Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Segnalazioni di febbraio

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Segnalazioni di febbraio

 

Prima di tutto, un “rilancio”. Di questi tempi si è parlato molto dell’incredibile dichiarazione di Montezemolo, che con grande sfacciataggine ha sostenuto che la Fiat non ha mai ricevuto un euro dallo Stato. Ovviamente giocava su un equivoco: si riferiva agli incentivi, che formalmente vengono dati a chi vuole acquistare un’auto e non a chi le vende, come se non servissero proprio a fare vendere più macchine e quindi a fare guadagnare di più l’azienda produttrice, in cui in definitiva finiscono..

Montezemolo finge di dimenticare che sono stati un poderoso aiuto anche gli sgravi fiscali che tutti i capitalisti hanno ricevuto ad ogni occasione dal governo attuale (ma anche da tutti quelli precedenti), mentre quelli che davvero producono, i lavoratori, non hanno nessuno sgravio ed anzi pagano sempre più tasse a mano a mano che l’inflazione gonfia il valore nominale del salario e riduce quello reale. Su questo abbiamo pubblicato di recente un lungo articolo di analisi molto utile, Salari pensioni e fisco, ma anche le divertenti Lezioni di capitalismo tratte dal sito di Sinistra Critica.

Ma mi sembra utile rinviare anche a un mio testo che è già a tempo sul sito, e che ricostruisce come è stata costruita la fortuna di Giovanni Agnelli, che viene abitualmente presentato come il “fondatore” della Fiat: prima di tutto spossessando i veri fondatori dell’azienda, e riuscendo a differire per anni i processi per truffa, aggiotaggio, ecc., e poi a farli bloccare definitivamente da un intervento del ministro della Giustizia (ed è già una storia molto illuminante e che ci ricorda qualcosa dei nostri giorni). Tra l’altro è in quegli anni che Agnelli compra il quotidiano che lo aveva attaccato a lungo, “la Stampa”, e la mette ovviamente a tacere sui suoi trascorsi giudiziari…

Successivamente, l’unico vero “merito” del capostipite della dinastia degli Agnelli è stato quello di aver fiutato il clima politico mondiale, e di essersi preparato ad approfittarne: nel 1906 la “Fabbrica Italiana Auto Torino” da modesta produttrice di auto che con 1500 operai produceva 600 auto all’anno, si trasforma in un’impresa proiettata sulle forniture militari basate ovviamente su un solido rapporto con lo Stato. Per vendere 600 auto bisognava trovare 600 acquirenti, la guerra di Libia permise di piazzare in un colpo solo migliaia di autocarri, che divennero molte decine di migliaia nel corso della prima guerra mondiale. E poi c’erano motori per aerei e navi, mitragliatrici, navi… Quando la guerra finì, FIAT era passata al terzo posto assoluto tra le industrie italiane (con il 96% della produzione automobilistica), e i dipendenti da 4.000 del 1914 erano arrivati già a 40.000. Aveva beneficiato anche del bottino bellico, ottenendo tra l’altro la maggioranza delle azioni della Alpinen MontanGesellschaft austriaca che possedeva le redditizie miniere di ferro della Stiria.

Nel 1929, senza diventare formalmente fascista, Giovanni Agnelli aveva stretto un patto di acciaio con Mussolini, basato sulla protezione statale da potenziali concorrenti stranieri, e sulla produzione esentasse dell’auto di regime, la “Balilla”, e dei treni battezzati “littorine” in onore del fascio Littorio… Rinvio per questo al libro Cento … e uno anni di Fiat, nel blocco I grandi nodi del Novecento, Capitalismo e anticapitalismo, e soprattutto al primo capitolo, Fiat 1. Cliccare qui:  (http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=27&Itemid=34)

Insomma fin dai suoi primi anni la Fiat ha ricevuto grandi aiuti e favori dallo Stato, e quando nel secondo dopoguerra ha cominciato ad aprire stabilimenti nel sud, da Melfi a Termini, di soldi ne ha ottenuti moltissimi, senza mantenere mai le promesse. Ne so qualcosa per quanto riguarda lo stabilimento di Lecce, che doveva avere 5.000 operai e ne ha oggi solo poche centinaia. Aveva avuto terreni gratis, finanziamenti per i macchinari, ecc.

D’altra parte (e fu Prodi in persona, allora presidente dell’IRI, l’Ente di Stato, a facilitare il losco affare) la FIAT ebbe perfino la possibilità di acquistare l’Alfa Romeo (con annessa Alfa Sud di Somigliano) per molto meno di quanto aveva offerto la General Motors, e per giunta con fortissime dilazioni. Sarebbero ottime ragioni per rivendicare la restituzione allo Stato, e senza indennizzo, non del solo stabilimento di Termini Imerese. Ma come fare, se il centro sinistra non solo è stato responsabile di queste politiche, ma ha legami organici sempre più stretti con settori importanti del capitalismo italiano?

 

Un altro rilancio

 

Non ho più aggiunto articoli su Haiti, e mi sono reso conto del fatto che per molti nuovi arrivi (soprattutto su Cuba, il Venezuela, ecc.) parecchi titoli sono già slittati fuori della colonnina di segnalazioni in prima pagina. Non solo Terremoto ad Haiti, che pure era stato uno dei primi a ricordare il passato rivoluzionario di questo paese, ma soprattutto Haití: No man’s land, che non si limitava a ironizzare sull’impotenza dell’ONU, ma ricostruiva l’esperienza del terremoto di Messina e Reggio del 1908, per spiegare come si costruisce la criminalizzazione delle vittime presentandole in blocco come “sciacalli”. Il primo articolo era stato molto letto, perché era stato tra i primi, il secondo relativamente poco, perché evidentemente c’era ormai in giro una certa saturazione di testi e commenti, ma lo raccomando particolarmente.

 Si sta rafforzando ancora il settore dedicato all’America Latina, con testi (in italiano) di un certo peso come Lula: un bilancio, e si prepara nuovo materiale su Cuba, dove la situazione economica è nettamente peggiorata nel 2009, ovviamente anche – ma non solo - come riflesso dei problemi di alcuni paesi amici.

Intanto su Cuba sono stati inseriti (ma ancora poco visitati...) due testi poco conosciuti di qualche anno fa, quello di Soledad Cruz, una compagna che ha avuto un ruolo per diversi anni some dirigente giovanile e giornalista prima, poi come ambasciatore presso l’UNESCO, e l’intervista ad Aurelio Alonso, anche lui per anni punto di riferimento del dibattito politico e teorico, ma anche diplomatico in sedi importanti. (Alonso Una voce da Cuba). Ma sul dibattito interno (su cui informo nell’Appendice al termine dei testi di Soledad Cruz, ne ho molti altri, in genere non tradotti, che posso inviare a chi me li richiede per un particolare interesse alla questione.

Una comunicazione tecnica:

Alcuni problemi tecnici hanno reso poco leggibile a una piccola parte degli utenti la Newsletter di febbraio, che è arrivata anche con quella di gennaio in appendice. Stiamo risolvendo, non succederà più. Ma segnalatemi ogni problema del genere, sarà più facile e rapida la correzione.