Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> Ipocrisie e dimenticanze... --> Da dove viene la nostra barbarie

Da dove viene la nostra barbarie

E-mail Stampa PDF

 

Gian Antonio Stella sul Corriere della sera del 21 aprile ha pubblicato un’intera pagina di volgarità razziste e inumane trovate sulle reti sociali, che tra l’altro ripetono grossolane falsità sui costi dei salvataggi, sugli stipendi ai “clandestini”, o sulle “bare da 8.000 euro”. In genere molte sms o post lamentano che nel naufragio i morti siano stati troppo pochi. Stella cerca di risalire all’origine di tanta barbarie, ma si ferma a Radio Padania, e fa alcuni esempi di telefonate: “Non danno i soldi ai pensionati perché dobbiamo mantenere tutti quegli animali bastardi che vengono qua” diceva un certo Daniele di Brescia, e il conduttore della trasmissione “La catapulta” precisava subito: “Penso che dicendo animali si riferisca ai clandestini che arrivano a frotte dalle coste dell’Africa…”.

Anche una TV nazionale ha sondato gli umori, veramente feroci, dei leghisti impegnati a preparare polenta a una festa del loro partito: facce stravolte, menzogne e auguri di morte ai “clandestini”. Ma non è da lì che parte la filiera dell’odio: viene alla luce in forma così rozza lì per il livello culturale infimo di questo pezzo d’Italia in cui si annidano “le livide, imbecilli e regressive paure di chi teme ogni forestiero incapace di bestemmiare nel suo dialetto e sogna un mondo endogamico e gozzuto di consanguinei” (la definizione impietosa e al limite di un “razzismo di ritorno” è di Claudio Magris sul “Corriere della sera” del 20 u.s.), ma ha alle spalle le convinzioni di un gran numero di politici, a partire da Renzi, Alfano, la Pinotti, la Mogherini. Ignoranti che hanno come consulenti personaggi infami come Luttwack, presentato sempre come il massimo esperto di grande strategia, quando distilla apologia della guerra in tutte le salse, e liquida sprezzantemente ogni proposta ragionevole di soluzione diversa, o come il generale Carlo Jean (che è stato consigliere militare del Quirinale ai tempi di Cossiga, poi presidente della Sogin, la società che gestisce la dismissione delle ex centrali nucleari, ed è docente alla LUISS).

Edward Luttwack ha dichiarato senza reticenza che il governo italiano deve “rifiutare l’asilo a chi non è profugo di guerra”. I profughi di guerra arrivano secondo lui solo da Siria e Libia, due paesi arabi (il grande stratega non si è accorto delle decine di altre guerre esistenti), quindi “basta un interprete per scoprire chi non è di lingua araba e rimandarlo in patria”. Gli altri, bisogna lasciarli in Libia, affondando i barconi: “comunque sarebbe un atto umanitario: non sarebbe meglio per questi migranti africani restare in Libia piuttosto che annegare nel Mediterraneo?”. Quanto alla legalità di un atto simile, Luttwack non ha dubbi: non sarebbe illegale perché “la Libia non è un paese sovrano, non c’è un governo che si prenda la responsabilità dello Stato, è terra franca, non c’è legge”. E via con argomentazioni degne dell’imperialismo e del colonialismo di due secoli fa. Le ha fatte in numerosi talk show, ma queste sono scritte, in un intervista al “Messaggero” organo del suocero del cattolicissimo Casini (che a Luttwack si è ispirato spesso per le sue riapparizioni sulla scena politica.

Di Carlo Jean ho sentito in un intervista a Radio 3 la stessa logica di Luttwack, con in più un incredibile argomento “economico”: se affondiamo molti barconi e pescherecci in Libia (che sia un atto di guerra non lo preoccupa) si riducono gli scafi, di conseguenza aumentano i prezzi del passaggio e si riduce il numero di quelli che possono permettersi il viaggio. Ho la sensazione che non si renda neppure conto che così potrebbero viaggiare solo quelli che hanno molti soldi: ma questi viaggiano già ora sicuri comprandosi un passaporto e un visto per un paese europeo. Lasciamo perdere la questione morale (si salverebbero dall’inferno libico solo i benestanti…). Possibile che non gli venga in mente che così sarebbe più facile per l’ISIS (finora evocato periodicamente come spauracchio, ma a quanto pare poco interessato a questo tipo di affari) comprare un certo numero di passaggi per i suoi uomini? (Ma sulla serietà di Carlo Jean come super stratega rinvio all’Appendice 1, trovata negli archivi del Corriere della sera).

Di fatto l’opinione di Jean è la stessa espressa da Alfano alla trasmissione “Di martedì”, subito dopo e in evidente anche se implicita polemica con Laura Boldrini, che sui migranti ha una reale esperienza diretta, e che sa che nulla può fermare chi fugge da un orrore indicibile. Ed è la stessa di tutti governanti italiani ed europei (non inganni il fatto che la Germania ha accolto nel 2014 un numero triplo di migranti rispetto a quanti ne ha ospitato l’Italia: evidentemente ne aveva momentaneamente bisogno per abbassare ulteriormente i salari).

Non deve ingannare nemmeno che a volte costoro rispolverino lo slogan “aiutiamoli a casa loro”. L’Italia da anni ha ridotto il suo contributo ai paesi poveri allo 0,13 del PIL, cioè a un sesto di quanto era stato deciso a livello internazionale. Lo ha ricordato lo stesso Kofi Annan, denunciando che invece i paesi europei hanno imposto all’Africa tariffe doganali sui prodotti della carne che toccano punte dell’826%.

Questi governanti (oggi tutti solidalmente impegnati a cercare di strangolare sul nascere l’esperienza del governo di sinistra in Grecia), sono responsabili di queste inaccettabili stragi. L’Europa invece deve e può impegnarsi ad accogliere chi cerca di sfuggire alle guerre e alle catastrofi ambientali e anche solo alla miseria indotta dallo sfruttamento imperialista in gran parte del mondo.

(a.m.22/4/15)

--- --- ---

Appendice 1

Cosa vende ai committenti il grande “consulente” gen. Carlo Jean

«Siluri intelligenti per fermare gli scafisti»

Armi non letali per bloccare le imbarcazioni dei clandestini: reti di cavi di gomma esplosi da un missile e radiazioni paralizzanti

ROMA - Sembra quasi di essere in un film di James Bond. Siluro intelligente, buccia di banana istantanea, schiuma paralizzante al peperoncino. Ma 007 non c’entra. Questi sono gli strumenti che la tecnologia offre per fermare gli scafisti, senza pericolo per chi su quella barca è solo un disperato. Strumenti suggeriti da un rapporto elaborato dal Centro studi di geopolitica economica e dalla Scuola superiore dell’economia e delle finanze. E che si dovrebbero aggiungere ad una maggiore collaborazione tra i Paesi europei. La ricerca («Il controllo dei traffici migratori illeciti nel mare Mediterraneo», oltre 400 pagine, commissionata dal ministero dell’Economia) è stata realizzata in più di un anno di lavoro da un gruppo coordinato dal generale Carlo Jean, consigliere militare del Quirinale ai tempi di Cossiga, oggi presidente della Sogin, la società che gestisce la dismissione delle ex centrali nucleari. Verrà presentata ufficialmente nei prossimi giorni. 

SILURO INTELLIGENTE - Per fermare i flussi in arrivo è la soluzione su cui si insiste di più, perché in grado di «minimizzare la possibilità di provocare danni fisici alle persone». Si tratta di un missile subacqueo filoguidato capace di viaggiare ad una velocità di 50 nodi. Non colpisce lo scafo ma lo blocca: quando è vicino all’obiettivo, rilascia una rete di cavi di gomma con anima in nylon che si aggroviglia intorno all’elica del motore. Basterebbe modificare un siluro, l’A 184, già in dotazione alle nostre forze armate. Anzi, lo studio dice di più: «Sembra che la Marina abbia un eccesso di siluri nei suoi magazzini e stia cercando di rivenderli a prezzo di realizzo. Per cui potrebbe esistere la possibilità di una interessante diminuzione del prezzo d’acquisto del singolo pezzo», che viene stimato in un milione di euro. Il costo per ogni lancio è di 150 mila euro. Lo stesso missile può essere utilizzato fino a 100 volte. 

ARMI NON LETALI - Il discorso cambia se l’imbarcazione non sta facendo rotta verso l’Italia ma sta tornando verso il porto di partenza. A bordo ci sono solo gli scafisti e quindi la mano può essere più pesante. Il rapporto fa l’elenco delle cosiddette armi non letali, «concepite per incapacitare persone per brevi periodi senza arrecare loro danni permanenti». E propone di utilizzare quelle a più basso impatto. Qualche esempio. La «buccia di banana» istantanea: un liquido che rende scivolosa la superficie della barca in fuga facendola diventare ingovernabile. La «schiuma al peperoncino»: una sostanza adesiva che può bloccare gli scafisti a bordo. Oppure le siringhe di sedativi che possono essere sparate con un lanciarazzi modificato. Prudenza, invece, per il Vmads, il sistema di radiazioni paralizzanti messo a punto dall’Aeronautica militare Usa con un investimento da 40 milioni di dollari. Provoca un rapidissimo riscaldamento della pelle e un forte dolore. Il rischio è quello di causare danni permanenti agli occhi. Il gruppo di lavoro «non ritiene di suggerirne l’adozione in attesa di adeguati approfondimenti sperimentali». Ma aggiunge che «vale la pena di effettuare uno studio di fattibilità». 

AZIONI DIMOSTRATIVE - Il rapporto liquida in poche parole l’ipotesi di speronare le imbarcazioni dei clandestini: «una metodologia che appare controindicata». Ma dice anche che l’Italia «si è schierata con i più tolleranti fra i Paesi europei», creando un «sistema che vede il nostro Stato fra quelli preferiti» come punto d’arrivo. Per questo le «azioni di contrasto in mare aperto», cioè respingere senza arrivare al contatto, «sarebbero di indubbia efficacia», e con un «forte impatto sull’opinione pubblica». Queste operazioni «potrebbero essere tentate a scopo dimostrativo sulle navi che celano i migranti nelle stive per poi trasbordarli su unità più piccole, "a perdere", impiegate per raggiungere le coste italiane». In ogni caso andrebbe potenziata la rete costiera di radar. 


PIU’ EUROPA - In tutto questo, però, l’Italia non può restare sola. Il gruppo di lavoro «auspica un accordo fra le Marine militari europee per operazioni congiunte da portare a termine in alto mare». Aggiungendo che il coordinamento potrebbe essere affidato a un «organismo internazionale individuabile in un comando navale della Nato». Non solo. Perché viene proposta anche la creazione di un «commissariato immigrazione e sicurezza a livello europeo». Dovrebbe essere «strettamente collegato» con i sistemi di intelligence degli Stati di partenza e di arrivo dei flussi. Uno dei suoi obiettivi dovrebbe essere quello di facilitare la conclusione di accordi multilaterali. Ma avrebbe anche un altro compito: «Curare una sorta di contingentamento e di distribuzione degli immigrati tra i vari Paesi europei, onde evitare squilibri e diversità di atteggiamento, certamente nocivi ai fini di una coerente politica unitaria». 

Lorenzo Salvia 

Il Corriere della sera, 2 ottobre 2003

[E pensare che lo pagano profumatamente per la vendita di queste “consulenze”…]

--- --- ---

Appendice 2

Ma gli schiavisti sono a bordo?

Uno dei temi evocati da tutti i paladini dell’intervento in Libia (prima auspicato apertamente da Renzi e diversi ministri e ministrelle, e caldeggiato con particolare incompetenza dalla Mogherini, poi ritirato in parte almeno nella sua formulazione esplicita), è quello della caccia ai “mostri”, ai mercanti di uomini. Dando per scontato che costoro siano a bordo dei barconi sgangherati che una volta su tre non arrivano da nessuna parte. Se guadagnano milioni ad ogni viaggio, come ci raccontano con abbondanza di particolari tutti i pennivendoli riciclando sempre le stesse balle, perché mai dovrebbero rischiare la vita per accompagnare i fuggitivi, che per giunta hanno già pagato anticipatamente? È assolutamente inverosimile.

Ora tutti si affannano a dare per scontato che l’affondamento del peschereccio in cui sono morti quasi 800 migranti si deve all’ubriachezza dello scafista, qualcuno parla ridicolmente di “capitano”, che sarebbe stato anche “drogato”. Buffoni. Si evita di ammettere l’evidenza, che pure è stata ricordata da Laura Boldrini (che di migranti se ne intende, per l’esperienza accumulata nella sua stimabile vita precedente, prima che fosse annebbiata dal feticismo dell’Istituzione…) nella puntata della trasmissione “Di martedì” di ieri: i presunti scafisti non sono gli organizzatori ma dei poveracci che sono pronti a vantare qualche esperienza di mare per aver fatto lo sguattero o il mozzo su un mercantile, pur di avere un passaggio gratuito guidando la carretta alla meglio, fino a uno scoglio o a un capovolgimento. Additare questi disgraziati come “mercanti di carne umana” è grottesco, e copre l’incapacità dell’intelligence di raggiungere i veri mercanti nei loro comodi uffici. Sempre che non si tratti invece di complicità, come la vicenda di Ilaria Alpi ha fatto intravedere… Comunque il risultato è che additando due poveri untorelli, si garantisce l’impunità ai grandi trafficanti, spesso con la pelle bianchissima, che abbondano nei giochi sporchi con le carrette del mare cariche di rifiuti tossici, o di uomini a perdere. E magari con assicurazioni da riscuotere…

Comunque anche questi trafficanti, pur ripugnanti, hanno meno colpe di tutti quei governanti che si impegnano a mantenere le tremende condizioni in cui precipita un bel pezzo di Africa, e non solo. (a.m.)

Appendice 3

Intanto perdiamo il pelo ma non il vizio: ecco come ci guadagniamo la fiducia dei libici: http://www.ilpost.it/2015/04/19/peschereccio-airone-sky/

 



You are here Attualità e Polemiche --> Ipocrisie e dimenticanze... --> Da dove viene la nostra barbarie