Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Italia e Afghanistan

E-mail Stampa PDF

Emergency e la guerra in Afghanistan

L’assurda vicenda dei tre operatori di Emergency arrestati con una grottesca montatura rivela l’infimo livello morale e intellettuale dei governanti dell’Afghanistan, ma anche di quelli nostri.

È incredibile che si possa immaginare che persone giunte in un paese in guerra per aiutare feriti e malati con grandissimi sacrifici personali si dedichino invece a organizzare attentati contro una nullità come un capo banda locale, che si crede importante perché “eletto” governatore… Quanto alle “prove”, abbiamo visto anche in Italia come si possono costruire: ricordiamo bene i poliziotti che portavano molotov nella scuola Diaz per “giustificare” la macelleria che avevano predisposto.

E non dimentichiamo che la principale forma di “assistenza” data allo sventurato paese dall’Italia (a parte i bombardamenti…) è stata la preparazione di poliziotti e magistrati. Sono stati spesi molti milioni di euro per varare un codice di leggi, che le autorità locali probabilmente non hanno nemmeno letto. Era solo un velo di cosmetico steso su un regime abituato all’illegalità.

Queste autorità non hanno nemmeno pensato a fornire un avvocato o a formalizzare un’accusa precisa: si sono accontentate di mandare in onda un video in cui i poliziotti “scoprivano le armi”, e annunciare “confessioni” che poi hanno dovuto ammettere che non ci sono mai state…

Quanto alla bassezza di Frattini, Gasparri, Larussa, direi che è degna degli attuali governanti afghani, eletti con le frodi e indistinguibili dai vertici delle mafie del narcotraffico, come ha denunciato anche il presidente Obama, (nei giorni buoni, salvo dimenticarsene il giorno dopo, tanto che è stato soprannominato Oba Mah…).

Poi, quando questi squallidi personaggi che ci dovrebbero rappresentare si sono accorti di non essere creduti, hanno fatto acrobatici passi indietro per cercare di cancellare l’indignazione nei confronti di un governo che in passato si affannava per difendere anche i “nostri” mercenari (ma guai a chiamarli così!), e invece questa volta non solo non ha difeso gli operatori sanitari di Emergency, ma ha praticamente dato un avallo all’impresa banditesca degli sbirri di Lashkar Gah.

Berlusconi ha detto che manderà i suoi uomini per seguire insieme agli afghani l’inchiesta: chi manderà? Alfano? Previti? Peccato che non ci sia più il suo amico, “l’eroe” Mangano… si sarebbe trovato bene con quei governanti…

A suo tempo avevo segnalato invece la straordinaria lucidità e onestà intellettuale (virtù sempre più rara in Italia), del generale Mini, in un articolo che però risulta tra i meno letti nelle statistiche del sito, e che quindi segnalo di nuovo (Un generale inconsueto: Fabio Mini), nel momento in cui inserisco la bella intervista che Tommaso Di Francesco gli ha fatto sul numero del manifesto del 13 aprile.

Naturalmente non ci si deve fermare alla risposta a Frattini o Larussa: la sinistra non potrà rinascere senza un’autocritica profonda di PRC e PdCI per la loro complicità di anni con le guerre imperialiste spacciate per umanitarie. Ma è difficile farlo, come si è visto dal silenzio imbarazzato di Paolo Ferrero quando Bianca Berlinguer glielo ha ricordato. Vedi anche Afghanistan 2009, La lunga tragedia dell’Afghanistan, Franco Turigliatto, l’Afghanistan e il PRC.

Sinistra critica, che è nata proprio dall’opposizione coerente alla guerra in Afghanistan, deve riproporre ogni giorno un rifiuto totale e senza condizioni di questa guerra e delle altre in cui siamo coinvolti. Senza se e senza ma. Anche perché in quel pozzo senza fondo finiscono, per armi, armati e “aiuti” ai governanti corrotti, quei miliardi che sarebbero necessari per arginare la disoccupazione, salvare la scuola pubblica, intervenire per risanare il territorio prima delle “catastrofi naturali”…  (a.m.15/4/10)

 

 

 

 

FABIO MINI

«Testimoni scomodi, a Kabul come in Italia»

intervista di Tommaso Di Francesco


Al generale Fabio Mini abbiamo rivolto alcune domande sull'ormai vero e proprio sequestro degli operatori sanitari di Emergency in Afghanistan.


Come giudica la vicenda che ancora una volta mostra il conflitto tra civile e militare in un teatro di guerra?

Mi sembra che una perquisizione ed un arresto di personale delle organizzazioni umanitarie sia una novità in assoluto anche per l'Afghanistan. Mi sembra anche unico il fatto che i servizi segreti afgani si facciano accompagnare da membri dell'esercito e della polizia e perfino da personale di Isaf. È vero che questo supporto reciproco è abbastanza normale in operazioni contro ribelli e insorti in armi. Ma in quel caso sono gli afgani a fare da supporto. Qui in teoria si trattava di un accertamento di polizia e nessuno stava sparando su bambini innocenti o si era barricato. La messa in scena è stata evidente e quindi è lecito chiedersi cosa sia cambiato sia fra gli afgani sia all'interno di Isaf. Nell'ambito di Isaf non contiamo più niente, non come individui o come unità militari, ma come paese. Inoltre le autorità locali afgane cominciano ad accusare la stanchezza e non sono abituate al controllo democratico. Emergency dà fastidio a molti non tanto e non solo perché cura tutti, ma soprattutto perché denuncia tutti. Parla, fa attivismo sociale e riesce a mobilitare molte coscienze. Per le autorità afghane l'ospedale è un pericoloso esempio di sostegno ai ribelli, diretto e indiretto, medico e sociale, umanitario e politico. Per le autorità militari internazionali Emergency è un punto di riferimento per i ribelli e quindi va smantellato o almeno delegittimato. Ma soprattutto è un occhio vigile e ipercritico nei riguardi del loro operato. È un testimone non tanto nel senso che va in giro raccogliendo informazioni o curiosando, ma nel senso che raccoglie in primissima battuta la realtà delle operazioni. Non c'è nulla di più credibile di un corpo straziato per raccontare la verità. Emergency ha fatto di questa possibilità di accesso alla verità uno strumento politico e perciò dà fastidio a tutti quelli che hanno qualcosa da nascondere e quelli che da nove anni inventano una formula al giorno per giustificare le morti di civili. In questo senso si può dire che si stia tornando alla guerra ai civili cominciando da quelli che hanno qualcosa da recriminare, da testimoniare e da denunciare.


Come va la guerra della Nato-Isaf nel frattempo?

La guerra non va bene sotto il profilo operativo e malissimo sotto quello strategico e politico. Le operazioni sono sempre meno incisive, ma non sono integrate da una chiara strategia civile. Le forze stanno aumentando ma si ha la sensazione che l'Afghanistan non sia più lo scopo delle azioni militari. Molte zone dell'Afghanistan hanno meno presenze internazionali di alcuni mesi fa mentre altre vedono concentrarsi forze militari. Tutto il settore al confine con l'Iran pullula di soldati di Isaf e americani. Ad Herat e Farah, nei settori teoricamente sotto il comando italiano e dove i talebani sono assenti fin dal 2001, le forze americane sono triplicate. Molti segnali indicano un possibile cambiamento di obiettivo strategico da parte americana: dall'Afghanistan ed i suoi problemi interni si è passati prima al Pakistan, poi al complesso Pakistan e Afghanistan e ora all'Iran sempre rimanendo in Afghanistan. Mi sembra che un ampliamento strategico di questo tipo comporti innanzitutto una preponderanza americana e del comando di Centcom rispetto alla Nato e poi la completa indifferenza per ciò che può succedere al popolo afgano. La stabilità dell'Afganistan come «stato finale» delle operazioni non ha funzionato, di guerra al terrore internazionale da condurre in Afghanistan non si parla quasi più e allora si cerca di far diventare questo paese una base di partenza per una nuova avventura politico-militare con il rischio di far saltare tutta l'Asia Centrale e oltre. Spero tanto di sbagliarmi.


Cosa pensa delle reazioni del governo italiano, impegnato più a prendere le distanze dagli italiani arrestati che non a difenderli?

In queste ore si assiste ad un progressivo disgelo da parte della Farnesina, ma quello che è successo nei giorni passati non è consolante. Abbiamo visto mobilitazioni e prese di posizione ufficiali molto decise per eventi e cause molto meno importanti di questa. Abbiamo pagato riscatti di milioni di dollari a dei terroristi per stabilire il punto che i cittadini italiani vanno salvaguardati soprattutto se si dedicano a cause umanitarie. Non abbiamo mai chiesto perché fossero nei guai e come ci fossero finiti. Non abbiamo neppure applicato la regola che normalmente si applica ai soldati: sono volontari e se la sono cercata. Abbiamo pagato e ci siamo anche fatti ammazzare per portarli a casa. In questa circostanza è sembrato quasi che si sperasse che i nostri connazionali fossero veramente colpevoli. Non è neppure stato applicato il beneficio del dubbio o la presunzione d'innocenza che merita chiunque ma che che Emergency si è guadagnata facendo un mestiere che non fa nessun altro in Afghanistan: salvare la vita di tutti senza chiedere a quale parte o fede appartengono. Si sono usate figure retoriche per dire una cosa e farne capire un'altra e questa è la prova che Emergency dà fastidio anche a qualcuno del nostro governo. Da dove venga questa avversione non è chiaro. Che si tratti soltanto di diverso schieramento politico mi sembra un insulto alla democrazia e una dimostrazione di meschinità. Su Giuliana Sgrena si disse di tutto, ma mentre certa stampa la faceva a pezzi, il governo, di tutt'altro segno della giornalista, stava trattando la sua liberazione. Poi partì uno dei più alti funzionari dei servizi segreti per tirarla fuori. Rimettendoci la pelle. È vero che il clima da allora è cambiato, ma non credo si tratti solo di faziosità. Può trattarsi di imbarazzo nei riguardi degli americani, degli inglesi e della Nato. Essi sanno essere molto persuasivi quando si mettono in testa di eliminare un ostacolo. Ma non necessariamente dicono sempre la verità. Non è escluso che qualcuno abbia convinto le nostre autorità che Emergency sia veramente collusa con il terrorismo. Tuttavia anche in questo caso dovrebbe prevalere la forza della sovranità nazionale a salvaguardia dei nostri cittadini. Chiunque si trovi in quelle condizioni e in paesi che non danno alcuna garanzia di rispetto dei diritti umani e di quelli legali deve prima essere tirato fuori e poi processato. Ma sembra che noi ci vergogniamo di essere italiani e piuttosto che fare le cose che gli altri invece fanno normalmente preferiamo alludere alle collusioni o accreditare una presunta legalità afghana.

 

(i corsivi sono miei. a.m.)

 

Appendice:

 
IL MEETING di Sinistra critica di SABATO 17 APRILE E' STATO ANTICIPATO ALLE ORE 10.00 PER PERMETTERE LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI/E I/LE COMPAGNI/E ALLA MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA' A EMERGENCY a Piazza Navona. 
Così sarà possibile a tutti partecipare a una grande iniziativa di solidarietà, ma anche a un momento necessario di riflessione sulle lotte e gli itinerari per la ricostruzione della sinistra.
 

CONTRO
LA CRISI PER COSTRUIRE UNA PROSPETTIVA
ANTICAPITALISTA

Sabato 17 aprile dalle ore 10.00 si svolgerà al Centro Congresso di via Rieti a Roma il meeting nazionale di Sinistra Critica.
Un'occasione di confronto aperto e di discussione sulla crisi che continua a manifestare i suoi drammatici effetti, sul quadro politico dopo le elezioni regionali, sulla necessità di uno spazio anticapitalista che lasci aperta la strada ad un altro mondo possibile.
La crisi, infatti, continua ad essere dura, attacca il mondo del lavoro, precarizza le nostre esistenze, rafforza il razzismo e la xenofobia, distrugge l'ambiente.
Le elezioni non hanno offerto alcuna risposta a questo tema: la crisi è stata del tutto assente dalla campagna elettorale e le stesse forze della sinistra istituzionale hanno perso l'occasione di presentare un progetto politico alternativo, perseverando nella scelta di rimanere agganciati al carro perdente del centrosinistra.
Progetto politico alternativo che deve dunque darsi uno spazio diverso, uno "Spazio comune" che mobiliti energie politiche, sociali, associative, sindacali, individuali, oggi prive di un punto di riferimento credibile. Uno spazio comune plurale ma coerente, determinato a non far morire nel nostro paese l'ipotesi di una sinistra alternativa.
Di tutto questo discutiamo nel meeting nazionale a cui vi invitiamo a partecipare Di seguito il programma dei lavori:
ROMA, CENTRO CONGRESSI VIA RIETI, 17 APRILE, ORE 10.00.
IL PROGRAMMA DEL MEETING:
introduce: PIERO MAESTRI - portavoce nazionale Sinistra Critica
intervengono:
MARCO BERSANI - Comitato promotore Referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua
BAS SENE - Coordinamento Migranti di Bologna
PASQUALE LOJACONO - RSU Fiat Mirafiori
MASSIMO LETTIERI - RSU Maflow
ALESSANDRA CARNICELLA - RSU Ex-Eutelia
RICCARDO DE ANGELIS - RSU Telecom
ANTONELLA VITIELLO - Coordinamento dei Collettivi Universitari "La Sapienza" - ateneinrivolta.org
DANIELA AMORE - Coordinamento Precari della Scuola di Roma
EMILIANO VITI - Coordinamento No-Inceneritore di Albano
conclude: FLAVIA D'ANGELI - portavoce nazionale Sinistra Critica