Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> All'ordine del giorno... i commenti a caldo --> SPAGNA 6 / Podemos e le elezioni del 20 dicembre

SPAGNA 6 / Podemos e le elezioni del 20 dicembre

E-mail Stampa PDF

 

La rimonta in comune

diJosep Maria Antentas *

 

A pochi giorni dal 20 dicembre, la fluidità della situazione politica costituisce la nota dominante e le previsioni circa il risultato sono dominate dall’incertezza. E ciò tanto più  da quando le inchieste preelettorali sono diventate un’altra arma strategica volte a formare le opinioni più che a rifletterle. Tuttavia, una cosa sembra ormai chiara: Podemos, che iniziò la campagna elettorale indebolito e con tendenza a perdere sostegno, è riuscito a rovesciare la tendenza e conquista ogni giorno posizioni, dando prova di un dinamismo che non hanno gli altri protagonisti principali in lizza.

Il Partido Popular (PP) resiste, anche se è al suo minimo storico. Il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) si gioca il tutto per tutto, continuando a presentarsi come l’unica alternativa di governo. I suoi problemi di credibilità sono però noti, e non riesce ad avvicinarsi sufficientemente al PP, a distanziare in modo netto gli altri due aspiranti [Podemos e Ciudadanos]. Quelli che furono i pilastri del sistema politico, i partiti di Rajoy [PP] e di Sánchez [PSOE] sono, sommati, sotto il 50 %. Da parte sua, Ciudadanos, pur riscuotendo un livello di intenzioni di voto impensabile fino a poco tempo fa, ha difficoltà nel mantenere in piedi il suo castello di carte “rigeneratore” e sconta il prezzo di una campagna elettorale all’insegna del nulla e del vuoto.

Podemos, nei sondaggi, era andato perdendo forza sin dalla scorsa primavera, sino a toccare il fondo nelle elezioni de 27 settembre in Catalogna, quando restò prigioniero dalla polarizzazione [fra indipendentisti e antindipendentisti] che spinse in su Ciudadanos sino a quote stratosferiche giusto alla vigilia del 20 dicembre. Elezioni che erano arrivate dopo un periodo stressante, nelle quali si registrava una relativa stabilizzazione del PP e del PSOE (quantunque entrambi fossero appena appena al di sopra della linea di galleggiamento), mentre la destabilizzazione del bipartitismo era prodotta più dalla spinta di Ciudadanos che da un Podemos che appariva superato dalla instabilità elettorale che lui stesso aveva provocato.

In varie occasioni era stata segnalata la necessità di un soprassalto, di non affidarsi a un pilota automatico inchiodato, di riprendere nuovamente il volo. E, quando ormai si era quasi arrivati allo scoraggiamento, è arrivato il soprassalto. E con esso la rimonta. Al momento giusto. È risaputo che il tempo politico è tutto meno che lineare, che gli sviluppi della politica sono disseminati di mutamenti di ritmo: e maneggiarli correttamente è fondamentale per poter arrivare al traguardo in buona posizione.

Il soprassalto è arrivato in tre modi inappellabili. Il primo arriva dalle periferie catalana e galega. Periferie oggi più centrali che mai. Chissà che in fondo in fondo la tanto ricercata centralità [1] non consistesse nell’articolare (e articolarsi con) le periferie. Variabili decisive senza alcun dubbio, veri e propri nodi da sciogliere nei momenti decisivi della storia politica dello Stato spagnolo, appuntamento troppe volte mancato nel percorso dell’attuale seconda restaurazione borbonica. Il secondo soprassalto reca il marchio dei processi di confluenza, delle aspirazioni unitarie, della pluralità come fattore distintivo e, con questa, della plurinazionalità. A essere meticci e confluenti non sono solo i progetti periferici di En Comú Podem e di En Marea, ma lo è anche l’insieme che ne deriva, poiché il reciproco affratellamento fra loro e Podemos trasmette proprio questo segnale, che corrisponde al convincimento popolare del fatto che si devono unire forze e anime diverse [2]. Non con una rigidità meccanica, ma in una sintesi creativa superiore, che strutturi un popolo che è tutto meno che omogeneo, che cristallizzi un’indignazione che è tutto meno che monolitica, che serva a costruire un blocco eterogeneo dove prima erano solo frammenti, magma informe e atomi isolati. Terzo soprassalto, la rimonta si collega al recupero dello spirito del 15 maggio, evocato esplicitamente da Pablo Iglesias nella campagna elettorale e personificato dall’entrata in scena, determinante e fondamentale, di Ada Colau, che a sua volta reca con il messaggio dei “municipi del cambiamento” (alcaldías del cambio). Il significato è chiaro: Podemos cresce e si sviluppa quando si riallaccia a ciò che ha rappresentato il 15 maggio, all’essenza delle Mareas e della PAH [Plataforma de Afectados por la Hipoteca: le associazioni di coloro che hanno perso la casa in seguito alla crisi]. Qui trova espressione la volontà della gente. Qui sta il frame vincente.

Questo triplo cocktail e le buone prestazioni mediatiche e di comunicazione di Pablo Iglesias hanno innescato questa rimonta in gara contro il tempo. Per completarla, in queste ultime fasi della campagna elettorale, c’è solo un’ultima cosa da fare: la demolizione della “arancia meccanica” di Ciudadanos, senza alcun timore di affrontarlo in un corpo a corpo per evidenziarne la natura ingannatrice. Il partito di Rivera vende un “cambiamento ragionevole” (cambio sensato) vuoto di contenuto, che si regge sulla depoliticizzazione sociale. La sua insegna “rigeneratrice” e anti-corruzione non ha alcuna credibilità: è, nello stesso tempo, uno specchietto per le allodole e un riciclaggio conservatore di stampo neoliberale e filoindustriale. Non vi sarà alcuna rigenerazione della politica senza tranciare gli stretti legami che questa ha con il potere economico.

In questi ultimi, decisivi giorni della campagna elettorale si concentrano tutte le contraddizioni della crisi politica. Ciò che è in gioco è che l’attuale, impressionante rimonta possa concretizzarsi in un risultato che renda giustizia all’aspirazione a quel cambiamento politico e sociale che ha trovato espressione nelle piazze dal 15 maggio in poi.

 

17 dicembre 2015

 

 

  • Josep Maria Antentas è professore di sociologia nella Universitat Autònoma de Barcelona (UAB).

Tratto da Vientosur; originale in http://blogs.publico.es/tiempo-roto...

 

 

 

NOTE DEL TRADUTTORE

 

[1] Riferimento, polemico, a diverse dichiarazioni di Pablo Iglesias e altri, secondo le quali Podemos doveva porsi “al centro” dello scacchiere politico.

[2] En Comú Podem e En Marea sono le denominazioni delle liste unitarie costituite, rispettivamente, in Catalogna e in Galizia. En Comú Podem, che presenta liste nelle quattro circoscrizioni catalane, è formata da Podem Catalunya, Iniciativa per Catalunya Verds (formazione ecosocialista), Esquerra Unida i Alternativa (federata a Izquierda Unida), i verdi di Equo e, soprattutto, Barcelona en Comú, la lista di Ada Colau che ha vinto nelle scorse elezioni municipali. En Marea, presente nelle quattro circoscrizioni galeghe, è formata da Podemos, Esquerda Unida (federazione locale di Izquierda Unida), Anova-Irmandade Nacionalista (organizzazione nazionalista di sinistra), oltre che dalle mareas, e cioè le liste unitarie che hanno ottenuto ottimi risultati nelle municipali di quest’anno: Encontro por unha Marea Galega, Ferrol en Común, Compostela Aberta, Marea Atlántica e Marea de Vigo.

 

Nota redazionale finale

In questa serie di schede dedicate ai principali partiti che si affronteranno nelle elezioni spagnole del 20 dicembre era prevista un’ultima scheda su Podemos. Abbiamo preferito sostituirla con questo intervento di Josep Maria Antentas, esponente di Podemos, che fa parte del settore cosiddetto “critico” di questo partito, nel quale sono espressi al meglio i motivi per cui dal successo, più o meno consistente, di Podemosdipende in gran parte il futuro della sinistra anticapitalista spagnola. Motivi che erano già stati anticipati nella dichiarazione di Anticapitalistas, l’associazione interna a Podemosche raggruppa i militanti che fanno riferimento alla IV Internazionale, già pubblicata in questo sito (vedi Elezioni spagnole - “RIGENERAZIONE” RASSEGNAZIONE: , PODEMOS).

Podemos, per quanto iscritto al registro dei partiti politici del ministero dell’Interno spagnolo (obbligo legale per poter partecipare alle elezioni) non è certo un partito “classico”. Si avvicina di più al modello di partito-movimento, ed è ancora in una fase di assestamento. Nato dall’incontro fra vari “spezzoni” dell’anticapitalismo spagnolo (movimenti “monotematici” - e cioè costruiti attorno a specifici obiettivieredi della mobilitazione degli Indignados; piccoli partiti strutturati – come Izquierda Anticapitalista, ora Anticapitalistas-; gruppi di militanti dalle più svariate esperienze, fra i quali quello raccolto attorno a Pablo Iglesias ha avuto un ruolo decisivo), Podemos, dopo il suo sorprendente esordio nelle elezioni europee dell’altr’anno, riconfermato e ampliato nelle elezioni regionali di quest’anno, ha cominciato a oscillare fra due poli opposti: quello della strutturazione in partito fortemente centralizzato ed “elettoralista”,  e quello del partito che si pone al centro di un processo di aggregazione della ricca realtà anticapitalistica spagnola, non mediante successive “annessioni”, ma grazie a fusioni e “contaminazioni”.

Alcune scelte andavano nella direzione della “centralizzazione”: il potere eccessivo assegnato al gruppo dirigente; le liste elettorali confezionate al centro scavalcando le organizzazioni di base, eccetera); altre, soprattutto negli ultimi tempi, hanno privilegiato l’aspetto di Podemoscome aggregatore e suscitatore di nuove forze. Il confronto fra i dati elettorali ottenuti nelle regioni dove Podemossi è “aperto” ad altre forze (Catalogna e Galizia, innanzi tutto, ma anche la Comunità valenzana e la lista unitaria di tutta la sinistraper il Senato nei Paesi baschi), aiuteranno a comprendere meglio qual è la direzione giusta. [c. d.]



You are here Attualità e Polemiche --> All'ordine del giorno... i commenti a caldo --> SPAGNA 6 / Podemos e le elezioni del 20 dicembre