Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Scontri evitabili

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Scontri evitabili

 

Ho spesso polemizzato con quello che mi sembrava un eccessivo spirito di conciliazione con la destra da parte dei governi “progressisti” di Uruguay, Paraguay, considerandolo pericoloso in prospettiva, come si è già potuto verificare nelle recenti elezioni del Cile, dove un candidato ultramoderato del centrosinistra ha aperto la strada alla vittoria di un presidente pinochetista…

Ma oggi mi sembra che il pericolo venga da un’altra parte, e minacci proprio i paesi che rappresentano la punta di diamante della rivoluzione bolivariana, cioè il Venezuela, su cui ho riportato molti giudizi preoccupati da parte di importanti sostenitori del processo di rinnovamento: Venezuela: problemi nuovi, Venezuela ingovernabile?,  Venezuela, scontro evitabile.

Il pericolo è lo scarto tra la fiducia ancora riposta indiscutibilmente nella persona di Hugo Chávez, che si è manifestata nelle elezioni presidenziali e quando ha proposto un plebiscito sul proprio operato (con l’unica eccezione del referendum del 2007, in cui aveva preteso troppo proponendo la poco comprensibile modifica in blocco di ben 69 articoli rispetto alla sua stessa costituzione precedente), e lo scarso entusiasmo degli elettori quando dovevano votare nelle elezioni dei governatori e dei sindaci, spesso non amati e non scelti liberamente ma imposti da Chávez, o da altri esponenti dell’apparato del PSUV. In quelle elezioni del 2008 il PSUV aveva perso alcuni degli stati più popolosi e città importanti, a partire dalla capitale. Era apparso chiaro, sia nel referendum perso nel 2007, sia nelle elezioni successive, che Chávez non teneva conto dei consigli di alcuni dei più vecchi sostenitori, e si fidava troppo dei voraci arrivisti della “boliburguesia” come Diosdado Cabello. E, come sottolineavano sia Lander che Dieterich, dimostrava insofferenza nei confronti di qualsiasi critica.

Anche Correa aveva tagliato i legami con alcuni dei suoi ispiratori iniziali, come Alberto Acosta, e con una parte del movimento indigeno (vedi Cina e Ecuador), e si era appoggiato sempre più su un ala neoliberista che vanificava le bellissime parole inserite nella Costituzione su acqua e gas come beni comuni.

Era la Bolivia di Evo Morales che, dopo il superamento del conflitto più acuto con l’opposizione di destra dei governatori degli Stati più ricchi di risorse naturali, grazie all’appoggio dell’UNASUR nel settembre 2008, sembrava la più solida. E tale impressione era confermata da due testi che ho inserito nel sito: Evo parla di Evo e Almeyra: Bolivia.

Tuttavia nelle elezioni che si sono tenute il giorno di Pasqua il partito di Evo Morales, il Movimiento al Socialismo (MAS), ha subito una forte battuta d’arresto. Come in Italia, subito dopo si è discusso molto alla televisione e soprattutto nelle radio (molto più ascoltate) su chi aveva vinto. Ma è certo che, pur mantenendo un notevole peso ed erodendo le posizioni dell’opposizione di destra nelle province in cui è più radicata, il MAS non ha vinto come e dove voleva. Ha perso soprattutto il posto chiave di sindaco di La Paz, con 12 punti di distacco dal vincitore. Il titolo dell’articolo, “scontri evitabili”, è dovuto al fatto che il partito vincitore Movimiento sin Miedo (Movimento senza Paura), che era stato fondato da Juan Del Granado e pochi altri leader della sinistra boliviana nel 1999, dopo una scissione dal MIR (Movimiento de la Izquierda Revolucionaria) dell’ex presidente Jaime Paz Zamora al momento del suo avvicinamento al partito di Banzer, aveva sostenuto Evo fin dal 2005 ed aveva contribuito in modo determinante alla sua elezione.

Quando l’MSM aveva cominciato a criticare l’operato del governo, Evo Morales si era impegnato a fondo per ottenere un trionfo del MAS, che sembrava a portata di mano, e aveva minacciato perfino di far arrestare Del Granado, sindaco uscente di La Paz, accusandolo di malversazioni. Dopo l’elezione trionfale a sindaco di Luis Revilla del MSM, il morale dei simpatizzanti del MAS è crollato. Assurdamente, mentre sembrava possibile sconfiggere l’opposizione di destra, la decisione del MAS di rompere l’alleanza con l’MSM ha contribuito a far crescere un’opposizione di sinistra che era perfino impossibile immaginare pochi mesi prima.

Altro sintomo allarmante, delle 9 più grandi città, il MAS ne conserva solo 2, ma non si tratta solo di difficoltà a consolidare l’appoggio della popolazione urbana: il MAS ha perso alcune importantissime regioni a forte componente indigena, in cui i contadini hanno denunciato che i candidati del MAS erano stati paracadutati da fuori, senza rispettare le decisioni delle comunità. Ad esempio ad Achacachi, una zona che è stata al centro dei blocchi indigeni del 2001 e della guerra del gas del 2003, gli aymara hanno deciso di respingere i candidati imposti dall’alto, e quando Evo si è presentato poche ore prima delle elezioni per sostenerli, li hanno fischiati alla presenza del presidente, preannunciando un voto che li ha puniti duramente, assegnando al MSM quattro volte più voti che al MAS, mentre alle elezioni presidenziali dell’anno scorso in tutta la zona del Titicaca Morales si era avvicinato addirittura al 100%

Lo stesso è accaduto in diversi municipi indigeni minerari del Nord di Potosí, un altro bastione del MAS. E perfino a El Alto, l’enorme agglomerato alle porte di La Paz con un milione di abitanti arrivati dalle zone minerarie andine negli ultimi anni, il candidato governativo Edgar Patana l’ha spuntata con appena il 40% dei voti, sfidato da vicino da una quasi sconosciuta giovane di 29 anni, “La Sole”, in una votazione che rivelava l’irritazione della popolazione nei confronti di una direzione sindacale che fa commercio delle cariche dello Stato, è sospettata di corruzione e accusata di appoggiarsi a reti clientelari.

La situazione è resa più complessa dal sistema elettorale, che rende ingovernabili la maggior parte delle città, perché la maggioranza che ha permesso l’elezione di un candidato viene spesso rovesciata nel consiglio, o è paralizzata dalla parità tra MAS e MSM, e dipendente dal voto di una formazione minore. È una situazione che si presenta a La Paz, El Alto, Oruro, Cochabamba e Sucre, e che avrebbe reso necessario tentare di evitare lo scontro con la potenziale opposizione di sinistra, che si è invece inasprito nel corso della campagna elettorale.

Inoltre in molte zone il risultato ha portato a un esponente di un partito come sindaco del capoluogo, mentre il partito contrapposto ha vinto le elezioni per il governatore. Molti commentatori ritengono indispensabile un accordo per una riforma della legge elettorale, e forse per questo alcuni governatori di destra, a partire da quello di Santa Cruz Rubén Costas, hanno fatto dichiarazioni molto concilianti nei confronti di Evo Morales: probabilmente per approfittare della divisione del fronte che aveva vinto alla grande le elezioni presidenziali del 2009. Un dato preoccupante…

(a.m. 6/4/10)



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