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PORTOGALLO: Il giudizio del Bloco de esquerda sul governo socialista

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[Cinquanta giorni dopo le elezioni il presidente della Repubblica portoghese Cavaco Silva s’è finalmente deciso e ha incaricato il leder dei socialisti António Costa di formare il nuovo governo. Riportiamo la traduzione, con qualche taglio, di un breve articolo tratto da esquerda.net (24 novembre), con i primi commenti della portavoce del Blocco di sinistra, Catarina Martins.]

 

Comincia ora un nuovo ciclo

 

Catarina Martins ha commentato la decisione di Cavaco Silva di dare l’incarico ad António Costa. «Questa decisione rispetta la maggioranza esistente nell’Assemblea della Repubblica e riconosce l’esistenza di condizioni di stabilità nel compromesso raggiunto [fra il Partito socialista e i partiti di sinistra]», afferma Catarina. «Comincia ora un nuovo ciclo, imperniato sul recupero dei redditi di lavoro e sulla difesa dello Stato sociale. Scongelare le pensioni, aumentare il salario minimo nazionale, bloccare le privatizzazioni, combattere la precarietàtutto ciò è al centro dell’impegno della maggioranza».

 

Catarina Martins ha elencato i punti più importanti dell’accordo del Partito socialista con i partiti di sinistra, concentrandosi sul lavoro, sulla protezione sociale, sui diritti essenziali, sulla salute, sull’istruzione, la scienza e la cultura e, in fine, sull’economia. «Sul lavoro, con la promozione della contrattazione collettiva, la lotta agli abusi, il recupero dei quattro giorni festivi [aboliti dal precedente governo di destra], il recupero dei salari, l’aumento immediato del salario minimo nazionale. Sulla protezione sociale, con lo scongelamento delle pensioni, [...] il recupero della rete delle prestazioni sociali per combattere la povertà. Sull’accesso ai diritti essenziali, garantendo la protezione della casa dai pignoramenti [...] e l’accesso alla tariffa sociale dell’elettricità e del gas per le famiglie con minor reddito. Sulla salute e sull’istruzione, con maggiori mezzi e maggior rispetto per i professionisti che se ne occupano, con nuove garanzie di accesso per la popolazione e ripristino dei diritti, come per esempio nel trasporto dei malati [...]. Sulla scienza e sulla cultura, con un nuovo impegno nella promozione del sapere. Sulla difesa dell’economia, con nuove regole che ripristinano livelli minimi di giustizia sociale, incentivi all’occupazione [...], diminuzione dell’IVA, cessazione di tutte le privatizzazioni nei settori e nelle imprese strategiche».

 

«Questo accordo non garantisce la trasformazione della quale il Paese ha bisogno», conclude la portavoce del Bloco. «Ma rappresenta una svolta, la fine di un ciclo durante il quale la povertà non ha mai smesso di aumentare e i salari e le pensioni non hanno mai smesso di diminuire. [...] La grande sfida comincia ora. Avremo un Paese un poco più giusto. Questo accordo e la sconfitta della destra rappresentano soltanto un buon inizio».

 

 

 

QUALCHE CONSIDERAZIONE AL MARGINE

 

Il quotidiano francese Le Mondetitola: Le programme à gauche toute du nouveau gouvernement portugais [Il programma a-sinistra-tutta del nuovo governo portoghese]. Un titolo però non è sufficiente, e ci sarà qualcuno, inevitabilmente che  dirà: «Ma questo è un programma riformista!». E avrà ragione, indubbiamente. Siamo in pieno riformismo. Ma, ed è importante non dimenticarlo, in un’epoca di Controriforme, anche modeste e semplici riforme vanno, per definizione, controcorrente, a patto che rispondano a interessi reali delle larghe masse – riducendone la povertà e migliorandone un poco il tenore di vita – e a patto che vengano concepite non come fine a se stesse, ma come la prima tappa d’un percorso più ambizioso che miri a cambiamenti in profondità, strutturali. E questa sembra essere la strada che il Bloco de Esquerdaha imboccato. Naturalmente, non è questa la strada che ha imboccato il Partito socialista portoghese. All’accordo con i partiti di sinistra il PS è arrivato spinto dalla necessità: o appoggiare da sinistra un governo di destra, pagandone poi un terribile prezzo elettorale; o cercare un accordo a sinistra. Questo accordo non poteva, data la natura del PS, andare oltre un programma di riforme minimo. Ma già così il PS portoghese ha compiuto una svolta di 180 gradi. Basta pensare a cosa dicono e soprattutto a cosa fanno i suoi “fratelli” europei in temi come il lavoro, le privatizzazioni, le prestazioni sociali: dal PS di Hollande, al PSOE spagnolo, sino al partito di Renzi. Già essere riusciti a spingere il PS in questa direzione è un piccolo, grande risultato, perché introduce un elemento di forte contraddizione nel campo della socialdemocrazia europea. Che si era schierata compatta contro Tsipras, in pieno accordo con la sua appendice greca, il PASOK; ma che ha qualche difficoltà a fare lo stesso controla sua appendice portoghese.

Tutto bene, dunque? Niente affatto. L’esperimento in atto in Portogallo può naufragare da un giorno all’altro, sia sotto i colpi dell’opposizione di destra, che dietro a ha l’Unione europea al completo o quasi, sia in seguito alla fragilità dell’accordo a sinistra. All’interno del PS c’è una corrente di destra socialdemocratica che per ora ha deciso di non fare ostruzione (a parte un po’ di dichiarazioni stampa), ma che al minimo inciampo rialzerà la testa. Fra i partiti di sinistra che appoggiano dall’esterno il PS non c’è poi una grande unanimità di vedute. Se i Verdi sono spesso in sintonia col Blocosui temi dei diritti civili (ma dipendono in gran parte dal PCP per la loro sopravvivenza elettorale), il Partito comunista può essere tentato (e in parte l’ha già fatto) di giocare al rialzo. Anche se in questo partito c’è stata una certa evoluzione, che l’ha un po’ allontanato dalle rigidezze stalinizzanti del precedente segretario Cunhal, vi permangono concezioni “ortodosse” per quanto riguarda la lotta politica: per esempio, una difficoltà a concepire le alleanze a sinistra se non in chiave egemonica, da cui deriva un atteggiamento verso il Blocoche è di concorrenza (e questo si può capire: vale anche l’inverso) ma che può arrivare anche al rifiuto del semplice dibattito. Non è un caso, del resto, che quando parliamo di “accordo” PS-sinistra, in realtà operiamo una semplificazione: gli accordi sono stati non uno, ma tre (PS-PCP, PS-Bloco, PS-Verdi)...

La strada è dunque lastricata di molte buone intenzioni e di molti più ostacoli. Ma andava imboccata. Non ce n’era un’altra. Può darsi che nel giro di pochi mesi (o settimane) a una svolta compaia un ostacolo insormontabile, e tutto si sfasci. È successo in Grecia, può succedere in Portogallo. Con la differenza però che in questo secondo caso le sinistre portoghesi, e il Blocoin particolare, non si stanno facendo illusioni circa facili vittorie. Hanno imparato la lezione della Grecia, quanto meno nei suoi aspetti essenziali. E hanno già avviato dei cambiamenti che, per quanto modesti, incidono già nella vita di tutti i giorni dei portoghesi. Non sarà facile questa volta applicare di nuovo la dottrina della “sovranità limitata“, inventata da Breznev e fatta propria dagli eurocrati di Bruxelles.

 

Traduzione dal portoghese e considerazioni di Cristiano Dan

 

 

 

 

 

 



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