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Attualità e Polemiche --> Medio Oriente e mondo arabo-islamico --> La strategia di un massacro

La strategia di un massacro

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di  Claudio Vercelli, 

17.4.2015, il manifesto

Sul genocidio armeno, in occasione del centenario della tragedia del 1915, il manifesto ha pubblicato oggi un articolo rigoroso di Claudio Vercelli, che va oltre la riflessione storica rivelando la natura politica di quell’insieme di eventi. E le dinamiche della vicenda rimandano non tanto a letture basate sull’arbitrio, bensì alla «modernità» dell’omicidio di Stato. Lo riporto come utile integrazione alla mia nota di qualche giorno fa (Lo sterminio degli armeni non fu guerra di religione ), che polemizzava con il taglio dato alla rievocazione papale del genocidio come dettato da motivazioni religiose, che di fatto lo riduceva a un massacro di islamici contro cristiani. La mia preoccupazione principale non era tanto la ricostruzione di quel crimine, quanto la sua collocazione in un contesto generale di deportazioni e vessazioni di minoranze scomode che caratterizzò tutti i belligeranti nel corso della Prima Guerra Mondiale. E, naturalmente, mi allarmava l’uso di quella tragedia per prepararne altre, con nuove imprese armate “pacificatrici” e “umanitarie” in Libia, in Siria, ecc.

Devo tuttavia segnalare che oggi, mentre tutti i grandi quotidiani italiani non hanno avuto dubbi ad accettare acriticamente ed amplificare la discutibile versione della tragedia di ieri (il conflitto a bordo di uno scafo tra due gruppi di migranti) come dovuta a fattori chiaramente religiosi, l’Osservatore romano (http://vaticanresources.s3.amazonaws.com/pdf%2FQUO_2015_087_1704.pdf ) è stato assai più cauto evitando nell’editoriale, dal titolo inequivocabile (No alla violenza in nome di Dio),di far riferimento allo specifico episodio, prima di ricostruirne la dinamica e le responsabilità, evitando così di partecipare a un conflitto interreligioso insieme a dubbi difensori della cristianità come Giorgia Meloni, che ha colto subito l’occasione per chiedere che l’asilo sia concesso dall’Italia solo o comunque prioritariamente ai migranti cristiani. (a.m.17/4/15)

 



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