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Attualità e Polemiche --> Imperialismi --> Sulle colonne de “la Stampa”polemica sull’Ucraina

Sulle colonne de “la Stampa”polemica sull’Ucraina

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di redazione di EaST Journal

Sono apparsi in questi giorni su La Stampa due articoli molto interessanti, che danno testimonianza di due visioni e due atteggiamenti quasi antitetici, per le opinioni che espongono, per il luogo da cui le espongono, e per la evidente disparità di conoscenze sul tema. La Stampa, che dispone di ottimi giornalisti come Anna Zafesova, in grado di fornire ai lettore uno sguardo lucido e disincantato della situazione, ha giustamente voluto offrire il proprio spazio anche ad altri opinionisti: la scelta è caduta su Barbara Spinelli, eurodeputato della lista Tsipras, e su Mark Franchetti, corrispondente da Mosca del Sunday Times.

Si sono subito manifestati i due fronti opposti su cui si posizionano, riguardo alla crisi ucraina, quanti ragionano in base a presupposti generici, lontani dalla realtà dei fatti, e spesso puramente ideologici, da quanti cercano sul campo, con onestà ed attenzione, di raccontare ai lettori quanto avviene davanti ai loro occhi. Il problema è che la realtà non interessa quasi a nessuno in quanto tale : essa deve corrispondere con esattezza a una costruzione preconcetta, che è data per corretta in sé; qualunque deviazione dei fatti da questa costruzione è falsa, o va ricondotta con la logica alla propria costruzione.

L'articolo di Barbara Spinelli è un esempio classico di questa posizione; chiunque conosca i fatti ucraini da vicino comprende immediatamente che è un articolo scritto da molto, molto lontano; che vi sono semplificazioni tremende, ad esempio sui russofoni d'Ucraina, che certo non sono solo nel Donbass e non sono discriminati, in quanto si parla russo liberamente e tranquillamente nella maggior parte dell'Ucraina; che una frase quale "il mondo russo non può ignorare le proprie genti, se maltrattate negli stati dell'ex URSS ora indipendenti" è realmente ridicola e starebbe bene in uno dei più appiattiti telegiornali della propaganda putiniana; che il sostenere che "in Ucraina vi sono russofoni che hanno vissuto e temono ampie operazioni di pulizia etnica" è totalmente privo di senso; che l'attribuire le vittime civili e gli sfollati alla "strategia ucraina" è perlomeno curioso, quando due provincie di uno stato sovrano sono in mano a truppe sostanzialmente mercenarie e a truppe d'invasione senza insegne, e le forze regolari di questo stato, l' Ucraina, cercano di riportare in quelle zone l'ordine costituito.

Si può essere amici della Russia, si possono avere fondate nostalgie per il mondo sovietico ed anche per un'ideologia che ha rappresentato un sogno di riscatto per molti, ma non si può evadere dalla realtà invocando una Ostpolitik dei tempi di Brandt e Schmidt, e soprattutto non si possono ignorare totalmente le basi reali della situazione. L'articolo di Mark Franchetti appare sin dall'inizio più vicino ai fatti e frutto di una vicinanza agli eventi infinitamente maggiore. Senza inveire genericamente contro un presunto strabismo della stampa (che peraltro gode anche in occidente e in Italia di poderosi estimatori della Russia), Franchetti ricorda l'inevitabile opposta propaganda delle fazioni in campo, ma è obiettivo nel riconoscere, come qualunque individuo ragionevole può constatare di persona, che la propaganda russa sul conflitto ucraino è stata "spregiudicata, tossica e insidiosa come ai tempi sovietici" ; e ancora: " Tutte le bugie e le disinformazioni di Kiev non possono essere comparate alla propaganda del Cremlino". Franchetti narra ancora: "Quando Slaviansk, una roccaforte dei separatisti, è stata ripresa dall’esercito ucraino l’estate scorsa, la tv di Stato russa ha diffuso nel telegiornale serale un reportage che raccontava di un bambino crocifisso dai soldati sotto gli occhi di sua madre per vendetta. Era completamente falso, ma milioni di russi che non hanno accesso a fonti alternative di informazione credono ancora che sia vero."

Gli ucraini che vivono a Kiev e che conservano parenti nelle zone del conflitto, dove i separatisti hanno subito oscurato le tv ucraine e trasmettono solo la propaganda russa, raccontano che, interrogati sugli eventi, i parenti parlino con frasi fatte identiche, e sovrapponibili con le formule usate dalla propaganda televisiva; assistiamo dunque una pervasività e intensità della propaganda che non si ricordava da decenni, attuata in Russia dal potere con metodi sovietici, dopo aver eliminato le ultime agenzie di stampa indipendenti. Franchetti ricorda i giornalisti che nella zona di guerra sono stati uccisi, minacciati, arrestati e picchiati, ma hanno comunque rischiato la pelle per assistere agli eventi e raccontare ai lettori quello che vedevano.

Andare a vedere le cose da vicino è una regola fondamentale, pur se rischiosa. Leggere i giornali da uno scranno parlamentare o più spesso dal comodo salotto di casa non è sempre sufficiente per poter accusare i giornalisti e la stampa di strabismo, e di "prese di posizione deliberatamente grossolane".

 



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