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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Venezuela, lo scossone visto da Marea Socialista

Venezuela, lo scossone visto da Marea Socialista

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6 Dicembre: Scossone elettorale.

Il "processo" bolivariano in tempi di crisi

Marea Socialista

 

Un documento importante di analisi della situazione culminata nello “scossone elettorale” del 6 dicembre. Un testo che è rivolto ai larghi settori del chavismo impegnati in una discussione appassionata sulle cause della sconfitta e sulle misure da prendere per non essere travolti da un’inflazione che ha superato il 200% e che non ha riscontro con nessun’altra situazione latinoamericana.

I compagni di Marea Socialista denunciano il pericolo di tentativi avventuristi (come l’invenzione di un artificiale “dualismo di potere” basato sulla contrapposizione tra una fittizia assemblea di comuni, e l’Assemblea nazionale) che potrebbero aprire una più profonda frattura tra il vertice e le basi sociali del chavismo, e viceversa potrebbe fare il gioco dei settori della MUD più propensi allo scontro per stravincere. Non a caso nell’appello al Fronte unico si parla di “Comuni realmente esistenti”, in polemica con il tentativo della burocrazia di orientarsi tardivamente verso forme di organizzazione fino a ieri sacrificate, per contestare il verdetto elettorale.

Ma naturalmente il pericolo principale è quello di un accordo tacito per la spartizione del potere tra alcuni settori della boliborghesia e una parte della eterogenea coalizione della MUD.

Per fronteggiare questo pericolo, i compagni di Marea Socialista propongono un programma d’emergenza in cinque punti, per rilanciare una mobilitazione dal basso in difesa delle conquiste dei un quindicennio di lotte.(a.m. 21/12/15)

 

Introduzione

 

 

Il 6 Dicembre (6/D) ha costituito la manifestazione elettorale di un processo più profondo e consistente. Un processo sociale e politico di spaccatura, di rottura, il cui principale protagonista è il popolo bolivariano, chavista e l’intera popolazione che vive del proprio lavoro. Questo processo non si è interrotto, anzi è adesso che sta prendendo slancio. Il voto punitivo, l’astensione punitiva e il voto nullo sono solo alcuni dei veicoli attraverso cui questo processo sotterraneo è venuto in superficie dando forma allo “scossone” elettorale.

Se, dall’ottica della MUD (Mesa de Unidad Democrática – Tavolo di Unità Democratica], si pretende di vedere nel risultato delle elezioni legislative il trionfo del proprio “modello”, andranno a sbattere frontalmente con questo movimento in gestazione. Se però il vertice governativo e il PSUV si rifiutano di interpretare quel che è accaduto per quello che è: una manifestazione di stanchezza, di collera popolare, di rigetto di una direzione arrogante, vista come la principale responsabile delle privazioni subite dal popolo che vive del suo lavoro, stanno preparando la loro fine politica.

Una corretta lettura di quanto accaduto e sta accadendo nel paese è imprescindibile, se non si vuole aggiungere benzina all’incendio di una crisi sociale ed economica che può trasformarsi in crisi umanitaria. Crisi che, mentre si sta entrando in uno scenario politico incerto, è sull’orlo dell’esplosione. E, pur avendo trovato, per il momento, un breve sfogo elettorale, se non si riesce a trovare il modo di risolvere i gravi problemi di cui soffre il paese, se si intende rendere ancor più tesa la situazione fino a trasformarla in conflitto aperto tra poteri istituzionali, se da entrambi i vertici politici si continua ad andare verso lo scontro, finiremo su un terreno più che rischioso, su un campo minato.

Il popolo ha parlato. E ha detto più di quel che non esprimano i risultati elettorali. Ha annunciato che rompe con la cieca disciplina, imposta. Che rifiuta il clientelismo e l’arroganza. Che vuole soluzioni alla crisi, non minacce. Non vuol più saperne di menzogne né di manipolazioni. Il popolo ha parlato, avvisando che vuole soluzioni, partecipazione e protagonismo.

 

Che cosa sta succedendo nel chavismo?

 

Nella serata del 6 dicembre sono straripate le dighe di contenimento costruite a furia di menzogne. Gli 8 milioni di iscritti ai commandos 1x10 del sindaco [di Caracas] Jorge Rodríguez sono diventati 5,5 milioni nella fredda realtà del CNE (Consiglio nazionale elettorale). I 98 deputati del PSUV-GPP conquistati nel 2010 sono diventati 65. Il tracollo elettorale è stato generalizzato in tutto il paese. Anche dove il PSUV ha vinto ha comunque perso decine di migliaia di voti. Oltre 3 milioni dei chavisti che nell’aprile del 2013 elessero il presidente Nicolás Maduro in questa tornata elettorale hanno votato contro, annullato la scheda, o si sono astenuti.

Per altro verso, da circa una settimana, nell’unico organo di stampa non addomesticato del chavismo, Aporrea.org, si sono potuti leggere decine di articoli di opinione che hanno chiamato il vertice ad ammettere le proprie responsabilità. Altre decine, che segnalavano le ragioni della sconfitta, concordavano nel responsabilizzare il governo per la crisi economica. Oppure, ne hanno sottolineato l’incapacità di sconfiggere la “guerra economica”. Altre decine ancora, chiedevano le dimissioni o il licenziamento, di tutti i ministri e i dirigenti del partito.e altri esigevano che si frenasse la corruzione e rivendicavano misure per risolvere la crisi. Altri, infine, rigettavano la burocrazia e chiedevano di procedere ad instaurare una nuova forma di governo.

Il dibattito, tuttavia, non si è fermato sul piano degli articoli di opinione, ma si è aperto con forza nella base popolare. Si contano a decine le assemblee, gli incontri, le riunioni e i dibattiti che si stanno svolgendo in seno alla militanza del processo nell’intero paese. Ben oltre il loro carattere spontaneo o diretto, risuona in questi la musica della critica che, dopo essere stata azzittita o perseguitata dal partito e dal governo, si fa strada. In quelle sedi si mette in discussione l’inefficienza, la corruzione, l’arroganza. Si rifiuta il modo di dirigere del partito e di scegliere i candidati. Si denuncia la funzione “ammazza-voti” dei dirigenti e dei funzionari, si esigono indagini, misure anticrisi e un cambio del modello produttivo. Si esige una maggiore partecipazione popolare, più democrazia, maggior protagonismo. Si denuncia la complicità degli organi di controllo dello Stato nell’indegna carestia e mancanza di approvvigionamenti.

I vertici, impegnati in diatribe tra gruppi di potere e con il coltello tra i denti, non arrivano a capire che cosa stia succedendo nel chavismo profondo. Parlano di un potere popolare nel quale non credono. Mantengono la loro politica antipopolare e le loro minacce. Continuano a pensare che si possa manovrare tutto dall’alto. Non riescono a individuare cosa stia realmente avvenendo, perché non sono abituati a farlo.

Nel chavismo di base, sia in quello punitivo con il voto o l’astensione, come in quello che ha continuato a sostenere, sia pure turandosi il naso, il PSUV-GPP, si sono aperte le paratoie perché avanzi la ribellione contro i vertici che hanno fallito.

 

Rischi a breve scadenza

 

All’inerzia propria di una crisi economica dalle caratteristiche inedite nel paese, con il prezzo al barile di petrolio più basso dell’ultimo decennio, si somma l’impatto politico del nuovo scenario istituzionale sorto dalle elezioni. La dinamica dello scontro al vertice per il controllo totale dello Stato della rendita accelererà il deterioramento del tenore di vita della popolazione maggiormente sfavorita, del popolo che vive del lavoro. Portando la situazione a livelli intollerabili.

Se, in questo contesto, le irresponsabilità dei vertici li porterà a vie d’uscita avventuriste, la frattura fra direzione e base del processo sarà irreversibile. E questi vertici starebbero consegnando su un vassoio d’argento non già il risultato di un’elezione, ma l’intero Processo.

E questo vale anche per il modo in cui affronteremo qualsiasi tentativo della destra di sfruttare il nuovo rapporto di forza in Parlamento per aggredire i diritti accumulati dal popolo, violando la Costituzione. Non accettiamo che, dietro un appello demagogico al Potere Popolare, che sosteniamo, si pretenda di imporre un dualismo artificiale, funzionale agli interessi della burocrazia e che approfondisce ulteriormente la grave crisi che stiamo attraversando.

A partire dallo spazio del processo bolivariano, delle sue basi e quadri realmente preoccupati per lo sviluppo degli eventi, è importante capire che, per il momento, sono cambiati i rapporti di forza. Che la direzione del partito e del governo ha portato il processo a subire un duro colpo. Che, pur non essendo stato sconfitto definitivamente, a dominare oggi è la confusione, e la necessità di discutere un piano d’azione che metta in piedi un’operazione di profonda pulizia dei vertici corrotti e autoritari e che, di fronte al fallimento dell’attuale direzione, si orienti verso la ricostruzione di una direzione alternativa.

È indispensabile abbandonare la vuota propaganda. La falsa polarizzazione. È ora di tornare alla politica. Di sviluppare iniziative di lotta che abbiano a che fare con i reali problemi del popolo lavoratore e che consentano di costruire le forza per frenare la crisi e tornare a invertire la situazione.

 

Fronte di lotta che strappi l’impegno di affrontare la crisi. Cinque misure urgenti

 

La ragione centrale dei risultati elettorali e del profondo processo che li ha alimentati è l’incapacità olimpica, dimostrata dal governo, di risolvere la crisi economica che colpisce il popolo lavoratore. Il deterioramento del tenore di vita della popolazione è allarmante, e minaccia di approfondirsi. Non è questa, però, la principale preoccupazione dei vertici politici. Da parte del governo, si annuncia che, adesso sì, si farà la rivoluzione economica. E, da parte della MUD, si prepara un attacco graduale e mascherato alle conquiste ottenute nel Processo che ancora rimangono in piedi, con la crisi che di giorno in giorno logora la qualità della vita della nostra gente.

Per far fronte alla crisi facciamo appello a tutti i movimenti sociali, sindacati, movimenti di lavoratori, consigli comunali, organizzazioni del potere popolare, Comuni realmente esistenti, organizzazioni culturali, giovanili, a costruire un Fronte Unico di lotta per mettere in piedi un piano d’azione che strappi ai vertici un impegno pubblico, la cui realizzazione sia controllata dalla società, per l’applicazione di una proposta minima di freno alla crisi.. Secondo noi questo Fronte di Lotta deve rivendicare i 5 punti seguenti.

a)    Frenare le sottrazioni indebite a danno della nazione. Audit pubblico, con partecipazione civica

Dai diversi ambiti del processo si è dimostrata la sottrazione indebita subita dalla nazione. I volumi delle ruberie chiamano in causa una serie di Alti Funzionari dello Stato e importanti imprenditori e banchieri. E senza una decisione netta in proposito non si può continuare con questa pratica, trovare un punto d’appoggio per superare la crisi.

Una delle pratiche comuni delle ruberie sta nel meccanismo della sovrafatturazione delle importazioni e delle società fittizie. Proponiamo come prima tappa di questa Inchiesta Pubblica con partecipazione civica l’immediata indagine sulle prime 100 imprese che hanno ottenuto dollari per tutto il periodo del Controllo dei Cambi. Per individuare tutte le responsabilità

L’altro Audit urgente è sulle entrate e la destinazione dei dollari petroliferi. E sulla gestione economico-finanziaria di PDVSA.

Le cifre delle appropriazioni indebite (rese pubbliche) sono agghiaccianti e mai smentite dalle autorità. Anzi, in molte occasioni sono state accolte. Anche il vertice dell’opposizione, da parte sua, parla di corruzione, ma naturalmente senza fornire dati e prove. Possiamo quindi considerare questo un comportamento comune, che configura un quadro mafioso di accumulazione di capitale. Per questo, all’elenco delle imprese che proponiamo di investigare va applicato il criterio giuridico dell’inversione dell’onere della prova, che parte dalla presunzione di colpevolezza e costringe l’inquisito a dimostrare di essere innocente. Lo stesso da applicare ai funzionari dei livelli più elevati responsabili dell’assegnazione di queste divise.

b)    Zero impunità per la Grande Corruzione

Insieme ai traffici oscuri di banche e imprese, è un dato incontestabile che siano coinvolti nelle sottrazioni illecite alti funzionari del governo. Rafael Isea, Alejandro Andrade… sono solo due dei nomi che mettono a nudo l’infamante corruzione che dissangua le risorse del paese. Funzionari al più alto livello del governo, la cui corruzione viene provata dopo che hanno lasciato il paese e stanno sfruttando quanto hanno sottratto. Questo suggerisce che viga ovunque un patto di complicità e impunità; generando così la matrice che alimenta, incentiva e stimola pratiche criminali. Dobbiamo esigere l’indagine immediata su tutti i massimi funzionari di ogni settore finanziario per evitare simili fughe, investigare sui beni, i conti, i fondi fiduciari, gli investimenti… di costoro, dei loro familiari e degli amici più stretti. Le sanzioni devono essere esemplari.

c)    Garantire il rifornimento di generi alimentari e medicinali

L’impegno nazionale che chiediamo ai vertici e per cui facciamo appello alla lotta deve avere come punto prioritario il rifornimento dei prodotti basilari. Nella situazione attuale, il rifornimento di generi alimentari e farmaci va considerato la principale priorità, e cioè questo aspetto dell’emergenza deve avere la precedenza sul pagamento delle scadenze del debito estero e del resto degli investimenti statali, quali FONDEN [Fondo Nacional para el Desarrollo Nacional(Fondo Nazionale di Sviluppo della Nazione)] e le Convenzioni internazionali. L’impegno nazionale va assunto pubblicamente da tutte le forze politiche con incarichi elettivi, sotto rigoroso controllo e verifica civica e collettiva della sua concretizzazione.

d)    Salario corrispondente al costo del paniere di base (Articolo 91 della Costituzione della Repubblica bolivariana del Venezuela - CRBV)

Esigiamo in primo luogo che le istituzioni responsabili della presentazione delle statistiche nazionali rispettino la Costituzione e tornino a pubblicare i nostri dati economici. Nessun paese può pianificare il modo di affrontare una crisi così grave occultando i dati reali.

Da dati ufficiosi della Banca Centrale venezuelana (BCV) sappiamo che quest’anno l’inflazione arriverà al 220% e che il prossimo sarà addirittura superiore. Indagini provate dimostrano che il paniere alimentare fisso lo scorso anno sfiorava i 70.000 bolivares F, di contro a un salario minimo integrale che arriva appena a 15.000. Nelle famiglie che lavorano, una situazione del genere è diventata insopportabile. Uno dei punti centrali della lotta alla quale chiamiamo è quindi quello di esigere che, a partire dal portare il salario minimo al livello del costo del paniere di base, si avvii un percorso stabile per adeguare il livello del salario al costo della vita, come impone l’articolo 91 della CRBV.[1]

e)    Difesa intransigente dei diritti e delle garanzie democratiche, sociali, politiche ed economiche stabilite dalla Costituzione

Dagli organismi imprenditoriali e dai deputati eletti dall’opposizione provengono messaggi inquietanti sulla modifica dei diritti acquisiti, ad esempio della LOTTT (Legge Organica del lavoro, dei lavoratori, delle lavoratrici). Dagli stessi vertici governativi, del pari, si stanno concretizzando pratiche antidemocratiche e autoritarie, minacciando e violando di fatto le stesse conquiste, i diritti e le garanzie stabiliti dalla nostra Costituzione.

Il Fronte unico di lotta da noi proposto deve strappare a questi vertici l’impegno minimo di rispettare tali diritti e garanzie. I diritti democratici costituiscono un punto fondamentale: libertà di espressione, di circolazione, di riunione, di organizzazione sociale e politica. Va garantito il divieto di arresti e sanzioni, nonché di ritorsioni, per presunti delitti di opinione e per motivi politici. Senza che questo significhi impunità per i crimini contro il popolo e il patrimonio pubblico, o per i delitti di lesa umanità. Le istituzioni poliziesche e i servizi di informazione, che sono arrivati a un repellente livello di autonomia rispetto ai cittadini e che li intimidiscono e perseguitano per via extralegale, vanno sottoposti a pubblica verifica.

Si tratta di misure urgenti. Non abbiamo fiducia che vertici chiusi nella loro propensione a contendersi il potere per conservare o conquistare i privilegi offerti dallo Stato della rendita, insieme ai loro amici, le concedano o le realizzino. Di qui il nostro appello alla lotta unitaria per strapparle, vigilare su di esse e conservarle.

Per altro verso, è indispensabile avviare, e approfondire là dove si sta effettuando, un grande dibattito nazionale sul Modello Produttivo. Non può rimanere esclusivamente nelle mani dei dirigenti e degli esperti. Per effettuare questo dibattito, occorre attivare tutti i meccanismi costituzionali e tutte le istanze partecipative che rientrano nella tradizione del nostro popolo.

Le varie proposte che emergeranno da questo dibattito debbono essere portate a un referendum, perché il popolo, partecipando e discutendo, sia anche lui a decidere su tutti questi temi.

 

Il momento di costruire un’alternativa politica

 

Il rovescio elettorale del PSUV-GPP dimostra l’inutilità del settarismo, liquida il mito dell’infallibilità degli apparati e lascia cadere il bisogno dei vertici di una pseudo-unità che funziona solo senza democrazia, senza critica né dibattito, agli ordini di capi che non sbagliano mai. Il disprezzo per l’intervento creativo del popolo nella sua attività democratica è una delle regioni dell’insuccesso.

La presunzione di proscrivere o lasciare senza rappresentanza politica correnti come Marea Socialista ha un solo nome: autoritarismo. Le tendenze di pensiero e di proposta esistono all’interno del nostro popolo, piaccia o non piaccia ai vertici.

E oggi ci predisponiamo a completare quanto deciso nella nostra Prima Conferenza Nazionale Aperta, tenutasi al Parque Central di Caracas nel luglio del 2014. Compiamo un ulteriore passo nel nostro Processo Costituente alla fine del primo trimestre del prossimo anno, con la tenuta di decine di assemblee costituenti regionali, statali, comunali e parrocchiali, in una grande Assemblea Costituente Nazionale di Marea Socialista.

Sappiamo di non essere gli unici. Conosciamo le nostre debolezze e i nostri limiti. Abbiamo dimostrato la nostra tempra e siamo consapevoli di doverci forgiare in tante prove… Poiché, tuttavia, ci sentiamo parte del processo emergente che investe oggi il popolo che vive del proprio lavoro, facciamo appello a percorrere insieme questo cammino a quelle personalità, dirigenti, collettivi e gruppi che aspirino a costruire insieme un’alternativa politica autonoma rispetto alla burocrazia e al capitale.

Nota 

[1] L’articolo 91 della costituzione bolivariana recita che «ogni lavoratore o lavoratrice ha diritto a un salario sufficiente che gli permette di vivere degnamente e di coprire per lui e la sua famiglia le necessità materiali fondamentali, sociali e intellettuali. Il principio di un salario eguale per un uguale lavoro è garantito, e la partecipazione ai profitti dell’impresa che spetterà ai lavoratori sarà definita». Oltre a varie altre questioni, l’articolo precisava che «lo Stato garantirà ai lavoratori e lavoratrici del settore pubblico e privato un salario minimo che sarà adeguato ogni anno, tenendo conto come riferimento il valore del paniere di base. La legge stabilirà la forma e la procedura»

.[Il testo è stato pubblicato dall’Equipo Operativo Nacional de Marea Socialista il 18/12/15, ed è il frutto di una discussione tenuta sabato 12 nel Coordinamento nazionale di Marea socialista allargato.

La traduzione è di Titti Pierini]

 



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