Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

A volte ritornano

E-mail Stampa PDF

Da varie settimane si moltiplicano le notizie di nuovi respingimenti di migranti, diretti o mascherati da affidamento del compito a un regime autoritario e ipocrita come quello che Erdogan sta costruendo in Turchia col pretesto della lotta al terrorismo (che per lui è sinonimo di “curdo”, come per Putin di “ceceno” o “caucasico”, o per la Cina di “uiguro”).

In Libia gli sforzi italiani ed europei per costruire un nuovo gruppo dirigente hanno come retroscena la speranza che sia in grado presto di esercitare di nuovo le funzioni di polizia mercenaria antimigranti nel Mediterraneo che erano state affidate precedentemente a Gheddafi.

Alcuni paesi considerati civilissimi oltre a chiudere le frontiere selettivamente e “a campione” (eufemismo che significa: “solo a quelli il cui aspetto non ci piace”) legalizzano misure come il sequestro di parte dei miseri beni che i migranti sono riusciti a salvare da naufragi e altre rapine. Misure che d’altra parte fanno già parte senza troppe formalità delle consuetudini delle polizie di vari paesi che come il nostro si dicono difensori dei valori cristiani, sotto forma di confisca delle povere merci a chi cerca di venderle per sopravvivere, intascando per giunta senza verbali il modesto ricavato.

Gli ingredienti per alimentare la rinascita di movimenti apertamente nazisti ci sono tutti, non solo nel berciare dei Salvini, e hanno molti precedenti nell’Europa tra le due guerre mondiali. I sionisti, per rilanciare il mito dell’eterno antisemitismo, proiettano all’indietro la Shoà e ne attribuiscono la colpa alla sola Germania, ma le responsabilità di quel che accadde negli anni Trenta, nel quadro delle risposte scioviniste alla grande crisi, non ricadono solo su di essa. Nel corso della seconda metà degli anni Trenta centinaia di migliaia di ebrei poveri furono scacciati dal paese in cui erano arrivati, spesso dopo pericolose migrazioni, senza trovare ospitalità da nessuna parte.

Gli Stati Uniti che tra il 1881 e il 1929 avevano accolto il 90% degli ebrei in fuga dai pogrom e dalla miseria, chiusero le frontiere per ragioni brutalmente economiche (la disoccupazione dilagante); altri paesi perché avevano variamente ripreso tematiche antiebraiche di varia origine. D’altra parte in quegli anni anche negli Stati Uniti era comparsa una tendenza filotedesca e filonazista che aveva coinvolto diversi settori dell’esercito, e anche il magnate dell’auto Henry Ford, che fece stampare in alta tiraturaI protocolli dei saggi di Sion.

Tra i paesi che respingevano gli ebrei migranti, spiccava la Polonia, che tra il 1937 e il 1938 tentò di deportare in Germania molti ebrei provenienti da varie parti dell’Europa centro orientale. La Germania, ormai nazista e in cui dal 1935 vigevano le leggi di Norimberga, li respinse e finirono ammucchiati brutalmente in campi sulla zona di confine, palleggiati tra i due paesi. Della loro sorte si preoccuparono in pochi, soprattutto perché appartenevano, come ho detto, ai ceti più poveri (ai benestanti la stessa Germania consentiva la partenza per l’America Latina o altri paesi, in cambio di parte dei loro beni).

Per attirare l’attenzione sulla sorte dei suoi genitori, che erano stati respinti più volte, un ebreo diciassettenne, Herschel Grynszpan, il 7 novembre 1938 uccise a colpi di pistola un diplomatico nell’ambasciata tedesca a Parigi, Ernst Eduard von Rath. Per sminuire il significato del gesto qualcuno insinuò che fosse dovuto a una vendetta tra omosessuali. Comunque l’episodio fu presto dimenticato, al pari della corresponsabilità della Polonia e di molti altri paesi nel clima di intolleranza e di ostilità antiebraica che rese successivamente più facile il passaggio al vero e proprio sterminio, realizzato spesso beneficiando di manodopera locale per la cattura e la custodia degli ebrei. Non parlo però solo di Polonia: anche i gendarmi della Francia di Vichy e un buon numero di poliziotti italiani collaborarono zelantemente allo sterminio, a cui d’altra parte molti si erano preparati con le brutalità contro la popolazione delle colonie.

Non dimentichiamolo mai, senza essere ingannati dalle ipocrite leggende sugli “italiani brava gente” che ci propinano ogni momento, per far accettare meglio la nostra partecipazione a imprese infami, come quelle che si preparano in Medio Oriente e in Libia.

(a.m.20/1/16)



Tags: migranti  libia  nazismo  Shoà