Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Come Pinelli

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Ritrovato il corpo di Giulio Regeni, grande è stato l’imbarazzo di tutti i media mainstream che hanno sempre taciuto su cosa accade in paesi come l’Egitto (ma sono tanti) i cui governi sono molto amici del nostro, soprattutto grazie agli affari dei nostri capitalisti. Gli assassinii legalizzati da sentenze emesse da una catena di montaggio, le centinaia di desaparecidos, gli arresti preventivi senza motivazioni, l’uso di criminali comuni per attaccare le manifestazioni e gi scioperi sono sempre stati invisibili per i nostri media “indipendenti”. Soprattutto gli scioperi non esistono: solo piccoli strumenti di informazione anticapitalisti come questo avevano segnalato cosa accadeva anche in gennaio (ad esempio Egitto - Quali prospettive per la nuova ondata di scioperi?).

Il silenzio è stato totale fino al momento in cui nell’ingranaggio repressivo è finito un nostro concittadino. Con imbarazzo i mass media adesso insinuano che forse se l’era cercata: scriveva sul Manifesto e con uno pseudonimo… Chissà perché? si domandano sorpresi molti commentatori tv, con la sola attenuante della loro abissale ignoranza di quel che accade fuori dall’Italia.

Molti parlano di “paramilitari”. Lasciamo da parte il fatto che da noi, perfino nella questura della città più “europea” d’Italia, era stato assassinato Pinelli, e che troppe volte, anche senza una motivazione politica, agenti di uno dei vari (troppi!) corpi di “Forze dell’Ordine” hanno avuto la mano pesante con un giovane “sospetto” e irrequieto. Torniamo all’Egitto: nel 2011 durante le grandi manifestazioni di piazza Tahrir gli sbirri di Mubaraq erano affiancati da elementi della criminalità locale, armati di mazze e montati su cavalli e dromedari, che aggredivano la folla inerme, o stupravano le ragazze che trovavano ai margini della manifestazione. Ma erano ausiliari della polizia di Stato. Inutile dire che, come in tutte le rivoluzioni rimaste a metà, la polizia di al Sissi è rimasta la stessa che difendeva Mubaraq.

Non è possibile ancora accertare se Giulio Regeni è stato preso a caso in una retata in quanto giovane e straniero, o perché già sospettato di aver fornito preziose informazioni sulle lotte operaie in corso( cambia molto al senso della mia riflessione). E difficilmente si riuscirà a documentare se gli assassini erano appartenenti a un “normale” corpo repressivo, o facevano parte della teppa che rende bassi servizi alla polizia in cambio di immunità. È abituale che un regime fortemente contestato ricorra sempre più alla malavita, come è stato documentato in moltissimi casi, e soprattutto nella rivoluzione russa del 1905 e nell’organizzazione dei pogrom che la precedettero e seguirono. In ogni caso dell’assassinio di Giulio Regeni è responsabile il regime di al Sissi, a cui Renzi ha reso omaggio recentemente, in uno dei suoi giri internazionali per combinare affari o vendere armi.

L’intervento dell’Italia in Libia in coalizione con regimi come quello egiziano, può avere conseguenze tragiche non solo per il popolo libico, ma per ogni possibile ripresa della rivoluzione araba, la cui fiamma cova sotto le ceneri, come ci mostrava proprio Giulio.

(a.m. 5/2/16)