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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Brasile – La crisi è profondissima. «Non vedo alternative al PT»

Brasile – La crisi è profondissima. «Non vedo alternative al PT»

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Intervista di Valérie Nader e Gabriel Brito a Ricardo Antunes

Correio da Cidadania

[da A l'encontre, 16 marzo 2015]

Parte prima

 

Crisi dell’acqua, dell’energia elettrica; aumento arbitrario dei prezzi; innalzamento dei tassi d’interesse; rallentamento dell’attività economica; disoccupazione che si installa, e ora, scandali relativi a una colossale corruzione intorno a una delle più emblematiche imprese pubbliche brasiliane; governo in ginocchio di fronte a un parlamento nazionale coinvolto nelle denunce di corruzione, a sua volta dominato del partito storico noto per il suo clientelismo, il PMDB,[1] con un programma di politica economica dei più conservatori. La popolazione si divide su due scelte manichee: da una parte, un polo che raccoglie tutto ciò che esiste di più conservatore, retrogrado, fazioso e fascista, spalleggiato dai media più conservatori; dall’altra parte, un polo opposto spinto da un autoritarismo candido, ritroso o, diciamo pure, semplicemente ipocrita.

Ricardo Antunes, sociologo e docente presso l’UNICAMP [San Paolo] impiega un linguaggio fluido e sfumato, aiutandoci a riflettere sulla situazione di un paese che sembra sull’orlo di un vero e proprio precipizio. Fin dall’inizio dell’intervista fattagli dalCorreio da Cidadania, il sociologo va dritto allo scopo, sostenendo che il secondo governo ora guidato da Dilma, il quarto a guida PT, è quasi nato morto. Il fenomeno è, in certo qual modo, l’espressione tardiva di una profonda crisi che devasta il paese a partire dalle manifestazioni del giugno 2013.[2]

Sostanzialmente,«Dopo di allora non si è risolto niente […], né per quanto riguarda la vita quotidiana, né per quanto riguarda i beni comuni fondamentali, quali sono l’acqua, l’energia, la mobilità o anche la sanità. C’è una situazione caotica. La situazione economica ha sconvolto il modello “petista”».[3]

Le basi economiche su cui si sono eretti i governi petisti consentono una strategia di “collaborazione di classe”, consistente nell’occuparsi degli interessi dei più agiati addormentando le classi inferiori. Questi governi si sono impantanati in un mondo esso stesso sfiancato dal rallentamento della crescita economica. Per altro verso, nell’arena politica, la larga e naturale base di parte che ha sostenuto i governi del PT, ma sempre sotto il predominio del PMDB, è ormai una palude in cui affonda ogni giorno di più la presidente Dilma.

«La tragedia – e qui sta la differenza – è che se Petrobras (e le altre grandi imprese pubbliche) è sempre stata un nido di corruzione, negli ultimi 12 anni questa corruzione è ormai praticata da un partito di sinistra, che un tempo di sinistra lo era realmente. (…) La gente ha l’impressione che quel che accade in Petrobras si debba al PT, perché questo partito sta ormai compiendo il suo quarto mandato. Il sistema è maggioritariamente controllato dal PT e dai suoi alleati (…)».

È la chiave che ci fa capire ciò che potrebbe sorprendere gli stessi detrattori della prima ora (tra i quali rientra lo stesso Ricardo Antunes): e la chiave è l’esorbitante quantità di mezzi assegnati al PT dalle imprese durante le elezioni del 2006, 2010 e, soprattutto, 2014. Èl’«asservimento» dei vari governi del PT al sistema finanziario, imprenditoriale e all’agrobusiness.

Il sociologo prosegue nella sua dimostrazione elencando le conseguenze che potrebbero avere sul «luilismo» e sul PT l’incompetenza politica e il crollo del governo Dilma. «Oggi, vedo un Lula indebolito per il 2018, non accetterebbe e non si sottometterebbe a questo», spiega Antunes. «Quanto allo stesso PT, la situazione attuale è molto complicata. Non vedo alternativa a questo partito».

Prevede per il futuro numerose manifestazioni («di destra e di sinistra») è una forte repressione. Ma diventa sentenzioso quando afferma che, in questo momento, la messa sotto accusa di Dilma significherebbe la vittoria della destra. «È chiarissimo che siamo di fronte a un’incipiente alleanza e a una posizione politica ancor più a destra, che va dai nostalgici della dittatura[4] all’attuale destra. La destra è stata quella che ha politicizzato le ribellioni di giugno dopo che queste erano terminate. La destra è stata quella che ha vinto politicamente. Ha fatto della campagna contro la corruzione l’asse del proprio movimento, pur essendo anch’essa altrettanto corrotta di quelli che denuncia (…). È evidente che questa uscita dalla crisi crea una situazione favorevole all’annuncio da parte della destra della sconfitta della sinistra nel suo complesso, non solo di quella di Dilma. Questo comporterebbe, di conseguenza, il fallimento della sinistra». [Qui di seguito la prima parte dell’intervista. La seconda è stata aggiunta col titolo Brasile – La crisi del PT nel quadro della riorganizzazione della destra nel continente (II) ].

 

* * *

 

Correio da cidadaniaAumento dei prezzi, rallentamento della crescita economica, crisi idrica ed energetica, scandali connessi alla corruzione: che cosa ha da dire di un così devastante contesto per il paese e che ci fa capire come l’avvio del mandato di Dilma Rousseff non porti con sé niente di nuovo?

Ricardo Antunes– Forse si può cominciare col dire che il secondo governo di Dilma, quindi il quarto del PT, è quasi nato morto [il primo era stato quello di Lula, nel 2003]. In certo qual modo, è una manifestazione tardiva della crisi profonda che ha devastato il paese a partire dalle manifestazioni del giugno 2013. Sostanzialmente,dopo di allora non si è risolto niente. Le crisi economiche, sociali e politiche, come pure la crisi dei valori morali, si sono intensificate. Per non parlare dei servizi pubblici, che si sono ancor più deteriorati.

Per rendersene conto, basta citare due di questi servizi, che sono quanto meno essenziali.

In primo luogo, la desertificazione causata in Brasile dal sistema idrogeologico è caratterizzata dalla deliquescenza dei fornitori, che sono per la maggior parte imprese miste, privatizzate o, se rimaste pubbliche, con un’ideologia e un modus operandi calcato sul privato.

Con la crisi dell’acqua, il Sud-Est vive un vero e proprio annientamento che, a che si ricordi, non si è mai prodotto in precedenza con simile intensità. Ciò è causato dai governi di Stato come il PSDB di San Paolo, presente sia a livello municipale sia a quello federale.[5] Questi governi ostentano la loro indifferenza nei confronti della cosa pubblica. Questo sorprende soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico, che dovrebbe essere praticamente gratuito e quindi l’acqua andrebbe usata con cautela e coscienza, dovendo essere considerata un bene comune.

La seconda crisi profonda, con implicazioni decisive nella vita quotidiana. è quella dell’energia. Quel che si paga per l’energia elettrica si può definire una vera e propria provocazione. È la conseguenza del fallimento della gestione delle imprese del settore, specie per quanto riguarda gli ultimi due anni, che hanno dato luogo al controllo politico dei prezzi in un universo governato da interessi privati a danno di obiettivi pubblici. Sia i governi del PSDB che quello del PT ne sono responsabili. Mentre il primo ha privatizzato, il secondo ha mantenuto queste privatizzazioni. Il risultato è la ricerca di profitto per queste imprese, a spese della popolazione. Attualmente la gente sta pagando di più di quanto costi realmente l’elettricità, e si paga per il profitto di queste imprese, mentre questa somma non andrebbe richiesta.

E non ho ancora accennato al sistema dei trasporti, dove non si è risolto nulla. Sia, dunque, nella vita di ogni giorno, sia per quel che concerne i beni comuni fondamentali, come l’acqua, l’energia, i trasporti e la sanità, la situazione è caotica. La crisi economica ha devastato il modello petista (e lo dicevo già in interviste durante le manifestazioni del giugno 2013).

Il progetto dei governi Lula e Dilma era già marcio ed era ormai entrato in un processo fallimentare in fase terminale. L’idea per cui occorresse aprire il capitale al mercato internazionale, ridurre l’impegno delle banche, aumentare gli interessi e, parallelamente, consolidare il mercato interno, è finita. Il modello ha raggiunto il suo limite. Oltre il 30% della popolazione è indebitata, i tassi di interesse sono estremamente elevati, la loro dipendenza da ogni tipo di carta di credito (per non parlare delle altre forme di finanziamento) è il flagello che oggi si abbatte sui poveri. Flagello apparentemente virtuale, ma profondamente reale. Il lavoratore acquista un prodotto con la propria carta di credito e paga 500 reais [circa 154 euro]; se rinvia il pagamento di due o tre mesi pensando che pagherà la stessa cifra, si ritrova alla fine con un debito di 1.000 o 1.550 reais senza rendersene conto e senza capire l’ingranaggio dei meccanismi finanziari. Peggio, se non riesce a rimborsare il debito, finisce per perdere il prodotto acquistato. Qui si parla di consumo gonfiato e che, alla fine, viene sottratto ai poveri.

In questo contesto, la crisi politica si è esacerbata a causa di alcuni elementi significativi. Il ventaglio dei quasi 20 partiti con i quali si è alleato il PT per poter governare e garantire così la vittoria di Lula e di Dilma, ha il PMDB come pilastro.  Un tempo, specie per quanto riguarda il MDB (Movimento democratico brasiliano)[6] originario, esisteva un obiettivo progressista nella lotta contro la dittatura, in un’epoca in cui era impossibile avere partiti di sinistra perché era vietato. Questo partito era una sorta di fronte che raccoglieva settori moderati, ma anche settori di sinistra, di opposizione. Oggi non esiste la sia pur minima traccia di quel MDB il quale, nel corso degli ’80, ’90 e 2000, ha generato il partito più scandalosamente compromesso con la politica dell’ordine costituito. Il PMDB vive di clientelismo, di corruzione, al punto che sostiene il candidato alle presidenziali di un partito e il governatore di un altro partito, e questo si ripete con i segretari, i vicepresidenti, ecc. Non importa di quale partito si tratti, uno qualsiasi degli altri alla sua destra, ad esempio il PP (va precisato che si tratta del partito di Maluf…)[7] e altri partiti, minoritari, che non sono che burattini utilizzati dal PMDB. E con tutto questo il PT si è alleato, dal centro alla destra, insomma con il peggio.

Ricorrendo a una metafora dura, Dilma si è impantanata nelle sabbie mobili di una palude. Sta annegando e se ne vedono ancora solo la testa e le spalle. Più cerca di darsi da fare, più sprofonda. Nella presente crisi politica, Dilma è stata coinvolta dalla crisi apertasi in seno al PMDB, che fino ad allora, prudentemente, si limitava a prestare qualche piccolo servizio. Ma la crisi di governo è così profonda che il partito ha capito che Michel Temer (il vicepresidente del Brasile, del PMDB), Renan Chaleiros (Presidente del Senato federale, PMDB) e il resto del gruppo cadranno tutti insieme. Tutto poi si è profondamente accentuato con lo scandalo di corruzione intorno a Petrobras, che ancor più devasta lo Stato brasiliano. Tutti sanno che, ormai, schemi analoghi (magari di minore rilevanza, perché in effetti Petrobras ha dimensioni gigantesche) si presentano con la diga di Itaipù,[8] nei servizi postali,[9] ecc.

La cosa più tragica in tutta questa corruzione (che non è nuova, perché è sicuro che esisteva già nei governi precedenti) è che la crescita esponenziale dell’impresa Petrobras è tale da essere diventata, diciamo, vitale per la sopravvivenza finanziaria dei partiti in periodo elettorale. Petrobras, Itaipù, Eletrobras e le altre società sono l’espressione di questa fase di espansione economica, in larga misura garantita alle imprese nazionali. Quel che accade dentro Petrobras, e quel che dà quindi l’impressione che il PT ne sia l’unico responsabile, è il fatto che ormai questo partito è al suo quarto mandato. Il sistema è quindi controllato a maggioranza dal PT e dai suoi alleati.

Come ha detto Paulo Roberto Costa (uno di coloro che hanno denunciato l’operazione Lava Jato [“lava a getto”: corruzione, tangenti, fondi neri, riciclaggio]), nessuno può accedere alle alte sfere dirigenti di Petrobras senza appoggi politici. Grosso modo, l’impresa ha abbandonato la gestione pubblica ed è stata politicamente controllata dai partiti al potere, finendo per trasformarsi in una inesauribile fonte di mezzi pecuniari per il mantenimento del PT al governo.

Ricordo che, durante le elezioni del 2006, 2010 e soprattutto del 2014, il PT era il partito che riceveva le donazioni padronali più numerose. Mi illudevo ancora, pur se ho sempre criticato l’asservimento del governo alle imprese. Ormai, è chiaro che il PT ha fatto, e sta ancora facendo, quel che decidono insieme il sistema finanziario, le imprese, l’agrobusiness e la borghesia industriale, intrecciati e mescolati tra loro.

Il padronato, quando offre al PT lo zuccherino, pretende anche che venga rigorosamente applicato il proprio sistema. Disporre di un governo così servile come quello di Lula è stato qualcosa di eccezionale, perché nessun governo borghese negli ultimi 40 anni era stato così addomesticato. Il PT è stato il governo capace di controllare i movimenti sociali popolari, quelli radicali, cooptando e impedendo l’avanzata di varie lotte sociali. I governi tipicamente borghesi, da parte loro, non hanno neanche una piccola parte di questa capacità dii nocività sociale. Tuttavia, anche con questo, mi sembra scarsamente probabile che Dilma disponesse di risorse finanziarie e donazioni provenienti dal padronato superiori a quelle dello stesso PSDB. Questo, ora, è invece evidente. Il padronato donava di più al PT per poter poi saccheggiare Petrobras ed altre imprese nazionali. Questo, alla fine verrà presto alla luce. Naturalmente, se il PSDB fosse al potere, la pratica sarebbe la stessa. Immaginate soltanto di avere il DEM[10] nelle imprese nazionali. Grazie a tutto quel che controlla nel paese, una parte notevolissima delle risorse di frange borghesi, nel nostro caso quelle dei creditori, proviene dalla remunerazione di un sistema molto vasto in Petrobras, che raggiunge miliardi. Se il guadagno arriva a miliardi, le donazioni quindi si avvicinano a milioni. E questo senza contare le stratosferiche donazioni delle banche che, fin dall’indomani delle elezioni, hanno preso ad incassare i profitti dei loro investimenti nella campagna elettorale.

Si può facilmente capire perché Dilma abbia ricevuto di più di Aécio Neves (candidato alla presidenza nel 2014, PSDB). Quelle donazioni sono poi state rimborsate grazie ai beni dello Stato stesso. Immaginate la somme che serve per creare una raffineria… Parte di quel prezzo proibitivo è passata direttamente nel sistema di corruzione.

 

Correio da ciudadaniaAl di là delle specifiche conseguenze politiche che questo ha provocato, che analisi fa della posizione assunta in questo contesto dal governo di fronte a queste profonde ed intricate crisi?

Ricardo Antunes– La tragedia è che, se Petrobras (e le altre imprese nazionali) è sempre stata il centro di una vasta corruzione in questi ultimi 12 anni, questa è stata praticata adesso da un partito che si definisce di sinistra, che è nato come un partito di sinistra. Ed è qui che sta la differenza. Questo partito è stato il centro maggioritario della sinistra brasiliana. Eppure, quando è arrivato al potere, è stato complice, ha  drenato, ha dato impulso, ha amplificato e addirittura ha lubrificato il sistema di corruzione. Se mi chiedete: “quale sarebbe il risultato con il PSDB o con il DEM al Potere?”, vi risponderei che sarebbe la stessa cosa. Basta vedere il comportamento del PSDB nel caso della metropolitana di San Paolo[11] o le pratiche del DEM dove è al potere, ad esempio José Roberto Arruda al Distretto di San Paolo.[12] È qui che sta il problema: non dovrebbe essere la stessa cosa con un partito che si è detto ed è stato un partito di sinistra. È questa la triste differenza qualitativa.

Il PT è stato fondato nel 1980 come il partito della vera sinistra, non vi è dubbio su questo elemento di fondo. Basti dire che è stato il principale partito, il partito della classe operaia degli ultimi 35 anni in Brasile. Nella storia brasiliana, il Partito comunista brasiliano è quel che di più vicino al PT si sia conosciuto. Il PCB era stato fondato negli anni Venti. Ma, all’epoca, il paese non era lo stesso: si trattava, infatti, del primo significativo sviluppo industriale brasiliano; c’era stato lo sviluppo del mondo delle arti, l’emergere del modernismo, ed anche una borghesia che proponeva un suo progetto per il paese… È in quel momento che è apparso un partito operaio, che si presentava come «opposizione operaia». Ed è quel che ha fatto il PCB nel corso degli anni Venti.

Successivamente, il PCB ha conosciuto periodi in cui si è sviluppato. Vale la pena di ricordare che nel 1945 il partito ha registrato un positivo successo elettorale. Solo per averne un’idea, in quell’anno il PCB fu il partito che ottenne il maggior numero di voti per il proprio candidato per il rinnovo del Senato (Camera alta). Questo partito ha sviluppato intensamente il suo programma interclassista (in difesa cioè di più classi sociali) ed alleanze con larghi settori della borghesia. In passato, il PT ha sempre criticato, e a ragione, tale tendenza conciliante del PCB. Sempre alle sue origini, ha criticato il riformismo e la concertazione intrapresa dal PCB , ad esempio negli anni Quaranta e Sessanta. Ebbene, la compromissione del PT durante i mandati di Lula e di Dilma ci ricorda quel vecchio PCB. Non parlo dell’attuale PCB, debole ma che ha faticosamente cercato di rivedere quel passato; parlo del PCB che si stupirebbe del livello di riconciliazione, di subordinazione, di assoggettamento e asservimento raggiunto dal PT durante i governi di Lula e di Dilma. Peggio, non vi è un solo caso nella storia della sinistra brasiliana in cui il PCB si sarebbe compromesso e impantanato nella corruzione come fa oggi il PT. Così, se il PCB ha oscillato tra momenti luminosi e momenti drammatici, quel che vive oggi il PT è peggio, e lo si può definire in termini di “farsa”.

Quale sarà allora la luce che apparirà alla fine del tunnel per il governo Dilma? Niente lo sta indicando. Fino a dove vuole arrivare l’operazione Lava Jato? Si è visto che Janot (il Procuratore generale incaricato del caso, noto per il famoso «elenco Janot», che raggruppa le persone implicate) ha scelto di non suggerire l’apertura di un’inchiesta su Dilma e Aécio. Quasi nessuno si stupisce di questo. Se i ricorsi hanno riguardato il PT, il PMDB, il PP e gli altri, hanno anche coinvolto candidati del PSDB. Il nome di Sergio Guerra (deputato PSDB a Pernambuco) è venuto fuori fin dal momento in cui è esploso lo scandalo. In qualche modo, molti dei candidati che hanno ricevuto somme provenienti dal Lava Jato si intrecciano tra loro. Se tutto venisse divulgato, alla fine poche figure rimarrebbero in Parlamento. Eduardo Cunha (deputato PMDB a Rio de Janeiro), eterno conservatore, l’ingenuo del conservatorismo, l’incarnazione della fierezza eterosessuale, anche lui deve oggi fornire alcune spiegazioni.

Naturalmente, si può immaginare che Janot sia stato messo in guardia nella sua inchiesta e che le persone sospettate che sono state inserite nell’elenco lo siano state perché esistevano effettivamente forti indizi contro di loro. Per Aécio era certo! Ci hanno anche offerto tipiche scene della tragedia brasiliana: «era solo un complotto del governo per implicare il mio nome in questa faccenda». Questo stesso Aécio, che ha sempre sostenuto la probità della giustizia, che ha elogiato la competenza della Polizia federale nella raccolta di prove, grande difensore della rettitudine del Pubblico ministero, ha proprio lui affermato adesso che il governo ha cercato di coinvolgerlo in questo affare. Possiamo farci allora un’idea del baratro in cui si trova la crisi politica. Un baratro profondo, profondissimo.

 

Correio da Cidadania – Che cosa ci può dire di Lula, del “lulismo” e del “petismo” nel nuovo contesto nazionale, soprattutto per quanto riguarda l’argomento da lei utilizzato in difesa di questo governo?

Ricardo Antunes– L’ospedale che se ne infischia della carità: quale argomento? La crisi politica è attribuita per eccellenza al governo di Dilma. Lula ne è stato il maestro e Dilma è solo la sua discepola. La vittoria o il tracollo di Dilma rafforzerà o insozzerà Lula. Se portasse avanti mandati eccellenti, Lula sarebbe già in grado di preparare la sua vittoria elettorale per il 2018.

Il crollo del governo Dilma 1 e, ancor più, la profonda crisi attuale del governo appena rieletto, offuscano l’immagine di Lula e del PT. Il PT - Lula più in particolare - non ha alternative. Quali potrebbero essere? Rompere con il governo Dilma? Sarebbe strampalato. Non foss’altro perché Lula propone pubblicamente a Dilma di comunicare con la destra, di cedere ancora di più al PMDB e al centro del parlamento. È la caratteristica, il risvolto “varghista”[13]di Lula. Piazzate a tavola Dio e Satana e Lula si impegna a metterli d’accordo. È un semi-Bonaparte della conciliazione.

 

Logicamente, vari settori del PT sono infastiditi. Si tratta di effettivi militanti, che non potrebbero avere dubbi su comportamenti simili. Ma c’è un problema. In quei settori chi può avere autonomia di fronte al lulismo? Lula è diventato la pietra angolare della politica, cui si ricorre in ultima istanza. Se ci sono dissensi, arriva lui per mettere tutti d’accordo. Come succede nel PT regolarmente. Quando i dibattiti tra l’Articulaçao[14]e la sinistra del PT si facevano caldi, chi li placava? Lula. Gettava un secchio d’acqua fredda per placare gli ardori delle polemiche e poi tutti si abbracciavano e quel che ne risultava era il compromesso finale confezionato da Lula.

Dunque, con la caduta del governo Dilma è impossibile prefigurare il nuovo quadro politico brasiliano. Io parlo di quel che ritengo probabile per il 2018, anche se abbiamo di fronte ancora 3 anni. Attualmente, io vedo un Lula estremamente indebolito nel 2018. Non rischia di accettare una simile situazione. Dopo essersene andato al punto più alto al termine dei suoi due mandati, non si lancerebbe un’altra volta e non cercherebbe di salvare un governo finito in fondo a un precipizio. Non può neanche dissociarsi dall’attuale governo perché è lui responsabile di Dilma.

Sappiamo tutti che Dilma era totalmente inesperta dal punto di vista politico ed era quindi incompetente nella gestione politica. Non ne aveva la sia pur minima esperienza. Non è neanche stata un leader sindacale, un parlamentare o, ancor meno, un governatore… È stata esclusivamente Segretaria del Governo dello Stato di Rio Grande do Sul e ministro del governo di Lula, quindi solo funzioni amministrative. Era una funzionaria forte, autoritaria, per cui i lavori procedevano, mi capite? «Dovete farlo, dovete farlo…»… Usa metodi autoritari con i funzionari pubblici che lavorano con lei. Alla fine dell’anno, secondo la stampa, non pochi ministri evitavano di andare a Brasilia per non essere oggetto di rimproveri per gli errori commessi.

Tutto questo per dire che l’incompetenza politica di Dilma è totale, mentre deve affrontare l’attuale crisi politica. Disprezza il PMDB, e adesso gli concede quasi tutto. Ha svolto tutto il primo mandato senza mai ricevere la CUT (Centrale unica dei lavoratori, la centrale sindacale) e il MST (Movimento dei lavoratori rurali senza terre), mentre sono movimenti che in genere la sostengono. Si è dovuto aspettare la sollevazione del giugno 2013 perché si dicesse alla fine: «ah, ecco, che dice il MTST o il MPL (Movimento per la gratuità dei trasporti pubblici)». Non ha ricevuto la CUT e il MST che l’avevano appoggiata. Li disprezzava. Questa sua tendenza autocratica, individualistica, manageriale e inflessibile sono i tratti che caratterizzano così bene Dilma, e il tutto è circondato da parlamentari incompetenti. Lei ha creato in questo modo un nucleo politico nel governo che è impossibile smantellare. E il PMBD se ne infischia di lei. La fortuna di Dilma è che il Lava Jato ha risucchiato Eduardo Cunha e Renan Calheiros. Se così non fosse stato, ora quei due starebbero piazzando i loro pedoni.

La situazione attuale è molto complicata, ma io non vedo quale potrebbe essere l’alternativa al PT. In questo momento non servirebbe a niente venirsene fuori a dire. «costituiremo un fronte di sinistra per batterla…». Voi sorridete. Hanno creato effettivamente un Fronte, un Fronte con la borghesia finanziaria e industriale, e con l’agrobusiness. Non possiamo più arrivare candidamente a dire «costruiremo un Fronte popolare». Lula, del resto, non è più competente in queste cose. Mi dispiace molto: Non lo è più. Non  otterrà più l’appoggio di larghi settori che oggi si sono rivolti a Conlutas (centrale sindacale, alternativa alla CUT), in due intersindacali e in vari movimenti sociali satelliti che guardano al governo attuale con parecchio sdegno. Sanno però che le cose potrebbero andare anche peggio, dato che l’insensibilità del tucano (PSDB) nei confronti dei problemi sociali è ben nota alla popolazione che rientra nella categoria del working poor.[lavoro povero]

(Traduzione italiana di Titti Pierini. Seguirà Parte seconda, in traduzione)

 



[1] Partito del movimento democratico brasiliano, di centro-destra: ha 77 eletti su 513 alla Camera dei deputati (Camera bassa) e 18 su 81 al Senato federale (Camera alta). [Redazione di À l’encontre]

[2]Si tratta di mobilitazioni di una portata senza precedenti dal 1992, cominciate con una contestazione popolare delle tariffe dei trasporti pubblici, cui sono seguite altre mobilitazioni [Si vedano gli articoli del 19 e 25 giugno 2013 in À l’encontre].

[3]“Petista”: “relativo al PT” (Partito dei lavoratori) da cui provengono Lula e Dilma Rousseff. Il termine è nato con il Manifesto di fondazione del PT, il documento costitutivo del partito che si impegna a seguire un socialismo democratico. [Redazione À l’encontre]

[4]La dittatura militare si è insediata dal 1965 al 1984, dopo un colpo di Stato militare che rovesciò la IV Repubblica. La dittatura ha sciolto il parlamento, sospeso le libertà civili e tutto il potere repressivo e detentivo è passato all’esercito e alla polizia brasiliana. [Redazione À l’encontre]

[5]Il PSDB a San Paolo si divide quasi il potere con il PSDM dal crollo della dittatura. Attualmente, il governatore è Geraldo Alkmin, che sta affrontando la rabbia degli insegnanti che hanno scioperato  per le loro condizioni di lavoro e il ridimensionamento degli organici dell’istruzione. [Redazione À l’encontre]

[6]Il MDB è stato fondato nel 1996, cioè durante la dittatura, ed era il solo partito della possibile dell’opposizione.  L’altro partito era quello dello Stato (ARENA). Nel 1980, con la fine del bipartitismo, il MDB ha dato origine all’attuale PMDB, nonché al PT e al PDT. [Redazione À l’encontre]

[7]Paolo Maluf è l’attuale presidente del PP (Partito popolare), il partito che è l’erede ideologico dell’ARENA. È un politico noto soprattutto per il suo coinvolgimento in traffici di corruzione, al punto che il termine “malufare” significa derubare le casse dello Stato. [Redazione À l’encontre]

[8]La costruzione di questa diga ha avuto numerose ripercussioni sull’ambiente circostante come pure sul piano sociale, comportando l’esproprio per circa 40.000 persone che vivevano praticamente tutte di agricoltura. Parte di queste sono diventate membri del MTST (Movimento dei lavoratori senza tetto). [Redazione À l’encontre]

[9]Le rivelazioni di fatti di corruzione sono scoppiate nel 2005. [Redazione À l’encontre]

[10]Il DEM, o  i democratici, è il vecchio PFL, Partito del fronte liberale. È stato coinvolto in vari scandali, ad esempio nel 2003 nello scandalo del Banestado, in cui sono stati stornati 42 miliardi. L’Ong MCDE (Movimento di lotta alla corruzione elettorale) cataloga il  DEM come il partito più corrotto del Brasile. [Redazione À l’encontre]

[11]Si tratta di uno scandalo per corruzione al momento della costruzione della metropolitana di San Paolo ad opera dell’impresa francese Alstom. Sono stati intascati 34 miliardi dai membri delle autorità statali e da membri del PSDB tra il 1998 e il 2001. [Redazione À l’encontre]

[12]Un altro caso di corruzione da parte dei DEM nel Distretto federale, cioè uno Stato federale situato al centro-ovest del Brasile. [Redazione À l’encontre]

[13]Riferito a Getulio Vargas, il capo della Rivoluzione del 1930 che ha creato il “Nuovo Stato”; è stato poi rieletto Presidente del Brasile due volte (dal 1930 al 1945). Essere “varghista” sta ad indicare una sorta di pragmatismo o di compromesso politico. [Redazione À l’encontre]

[14]Il raggruppamento interno al PT di cui fa parte Lula. Il PT ha conosciuto varie polemiche interne dopo la sua creazione. . [Redazione À l’encontre]

 

Di Antunes sul sito sono stati pubblicati diversi articoli e interviste, tra cui, recenti:

 

Brasile - Quello di Dilma sarà il governo dei grandi capitalisti

Brasile: La doppia desertificazione, politica e reale

 



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