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Un’iniziativa unitaria di donne attraversa la ex Jugoslavia

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Il Tribunale delle Donne nell’ex Jugoslavia sui crimini di guerra degli anni Novanta.

HELIE LUCAS Marieme

 

Il 7 maggio si è aperto formalmente a Sarajevo, in Bosnia, il Tribunale delle Donne sui crimini di guerra contro le donne durante la guerra degli anni 1990.

 

Le donne sono venute insieme da tutti gli angoli dell’ex Jugoslavia per partecipare al Tribunale delle Donne a Sarajevo, per chiedere giustizia per i crimini commessi contro di loro durante le guerre e per le persistenti diseguaglianze e sofferenze che ne sono seguite.

 

L’impressionante composizione del comitato organizzatore dice dell’unità e solidarietà delle donne al di sopra delle divisioni nazionali create con la spartizione dell’ex Jugoslavia: dalla Bosnia Erzegovina: Madri delle Enclave di Srebrenica e Zepa; Forum delle Donne (www.forumzena.org); fondazione CURE (www.fondacijacure.org); dalla Croazia: Centro per gli Studi delle Donne (www.zenstud.hr); Centro per le Donne Vittime della Guerra – ROSA (www.czzzr.hr); dal Kosovo: Rete delle Donne del Kosovo (www.womensnetwork.org); dalla Macedonia: Consiglio Nazionale per l’Uguaglianza di Genere (www.sozm.org.mk); dal Montenegro: Anima (www.animakotor.org); dalla Slovenia: Lobby delle Donne della Slovenia (www.zls.si); dalla Serbia: Studi delle Donne (www.zenskestudie.edu.rs); Donne in Nero (www.zeneucrnom.org).

 

Questo è di per un importante successo, in un tempo in cui l’Europa è infestata dall’ascesa dei nazionalismi, di forze di estrema destra che dividono i popoli lungo linee etniche e religiose; in un tempo in cui si tenta di omogeneizzare le nazioni escludendo le minoranze e le diversità; in un tempo in cui anche i cittadini di uno stesso paese sono separati con la costruzione di “comunità” antagonistiche.

 

Inoltre, l’organizzazione che ha coordinato questo progetto durante gli scorsi 5 anni è Donne in Nero di Belgrado, in altri termini, un’organizzazione del paese «aggressore». La direzione e le esponenti delle DIN sono accolte come famigliari e stimate in tutta la ex Jugoslavia per il costante sostegno che hanno offerto, con gravi rischi per stesse, a donne delle altre identità nazionali ed etniche, sia durante che dopo le guerre, e fino ad oggi: il vibrante applauso e le acclamazioni per le DIN di Belgrado alla cerimonia di apertura del Tribunale delle Donne erano una testimonianza vivente di questo forte legame di solidarietà, e un riconoscimento della dedizione dell’organizzazione al Tribunale delle Donne.

 

Il fatto che le donne siano venute insieme da tutte le nazioni dell’ex Jugoslavia non è solo una forte dimostrazione di solidarietà al di sopra dei confini. È anche una posizione politica, che sfida le forze distruttive di estrema destra, attive nella regione e in tutta Europa.

 

Il Tribunale delle Donne nell’ex Jugoslavia è profondamente diverso da ogni altro Tribunale delle donne esistito fino ad oggi: la sua preparazione ha richiesto 5 anni, durante i quali è stato fatto un impressionante lavoro di base; ha lo scopo di ridare la proprietà del processo alle vittime e alle sopravvissute; nulla è stato risparmiato per permettere alle donne coinvolte di definire da stesse il formato del tribunale e gli obiettivi che deve raggiungere. Sono state realizzate centinaia di riunioni in città grandi e piccole e in paesi, con gruppi di donne vittime, in modo che potessero appropriarsi del processo e dargli forma. I rapporti mensili di attività delle DIN di Belgrado, disponibili sul loro sito, mostrano il ritmo a cui le riunioni si sono svolte. In nessuna occasione uno schema predeterminato, importato da esempi precedenti di tribunali delle donne è stato applicato dall’alto sulle vittime e le sopravvissute nell’ex Jugoslavia. Si tratta di un modello del tutto unico di un processo estremamente rispettoso e che profondamente legittimazione alle vittime e alle sopravvissute.

 

Solo nei due anni scorsi, il comitato ha organizzato/prodotto 11 seminari regionali, 10 sedute di preparazione per le presentazioni pubbliche, 102 presentazioni pubbliche in 83 città nella regione, 25 documentari sulla materia, 15 riunioni (riunioni consultive di lavoro di esponenti del CO, la riunione del Consiglio Consultivo Internazionale), 5 circoli regionali di discussione femminista, per approfondire la propria conoscenza sulla materia, 10 pubblicazioni (opuscoli, raccolte, programmi pacifisti) e numerosi volantini in tutte le lingue della regione (Albanese, BCMS [Bosniaco, Croato, Montenegrino, Serbo], Macedone e Sloveno).

 

Il Tribunale delle Donne si occuperà delle violenze commesse durante gli anni 1990 e di quelle commesse dopo le guerre, poiché il lavoro preparatorio ha mostrato che c’è una continuità dell’ingiustizia e della violenza, che connette il periodo della guerra e quello del dopoguerra. Si occuperà della violenza su base etnicada parte dello Stato e nella societàdella violenza militarista nella guerra contro i civili (al contrario del concetto classico di «guerra civile» alla quale i cittadini prendono parte, il concetto di «guerra contro i civili» è stato coniato da cittadini algerini durante il conflitto armato del 1990, nel quale essi furono presi in mezzo tra la violenza dei gruppi armati fondamentalisti islamici e la repressione dello Stato, e presi di mira dalle due parti allo scopo di creare terrore; questo concetto è ora usato nell’ex Jugoslavia). Il Tribunale delle Donne prenderà in esame in modo specifico la violenza su base di genere: i crimini di stupro incluso per scopi nazionalistici, la violenza maschile contro le donne e la repressione politica contro i difensori dei diritti umani delle donne. Farà anche il collegamento con la violenza economica contro le donne che è seguita alle guerre.

 

Dilemmi e sfide sono emersi durante il processo preparatorio del Tribunale delle Donne, principalmente intorno alle questioni di responsabilità:il nazionalismo, con il suo conseguente trasferimento di responsabilità all’«altro» e la minimizzazione dei crimini di guerra commessi «in nostro nome» è un ostacolo a una giusta pace per la quale le donne sono impegnate a battersi.

 

Il sottotitolo del Tribunale delle Donne: «un approccio femminista alla giustizia», è la chiave per capire che questo Tribunale non emetterà verdetti o sentenze: darà un nome ai crimini e ai loro perpetratori, denuncerà i collegamenti tra le diverse forme di violenza che le donne soffrono anche oggi nell’ex Jugoslavia come conseguenza della guerra, chiederà giustizia e, basandosi sul «potere della solidarietà internazionale delle donne», si impegna a tenere sotto controllo le risposte delle autorità coinvolte.

 

A questo scopo sono state invitate donne da vari paesi nei quali sono stati commessi crimini simili: abbiamo già notato la presenza di donne dall’Algeria e dall’Argentina (le ben note Madri di Plaza de Mayo), e sono annunciate donne da India, Palestina, Congo.

 

Aperto formalmente il 7 maggio, con una grande manifestazione attraverso Sarajevo e azioni di strada, il Tribunale delle Donne ha tenuto le prime udienze oggi, 8 maggio. Sarà certamente un evento molto forte. Il giudizio e la conclusione sono attesi per il 10 maggio.

 

Marieme Helie Lucas, Sarajevo

Da: Europe solidaire sans frontières – N° 34904

8 maggio 2015, traduzione di Gigi Viglino

 

 

 



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