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La pagina di Antonio Moscato

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Un consiglio ai “tifosi” della squadra di Tsipras…

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È un consiglio sincero: un articolo di Baptiste Deriquebourg, buon conoscitore della realtà greca dove ha vissuto a lungo come insegnante di lettere classiche, fornisce molti elementi per smontare il sostegno cieco (paragonabile al tifo per la squadra del cuore, qualsiasi cosa faccia) di una parte della sinistra italiana alle ultime scelte di Alexis Tsipras. E soprattutto utile per la redazione del manifesto, evidentemente sbilanciata nello stesso senso. È utile per tutti noi, per capire come e perché si è arrivati a queste difficilissime elezioni.

Contrariamente a quel che ripetono i sostenitori incondizionati di Tsipras, Baptiste Deriquebourg come la maggior parte di chi critica l’accettazione del terzo memorandum in Grecia e in Europa, non parla di “tradimento”, ma cerca di spiegare la conclusione di un periodo di oltre cinque mesi di resistenza alle pressioni spaventose delle istituzioni europee con errori e debolezze dell’intera Syriza. In particolare con la questione dell’impreparazione di molti quadri, privi di un’esperienza di amministrazione. Syriza aveva ed ha in tutte e due le organizzazioni in cui si è scissa in luglio un buon numero di laureati, alcuni anche in economia o in econometria. Ma “una cosa è avere delle idee generali e delle conoscenze, un’altra è disporre di competenze tecniche a livello statale”.

Inoltre l’articolo spiega le ragioni per cui la squadra presidenziale raccoltasi intorno ad Alexis Tsipras, scavalcando ed emarginando le strutture dirigenti formali di Syriza, ha scelto di non portare avanti in tutti i cinque mesi di governo tutte quelle misure che potevano irritare i partiti borghesi sconfitti e i loro padrini internazionali: ad esempio la legge che doveva porre un limite allo strapotere dei grandi mezzi di informazione, che negli anni scorsi erano finiti tutti (anche quelli che non lo erano inizialmente) nella mani dell’oligarchia. Lo stesso è accaduto con i vertici della polizia (pieni di cellule di Alba Dorata), quelli delle strutture sanitarie, ecc.

Tsipras e il suo entourage (in modo particolare il capo di gabinetto Nikos Pappas, il vice primo ministro Yannis Dragasakis, e Alekos Flambouraris, ministro senza portafoglio per il coordinamento dell’azione di governo) “erano in effetti convinti che avrebbero potuto raggiungere un miglior compromesso con le istituzioni europee creando con esse un rapporto di fiducia”, e illudendosi casomai di poter sfruttare le apparenti divergenze tra istituzioni e Stati.

In alcuni casi “questa moderazione ha avuto delle conseguenze sorprendenti”, dato che è rimasto al suo posto di governatore della Banca di Grecia perfino Yannis Stournaras, ex ministro delle finanze del governo Samaras, e soprattutto responsabile di scandalose bancarotte bancarie e della falsificazione di conti che permise l’accettazione della Grecia nell’eurozona. Stournaras, ingrato, non ha mai rinunciato però a criticare la strategia di negoziazione di Tsipras…

Eppure i quadri per sostituirlo non mancavano: l’organizzazione di Syriza per il settore bancario ha ben 500 membri, parecchi dei quali direttori di Istituti di credito e amministratori con una lunga esperienza. Avevano tra l’altro da tempo elaborato “un piano per la nazionalizzazione delle banche e un piano per i prestiti non rimborsabili”. Subito dopo le elezioni si aspettavano delle misure, tanto più che era già cominciata la fuga dei capitali, ma l’onnipotente Dragasakis, principale braccio destro (in tutti i sensi) di Tsipras, li ha ignorati.

Il risultato è stato che, secondo alcuni degli ateniesi intervistati da Baptiste Deriquebourg, “i membri dell’attuale governo” sono apparsi “lontani dal popolo quanto quelli dei governi passati”. Ma l’osservazione più interessante è che, grazie a queste scelte, “la squadra di Tsipras si è resa molto presto autonoma dal partito, e ha rifiutato di preparare la popolazione a un’eventuale uscita dall’euro”. Col risultato che, come ha ammesso lo stesso Dragasakis, “Berlino era più preparata di Atene a una «Grexit»”.

Questa è la considerazione più importante: la capitolazione di Tsipras si spiega soprattutto con l’impreparazione del grosso del suo elettorato allo scontro in atto, che veniva minimizzato da Tsipras e dallo stesso Varoufakis. Per giunta il possibile ricorso ad altre misure monetarie (come tattica di resistenza, non come soluzione miracolistica) appariva incomprensibile ai più. Tanto più che la dracma non ha lasciato un buon ricordo.

“La società greca non è pronta”, sosteneva il gruppo raccolto intorno a Tsipras, ma era falso. “Un’opzione esiste solo se la si presenta”. Questo sfuggiva anche a Varoufakis, che proponeva soluzioni “tecniche” alternative, ma non capiva che quello che occorreva era una campagna politica di spiegazione per poter arrivare a una mobilitazione popolare a sostegno della resistenza. Non con il solo voto (che comunque, al di di tutte le previsioni dello stesso Tsipras, il 5 luglio c’è stato e netto!).

Ho voluto insistere in questi giorni su queste analisi della situazione greca e dello schieramento internazionale che si è creato intorno ad essa, perché ho molto timore che un risultato deludente (per diverse ragioni) delle due liste in cui si è divisa Syriza possa fare ulteriori danni tra chi si era entusiasmato senza conoscere bene la situazione, aumentando rassegnazione e sfiducia. Una buona conoscenza del contesto, senza agiografie e senza nascondere gli errori fatti, può ridurre questo pericolo.

(a.m.15/9/15)



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