Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Brasile, nella sinistra due atteggiamenti su Dilma

Brasile, nella sinistra due atteggiamenti su Dilma

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Quando ho ricevuto la dichiarazione di voto del PSoL (Partido Socialismo e Liberdade), che pur ribadendo la sua critica al PT e al governo di Dilma e Lula, ha rifiutato di confondersi con la vergognosa bagarre di deputati di ogni tendenza uniti per anni dalla partecipazione al banchetto delle tangenti, e che non si vergognavano di simulare l’indignazione verso la corruzione di cui erano stati i primi beneficiari, l’ho apprezzata perché rivelava equilibrio e assenza di settarismo. Quando un gruppo di deputati del PT nel lontano 2004 furono costretti a organizzarsi fuori del PT che li aveva espulsi per aver votato secondo coscienza contro una pericolosa “riforma” delle pensioni, e costituirono appunto il PSoL, erano stati insultati, calunniati, discriminati. In un primo momento avevano raggiunto (nelle elezioni presidenziali del 2006) un risultato notevole per un partito nuovo, il 6,85%, circa sei milioni e mezzo di voti, poi pur conoscendo una flessione aveva mantenuto una certa presenza nel parlamento. Avevo riportato le critiche a Dilma anche recentemente in diversi articoli e interviste (Brasile - Quello di Dilma sarà il governo dei grandi capitalisti) ma ho apprezzato la scelta tattica del PSoL di non unirsi ai falsi moralizzatori, tanto più che mentre molti dei grandi accusatori sono effettivamente incriminati per molti reati gravi, l’impeachment a Dilma si basa solo su una disinvolta procedura contabile per chiudere i bilanci che era stata usata anche da tutti i governi precedenti e che non comportava nessun vantaggio personale per la presidente. Per questo riprendo dal sito di Sinistra Anticapitalista la traduzione della dichiarazione di voto, che tra l’altro spiega efficacemente la tecnica truffaldina dell’impeachment, ma segnalo anche una presa di posizione più radicale di “Conlutas” (Coordenação Nacional de Lutas http://cspconlutas.org.br/) che si definisce una “centrale sindacale e popolare.” Qualcosa in più di un sindacato. Conlutas è nata nel 2010 per raccogliere spezzoni di organizzazioni che avevano sostenuto inizialmente Lula e che avevano rotto con lui in seguito alle sue scelte liberiste. Conlutas sottolinea che è impossibile fermare l’offensiva delle destre se non si rompe del tutto con Dilma e Lula. In effetti le destre c’erano ed erano forti nel parlamento, fin dall’inizio, ma la scelta di Lula fu quella di “addomesticarle” distribuendo prebende e veri e propri doppi stipendi ai corrompibili, che erano tanti e famelici. Era facile comprarne il voto, ma rimanevano di destra e legati a settori capitalistici e agrari molto conservatori. Per anni, con il mensalão e la partecipazione ai superprofitti di Petrobras, Odebrecht, Vale o altre multinazionali (vedi Brasile progressista?) il consenso di un parlamento screditato e corrotto era stato assicurato.

Le organizzazioni di massa come il MST che avevano portato Lula al governo mugugnavano, ma non osavano rompere sapendo che la loro base era critica ma legata al mito di Lula, a cui i lavoratori più poveri erano grati per le varie forme assistenziali come Bolsa familia che redistribuivano le briciole del boom brasiliano. Una situazione che ha cominciato a mostrare i suoi punti deboli nel 2012-2013 (come aveva magistralmente descritto Juan Luis Berterretche in Brasile – Colpo di barra… a destra (it) ) ed è stata aggravata poi dal crollo del prezzo del petrolio e delle altre materie prime esportate e dalla flessione degli acquisti da parte della Cina. Appena si sono manifestati i segni di uno scollamento tra il governo e la sua base sociale, i venali e corrotti partiti che Lula stesso aveva introdotto nella coalizione di governo ne hanno approfittato. Era fatale? Era imprevedibile? No di certo, è successo infinite volte nella storia, anche nell’Italia del secondo dopoguerra, al momento della cacciata delle sinistre dal governo, dopo che avevano contribuito alla ricostruzione dell’apparato (anche repressivo) dello Stato borghese. Ci ritornerò presto… (a.m.)

1) Il PSoL e il “golpe istituzionale”

da Sinistra Anticapitalista

Alle 17 di domenica 17 aprile, il presidente della Camera dei deputati brasiliani, Eduardo Cunha (del PMDB), considerato dal Supremo Tribunale Federale (STF) coinvolto nell’operazione Lava Jato, ha dato il via alla votazione sulla mozione di impeachment per la presidente Dilma Rousseff.. Intanto, negli enormi spazi che accolgono i palazzi del potere di Brasilia, nel lato nord della Spianata dei ministeri, manifestavano, in difesa della democrazia, i contrari a quello che è stato definito il “golpe istituzionale”, il dramma che ha impegnato per più di un mese il parlamento federale. Sul lato sud della stessa spianata si erano concentrate le persone favorevoli all’allontanamento della presidente. A dividere le due manifestazioni un’invalicabile cortina metallica stesa a cura del governo della capitale. La votazione si è protratta per circa 6 ore, peraltro dopo una sessione di dichiarazione individuale di voto iniziata venerdì 15 e durata oltre 53 ore. La votazione, come è ormai noto, è risultata favorevole all’impeachment (con 367 voti favorevoli contro 137). Durante le dichiarazioni di voto si sono sentite affermazioni agghiaccianti, come quelle di qualche deputato del Partido Social Cristão (PSC), che hanno “dedicato” il loro foto contro Dilma al ricordo dei militari che 52 anni fa destituirono il presidente João Goulart o, con più macabra precisione, al colonnello Carlos Alberto Brilhante Urstra, capo del DOI-Codi, l’agenzia di repressione politica responsabile della tortura di migliaia di democratici durante la dittatura militare. O anche dichiarazioni grottesche fatte da deputati vergognosamente implicati in mastodontiche operazioni di corruzione. Per arrivare al corrotto presidente della Camera Eduardo Cunha, come già detto accusato di malversazioni, che ha accompagnato il suo Sì all’impeachment con l’invocazione “Che Dio abbia misericordia per questo paese”.

I sei deputati del gruppo del Partido Socialismo e Liberdade (PSoL), coerentemente con la posizione del partito, hanno votato contro l’impeachment , denunciando la generale corruzione e la farsa in corso, per i vizi e l’inconsistenza giuridica di tutta l’operazione, e condannando il passo indietro politico che tutto ciò rappresenta. Pubblichiamo qua sotto la presa di posizione del PSoL diffusa nei giorni immediatamente precedenti alla votazione. (Red.)

Da PSoL50.org.br, traduzione di Fabrizio Burattini

Perché il PSoL vota contro l’impeachment

Il PSoL è stato ed è sempre stato all’opposizione, da sinistra, dei governi del Partido dos Trabalhadores (PT), fin dai tempi di Lula, passando per i due mandati dell’attuale presidente Dilma. Il PSoL è nato da una rottura dello stesso PT, durante la votazione contro la riforma della previdenza sociale nel 2003 proposta dal governo. Ha sostenuto candidati contro le liste del PT nelle elezioni del 2006, 2010 e 2014 e non ha mai partecipato alle coalizioni che hanno costituito le basi parlamentari dei governi PT.

I nostri sei deputati votano la gran parte delle volte contro il governo, dato che il PSoL considera questo governo politicamente indifendibile. L’applicazione di una pesante riforma fiscale a danno dei lavoratori, facendo proprie le posizioni della destra, è inaccettabile. Il mantenimento di un simile progetto economico e il basarsi fondamentalmente su alleanze con i partiti della peggiore tradizione politica escludono ogni possibilità di poter sviluppare una politica genuinamente a favore dei lavoratori e del popolo povero.

Come è noto, il PSoL non ha incarichi nel governo federale, non ha proposto ministri e non è interessato a partecipare a compromessi parlamentari per dare il proprio voto contro l’impeachment. Condanniamo questa pratica, simile ad altre pratiche di corruzione contro le quali lottiamo quotidianamente.

Il nostro voto si basa sulla convinzione del fatto che, per il modo con cui l’operazione viene condotta, si configura come un golpe istituzionale, ingiusto non tanto contro il governo, ma contro la popolazione del paese. Il processo è viziato fin dall’inizio, non ha consistenza giuridica, ed è un passo indietro sul piano politico.

Pedaladas fiscais

Dilma non viene sottoposta a giudizio per corruzione o per gli errori del suo governo. Viene giudicata per le cosiddette pedaladas fiscais, decreti integrativi alla legge di bilancio  che rinviano i pagamenti nei confronti di banche pubbliche e private. L’argomentazione dei legali che hanno presentato la proposta di impeachment affermano che “le manovre fiscali avrebbero creato un ambiente illusorio che ha favorito la presidente nella sua rielezione”. In primo luogo, le pedaladas fiscais non configurano un crimine, cosa che secondo le norme è il presupposto per la destituzione di un presidente eletto. L’insufficienza giuridica cresce quando la proposta di impeachment viene fatta contro la sola Dilma, como se il suo vice, Michel Temer, non fosse stato anche lui beneficiato assieme alla presidente. Il gruppo parlamentare del PSOL ha presentato, nella commissione dell’impeachment, una proposta di voto separato con le dette argomentazioni.

Conduzione

Il secondo punto è costituito dalla stessa conduzione del processo. Se c’è un settore della politica brasiliana che non ha la legittimità per rovesciare una presidente, in particolare in assenza di un crimine doloso e sulla quale non gravano denunce dirette di corruzione, è proprio un parlamento diretto da Eduardo Cunha e Renan Calheiros, entrambi del PMDB.

Cunha trasforma l’impeachment in vendetta contro chi non volle difenderlo dalle diverse denunce per corruzione che gravano su di lui. Il presidente della Camera dei deputati deve, prima di tutto, dare spiegazioni sui suoi conti in Svizzera, sui Panama Papers che lo indicano come padrone di imprese offshore usate per riciclare in denaro ricavato dalla corruzione, sulle denunce fatte in base a perlomeno sette confessioni nell’ambito della Operazione Lava Jato, che lo indicano come beneficiario diretto nello scandalo Petrobras.

Prima di ogni cosa, per il PSoL, Cunha deve ritirarsi dalla direzione del massimo organo legislativo del paese (o essere destituito dalla giustizia). Un processo così grave per il paese come un impeachment non può essere diretto da un politico così.

Rete golpista e mediatica

In sé l’impeachment non è un golpe. E’ uno strumento previsto dalla Costituzione brasiliana. Ma, mettendo insieme gli elementi già menzionati (la mancanza di consistenza giuridica, la mancanza del crimine e il comportamento vendicativo di Cunha) con la serie di accordi sporchi che si stanno mettendo a punto per il dopo impeachment, in questo caso si trasforma in un processo golpista istituzionale.

I grandi manovratori di questo processo, oltre a Cunha, sono quelli del vertice dei “tucani” (NdT: sono chiamati così i membri del PSDB, che hanno l’immagine di questo uccello tropicale nel loro simbolo), con in testa Aécio Neves e José Serra; Paulinho da Força (NdT: Paulo Pereira da Silva, deputato del partito Solidariedade e massimo dirigente del sindacato Força Sindical, uscito da destra dal PT dopo le accuse di corruzione) e tutta la banda di quelli che cercano di salvarsi dalla montagna di imputazioni per corruzione; e Michel Temer, il vicepresidente che spera di essere in grande rappresentante della cosiddetta “Unione nazionale” in ipotizzato e illegittimo nuovo governo, con altre riforme fiscali, meno diritti del lavoro e, soprattutto, un accordo generale per mettere a tacere gli scandali. Tutti costoro hanno gravi problemi pendenti con la Giustizia.

Questa rete ha come principale alleati i grandi mass media brasiliani che, con i settori finanziari, hanno accantonato la maschera della imparzialità per trasformarsi in portavoce della campagna per l’impeachment.

Pur essendo collocato all’opposizione, il PSoL non si sommerà con questo gruppo e questa rete. La nostra linea politica ha come basi primarie quella etica, quella del programma e, sempre, quella della democrazia.

Le nostre proposte

Il PSoL è e continuerà ad essere opposizione di sinistra. Le nostre differenze con il governo attuale sono programmatiche: non crediamo in questo modello di fare politica. Siamo contro le riforme economiche contro i lavoratori, la diminuzione dei loro diritti. Voteremo contro le privatizzazioni e le terziarizzazioni, la riforma della previdenza sociale, e tutti gli altri progetti sostenuti dal governo.

Per questo diciamo: la soluzione della crisi è a sinistra. Combattiamo contro ogni passo indietro. Presenteremo al paese una piattaforma di cambiamento nella politica economica, che privilegi lo sviluppo del settore produttivo invece di quello speculativo e finanziario, attraverso la riduzione drastica dei tassi di interesse e con grandi investimenti sociali..

Crediamo anche che un nuovo ciclo può partire solo con profonde riforme, con la democratizzazione dei mezzi di comunicazione, per non sopprimere il pluralismo delle voci; la riforma politica per far tornare il popolo a partecipare alle decisioni del paese; la riforma tributaria, per farla finita con il modello fiscale attuale e per tassare i grandi patrimoni, solo per citarne alcune.

Costruiremo vie d’uscita reali solo con una nuova struttura nelle forme e nei metodi di governo della politica brasiliana, per farlo per e con il popolo. Il PSoL sta da questo lato della barricata.

* * *

2) Dilma o Temer non sono alternative.

Continuare la lotta e costruire l’alternativa dei lavoratori

CSP-Conlutas (Centrale sindacale e popolare)

Quella cui abbiamo assistito ieri è stata la tranquilla approvazione della procedura di impeachment della presidente Dilma Roussef (PT – Partito dei Lavoratori): 367 voti a favore contro 137.

Fino al giorno precedente, governo e PT hanno negoziato intensamente incarichi e manovrato con partiti corrotti come il PR (Partito della Repubblica), il PP (Partito Progressista), il PRB (Partito Repubblicano Brasiliano) e altri di minor peso nelle Camere, nel tentativo di impedire che si aprisse la procedura di impeachment. Malgrado questo, hanno visto sgretolarsi la loro base. I topi – e che cosa aspettarsi dalle femmine dei topi… – sono saltati dalla barca, lasciando praticamente isolato il partito della presidente.

Solo il PCdoB (Partito Comunista del Brasile) e il PSOL (Partito Socialismo e Libertà), oltre al PR, hanno fedelmente seguito il PT con tutti i propri parlamentari votando NO. Questo è stato però ampiamente insufficiente a frenare la votazione necessaria per il Sì, dimostrando il fallimento della strategia governativa nel cercare di conservare il potere.

Il risultato del voto di questa domenica 17 aprile è stato l’espressione dell’erronea scelta del PT di governare insieme, dandogli forza, a quanto c’è di più mediocre nella politica brasiliana. L’argomento secondo cui “senza di loro il PT non può governare, non riesce ad applicare la sua politica” è risultato fallimentare.

Nei suoi quasi 14 anni di mandato, il PT si è basato su questa cerchia dirigente reazionaria, corrotta, caudillista, che aspettava soltanto il momento migliore per abbandonarlo e piazzare i propri veri rappresentanti alla guida del paese.

La sconfitta di questa domenica dimostra la fine del matrimonio del PT con il PMDB (Partito del Movimento Democratico Brasiliano) e con la maggioranza di destra che lo ha appunto sostenuto per quasi 14 anni.

Reazionario, elitario e corrotto

L’aspetto corrotto, conservatore e reazionario del parlamento (Congresso) si è palesato ieri pubblicamente in formato circo.

Chi ha assistito alla seduta di apertura della procedura di impeachment ha potuto vedere che cosa sia veramente questo Parlamento: un covo di corrotti, politicanti fisiologici e di destra. Niente di più lontano dal popolo e dai bisogni dei lavoratori.

Esattamente come la dichiarazione di Pablo Sousa (PSDB – Partito Social-Democratico Brasiliano): «Per la mia famiglia! Per i miei figli, Estevão e Amanda, per mia moglie, per i miei genitori, per il mio Stato di Goiás, dico Sì!». Molti hanno votato in nome dei propri figli, madri, zie. Quasi fossero lì in veste privata a rappresentare i propri familiari (i loro beni e le loro proprietà), i propri interessi e non gli elettori.

L’ironia ed anche il grottesco hanno contrassegnato le dichiarazioni. Marco Feliciano (PSC – Partito Social-Cristiano) si è spinto all’estremo: «Con l’aiuto di Dio, per la mia famiglia e per il popolo brasiliano, per gli evangelici della nazione, per i bambini (…) dico che Olavo [Olavo de Carvalho – conferenziere, saggista, scrittore, uno dei principali teorici neoconservatori brasiliani] ha ragione; addio a questa cara donna e addio al PT, partito di truffatori, io voto Sì».

Il 342° voto a favore della richiesta di impeachment è stato quello del deputato federale Bruno Araùjo (PSDB), il cui nome figura nell’elenco delle tangenti della Odebrecht nell’operazione “Lava Jato”.

Già il sindaco di Montes Claros (Stato di Minas Gerais), Ruy Muniz (PST - Partito Socialista Brasiliano) è stato preventivamente arrestato il 18 aprile dalla Polizia federale, il giorno dopo che sua moglie, la deputata Raquel Muniz (PSD), aveva dichiarato che il marito “dimostra che il Brasile è pronto” a votare per l’impeachment.

Anche senza citare gli innumerevoli esempi di questo circo degli orrori, non possiamo omettere di menzionare il presidente della Camera, che ha diretto la procedura di impeachment, indagato egli stesso nella suddetta operazione Lava Jato per una presunta tangente di 52 milioni di reales. A parte i conti bancari in Svizzera, la fuga di denaro in altri casi di corruzione in cui compare il suo nome, e i progetti reazionari contro i diritti dei lavoratori e degli strati oppressi della società brasiliana. Sì, si tratta di Eduardo Cunha (PMDB).

Direzioni del movimento e scenario del colpo di Stato

Da parte loro, nelle principali capitali, la CUT (Centrale Unica dei Lavoratori), CTB (Centrale dei/delle lavoratori/lavoratrici bel Brasile), MST (Movimento dei Lavoratori agricoli Senza terra), UNE (Unione Nazionale degli Studenti) e MTST ( (Movimento dei Lavoratori senza Tetto) hanno continuato a favorire lo scenario golpista fornendo presunta base popolare al governo agonizzante.

Certamente, quel che non hanno affrontato questi movimenti è stato l’errore storico del PT: sorreggersi sulla borghesia, sulla destra e sul Parlamento corrotto. Mai, nell’arco dei tre mandati e mezzo ha chiesto il sostegno della popolazione e dei lavoratori per scontrarsi con la destra borghese. Al contrario, si è appoggiato sugli strati più conservatori per approvare misure anti-lavoratori.

Su questo, la responsabilità delle direzioni governative per questa politica è stata appunto quella di non imporre che la gestione del PT fosse a vantaggio dei lavoratori. Viceversa, hanno sostenuto politiche di riforma del lavoro che rendevano flessibili i diritti dei lavoratori; il sindacato dei metalmeccanici dell’ABC (San Paolo) è arrivato fino a discutere il progetto di Contratto Collettivo Speciale (ACE) che proponeva che si potesse farla finita con i contratti collettivi e i diritti fondamentali, soprattutto nelle categorie maggiormente sfruttate, col risultato di rendere sempre più precario il lavoro.

Il progetto di legge sulla terziarizzazione avrebbe richiesto l’appello allo sciopero generale da parte delle direzioni dei movimenti per frenare l’attacco a fondo ai lavoratori patteggiato in Parlamento. Al contrario, il governo trattava con la destra e le direzioni sindacali ammorbidivano la resistenza.

Il progetto di legge 257/16, ormai passato, permette di congelare il salario dei dipendenti pubblici, sospendere concorsi, stabilire programmi di licenziamenti, bloccare qualsiasi aumento di salario minimo, vietare l’audit sul debito pubblico, tra le altre misure a danno dei lavoratori. Non vi è lotta proclamata dalle direzioni filogovernative che sia all’altezza dell’attacco promosso dal governo del PT e dalla sua opposizione di destra.

La precarizzazione di sanità e istruzione pubbliche, le privatizzazioni, la legge antiterrorismo il cui effetto è distruggere l’organizzazione dei movimenti sociali, gli attacchi ai movimenti indigeni, gli assassinii di giovani neri e di poveri nelle periferie: sono queste alcune delle politiche nefaste applicate dal PT senza una reazione di concreta contestazione da parte delle direzioni filogovernative.

I ricorrenti governi del PT sono stati all’opposizione di quella parte e di coloro per i quali avrebbero dovuto governare. A Lula piaceva vantarsi: “Mai i banchieri hanno guadagnato tanto”.

Le sue direzioni sindacali non si sono espresse coerentemente contro questa politica, optando per le prebende che gliene derivavano. Non si è perciò trattato di un golpe, ma della conseguenza di una politica sbagliata, che ha rafforzato i settori più conservatori, reazionari ed elitari del paese.

O sarà che i dirigenti filogovernativi del PT non si sono resi conto che stavano perdendo il sostegno della classe operaia quando di recente, un’assemblea alla Wolkswagen, bastione storico della traiettoria del PT, aveva impedito a un dirigente di parlare e di chiedere l’appoggio a Dilma?

Non è un caso, ancora una volta, che la classe operaia non sia stata presente in piazza in difesa del governo. In iniziative di minor rilievo, il profilo di coloro che seguivano l’impeachment nelle strade era lo stesso di quelle precedenti: un ceto medio dai salari più alti e non periferico.

Se i lavoratori non vedono questa lotta come propria è perché stanno provando le conseguenze di una politica economica applicata insieme dal governo e dall’opposizione di destra, zeppa di aggiustamenti fiscali, licenziamenti, soppressione di diritti, precarizzazione dei servizi pubblici, aumenti dei prezzi e mancanza di prospettive che la situazione migliori.

Preparare il 1° Maggio e unificare le lotte per lo Sciopero Generale!

È dunque ora che il movimento dei lavoratori ritorni in strada con le sue bandiere. Il popolo diffida di tutti. Non gli piace Dilma, ma non accetta neanche Temer e Cunha, né Aécio.

Se Dilma continuasse, cosa improbabile, ricadrebbe nelle stesse reti che ora la vogliono eliminare, come abbiamo visto in Parlamento. Se se ne andasse, avremmo al potere ciò che c’è di più marcio in Brasile. E, sia chiaro, senza il minimo sostegno da parte della popolazione, come indicano tutti gli scenari testati nei sondaggi per le presidenziali del 2018: il vicepresidente Michel Temer, che ne prenderebbe il posto nel caso dell’impeachment di Dilma, sembra raccogliere appena l’1% o il 2% delle intenzioni di voto

Non riuscirebbe a governare! Meno ancora con un vice come Eduardo Cunha, criticato dai deputati di vari partiti nella votazione di domenica 17, incluso da parlamentari dello stesso PMDB. Nei social-network è opinione comune che sarebbe il prossimo a cadere, o che ci sarebbe il carcere per lui.

Sorretti dalla campagna che viene proponendo già da qualche tempo CSP-Consulta insieme allo “Spazio di unità d’azione” lottiamo per condizioni di vita migliori, contro le oppressioni e, adesso, dando vita a un 1° Maggio “Contro Dilma (PT) e contro l’alternativa della destra (PMDB, PSDB, Democratici-Dem ed altri), per un’alternativa dei lavoratori, dei giovani e della popolazione povera”.

Abbiamo bisogno di unificare le lotte già in corso e preparare uno Sciopero Generale in tutto il paese. I lavoratori francesi ce ne hanno appena dato l’esempio.

È questo il compito del momento e si rafforzerà in questo mese, nella ricerca della costruzione di un campo alternativo dei lavoratori, per affrontare gli attacchi del governo, sia esso del PT, del PMDB o del PSDB.

I fronti “Brasile Popolare” e “Fronte del Popolo senza Paura” non hanno imparato la lezione. Faranno un 1° Maggio governista e continueranno a seminare illusioni nel governo.

Andiamo avanti nella costruzione di un’alternativa di lotta dei lavoratori, dei giovani e della popolazione povera.

È ora di infrangere le illusioni sul PT e sul governo e preparare la resistenza contro Cunha e Temer e i partiti dell’opposizione di destra.

Uniamo le nostre forze nel preparare questo 1° Maggio, una giornata di lotta ben superiore a quella che è stata la manifestazione del 18 settembre scorso a San Paolo e il 1° aprile negli altri Stati.

- Basta con Dilma e il PT; Temer, Renan e Cunha-PMBD e Aécio-PSDB! Per un’alternativa dei lavoratori, dei giovani, della popolazione povera!

- Sciopero Generale contro gli aggravi fiscali e contro gli attacchi di padroni e governo nei confronti dei lavoratori!

San Paolo, 18/4/2016 http://cspconlutas.org.br

traduzione italiana di Titti Pierini da quella in castigliano di Ernesto Herrera – Correspondencia de Prensa.

 



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