Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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La riscoperta di Varoufakis

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Per molto tempo nel corso del 2015 il Manifesto aveva ignorato le voci critiche da sinistra che si facevano sempre più forti nel comitato centrale di Syriza. Al momento della capitolazione di Tsipras il Manifesto e gran parte della sinistra residuale italiana (ma anche europea) aveva considerato un atto di grande intelligenza politica quello che era invece il tentativo (riuscito) di buttar fuori dal parlamento quella che era per lo meno la metà del gruppo dirigente, indicendo elezioni così ravvicinate da rendere impossibile una discussione sul nome e sul programma all’interno di una nuova formazione, e ovviamente a maggior ragione una campagna elettorale che potesse spiegare la nuova situazione a un elettorato che aveva appena votato NO al referendum e che non riusciva neppure a immaginare che lo Tsipras dell’accettazione del III Memorandum fosse lo stesso che aveva indetto poco prima il referendum.

Sulle posizioni degli oppositori alla capitolazione, in Italia si era steso un velo di silenzio, da parte di chi aveva condiviso la posizione dell’UE, ma anche di chi aveva sostenuto Syriza nella sua fase ascendente senza ascoltare chi lo criticava. Varoufakis, che si era dimesso su richiesta di Tsipras la sera stessa della vittoria del referendum, e aveva oscillato durante la crisi successiva, aveva finito per restare del tutto isolato nel dibattito interno (d’altra parte era arrivato a Syriza solo alla vigilia della sua vittoria e non aveva nessuna esperienza militante). Non aveva aderito a Unità Popolare, ma aveva contribuito utilmente a ricostruire dall’interno le premesse della capitolazione di Tsipras. Quanto bastava per essere ignorato dal Manifesto e dalla lista che aveva utilizzato elettoralmente il mito di Tsipras alle europee.

Varoufakis ha partecipato intanto ad alcuni tentativi di ricostruzione di una presenza unitaria della sinistra europea, come l’appello per preparare una riunione europea a Madrid il 19,20 e 21 febbraio, cui abbiamo aderito in molti: http://anticapitalista.org/2016/01/18/appello-un-piano-b-per-leuropa/

Ma nel frattempo Varoufakis ha anche lanciato a Berlino quella che sembra quasi una sua personale proposta (DiEM 2025), e che anche nella presentazione amichevole fatta dai suoi sponsorizzatori italiani Marco Bascetta e Sandro Mezzadra in http://ilmanifesto.info/la-costituente-di-varoufakis-sociale-e-non-sovranista/ appare più rivolta a una spettacolarizzazione che alla costruzione di un reale movimento. La stessa regia del “meeting-spettacolo”, che lo ha lasciato solo sul palcoscenico per la prima mezzora, e l’accurata scelta di interventi di personalità politiche istituzionali ma non legate a un partito, appare in parziale contrasto con l’appello di Madrid in cui apparivano intellettuali prestigiosi ma anche figure di riferimento di forze politiche della sinistra europea. A Berlino Varoufakis, anche se non ha taciuto la sua militanza nella sinistra, si è rivolto a «tutti i democratici, liberali, verdi o radicali che siano». E il pubblico presente ha applaudito soprattutto i video dei battitori liberi come Slavoj Žižek o la ex ministra della giustizia francese Christiane Toubira, o l’economista James Galbraith.

Vedremo prestissimo come questa iniziativa si collegherà all’assemblea di Madrid o se si contrappone ad essa. Ma quel che mi premeva sottolineare è l’entusiasmo con cui la redazione del Manifesto l’ha sponsorizzata, con ripetuti articoli e una lunga intervista uscita oggi.

Il testo dell’intervista è in http://ilmanifesto.info/yanis-varoufakis-muoviamoci-o-sara-la-disintegrazione/ Mi pare che tolga ogni incertezza sull’obiettivo che Varoufakis si propone: arginare la disintegrazione dell’Europa, facendo appello anche a coloro che “in questi anni, non hanno avuto posizioni critiche sull’Europa: molti democratici liberali, moderati, affezionati alla democrazia” che non si sentono più a loro agio in questa Unione. Il loro disagio “lascia spazio a nuove coalizioni tra democratici liberali, socialdemocratici, radicali di sinistra, verdi, attivisti come quelli della rete Blockupy”. Ma bisogna fare presto a realizzare queste coalizioni. L’intervista si dilunga in programmi, di cui non si vedono affatto i soggetti, e che assomigliano abbastanza alle proposte che Syriza faceva alla Trojka facendo appello alla sua intelligenza, invece di costruire una mobilitazione popolare. L’insieme delle proposte mi sembra modestissimo (ad ed esempio “una petizione indirizzata ai Presidenti dell’Eurogruppo, del Consiglio Europeo e della BCE, chiedendo che assicurino lo streaming delle loro riunioni”, o altre proposte sulla BCE al tempo stesso semplicistiche e irrealizzabili. Gli stessi Mezzadra e Bascetta avevano ammesso che dall’“insistito riferimento alla democrazia, alla sua crisi e alla sua necessaria reinvenzione”, “di tanto in tanto sembra emergere la tentazione di dare una soluzione semplice a queste difficoltà, immaginando una restaurazione delle forme classiche della democrazia rappresentativa e una loro semplice proiezione sul livello europeo”. Più che di forme classiche, direi piuttosto “mitiche”…

Nell’intervista Varoufakis chiede di immaginare “un movimento che imponga alla Banca Centrale di cominciare ad acquistare il debito della Banca Europea per gli Investimenti, anziché quello tedesco o italiano, per finanziare un ambizioso Green New Deal per l’Europa. Invece di stampare moneta per i circuiti del capitale finanziario, la creazione di moneta andrebbe a finanziare la cooperazione produttiva, a creare nuovi posti di lavoro in settori innovativi, ponendo al tempo stesso condizioni favorevoli per l’organizzazione e la lotta dei lavoratori, e contrastando la mercificazione e la precarizzazione del lavoro”. Meraviglioso! Lo abbiamo “immaginato”. Basta pensarci e proporlo, ed è tutto fatto… Non contano certo i rapporti di forza!

La descrizione del futuro della DiEM2025 è quasi millenaristica. Vedremo cosa ne uscirà fuori. In ogni caso la riapparizione di Varoufakis in questa nuova veste di profeta di un roseo futuro, lo ha fatto riapparire sul Manifesto, che lo aveva cancellato insieme a tutti quelli che avevano osato dissentire da Tsipras. O forse lo si deve alla dura verifica che la politica del governo Tsipras 2 sta scontrandosi con la più che prevedibile reazione di una parte notevole della popolazione greca? In ogni caso sia Varoufakis, sia i suoi sponsorizzatori berlinesi o italiani, e a maggior ragione il Manifesto (sempre sprezzante con chi ha idee e coerenza, ma non ha eletti nelle istituzioni), continuano a ignorare Unità Popolare, come se non esistesse. Non è un buon inizio…

(a.m.14/2/16)