Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Argentina: come si distrugge un capitale politico

Argentina: come si distrugge un capitale politico

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Avevo ritardato molto un articolo che volevo scrivere sui segnali negativi che si infittiscono da molte parti dell’America Latina; lo avevo fatto per molte ragioni, tra cui - accanto alla preoccupazione di apparire ancora una volta una Cassandra (inascoltata) - c’era ovviamente la necessità di seguire l’attuale fase del dibattito sulla cosiddetta “terza guerra mondiale” e sull’interpretazione del fenomeno “Stato islamico”, molto difficile anche per la sovrabbondanza di interventi devianti, o anche semplicemente banalizzanti. (A proposito, non perdetevi l’importante contributo di due militanti francesi, RoussetSabado: Le nostre responsabilità di fronte al terrore , che ha argomenti decisamente controcorrente).

Ma ho rinviato anche perché effettivamente non c’era ragione di essere sorpresi dalla fine più che prevedibile dell’esperienza kirchnerista in Argentina, e dall’accumularsi di sintomi di crisi in settori del vertice venezuelano, tra cui non ultima l’inquietante scoperta di due nipoti della moglie del presidente Maduro Cilia Flores (che è lei stessa una dirigente di primo piano) mentre stavano tentando di vendere una grossa partita di cocaina ad agenti della DEA degli Stati Uniti. A poche settimane dalle elezioni in Venezuela, non c’è da stare tranquilli. Forse non è casuale che l’ex ministro degli Esteri di Pepe Mujica, Luis Almagro, arrivato alla segreteria generale dell’OSA, abbia abbandonato frettolosamente il suo mentore, e la difesa del governo “bolivariano”, incontrandosi con esponenti della feroce opposizione venezuelana di cui ha avallato gli argomenti faziosi. Quindi intanto pubblico volentieri il pur sintetico “mininotiziario” curato da Aldo Zanchetta con molte osservazioni che condivido. E segnalo di nuovo a chi eventualmente se lo è perduto l’importante articolo di Frank Gaudichaud pubblicato sul sito appena un mese fa: Fine ciclo in Sudamerica?.(a.m.24/11/15)

Aldo Zanchetta

 

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E’ trascorso più di un mese dall’ultimo mininotiziario. Gli impegni non mancano ma non farò appello a questi per giustificare la lunga pausa. Un amico, conoscitore della politica latinoamericana assai più del sottoscritto e che da alcuni mesi ha ridotto moltissimo, quasi azzerandolo, il suo lavoro di acuto commentatore delle vicende della regione, mi dava come motivazione di questo distanziamento la sua poca voglia, dopo le ripetute critiche alle politiche dei governi “progressisti” della regione poco recepite dalla “sinistra” nostrana, di continuare a dare dispiaceri a codesto tipo di ‘compagni’. Bene, anch’io sono un po’ stanco di lottare con i mulini a vento. E aspettavo il secondo turno delle elezioni argentine per sentirmi obbligato a scrivere di nuovo in tono rosa pallido.

 

Purtroppo ieri le cose sono andate peggio del previsto. L’eventuale vittoria di Scioli era il meno peggio che molti speravano, facendo buon viso a cattivo gioco. Ma il peggio è sempre dietro l’angolo, ed è sbucato fuori dalla Casa Rosada, e ha vinto Macri. Entrambi i ‘ballottanti’ sono nati e cresciuti alla scuola del menemismo e il Fronte della Vittoria (capeggiato da Cristina Fernández, la presidente uscente) non avendo di meglio da presentare aveva proposto, forse con poco coraggio, quello dei due che ravveduto, si era avvicinato al ‘kircherismo’ ovvero al ‘peronismo di sinistra’. Cristina aveva tentato la carta della modifica costituzionale che le consentisse la rielezione, unica possibilità per mantenere il Fronte al potere, ma la perdita alle elezioni intermedie della necessaria maggioranza alle Camere dei 2/3, da lei fino ad allora controllata, aveva chiuso i giochi.

Mauricio Macri, per 8 anni governatore della capitale, presidente della famosa squadra di calcio Boca Junior, imprenditore miliardario e dichiaratamente neoliberista, ha vinto ma non trionfato, con uno scarto non clamoroso (meno del 3%), che però ha ribaltato i pronostici che non avevano escluso la possibilità di una vittoria di Scioli già al primo turno.

Il risultato avrà conseguenze rilevanti sia interne che esterne al paese. Sulle prime torneremo a giorni quando passata l’euforia ‘macrista’ si potrà forse cominciare a capire quali delle promesse elettorali avranno la priorità. Certamente alcuni governi esteri saranno lieti, sia a nord che a sud del continenteCi soffermiamo per ora rapidamente su queste ultime, anche se dovremo ripetere alcune cose già dette e ridette e anche su queste ritorneremo, ora che non sono più previsioni (contestate) ma amara realtà.

“Esauriti i modelli di governo progressisti” ha dichiarato a caldo De Sousa Santos in una intervista a La Jornada. In un articolo su Rébelion di poco precedente al ballottaggio Ariel Goldstein faceva notare che stiamo assistendo alla scomparsa, per motivi ben diversi fra loro, dei leader carismatici che hanno rappresentato gli anni d’oro delle sinistre al governo: Chávez, Kirchner, Lula. Questa sinistra politicamente non ha avuto leader carismatici, salvo la parentesi familiare di Cristina Fernandez in Argentina, ora esaurita. Maduro in Venezuela e Dilma in Brasile non sembrano avere la statura dei loro padrini e governano in situazioni tutt’altro che tranquille. Da parte sua Wallerstein si chiede: “Qualcuno è in grado di fare previsioni sul Brasile del 2016 o del 2017?” e questo riassume il clima di estrema incertezza che ancor più dopo il voto argentino domina nel continente.

Mi si farà notare che questo non vale per Evo Morales né per Rafael Correa. Non proprio. Entrambi sono impegnati nella modifica delle Costituzioni dei rispettivi paesi per poter concorrere alla terza rielezione, cosa che Morales otterrà probabilmente senza grandi problemi ma che sarà più difficile per Correa il quale, pur contando sul controllo dei 2/3 del parlamento, sta incontrando forti proteste nel paese. Questo perché anche in entrambi questi casi non si profila una figura capace di cogliere il consenso, specie nella presente condizione di deterioramento economico.

Questa situazione di mancanza di figure di ricambio in tutti e 5 i paesi che avevano suscitato tante speranze a sinistra è puramente casuale o ha qualcosa a che vedere con un certo caudillismo? E, se così è, come mai questo è potuto accadere nell’ambito della sinistra? E’ una delle tante domande che dovremo porci, dopo che si è tanto parlato che Syriza prima e Podemos ora si sarebbero ispirati alle politiche di ‘successo’ delle sinistre latinoamericane. Ma, ad evitare equivoci, non c’è alcuna malevolenza nell’osservazione.

Una delle poche cose certe, come aveva già ‘profetizzato’ Raúl Zibechi in una sua analisi di pochi mesi or sono, è la ripresa delle lotte sociali, assopite sotto i ‘governi amici’. Sapranno i movimenti sociali trarre da queste esperienza riflessioni adeguate?

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Dal “MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO” a cura di Aldo Zanchetta, n.15/2015 del 23 novembre 2015

 



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