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Portogallo: mentre affondano le barche, si salvano le banche

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di Cristiano Dan

 

Mentre nel Mediterraneo le barche dei migranti vanno a fondo nell’indifferenza pressoché generale, ciambelle di salvataggio di miliardi di euro vengono prontamente lanciate in soccorso delle banche cialtrone, quelle che hanno ingannato i propri clienti, giocando con la finanza sporca. In Italia abbiamo il noto caso Etruria; in Portogallo, per non essere meno “europei” di noi, c’è il caso Banfil.

Non entreremo nei dettagli di questo ennesimo crack, rimandando per approfondimenti al documentato articolo di Goffredo Adinolfi sul «Manifesto» del 24 dicembre [1] . Limitiamoci a dire che il salvataggio della Banfil, con soldi pubblici sottratti agli interventi più urgenti sul piano sociale, è stato bocciato in Parlamento dai partiti di sinistra che sostengono il governo socialista (Bloco de Esquerda [BE], Partido Comunista Portugûes [PCP], Partido Ecológico Os Verdes [PEV]), ed è passato con i voti del Partido Socialista (PS) e l’astensione del Partido Social Democrático  (PSD/PPD). L’altro partito di destra, Partido Popular (PP-CDS), ha votato contro.

Dato che il dissesto del Banif era maturato sotto il precedente governo di destra ma era stato nascosto sotto il tappeto in vista delle elezioni, è comprensibile che il PSD abbia votato a favore del salvataggio; meno comprensibile l’atteggiamento del PP-CDS, che del resto non è nuovo a giravolte del genere. Comunque sia, per un giorno, almeno, si è ricreato quel famigerato “Blocco centrale” che in passato ha visto uniti PS e PSD e che è l’osceno oggetto del desiderio del capitalismo portoghese. Che per ora deve accontentarsi, però, di aver segnato solo questo punto a suo favore. Nonostante tutto, infatti, l’accordo del PS con i partiti di sinistra regge sugli altri aspetti del programma, alcuni dei quali saranno operativi a partire dal gennaio prossimo: un aumento delle pensioni, più che altro simbolico per ora; un aumento del salario minimo; una serie di sussidi alle famiglie che dovrebbero interessare circa 1.100.000 persone.

 

L’episodio del Banif comunque sottolinea ancora una volta tutta la fragilità di questo esperimento nel quadro europeo: pur senza uscire dalla cornice dei trattati giugulatori imposti da Bruxelles, un governo a guida socialista, appoggiato dall’esterno dai partiti anticapitalisti e dagli ecologisti, sta ponendo in marcia riforme minime tese ad alleviare le pesanti condizioni in cui si trovano la società portoghese e le sue classi subalterne in particolare. Che il percorso di questo governo fosse difficoltoso e disseminato di ostacoli lo si era già capito [2]. E nelle prossime settimane verranno al pettine altri problemi relativi al sistema bancario (il caso del Novo Banco sarà il primo, in ordine di tempo e d’importanza). Staremo a vedere.

Nel frattempo l’attenzione si sposta sulle imminenti (24 gennaio) elezioni presidenziali, un primo test per valutare l’orientamento della popolazione sul nuovo governo. Il sistema politico portoghese è, per semplificare molto, un sistena semi-presidenziale, un sistema cioè in cui il presidente della Repubblica ha più poteri del suo collega italiano, ma ne ha meno del suo collega francese (sistema presidenziale puro). Viene dunque eletto direttamente. L’elezione avverrà il 24 gennaio; se nessuno dei candidati otterrà la metà più uno dei voti validi, si passerà a un secondo turno il 14 febbraio, in cui si affronteranno i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Per la destra è un’occasione d’oro per rifarsi della sconfitta subita nelle ultime elezioni legislative. E infatti PSD/PPD e PP-CDS sostengono concordi la candidatura di Marcelo Rebelo de Sousa, un docente universitario, già esponente del PSD, un po’ scialbo (e, dettaglio sleale ma irresistibile, che deve il proprio nome al fatto di aver avuto come padrino al proprio battesimo Marcelo Caetano, proprio l’erede di Salazar che ha dovuto far rapidamente fagotto il 25 aprile 1974). Alcuni sondaggi lo danno addirittura già al 60 %, ma provengono da istituti più che sospetti per la loro vicinanza all’establisment economico portoghese: si tratta con ogni probabilità di una delle solite operazioni di marketing.

La sinistra invece (e vi comprendiamo il PS) marcia in ordine sparso. Il Partido Socialista non ha ufficialmente indicato alcun candidato, mentre PCP e Bloco presentano candidati “di bandiera” al primo turno, in attesa di vedere che fare al secondo.

I candidati non ufficiali socialisti, che corrono come indipendenti, sono almeno due: Maria de Belém Roseira e António Sampaio da Nóvoa. La prima sembrerebbe rappresentare i settori di destra del PS, mentre il secondo non solo gode dell’appoggio di una gran parte dei ministri socialisti e di ex presidenti della Repubblica come Mário Soares e Jorge Sampaio, ma è sostenuto da un comitato, Juntos na Esquerda Plural [Uniti nella sinistra plurale] che ha messo insieme un numero rilevante, e a tratti sconcertante, di personalità politiche dei più diversi orientamenti [3]. Almeno due candidati socialisti, abbiamo detto, perché vi sono in corsa anche un Henrique Neto, ex deputato socialista, membro della SEDES, un think-thank filocapitalista, e un Cândido Ferreira, anch’esso ex socialista: entrambi con possibilità eguali a zero.

Infine, il PCP, in via di scongelamento dal suo passato stalinista, candida questa volta Edgar Silva, ex sacerdote cattolico a favore dei matrimoni omosessuali e dell’aborto, mentre il Bloco punta le sue carte sulla giovane Marisa Matias, sociologa ed eurodeputata. Sono, lo si è detto, candidati “di bandiera”, che servono al primo turno a misurare le forze dei rispettivi partiti. Al secondo turno, è probabile che si dovrà decidere fra far passare il candidato delle destre o sostenere Sampaio. Infine, i Verdi: benché fortemente dipendente dal PCP per la sua sopravvivenza elettorale, questa volta il PEV ha salomonicamente invitato i propri elettori a scegliere fra il candidato del PCP, quella del Bloco e Sampaio.

La campagna elettorale deve comunque ancora entrare nel vivo: vi torneremo su presto.

 

[1] http://ilmanifesto.info/in-portogallo-si-spacca-il-governo-frentista-pur-di-salvare-le-banche/  Per chi legge il portoghese, c’è un intero dossier sul caso in esquerda.net.

[2] Vedi in questo sito: PORTOGALLO: Il giudizio del Bloco de esquerda sul governo socialista

[3] Sampaio, lo si è detto, non ha l’appoggio ufficiale del Partido Socialista, ma ha ottenuto il sostegno ufficiale (non si sa fino a che punto sollecitato) di due piccoli partiti: L/TDA e PCTP/MRPP. Il primo di questi, Livre-Tempo de Avançar, è un piccolo partito di centrosinistra, che alle ultime elezioni ha ottenuto meno dell’1 % dei voti. Il secondo, Partido Comunista dos Trabalhadores Portugueses, è l’erede del Movimento Reorganizativo do Partido do Proletariado, di cui ha conservato la sigla, uno dei gruppi maoisti più settari che hanno operato durante la “rivoluzione dei garofani” del 1974. Se dal punto di vista “coreografico” può ricordare il nostro Servire il popolo sessantottesco, dal punto di vista politico è del tutto delirante. Sul suo sito si può trovare un lungo e “ragionato” documento in difesa dei «rivoluzionari» che hanno operato recentemente a Parigi: si allude ai jihadisti  del Bataclan... Purtroppo il PCTP raccoglie ancora circa l’uno per cento dei voti in Portogallo. E purtroppo, anche, si è formato in gioventù quel Durão Barroso che ora da Bruxelles spara a zero su tutti noi.

 



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