abolite le politiche divisive tra fazioni in vigore dal 2007. Questa riconciliazione, sebbene accettata da molti nella comunità internazionale, è stata rifiutata da Israele. L’attacco israeliano presente mette fine a questa occasione di unità politica tra Gaza e il West Bank, e isola una parte della società palestinese distruggendo la vita della popolazione di Gaza. Sotto il pretesto di eliminare il terrorismo, Israele sta cercando di distruggere la crescente unità palestinese. Tra le altre bugie, è stato affermato che i civili di Gaza sono ostaggi di Hamas, mentre la verità è che la Striscia è sigillata da israeliani ed egiziani.

Gaza è stata bombardata in continuazione negli scorsi 14 giorni, a cui ora fa seguito l’invasione via terra da parte di carri armati e migliaia di truppe israeliane. A più di 60 mila civili dal nord di Gaza è stato ordinato di lasciare le proprie case. Questi profughi interni non hanno alcun luogo dove andare, visto che i territori centrali e meridionali sono comunque soggetti a bombardamenti dell’artiglieria pesante. L’intera Gaza è sotto attacco. Gli unici rifugi sono le scuole della UN Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA), rifugi poco sicuri e già bersaglio degli attacchi durante Piombo Fuso, con molte vittime.

Secondo il Ministero della Salute di Gaza e l’Ufficio dell’ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari, alla data del 21 Luglio 2014, 149 dei 558 uccisi Gaza e 1100 dei 3504 feriti sono bambini. Quelli seppelliti sotto le macerie non sono ancora stati inclusi nel conteggio. Mentre scriviamo, la BBC riporta la notizia del bombardamento di un altro ospedale, che ha colpito l’unità di terapia intensiva e le sale operatorie, con la morte di pazienti e medici. Nutriamo seri timori per l’ospedale principale Al Shifa. Inoltre, la maggior parte delle persone di Gaza è traumatizzata psicologicamente. Ognuno che abbia più di 6 anni sta già vivendo il suo terzo attacco militare da parte di Israele.

Il massacro di Gaza non risparmia nessuno, e include i disabili e i malati in ospedale, i bambini che giocano sulla spiaggia o sui tetti delle case, e nella stragrande maggioranza di non-combattenti. Ospedali, cliniche, ambulanze, moschee, scuole e sedi della stampa sono tutte state attaccate, con migliaia di case private bombardate, chiaramente dirigendo il fuoco su intere famiglie per ucciderle nelle loro stesse case, o privandole din un’abitazione cacciandole via pochi minuti prima della distruzione. Un’intera area è stata distrutta il 20 Luglio, lasciando migliaia di persone senza un tetto, oltre a ferirne centinaia e ucciderne almeno 70 – e questo va ben oltre lo scopo di cercare tunnel. Nessuno di questi è un obiettivo militare. Questi attacchi hanno lo scopo di terrorizzare, ferire l’anima e il corpo della popolazione e rendere la loro vita impossibile per il futuro, oltre a demolire le loro case proibendone la ricostruzione.

Sono usate armi note per causare danni a lungo termine sulla salute della popolazione: in particolare, armamentario non a frammentazione e hard-head bombs. Siamo stati testimoni di armi di precisione usate indiscriminatemente e su dei bambini, e osserviamo costantemente le cosiddette armi intelligenti fallire in precisione, tranne che quando vengono impiegate per distruggere vite innocenti.

Denunciamo il mito propagandato da Israele che gli attacchi sono fatti avendo cura di salvare le vite dei civili e tutelare il benessere dei bambini. Il comportamento di Israele ha insultato la nostra umanità, la nostra intelligenza e la nostri dignità, insieme ai nostri sforzi e alla nostra etica professionale. Anche coloro tra noi che vorrebbero andare lì per aiutare sono impossibilitati a raggiungere Gaza a causa del blocco.

Questa “aggressione difensiva” di durata, estensione e intensità illimitata deve terminare.
In aggiunta, se l’uso di gas negli attacchi dovesse essere successivamente confermato, si tratterebbe inequivocabilmente di un crimine di guerra per il quale, prima di ogni altra cosa, serie sanzioni dovranno essere prese nei confronti di Israele, con la cessazione di ogni scambio e accordo di collaborazione con l’Europa.

Mentre scriviamo, siamo raggiunti dalle notizie di altri massacri e di minacce al personale medico nei servizi di pronto soccorso, insieme al divieto di ingresso per i convogli umanitari internazionali. Come scienziati e medici non possiamo rimanere in silenzio mentre questo crimine contro l’umanità va avanti. Chiediamo anche ai lettori di non restare muti. Gaza, intrappolata sotto l’assedio, sta venendo distrutta da una delle più grandi e sofisticate macchine da guerra moderne al mondo. Se coloro tra noi in grado di alzare la propria voce rinunciano a farlo e a prendere posizione contro questo crimine di guerra, allora sono complici della distruzione delle vite e delle abitazioni di 1,8 milioni di persone a Gaza.

Apprendiamo con sgomento che solo il 5% dei nostri colleghi accademici ha firmato un appello al proprio governo per fermare le operazioni militari contro Gaza. Saremmo tentati di concludere che con l’eccezione del 5%, la parte restante degli accademici israeliani è complice del massacro e della distruzione di Gaza. Osserviamo anche la complicità delle nostre nazioni in Europa e Nord America in questo massacro, e ancora una volta l’impotenza delle istituzioni e delle organizzazioni internazionali nel mettere fine a questa devastazione.

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Firmatari:

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Paola Manduca, Professor of Genetics, University of Genoa, Italy.

Sir Iain Chalmers, James Lind Library, Oxford.
Mads Gilbert, Professor and Clinical Head, Clinic of Emergency Medicine, University Hospital of North Norway.
Derek Summerfield, Institute of Psychiatry, King’s College,London.
Ang Swee Chai, Consultant Orthopaedic Surgeon, London.
Alastair Hay, Dept of Environmental Toxicology, University of Leeds.
Steven Rose, Emeritus Professor of Life Sciences, Open University.
Hilary Rose, Professor Emerita, University of Bradford.
Angelo Stefanini, MD, Public Health, Bologna, Italy
Andrea Balduzzi, Zoologist, University of Genoa, Italy
Bruno Cigliano, MD, Paediatric Surgeon, University of Naples “Federico II”, Italy.
Carmine Pecoraro, MD, Nephrologist, Santobono Children Hospital, Naples, Italy,
Emilio Di Maria, MD PhD, Medical Genetics,University of Genoa, Italy
Franco Camandona, MD, Gynaecologist, ASL3, Liguria, Italy
Guido Veronese, MD, Clinical Psychologist, University of Milan-Bicocca, Italy
Luca Ramenghi. MD, Neonatology, Gaslini Childrens’ Hospital, Genoa, Italy
Marina Rui, Chemist, University of Genoa, Italy
Pierina DelCarlo, MD, Paediatrician, Massa, Italy
Sergio D’agostino, MD, Paediatric Surgeon, Hospital Vicenza, Italy.
Silvana Russo, MD, Pediatric Surgeon, Santobono Children Hospital, Naples, Italy.
Vincenzo Luisi, MD, Paediatric Cardiac surgeon, Massa Hospital, Italy. Stefania Papa, Environmentalist, University of Naples, Italy.
Vittorio Agnoletto, MD, University Statale, Milan, Italy
Mariagiulia Agnoletto, Psychiatrist, Milan, Italy»

(Manduca, P., Chalmers, I., Summerfield, D., et al. (2014). “An open letter for the people in Gaza”, in Lancet, Early online publication,  July 22)



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