Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> Ipocrisie e dimenticanze... --> La Grecia vista da Marco Revelli

La Grecia vista da Marco Revelli

E-mail Stampa PDF

 

Ecco una verifica rapida di quello che temevamo, scrivendo l’articoloDove ci porta il culto di Tsipras ”. Per difendere la scelta di Tsipras di andare a elezioni ravvicinatissime, Revelli deve mentire sistematicamente, attribuendo a chi osa criticare il suo idolo posizioni che non ha mai espresso. Ad esempio parlando di una sinistra italiana che vede la scelta elettorale come “una sconfitta”. Prima di tutto, il grosso di quel poco che rimane di sinistra giustifica ed esalta questa scelta, e quei pochissimi che la criticano lo fanno perché si tratta di elezioni ravvicinatissime esattamente per impedire alla sinistra di organizzarsi in tempo, e ai cittadini greci di avere il tempo minimo necessario per verificare gli effetti del terzo memorandum, che cominceranno a sentirsi da ottobre. Non una sconfitta, una trovata da politicante consumato…

Chi critica Tsipras non lo considera però un “traditore”. Non ignora la pressione spaventosa a cui è stato sottoposto, compresa la demenziale discussione di 17 ore in cui nessuno dei rappresentanti delle istituzioni rispondeva ai suoi argomenti. Casomai gli rimprovera (a lui come a Yanis Varoufakis), di aver continuato per cinque mesi a fare discussioni inutili, annunciando sempre una imminente conclusione positiva, senza avere il coraggio di spiegare ai greci che stavano trattando con dei criminali e dei mentitori.

Nell’articolo pubblicato sul Manifesto e che riporto integralmente alla fine, Marco Revelli dice di ritenere che “la decisione  di andareelezioni anticipate da parte del Governo di sinistra greco sia un esempio di «Grande politica»”. Con un manifesto disprezzo per le regole che Syriza si era data, Revelli sostiene che

“anziché perdersi in alambicchicampagne acquisti per rosicchiare consensi tra le componenti di Syriza” Tsipras ha tagliato tutti i nodi e ha deciso di “rivolgersi all’elettorato greco come «sovrano», con una prova di spirito democratico assente in tutte le altre classi politiche europee”. Mai sentito parlare del ricorso improvviso alle elezioni di Erdogan per modificare attraverso un dibattito intossicato dalla mistificazione sul “terrorismo curdo” i risultati sfavorevoli delle ultime legislative? O del ricatto permanente di Renzi: se non mi date la fiducia, elezioni anticipate e vi spazzo via?

Revelli quindi contrappone elezioni in cui non ci sarà tempo per confrontare due ipotesi di sinistra, agli “alambicchi” del dibattito congressuale, previsto dallo Statuto, e che avrebbe dovuto essere preparato da un comitato centrale. Il Congresso, così, ovviamente non ci sarà mai. Per giustificare la sua tesi, deve mentire su un punto essenziale: la sinistra di Syriza, non trascurabile numericamente come era “Sinistra critica” nel PRC, ma anzi probabilmente maggioritaria, non ha rifiutato il congresso “puntando alla scissione”, come lui dice, ma aveva chiesto che dato il tempo ristrettissimo venisse convocato subito il corpo dei delegati dell’ultimo congresso, la cosiddetta “assemblea congressuale”, come previsto dallo Statuto.

E non puntava affatto alla scissione, e tanto meno per il gusto di separarsi, ma vi è stata costretta dalla brutale sopraffazione: scelte come quella di annullare il risultato del referendum già la mattina del 6 luglio puntando a un accordo di unità nazionale, o come l’accettazione del Memorandum, sono state decise nel “cerchio magico” dell’Ufficio presidenziale non eletto ma nominato da Tsipras tra i ministri di più fresca provenienza dal Pasok e più disponibili a seguirlo contro la maggioranza degli organi dirigenti eletti. E ora si è aggiunta la scelta non obbligata di anticipare al massimo le elezioni, per poter escludere completamente chi lo critica, approfittando di una norma antidemocratica che nel caso di elezioni ravvicinate impone, chissà perché, che non ci sia voto di preferenza, e siano eletti i deputati nell’ordine in cui sono stati collocati in lista dal vertice del partito…

Revelli forse non si accorge del significato delle sue parole: elogia in Tsipras “il biso­gno di una più chiarapiù forte mag­gio­ranza: la volontà di essere pronto, nelle migliori con­di­zioni pos­si­bili (cioè con una «pro­pria» mag­gio­ranza, coesadeter­mi­nata) per le sfide d’autunno, che saranno dure”. Sono praticamente gli argomenti di Matteo Renzi contro i gufi…

Non voglio insinuare che Revelli si sia bevuto il cervello e sia approdato al renzismo, o che stia tradendo le sue idee. Al contrario penso che questa cantonata, pur grave, e presto verificabile, discenda da un’incomprensione di Revelli come di tanti altri compagni dell’utilità di un partito (anche non “rivoluzionario”, ma con precise regole democratiche interne). In questo è in sintonia con quasi tutta la sinistra residua e l’ex sinistra, convinte entrambi che le primarie o le consultazioni in rete, con una platea elettorale variabile e non cementata da un lavoro comune (penso a come furono facilmente manipolate l’assemblea conclusiva di “Cambiare si può” e la successiva consultazione in rete che impose Ingroia), siano meglio di un regolare congresso. D’altra parte Revelli si è formato come dirigente in un’organizzazione (Lotta continua) che funzionava inizialmente in assemblee migranti da una città all’altra (da chi convocate? chi sceglieva la città, organizzava il palco, chi gestiva i microfoni?), poi con una rete di funzionari pagati pochissimo ma comunque non eletti (nominati da chi?), successivamente collocando negli organi nazionali tanti prestanome come Leonardo Marino. La storia della crisi e della fine di quell’organizzazione, che aveva raccolto tanti generosi militanti, avrebbe dovuto insegnare qualcosa.

Oggi Revelli si consola sognando di “contraddizioni potenzialmente esplosive dell’establishment europeo” cercandole anche nel Labour Party. E vorrebbe che non si lasci ancora sola Atene. Ma per farlo, trova normale sostenere il solo Tsipras, ignorando quella metà di Syriza che non lo ha seguito. Noi anticapitalisti invece abbiamo sostenuto Syriza, in blocco, ma dando voce alle sue varie componenti. Anche quelle che il resto della sinistra italiana ha semplicemente ignorato e censurato.

(a.m. 23/8/15)

 

Tsipras aiuta le sfide d’autunno

di Marco Revelli

Il manifesto

23.08.2015

Non mi stu­pi­sce che i media main­stream, a comin­ciare da Repub­blica e com­preso il Fatto quo­ti­diano, pre­sen­tino la deci­sione del Governo Tsi­pras di andare alle ele­zioni come una scon­fittaaddi­rit­tura la fine di quella espe­rienza. Non fanno che aspet­tar­selo da gen­naiodi dirlo in ogni occa­sione. Mi col­pi­sce piut­to­sto che tra di noi qual­cuno la pensi così, per lamen­tare un’esperienza finita o per get­tare la croce sul cedi­mento di luglio. Due posi­zioni che mi sem­brano entrambe orfane della politica.

Credo che chi la pensa così in realtà ignori del tutto il con­te­sto in cui la par­tita si gioca (quello euro­peo, segnato da un feroce rap­porto di forza), la dimen­sione dina­mica di essa (non c’è una mossa defi­ni­tiva, fine a se stessa, in cui si vincesi perde tutto, ma un qua­dro in movi­mento in cui la mossa di ognuno influi­sce sulle posi­zioni degli altri), la natura dei pro­ta­go­ni­sti in campo (si pensa dav­vero che Ale­xis Tsi­pras da eroe ome­rico sia diven­tato di colpo un rinun­cia­ta­rioaddi­rit­tura un «traditore»?).

Voglio allora dirlo nel modo più netto pos­si­bile: io credo che la deci­sione di andareele­zioni anti­ci­pate da parte del Governo di sini­stra greco sia un esem­pio di «Grande poli­tica». Anzi­ché per­dersi in alam­bic­chicam­pa­gne acqui­sti per rosic­chiare con­sensi tra le com­po­nenti di Syriza (com­prese quelle che hanno rifiu­tato il Con­gresso pun­tando alla scis­sione), Tsi­pras ha scelto di tagliarenodidi rivol­gersi all’elettorato greco come «sovrano», con una prova di spi­rito demo­cra­tico assente in tutte le altre classi poli­ti­che euro­pee, e insieme di corag­gio. Non si è dimesso per­ché «ha perso», ma per­ché «vuole vincere».

La ragione non solo tat­tica ma stra­te­gica delle dimis­sioni non è la «fine della sua mag­gio­ranza» — che pro­ba­bil­mente avrebbe potuto rag­gra­nel­lare in qual­che modo — ma al con­tra­rio il biso­gno di una più chiarapiù forte mag­gio­ranza: la volontà di essere pronto, nelle migliori con­di­zioni pos­si­bili (cioè con una «pro­pria» mag­gio­ranza, coesadeter­mi­nata) per le sfide d’autunno, che saranno durealte: la que­stione del debito in Europamessa in agenda glo­bale gra­zie alla sua poli­tica -, la gestione della crisi sociale in Gre­cia, la neces­sità di allar­gare il fronte dell’opposizione al neo­li­be­ri­smoall’austerità nello spa­zio euro­peo, fuori da ogni ten­ta­zione sovra­ni­stanazio­na­li­sta, con una poli­tica intel­li­gente, prag­ma­tica ed effi­cace (l’opposto dello sche­ma­ti­smo ideo­lo­gico dei suoi cri­tici, di destradi sini­stra).
Lungi dall’arretrare o «riti­rarsi» a me sem­bra che passi all’offensiva, alzando la postaquindi, di con­se­guenza, cer­cando di por­tare la pro­pria forza poli­tica all’altezza di essa.

In autunno si gio­che­ranno molte sfide in Europa e non solo. E si potranno pro­durre molti cam­bia­menti: nel Regno Unito, dove Cor­byn pro­mette di sep­pel­lire defi­ni­ti­va­mente la deso­lante ere­dità blai­riana, negli stessi Stati Uniti dove una can­di­da­tura socia­li­sta minac­cia da vicino la stra­po­tenza dei Clin­ton, in Spa­gna natu­ral­mente e in Por­to­gallo…cri­tici di Tsi­pras fareb­bero beneriflet­tere meglio piut­to­sto che sulle debo­lezze della sini­stra greca, sulle con­trad­di­zioni, ben più poten­zial­mente esplo­sive, dell’establishment euro­peo, appa­ren­te­mente onni­po­tente in realtà dai piedi d’argilla (a comin­ciare dalla Ger­ma­nia, tanto più dopo la «sin­drome cinese»).

E magari anchecapire, anzi­ché come ren­dere più acida la dam­na­tio memo­riae dell’esperienza greca, a come ren­dere più forte la nostra ini­zia­tiva, in Ita­lia e in Europa, in modo da non lasciare piùlungo Atene sola (tanto sola quanto fu lasciata Praga nel ’68, come è stato giu­sta­mente scritto).

Marco Revelli

da il Manifesto



Tags: Revelli  Grecia  Syriza  Renzi  PRC  Lotta Continua  

You are here Attualità e Polemiche --> Ipocrisie e dimenticanze... --> La Grecia vista da Marco Revelli