Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Chi ha paura del califfo?

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Un numero di Limes come al solito denso e ricco di informazioni (Chi ha paura del califfo? Anteprima in http://www.limesonline.com/chi-ha-paura-del-califfo/76623 ) fornisce dati utili per comprendere i processi in corso nel Medio Oriente e in Africa. Una parte notevole è dedicata alla Libia, con l’evidente preoccupazione di scongiurare un insensato intervento militare europeo con partecipazione dell’Italia, che oltre ad essere un ritorno a un passato coloniale vergognoso, rappresenterebbe una trappola pericolosa. D’altra parte, più in generale, Limes ammonisce che “il controterrorismo riproduce il terrorismo. Nell’intento di spegnere un focolaio, ne alimenta altri”. Utile il rifiuto netto dell’intervento in Libia, meno convincente l’elenco di misure alternative, che rischiano di ridursi a una “pacificazione dal basso” che di fatto farebbe concorrenza al califfo assoldando giovani senza lavoro per il controllo in loco dei migranti…

Ma è interessante comunque il nucleo centrale del volume che ricostruisce sia il funzionamento “normale” dello Stato Islamico, con la sua amministrazione, le imposte, i commerci, la distribuzione di acqua e energia elettrica, il contrabbando, perfino l’emissione annunciata di moneta aurea, sia la sua collocazione geografica iniziale, coincidente con le zone dell’Iraq dove più forte è stata la resistenza all’insensata occupazione nordamericana. Molti dei reclutati dall’IS erano stati nelle carceri degli occupanti, compresi molti che in origine erano solo contestatori pacifici.

Alcuni saggi, come quello di Lorenzo Declich su Stato islamico. L’architettura del terrore, dicono francamente che “la brutalità dell’IS non è emersa dal nulla”. Noi “tendiamo a dimenticare o a rimuovere che la prima decapitazione videoregistrata di un cittadino americano in Iraq fu condotta dai predecessori dell’IS nel 2004 in risposta alle fotografie e ai video di torture, stupri e assassini dei detenuti della prigione di Abu Graib”. D’altra parte nel 2011 si scoprì che alcuni militari USA “andavano a caccia di civili per sport e raccoglievano le loro dita e i loro denti come souvenir”.

Aggiungo io: come i cow boy del Far West nel XIX secolo, che avevano introdotto la pratica dello scalpo per documentare quanti indiani avevano ucciso per riscuotere il premio previsto. Solo dopo anche gli indiani cominciarono a fare lo stesso, per ritorsione o magari credendo che fosse una pratica magica. Ma anche nelle nostre imprese coloniali, soprattutto in Libia, non mancarono episodi del genere, con esibizione di teste mozzate.

Una parte notevole della rivista è particolarmente attuale, perché, pur non potendo commentare il mezzo accordo di Losanna sul nucleare iraniano, facilita la comprensione delle forze in campo per svuotare o far saltare l’accordo. [Fuori rivista segnalo comunque l’articolo molto cauto del direttore Lucio Caracciolo, http://www.limesonline.com/rubrica/lo-scacchiere-persiano.] Diversi articoli esaminano dettagliatamente le mosse e le intenzioni di alcuni importanti agenti regionali, la Turchia, l’Iran e Israele, oltre che l’Arabia Saudita. Ma altri articoli esaminano le contraddizioni del movimento curdo, e le vicende interne di Tunisia, Algeria e soprattutto Egitto, di cui Giulia Bertoluzzi e Costanza Spocci ricostruiscono le difficoltà nel Sinai, con la popolazione locale, ma anche con i palestinesi di Gaza.

Su Boko Haram scrive sia l’anonimo editorialista, sia il belga Jan de Volder, che descrive la rozzezza di questo movimento, che in realtà è lontano dal costituire un vero Stato Islamico, ed è piuttosto una costellazione di sei o sette gruppi che agiscono con questo nome, alcuni con un’agenda chiaramente jihadista, altri più legati al banditismo classico. Ma il saggio è molto utile perché riconduce il gruppo, (Prima secessionisti poi terroristi, dice lo stesso titolo) alla costruzione artificiale della Nigeria. Jan de Volder analizza i riferimenti di Boko Haram al relativamente mitico califfato di Sokoto, che era stato fondato ai primi dell’Ottocento da Fulani Usmani dan Fodio e si estendeva in una vasta area tra l’attuale Burkina Faso, il Niger, la Nigeria settentrionale e il Camerun, e che venne soppresso dal generale britannico Frederik Lugard nel 1903, trasformandolo in un simbolico sultanato incorporato nel protettorato della Nord Nigeria. Sarebbe poi stato unito nel 1914 - con la cosiddetta amalgamation -alla Nigeria del Sud, già profondamente conquistata al cristianesimo dalle missioni cattoliche, anglicane e di varie confessioni protestanti. Non è un caso che tra gli obiettivi di Boko Haram figuri la cancellazione dell’amalgamation, come nell’area dello Stato Islamico di Siria e Levante viene denunciata la spartizione della regione fatta da Sykes e Picot per conto degli imperialismi britannico e francese durante la Prima Guerra Mondiale.

Non ho ancora completato la lettura del volume appena uscito (di ben 250 pagine), ma la buona metà che ho letto mi spinge a consigliarlo, anche se finora non ho trovato una spiegazione complessiva del risentimento anticristiano, che la grande stampa mainstream ovviamente attribuisce a un presunto odio irrazionale del male verso il bene, e ricollega spesso alle mitizzate persecuzioni dei primi secoli, senza accennare neppure lontanamente all’eredità coloniale.

Invece questa è la ragione principale dell’odio “verso i crociati”, che si alimenta nel Vicino Oriente col ricordo più o meno mitizzato dei massacri perpetrati in nome di Cristo dalle crociate vere e proprie, ma che in un’area molto più vasta dell’Africa e dell’Asia si basa sull’esperienza fatta delle missioni cristiane come avanguardie della penetrazione coloniale, e poi pilastri della dominazione, grazie al loro lavoro di trasmissione dell’ideologia attraverso le scuole, sempre affidate loro sia dalla cattolica Italia, dalla laica e anticlericale Francia, dalla Gran Bretagna, dal Belgio, ecc.

Ma è difficile parlarne anche nella sinistra, che si genuflette spesso non solo verso questo papa abilissimo nel comunicare, ma verso una tradizione cattolica che nel complesso è tutt’altro che degna di rispetto, anche in un passato molto recente.

(a.m. 4/4/15)



Tags: Califfo  Stato Islamico  Libia  Siria  Iraq