Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Garante di chi e di che cosa?

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Editoriale di Sinistra Anticapitalista

Non ci siamo eccitati particolarmente all’elezione del Presidente della repubblica, non solo perché il vecchio slogan degli anni ’70 “Il presidente chiunque esso sia è sempre un servo della borghesia” pur nel semplicismo della sinistra rivoluzionaria di quegli anni, corrisponde in ultima analisi alla realtà, ma anche perché sapevamo che le condizioni politiche generali e parlamentari non avrebbero potuto produrre nulla di significativo in rottura con la corrente reazionaria ed antidemocratica dei tempi.

Ed ancor più siamo quasi “increduli” di fronte alle grida di gioia e ai comportamenti della pavida ed imbelle sinistra PD e di Sel, che hanno creduto di poter rientrare nel gioco di Renzi e di introdurre qualche sassolino nelle sue scelte votandone il candidato per poi pietire qualche parziale cambiamento ai provvedimenti reazionari varati nelle scorse settimane da un parlamento succube dell’esecutivo.

Prontamente Delrio, vicepresidente del consiglio e a ruota il capo stesso (“mettiamo il turbo”) hanno provveduto a spegnere le loro inconsistenti speranze riaffermando con forza che si va avanti come prima nel cammino delle controriforme sociali ed istituzionali.

E’ vero che per Mattarella sarà difficile fare ancora peggio di Napolitano, a cui per altro ha subito reso omaggio.

Napolitano è stato veramente il garante supremo, non della Costituzione, come avrebbe dovuto essere, ma degli interessi politici ed economici della borghesia italiana (il presidente dell’Italia intesa come classe dominante) e della Troika europea, cioè delle loro scelte liberiste antisociali ed antipopolari. Attraverso la sua costante sollecitazione e il suo intervento le politiche dell’austerità sono state portate avanti dai governi che si sono succeduti, Berlusconi, Monti, Letta ed infine dal killer finale, Renzi, e contemporaneamente sono stati inferti colpi mortali all’assetto democratico e sociale del paese: una legge elettorale che peggiora ancora quella precedente che la Corte costituzionale aveva bocciato, un Parlamento ridotto a brandelli e subordinato mani e piedi all’esecutivo, il diritto del lavoro cancellato dal Jobs Act.

E’ in questo quadro che opererà il nuovo presidente; difficile pensare come qualcuno crede che Mattarella possa avere la forza od anche solo la volontà di rimettere in piedi le vecchie garanzie istituzionali picconate da ogni parte. Con quali strumenti? E di che cosa dovrebbe essere garante? Del vecchio testo costituzionale, che in gran parte non esiste più, sostituito da un’altra costituzione, quella materiale affermatasi negli ultimi anni e in via di codificazione definitiva?

Che poi il nuovo Presidente possa essere indipendente dalle politiche della troika europea e del padronato attiene alla pura fantascienza.

Inoltre non è possibile dimenticare che Mattarella, all’inizio degli anni 90, è stato l’autore della legge elettorale che va sotto il suo nome, il Mattarellum, cioè della prima grande controriforma antidemocratica del sistema politico e ed istituzionale. Quella legge non era solo una legge elettorale; colpiva a morte uno dei principi su cui si basava la costituzione del 48, quella della rappresentanza politica, del voto delle cittadine e dai cittadini, cancellando la precedente legge elettorale che altro non era che la concretizzazione legislativa dei principi democratici sulla rappresentanza espressi nella Costituzione.[1]

Per di più Mattarella è il prodotto non di una azione e di un ruolo attivo del parlamento, o anche solo di  mediazioni tra le forze politiche. Questa volta non è stato il Presidente della repubblica a indicare il Presidente del consiglio, ma è stato quest’ultimo a imporre al Parlamento colui, che nel suo percorso politico, meglio permetteva di affermare il suo ruolo e la sua preminenza.

Già perché Renzi è riuscito da una parte a infliggere un colpo a Berlusconi, ma soprattutto a Forza Italia, a mostrare tutte le debolezze e le subalternità di Alfano, ma anche e soprattutto, ed era uno dei suoi obbiettivi centrali, a mettere a cuccia la cosiddetta sinistra del PD, a riportare Vendola in una posizione del tutto subalterna, ed a disinnescare la mina potenziale che rappresentavano i 130 parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Memore della vecchia politica dei due forni dei dirigenti della DC, lui ex giovane democristiano, è riuscito a riproporla con successo.

Ma la rottura con Berlusconi è solo parziale; Renzi ha ancora bisogno del cosiddetto Patto del Nazareno dati i numeri parlamentari, (ha oggi però di fronte una serie di truppe del centro destra molto più sbandate e divise), ed è sicuramente disponibile a concedere al signore di Arcore una serie di vantaggi economici per la sua azienda, (una vera chicca politica la consultazione di Renzi con il Biscione tramite il suo presidente Confalonieri) anche perché non dimentichiamolo mai, è in quel posto per fare gli interessi politici ed economici dei padroni.

Nella scelta di Renzi tuttavia anche la Grecia c’entra qualcosa. Lasciamo da parte gli stupidi proclami di alcuni suoi tirapiedi sul fatto che Renzi sarebbe stato un antesignano della lotta all’austerità rispetto allo stesso Tsipras. Resta il fatto che il Presidente del consiglio è abbastanza intelligente per capire che da Atene arriva un vento nuovo e che bisogna saper fare le mosse giuste per non esserne condizionato, ma se mai per condizionarlo. Eleggere un presidente su cui non concordava Berlusconi e che veniva considerato un’ancora di salvataggio dalla cosiddetta sinistra del suo partito e dalle tante varianti moderate che il panorama della sinistra italiana propone, era la mossa giusta.

Prendiamo atto positivamente che a questo coro di esaltazione per l’elezione di Mattarella non si sono uniti né la Lista Tsipras né il PRC; in effetti sarebbe stato da suicidio per queste forze che aspirano di essere i rappresentanti del vento greco e spagnolo in Italia e che sperano di concretizzarlo sul piano elettorale, assumere una diversa posizione politica.

L’elezione del presidente della Repubblica è servita a mettere in sordina non solo l’evoluzione delle vicende greche con la grandi aspettative di cambiamento che si stanno producendo in Grecia ed altrove (vedasi la manifestazione oceanica di Podemos a Madrid), ma anche la situazione sociale nel nostro paese.

E’ proprio da quest’ultima questione che la sinistra italiana, quella di classe, quella che vuole costruire la solidarietà alla lotta del popolo greco e di sostegno alle misure progressiste del governo di Syriza, e un movimento contro l’austerità, quindi contro il governo Renzi, deve partire.

Le lotte dell’autunno culminate nello sciopero del 12 dicembre sono state promettenti, ed indicano la disponibilità di milioni di lavoratrici e lavoratori a mobilitarsi per affermare i loro diritti e i loro bisogni. La responsabilità della CGIL di non aver indicato poi il percorso per continuare la lotta per rafforzarla e generalizzarla è enorme. I referendum dei lavoratori delle banche che ha respinto un accordo capestro e il grande sciopero per il contratto a cui ha dato vita questa categoria, indicano che, pur nelle straordinarie difficoltà presenti, è possibile rialzare la testa.

E’ possibile chiedere alla FIOM che costituisce pur sempre il punto di riferimento non solo per i metalmeccanici, ma per altri vasti settori di lavoratori, ai sindacati di base, ai diversi soggetti sociali di agire per riprendere una grande mobilitazione unitaria e convergente per difendere diritti, salari, occupazione, territori?

E’ possibile per questa via mettere alle strette una CGIL, che ha perso i suoi riferimenti politici, che sbanda da tutte le parti, ma che costituisce ancora la più grande organizzazione di massa del paese? 

E’ possibile che le forze della sinistra antiausterità, antiliberiste e anticapitaliste, unitariamente aiutino a costruire la risposta sindacale e di classe e diano vita a comuni iniziative, alla costruzione del fronte sociale e politico contro le politiche dell’austerità, a partire dal rigetto della finanziaria e del Jobs Act e a attivare tutti gli strumenti della solidarietà internazionalista con la lotta della classe lavoratrice greca?

E’ questo l’impegno di tutte/i le/i compagne/i di Sinistra Anticapitalista.   

 

 



[1] Come primo gesto Mattarella si è recato alle Fosse Ardeatine, un giusto omaggio alle vittime della barbarie nazista, e quindi alla Resistenza e alla Costituzione che da essa è nata. Tutti i commentatori l’hanno sottolineato, ma si sono dimenticati di evidenziare anche le contemporanee dichiarazioni del neoeletto che ha parlato della necessità “dell’unità dell’Europa contro la nuova barbarie”. Mattarella si è dimenticato di specificare due cose: che la barbarie è duplice, che non c’è solo quella terrificante dell’ISIS, ma anche quella non meno terrificante e razzista degli interventi neocoloniali ed imperialisti dei paesi europei e degli USA e che l’antisemitismo, il fascismo e il nazismo sono un prodotto doc dell’Europa stessa.