Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Landini e i surrogati

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Landini in un’intervista al Corriere della Sera di oggi ci tiene a sottolineare che in tasca ha solo due tessere, quella della CGIL e quella dell’ANPI. Di fatto è una smentita alle voci che lo hanno spesso accreditato come dirigente di SEL. Ma che con SEL abbia una profonda sintonia è un dato di fatto: hanno la stessa passione per i surrogati.

Nell’ultimo congresso della CGIL Landini al desiderio della sua stessa base di una svolta radicale nella politica della CGIL ha risposto confluendo nella mozione della Camusso, con l’espediente – subito imitato da altri dirigenti di categorie che avevano problemi analoghi – di un emendamento che non aveva nessuna possibilità di essere accolto, per cui il voto di apparente contestazione finiva per essere accreditato a una maggioranza che sarebbe stata altrimenti in difficoltà. E a cui la maggioranza FIOM diede un aiuto prezioso non solo confondendo le idee ai lavoratori preoccupati per i continui arretramenti sindacali, ma impegnando a fondo il proprio apparato per assicurare risultati che nascondevano la reale entità del dissenso e riducevano artificialmente la percentuale dell’opposizione. Con metodi che non avevano molto da invidiare a quelli della destra PD in Liguria…

Interrogato da Fabrizio Roncone sulla possibilità di concretizzazione di un progetto di ricostruire la sinistra dopo l’approdo del PD alla sistematica collaborazione con il centrodestra, accettandone richieste e condividendo i metodi, incluso il voto di scambio, Landini ha anguilleggiato un po’, con lo stile che caratterizza in genere Vendola quando è posto di fronte a domande precise.

L’intervistatore era stupito che Landini, “che è un formidabile comunicatore […] stavolta tendeva stranamente a prenderla un po’ alla larga”. Così ha provato a fare una domanda secca, evocando il nome di Tsipras. Niente da fare, Landini dice subito che pensa che il modello di Syriza non sia esportabile. Però aggiunge che sarebbe interessante vedere “come certi meccanismi di elaborazione del cambiamento possano mettersi in moto proprio come si sono messi in moto in Grecia”.  La frase è abbastanza fumosa, ma subito ulteriormente sfumata: “In questo senso, naturalmente, un personaggio del carisma di Cofferati, con le sue grandi qualità etiche e morali, può certamente contribuire ad accelerare un percorso simile anche qui”. Nessun sospetto che il segreto di Syriza è sempre stato, finora, il rifiuto netto di alleanze con forze borghesi… Niente di simile alle pratiche diffuse in SEL e nel resto della sinistra parlamentare italiana anche in passato, per non parlare del PD di cui Cofferati è stato fondatore e dirigente fino a ieri.

Poi, preoccupato di aver detto troppo, chiarisce che comunque qui da noi “è necessario andare oltre l’idea di sinistra classica”. Per carità, dio ci scampi da questo pericolo!

Nella prima parte dell’intervista Landini aveva chiarito che in nessun caso si doveva “far nascere un nuovo partito”, e che lui pensava piuttosto a “nuove forme di aggregazione “, in cui “tante persone possano finalmente tornare a partecipare, organizzandosi nelle forme che più ritengono opportune”… Insomma, ognuno per sé e dio per tutti… È un modello ben sperimentato, e che tra il 1968 e il 1980 ha contribuito a far disperdere in mille rivoli l’enorme potenziale anticapitalistico espresso dalle lotte di quegli anni.

Landini poi giustamente difende Cofferati dalle accuse volgari di gente come la Serracchiani o Matteo Orfini, e insiste che, anche se tra loro due c’è stato “qualche momento di democratico conflitto”, Cofferati gli è apparso sempre “una persona perbene, rigorosa, capace di far prevalere valori e princìpi, un socialdemocratico autentico”.

Abbiamo evidentemente valori diversi, a partire dall’uso elogiativo del termine socialdemocratico.

 

Chi è Cofferati

Allora, per i più giovani, rinfreschiamo la memoria sul curriculum di Cofferati. Entrato in segreteria della CGIL nel 1990, nel 1994 ha preso il posto di Bruno Trentin, che nel frattempo nel 1992 aveva smantellato la scala mobile, con un accordo firmato non “a sua insaputa”, ma pare “controvoglia”, sotto le pressioni del capo del governo, il “socialista” Giuliano Amato. Nel 1993 era stata codificata la concertazione, che legava ulteriormente le mani al sindacato. Quando Cofferati è diventato segretario generale il grosso era stato fatto, anche con la sua partecipazione come membro della segreteria…

Era apparso intanto Berlusconi (grazie al carattere repellente di un centrosinistra rappresentato da gente come Amato), e aveva tentato subito il colpo grosso, con una nuova pesante “riforma” delle pensioni varata dal ministro dell’economia Dini. Su questo scoglio il primo governo Berlusconi era caduto, perche si era sganciata la Lega Nord, ma subito dopo la stessa “riforma” delle pensioni era stata ripresentata da Lamberto Dini e varata con poche proteste, perché il centrosinistra era ormai coinvolto nella maggioranza, e quindi anche la CGIL: la controriforma Dini venne approvata con un referendum tra i lavoratori del tutto truffaldino… E Cofferati era ormai già segretario generale…

Va detto a suo onore che una sola cosa buona la fece, quando stava per lasciare l’incarico di segretario generale (mancavano sei mesi). Si impegnò, e ne prese giustamente il merito, nell’organizzazione della grande manifestazione del 23 marzo 2002 in difesa dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, quella detta ufficialmente “dei tre milioni di lavoratori”. Forse erano un po’ meno ma sempre più di ogni altra manifestazione.

A settembre Cofferati rientrava al suo posto di lavoro come impiegato alla Pirelli, conquistando altri consensi e divenendo un punto di riferimento per l'elettorato della sinistra, sconfitta pochi mesi prima alle elezioni politiche.

Tuttavia (come molti altri segretari generali al termine del loro incarico) smetteva di seguire le vicende della CGIL, e anche per questo quella manifestazione che avrebbe dovuto arrestare il declino del grande sindacato, rimase senza seguito. Come rischia, a maggior ragione, il ben più modesto sciopero del 12 dicembre 2014…

Due anni dopo Sergio Cofferati sceglie un altro terreno per affermarsi, e si candida a sindaco di Bologna, battendo il macellaio di destra Giorgio Guazzaloca col 55,9 dei voti. Ma in poco tempo accumula discredito per alcune prese di posizione autoritarie inspiegabili: si batte ad esempio per impedire la manifestazione anti-proibizionista Street Rave Parade giunta nel 2005 alla sua nona edizione cittadina. In un'intervista Cofferati spiega la propria iniziativa dicendo: "È mio dovere quale pubblico amministratore difendere i cittadini anche da loro stessi". E l’anno dopo ci riprova, arrivando ad attaccare il Questore di Bologna accusandolo di aver utilizzato metodi troppo morbidi a tutela dell'ordine pubblico. Fissato con il tema della legalità, il sindaco Cofferati se la prende con baracche abusive e lavavetri, con i graffiti e le statuette di cioccolata “porno”, con i piercing e l’uso di alcolici dopo le 22…

Poi irritato dalle critiche crescenti, non si ricandida “per dedicarsi a fare il papà”, e si trasferisce a Genova, salvo farsi tentare dall’incarico (o dallo stipendio?) di europarlamentare. Il PD, alla cui fondazione aveva dato un importante contributo nel 2007, lo presenta infatti come capolista nella circoscrizione Nord-Ovest per le elezioni europee del 2009. Si ripresenta nel 2014, risultando il secondo più votato nella stessa circoscrizione. Il suo successo rende ridicola quindi la richiesta di dimissioni da eurodeputato da parte di squallidi portavoce renziani, che dicono che è stato eletto grazie al famoso 40,1%, ma certo conferma che Cofferati non era un corpo estraneo nel PD…

Caro Landini, dove sta quello che tu chiami il “carisma di Cofferati, con le sue grandi qualità etiche e morali”?Ti sembra proprio che possa essere lui “lo Tsipras italiano”? In realtà non è neppure un modesto surrogato. E smettiamola finalmente di cercare alternative dove non ce n’è neppure l’ombra!

(a.m.19/1/15)

Su Landini e la CGIL, vedi anche http://anticapitalista.org/2015/01/15/la-cgil-davanti-alla-sua-crisi/

 



Tags: Landini  Tsipras  Cofferati  

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