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L'appassionato discorso di Zoe Konstantopoulou

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NO agli ultimatum, NO ai memorandum di schiavitùDiscorso pronunciato dalla presidente del Parlamento greco.

 

Zoe Konstantopoulou

 

Discorso pronunciato nel primo mattino dell’11 luglio da Zoe Konstantopoulou, presidente del parlamento greco, sulla questione della proposta del governo alle istituzioni creditrici.

                                                                   

 

Signore e Signori,

in tempi come questi, dobbiamo agire e parlare con sincerità istituzionale e coraggio politico. Dobbiamo assumerci la responsabilità che ricade su tutti e ognuno di noi.

Dobbiamo difendere, secondo quanto ci detta la nostra coscienza, quelle cose che sono sacre, eterne e non negoziabili, le leggi e i diritti del popolo e della società. Dobbiamo preservare l’eredità di quanti hanno dato le loro vite e la loro libertà perché noi potessimo vivere oggi da popolo libero. Dobbiamo preservare l’eredità dei giovani e delle future generazioni, della civiltà umana. [Dobbiamo preservare] inoltre i valori inalienabili che definiscono e animano le nostre esistenze personali e collettive.

Come ogni persona sceglie e decide di agire può differire, e nessuno ha il diritto di banalizzare decisioni che nascono da un processo esistenziale, denigrarle, o sfruttarle per un uso politico.

Ciascuno di noi è, e sarà, giudicato dalle proprie posizioni e decisioni, dai nostri e dai nostri No, dalle nostre azioni ed omissioni, dai nostri impegni e dalle nostre risposte, dalla nostra dedizione e selflssness.

Per cinque mesi il governo, con la sinistra come sua corrente principale, con forze antimemorandum al suo centro, ha condotto una battaglia ineguale in un regime di strangolamento e ricatto: in un Europa che ha tradito i suoi principi fondatori, il benessere dei suoi popoli e società. In un’Europa che usa la moneta comune, euro, non come un mezzo per raggiungere il welfare sociale, ma come una leva e uno strumento per la coercizione e l’umiliazione dei popoli disobbedienti e dei suoi dirigenti. In un’Europa che si sta trasformando in una prigione da incubo per i suoi popoli, mentre era stata edificata per essere la loro casa comune ed ospitale.

Il popolo greco ha affidato a questo governo la grande causa di liberarlo dalle catene dei Memorandum, dalla morsa della sorveglianza e supervisione imposte sulla società con il pretesto del debito.

Per di più, il debito è illegale, ingiusto, odioso e insostenibile, come dimostrato dal rapporto preliminare della Commissione Verità sul Debito Pubblico, e come i creditori stessi sapevano già nel 2010. Questo debito non è capitato come un fenomeno ciclico. Èstato creato dai governi precedenti tramite la corruzione nelle forniture, le tangenti, i termini fuorvianti, gli accordi con imprese, e tassi di interesse astronomici, tutto a beneficio delle banche e imprese straniere.

La Troika, assieme ai governi precedenti, ha trasferito questo debito fraudolento da privato a pubblico, salvando le banche private francesi e tedesche e anche greche, e nel processo condannando il popolo greco a condizioni di crisi umanitaria e ha impiegato gli organi commerciali e la disinformazione dei media per terrorizzare e ingannare i cittadini.

Questo debito non è stato creato aumentato dal popolo o dal governo attuale. Per cinque anni è stato usato come un mezzo per rendere schiavo il popolo, da forze che agivano in Europa sotto le regole del totalitarismo economico, in assenza di statura morale o diritto storico.

A oggi, la Germania non ha ancora pagato i suoi debiti alla piccola Grecia della resistenza nella guerra, che la storia ha identificato come suo eroismo. Questi debiti sono più grandi del valore  dell’attuale debito pubblico greco. Secondo il comitato dell’Ufficio di Contabilità Generale istituito dal governo precedente, tali debiti pregressi toccherebbero oggi il livello di 340 miliardi di euro, con calcoli prudenti. Il presunto debito attuale della Grecia è stimato a 325 miliardi di euro.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Germania ha goduto della più grande remissione di debito [della storia] per poterla rimettere in carreggiata. Questo fu fatto con la generosa partecipazione della Grecia. Ma ora la Germania ha fomentato i perpetratori della corruzione delle imprese, quelli (inclusa la Siemens) che hanno trattato con i precedenti governi greci e i loro partiti, e ha dato loro protezione dal sistema di giustizia fiscale greco.

E tuttavia, la Germania si comporta come se la storia e il popolo greco siano in debito verso di lei, come se si aspettasse di ricevere una ricompensa storica per le sue atrocità. La Germania promuove e mette in atto una politica che costituisce un crimine, non solo contro il popolo greco, ma un crimine contro l’umanità. Questa è un’idea criminale, un ampio e sistematico attacco contro una popolazione, con l’obiettivo e il calcolo di attuare il suo totale o parziale sterminio. E, sfortunatamente, governi e istituzioni che sono chiamate a essere all’altezza della loro responsabilità e della loro storia si sono resi complici di  questo attacco.

Signore e Signori,

L’artificiale e deliberata creazione delle condizioni di un disastro umanitario in modo da tenere il popolo e il governo in condizioni di strangolamento e sotto la minaccia di una bancarotta caotica costituisce una violazione diretta di tutti i trattati internazionali di protezione dei diritti umani, inclusa la Carta delle Nazioni Unite, i trattati europei, e persino gli statuti della Corte Internazionale di Giustizia. Il ricatto non è legale. E quelli che creano condizioni che eliminano la libertà di volere, non possono parlare di «opzioni». I creditori stanno ricattando il governo. Agiscono in modo fraudolento, poiché sanno fin dal 2010, che questo debito è insostenibile. Agiscono in modo consapevole poiché le loro dichiarazioni anticipano la necessità di un aiuto umanitario in Grecia. Assistenza umanitaria per che cosa? Per un disastro naturale inatteso e accidentale? È un imprevedibile terremoto, inondazione, incendio?

No.

L’aiuto umanitario [sarebbe richiesto] a causa della loro deliberata e calcolata scelta di privare il popolo dei mezzi di sussistenza, chiudendo il rubinetto della liquidità per rappresaglia alla scelta democratica del governo e del parlamento di indire un referendum e di rivolgersi al popolo per decidere del suo futuro. Il popolo greco ha onorato il governo che gli ha affidato, e il parlamento che gli ha concesso, il diritto di prendere la propria vita e destino nelle proprie mani. Con coraggio e orgoglio ha annunciato:

NO al ricatto

NO agli ultimatum

NO ai memorandum della schiavitù

NO al rimborso di un debito che non ha creato e che non è a lui attribuibile

NO a nuove misure di impoverimento e austerità

I creditori hanno ostinatamente insistito nel trasformare questo NO in un SI’, e hanno trovato alleati che allegramente collaborano con loro in quegli stessi partiti greci che sono responsabili dei Memorandum, in quelli che ne hanno tratto beneficio, in quelli che hanno creato questo debito e lo hanno scaricato sulle spalle del popolo

Questo NO del popolo trascende tutti noi e ci obbliga a difendere il suo diritto a lottare per la propria vita. A lottare. A non vivere una mezza vita o una vita in ginocchio. A essere orgogliosi di quello che lasceremo alle prossime generazioni e all’umanità.

Oggi il governo è ricattato per consentire a condizioni che non lo rappresentano, che non provengono da lui, che lui sta lottando per prevenire e rovesciare. Il primo ministro ha parlato con onestà, coraggio, audacia e generosità. È il più giovane di tutti i primi ministri greci e ha combattuto più di chiunque dei suoi predecessori per i diritti democratici e sociali del popolo e delle generazioni più giovani. Ha rappresentato e rappresenta la nostra generazione, ci speranza. Lo onoro e continuerò a onorarlo per la sua presa di posizione e questa scelta.

Allo stesso tempo, considero mia responsabilità vincolante, come presidente del parlamento, non chiudere gli occhi o fingere di non capire il ricatto. Non posso prenderla alla leggera. Non potrei mai votare per legittimare il contenuto dell’accordo.

Penso che lo stesso valga per il Primo Ministro, che è oggi ricattato con un’arma che minaccia la sopravvivenza del suo popolo. Credo che lo stesso si applichi al governo e ai gruppi parlamentari che lo sostengono.

Mi assumerò la mia responsabilità vincolante verso la storia dichiarando «presente», come una «presenza» nel dibattito e nella votazione di oggi. Credo di essere più utile in questo modo al popolo, al governo, e al primo ministro, alle future generazioni e alle società europee, documentando le reali condizioni sotto le quali il parlamento greco è stato chiamato a prendere le decisioni. E rigettando il ricatto, invocando l’Articolo 1-1-4 dell’Articolo 120 della Costituzione.

Il popolo greco è il secondo che subisce questa forma di guerra nell’Eurozona, preceduto da Cipro nel marzo 2013. Questo tentativo di imporre misure respinte dal popolo in un referendum, usando il ricatto della chiusura delle banche e la minaccia della bancarotta, costituisce un violento rovesciamento della Costituzione greca, e priva il parlamento dell’autorità garantitagli dalla costituzione.

Ognuno ha il diritto e il dovere di resistere. Nessuna resistenza è mai stata facile nella storia. Ma noi abbiamo fatto ricorso al voto popolare, e abbiamo fiducia nel popolo nelle questioni difficili. È alle questioni difficili che dobbiamo rispondere. E non dobbiamo avere paura.

Zoe Konstantopoulou.

 

* Analayze Greece!:
http://analyzegreece.gr/topics/greece-europe/item/288-zoe-konstantopoulou-n-to-ultimatums-n-to-the-memoranda-of-servitude

* Translated by Nicholas Evangelos Levis. Traduzione italiana di Gigi Viglino

* Zoe Konstantopoulou, avvocata greca specializzata nei diritti umani e personalità politica della Coalizione della Sinistra Radicale  (Syriza). Il 27 gennaio 2015 è stata nominata Presidente del Parlamento greco. È stata eletta alla carica il 6 febbraio 2015 con il  numero record di 235 voti su 300.

Da Europe Solidaire Sans Frontières – N° 35417 – 11 luglio 2015



Tags: Syriza  Grecia  debito  

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