Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> All'ordine del giorno... i commenti a caldo --> Francia - Due riflessioni su Nuit debout

Francia - Due riflessioni su Nuit debout

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In Italia l’informazione sul dibattito e lo scontro politico francese è in genere molto scarsa, ed è quindi difficile prendere esempio dalle lotte ben più vivaci di un paese così vicino (non solo geograficamente). Per ragioni varie (in larga misura oggettive, e in parte riconducibili al mio stato di salute) negli ultimi mesi anche il mio sito ha trascurato vari temi importanti. Tra questi proprio la battaglia contro la legge El Khomri, che pure avevo segnalato in febbraio apprezzando i tentativi di coordinare le lotte dal basso, scavalcando i vertici confederali (Jobs Act alla francese, ma con risposta unitaria). Faccio ora parziale ammenda sia ricordando che comunque il sito di Sinistra Anticapitalista ha seguito costantemente quel che accadeva in Francia, sia pubblicando (in lieve ritardo) due interventi con taglio diverso, uno di un compagno del NPA, l’altro collettivo di alcuni intellettuali prestigiosi.

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1) Nuit debout, un contributo all’invenzione d’un altro mondo

Un intervento collettivo

Le crisi spalancano le porte del possibile, e quest’ultima, iniziata nel 2007 con il crollo del mercato dei subprime, non fa eccezione alla regola. Le forze politiche che sorreggevano il vecchio mondo sono in via di decomposizione, a cominciare dalla socialdemocrazia, che a partire dal 2012 ha varcato un’altra tappa del suo lungo processo di adattamento all’ordine esistente. In concorrenza con loro, il Front national incanala a suo profitto una parte della collera sociale, atteggiandosi a sedicente forza antisistema, anche se poi non rimette nulla in discussione, e in particolare le leggi del mercato

È in questo contesto che è nata Nuit debout, che in questi giorni festeggia il suo primo mese d’esistenza. Dopo la caduta del Muro di Berlino la contestazione del neoliberalismo ha assunto diverse forme: governi «bolivariani» in America latina nel primo decennio del XXI secolo, «primavere arabe», Occupy Wall Street, «indignati» spagnoli, Syriza in Grecia, campagne di Jeremy Corbin e di Bernie Sanders in Gran Bretagna e negli Stati Uniti... Gli storici futuri che si occuperanno della nostra epoca diranno che è stata particolarmente ricca di movimenti politici e sociali.

La Francia non è stata da meno. Dai grandi scioperi del novembre-dicembre 1995 alle mobilitazioni in corso contro la legge El Khomri, senza dimenticare il movimento altermondialista – e in particolare la costituzione di Attac nel 1998 -, l’opposizione al Contratto di primo impiego (CPE) nel 2006 e alla controriforma delle pensioni nel 2010, numerose sono state le occasioni per contestare la «nuova razionalità mondiale». Non sono però state decisive, perché la crisi non ha suonato la campana a morto per le politiche neoliberali, che oggi operano su scala planetaria con ancora maggiore aggressività. Nonostante le difficoltà e anche alcune sconfitte, la formazione di organizzazioni che ambiscono a incarnare questa sinistra antiliberista e anticapitalista ha rappresentato, ogni volta, un’occasione per coalizzarsi, accumulare esperienze e intelligenza collettiva.

Serietà

Nuit debout è un movimento sui generis, con caratteristiche specifiche, ma è anche l’erede di questa sequenza, dei bilanci – positivi e negativi – che i militanti hanno tratto dalle esperienze precedenti. La storia procede per ipotesi e refutazioni.

Un movimento tanto giovane come Nuit debout è entusiasmante, anche se necessariamente a tratti confuso. Tuttavia, ciò che in esso impressiona è la serietà con la quale vi vengono discussi i problemi strategici che deve affrontare. «Contro la legge El Khomri», uno dei suoi assi, gli permette di articolare un’esigenza essenziale: il ritiro d’una legge fautrice d’una gravissima regressione sociale e la critica radicale del sistema nel suo complesso. Una delle prospettive che lo attraversa e per la quale lavora, lo sciopero generale, appare decisiva per operare il collegamento fra l’occupazione delle piazze e la mobilitazione nei luoghi di lavoro e conseguire così una vittoria fondamentale

I critici del movimento non hanno esitato a rimproverargli la propria composizione sociale: una sovrarrapresentazione – reale o presunta, nessuno lo sa con certezza – di persone dal forte «capitale culturale». Questi stessi critici hanno sottolineato l’assenza di abitanti dei quartieri popolari, in particolare di immigrati postcoloniali.

Chiunque abbia trascorso anche solo un’oretta in place de la République a Parigi, o in un’altra delle altre piazze occupate, sa come una parte considerevole dei dibattiti in corso verta proprio sui limiti del movimento e sul modo di porvi rimedio. Come collegarsi meglio ai sindacati e alla classe operaia? In che modo suscitare la mobilitazione delle vittime della segregazione sociospaziale e del razzismo? Quale «sbocco politico» deve assegnarsi il movimento, ammesso che debba assegnarsene uno? Tutte questioni onnipresenti sia nelle assemblee generali come nelle commissioni tematiche.

Certo, le risposte sono esitanti, a volte goffe, e attorno a esse si cristallizzano divergenze. Ma sono divergenze a proposito di problemi reali. Nuit debout è un movimento esigente con se stesso, che non sottovaluta la portata delle sfide future. Se il potenziale emancipatore d’una mobilitazione dipende dalla coscienza che si ha dei propri limiti e dalla volontà di superarli, allora è lecito sperare che Nuit debout possa provocare, nei prossimi mesi o anni, una trasformazione sociale di grande portata.

Come diceva Gramsci, siamo tutti intellettuali, ma non tutti esercitiamo la funzione di «intellettuale». Il capitalismo ha prodotto una classe di individui la cui professione è la lettura e la scrittura. In quanto universitari noi [firmatari] apparteniamo a questa classe, pur essendo anche dei militanti e delle militanti. Con il superamento del capitalismo questa classe scomparirà, e l’elaborazione intellettuale cesserà di essere un privilegio sociale.

Un intellettuale «collettivo»

Nuit debout non ha alcun bisogno di intellettuali per riflettere. La produzione di idee è immanente al movimento: ogni suo membro è un intellettuale e il loro insieme è un intellettuale “collettivo”.

Noi, che professionalmente esercitiamo la «funzione» di intellettuali, ci teniamo a esprimere la nostra ammirazione per questo movimento. Ammirazione per il suo coraggio: ne occorre per resistere alle continue intimidazioni dei guardiani dell’ordine esistente. Ammirazione per la sua capacità di individuare le sfide strategiche del momento e tentare di darvi risposte innovatrici. Se si realizzerà l’articolazione con settori del movimento operaio e le reti associative operanti nei quartieri, niente potrà arrestare questo movimento.

Le crisi spalancano le porte del possibile, ma grande è il pericolo di vederle richiudersi presto per la pressione delle forze reazionarie. Nuit debout contribuisce ad ampliare queste possibilità, permettendo la convergenza delle forze rivoluzionarie. Rivolgiamo un appello: che tutte le persone e le organizzazioni che non si rassegnano a come va il mondo oggi raggiungano le piazze e prendano parte, da subito, all’opera di costruzione di un altro mondo.

Firmatari: Tariq Ali, scrittore | Ludivine Bantigny, storica | Cédric Durand, economista | Elsa Dorlin, filosofa | Annie Ernaux, scrittrice | Bernard Friot, sociologo | Razmig Keucheyan, sociologo | Stathis Kouvelakis, filosofo | Frédéric Lordon, filosofo | Leo Panitch, sociologo | Wolfgang Streeck, sociologo

Testo originale in «Le Monde», 4 maggio 2016. Traduzione dal francese di Cristiano Dan.

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1) Francia, 28 aprile, nuova tappa verso lo scontro con il governo

di Leon Cremieux

da Sinistra Anticapitalista

La giornata di sciopero e di manifestazione del 28 aprile é stata caratterizzata da:

  • la metà dei manifestanti del 31 marzo (500.000 manifestanti secondo la CGT, più di un milione il 31 marzo);
  • molte azioni più combattive e convergenze promettenti
  • aumento delle violenze poliziesche e sviluppo di una campagna di aggressione da parte della destra e del governo.

Era la quarta giornata di mobilitazione generale contro la legge El Khomri (9 marzo, 31 marzo, 9 aprile), in un periodo di fine delle vacanze scolastiche, con cortei di giovani poco consistenti e pochi licei o facoltà in sciopero.

Una delle principali differenze con il 31 marzo è stata la scarsa partecipazione dei ferrovieri, che sono stati chiamati a scioperare … due giorni prima del 28 aprile.

Il 26 aprile c’è stata una giornata di sciopero alla SNCF (l’azienda ferroviaria pubblica ndt.), proclamata dall’insieme dei sindacati. Questi stessi sindacati avevano già indetto uno sciopero il 31 marzo su una questione particolare della SNCF: l’applicazione di un accordo del 2014 che permetteva la cancellazione dello statuto dei ferrovieri a partire dal 1 luglio 2016, mettendo fine al decreto che disciplina le loro condizioni di lavoro. Il suo scopo era quello di imporre un nuovo decreto-base sulle condizioni minime, e successivamente un contratto collettivo per il settore ferroviario teso ad allineare i ferrovieri SNCF (130.000) a quelli del settore privato (6.000) al fine di ottenere il 30% di produttività in più, con la soppressione di giorni di permesso, giorni di riposo ed altri peggioramenti delle condizioni di lavoro.

Benché uniti contro questo nuovo decreto, i sindacati del settore non hanno assolutamente lo stesso orientamento: l’UNSA e la CFDT rifiutano ogni collegamento con la Loi Travail (questi due sindacati non sono nell’Intersindacale nazionale) e, dunque, rifiutano di far coincidere i giorni di mobilitazione della SNCF con quelli contro la legge El Khomri. La CGT non si oppone a questa separazione e rifiuta la prospettiva di uno sciopero generale ad oltranza del settore. Sud Rail si pronuncia per lo sciopero generale e il collegamento con la lotta contro la Loi Travail. Ma questo frazionamento del fronte sindacale non permette per il momento lo sviluppo di una mobilitazione ad oltranza alla SNCF che sia motore di una mobilitazione generale contro la legge El Khomri. Così la giornata di sciopero del 26 è stata massiccia alla SNCF, ma senza estensione al 27 e con una debole partecipazione alla giornata del 28 con gli altri settori professionali ed i giovani.

I coordinamenti dei giovani nelle facoltà e nei licei cercano di mettere in moto una seconda ondata di lotta al termine di quattro settimane che hanno visto successivamente tutti gli istituti scolastici in vacanza per due settimane. Ma tutti i nuclei combattivi di giovani hanno partecipato e promosso momenti di unità con i salariati o nelle Nuit Debout in molte città. Tuttavia pochi istituti erano in sciopero il 28, anche se si tiene conto che le accademie della Regione parigina, Montpellier e Tolosa erano ancora in vacanza.

La settimana precedente al 28 aprile, la CGT, la principale confederazione sindacale, ha tenuto il suo Congresso a Marsiglia. La direzione Martinez è riuscita a mantenere una larga unanimità intorno a sé veleggiando sulla spinta fortemente combattiva, espressa da molte strutture sindacali, che esigeva l’impegno della CGT in un movimento di sciopero ad oltranza contro la Loi travail. Dal Congresso è uscita anche una mozione che fa appello, nei fatti se non a parole, alla mobilitazione per lo sciopero generale ad oltranza.

Ma, in pratica, la direzione confederale non si dà gli strumenti per dirigere realmente il sindacato in questo senso: ciò non corrisponde all’orientamento della direzione, che rifiuta lo scontro diretto con il governo di sinistra. Tuttavia, questo appello e il clima del Congresso provano l’esistenza di una forte pressione della base.

Nei giorni che precedono il 28 si sono svolti, inoltre, i negoziati sulle modalità di indennizzo dei lavoratori interinali dello spettacolo. Battaglia molto importante da anni, essendo il padronato riuscito ad attaccare duramente le regole di indennizzo. A conclusione di una lunga tornata di discussioni con i sindacati dei datori di lavoro, è stato concluso un progetto di accordo che ritorna su una buona parte dei criteri peggiorativi subiti dopo il 2003 dai lavoratori interinali. Ma questo progetto deve essere ratificato dal MADEF e dalle confederazioni che negoziano l’accordo UNEDIC. Ratifica tanto più problematica quanto più il progetto contraddice le posizione del MEDEF e della CFDT, che mirano a ridurre i diritti dei disoccupati. Un progetto di accordo positivo, dovuto alla pressione della base, ma a cui è seguito immediatamente lo sgombero da parte della polizia del Teatro dell’Odeon a Parigi, occupato dagli interinali dello spettacolo come la Comédie française, altre sale e teatri del paese.

Tutti questi diversi elementi hanno pesato nelle manifestazioni del 28 aprile. Ci sono state molte azioni locali di blocco nelle città, simili a quelle realizzate nel 2010: blocco degli accessi al Porto di Le Havre, interruzione della strada statale ad Angoulême, blocco del porto di Gennevilliers presso Saint Denis … Ogni volta queste azioni di blocco sono il risultato del lavoro locale delle Assemblee generali interprofessionali, del rapporto con i sindacati combattivi, di militanti delle Nuit Debout.

Perché il fatto nuovo di questi ultimi giorni è la convergenza dei militanti delle Nuit Debout e dei sindacalisti combattivi, di quelli e quelle che militano per lo sciopero generale.

E’ questa convergenza che si è tradotta sulle piazze di molte città e che ha conferito così un carattere combattivo alle manifestazioni del 28, malgrado una partecipazione in generale ben più debole del 31 marzo.

Convergenza simbolicamente espressa dagli appelli incrociati di sindacalisti e militanti di Nuit Debout e da una assemblea generale molto numerosa a Place de la République a Parigi, la sera del 28, in cui hanno preso la parola militanti dei ferrovieri, dei postini, sostenitori dello sciopero generale, e i portavoce della CNT, di Solidaire e … Philippe Martinez, segretario confederale della CGT. Partecipazione abbastanza inedita che la dice lunga, comunque, sul rapporto di forza creato in queste ultime settimane in seno al movimento. Il segretario generale, il cui intervento è stato interrotto dalle grida di “Sciopero generale” riprese da migliaia di partecipanti, ha cercato di barcamenarsi tra la linea confederale e le richieste dell’Assemblea generale.

Di fronte a questa radicalizzazione e questa convergenza reale, il governo e la destra, impauriti, giocano la carta della repressione e della criminalizzazione. Si può esplicitamente dire che, in generale, le forze di polizia si sono scatenate contro i manifestanti i 28 aprile.

Tra l’altro, i partecipanti al blocco del porto di Gennevilliers sono stati presi in una imboscata dalla polizia, asfissiati e picchiati, 140 arresti, due sindacalisti rinviati a giudizio immediato al Tribunale di Bobigny. A Marsiglia, il corteo di Solidaire è stato bersaglio di tiri di lacrimogeni. A Rennes, un giovane ha perduto un occhio colpito da un proiettile di gomma.

Il 28 si è concluso con 214 denunce e 250 manifestanti feriti.

E’ evidente che il governo ha adottato una strategia semplice: schiacciare il movimento facendo leva sulla paura, l’intimidazione e la criminalizzazione. Non sono né Valls, né El Khomri, né Macron che intervengono in nome del governo, ma Cazeneuve, ministro degli Interni e primo poliziotto di Francia. Il governo cerca di dissociare dal movimento le direzioni della CGT e dell’UNEF per rendere minoritario il movimento.

Allo stesso modo, i rappresentanti dell’UMP e del Front National chiedono di proibire gli assembramenti di Nuit Debout, in particolare a Place de la République. Questa strategia di tensione è, per il momento, senza effetto. Ma le settimane che verranno saranno difficili da gestire per quelle e quelli che si battono per lo scontro e lo sciopero generale.

Il 1° Maggio sarà una prossima tappa di mobilitazione. Il 3 ci sarà una nuova giornata di manifestazione, perché sta per cominciare il dibattito parlamentare sulla legge El Khomri. Il governo dovrà affrontare le contraddizioni interne al PS, subendo di nuovo la pressione interna e costretto a riaprire il dibattito pubblico sulla legge che aveva chiuso da tre settimane.

Poi, il 10 e 17 maggio ci saranno nuove giornate di sciopero alla SNCF, durante le quali la CGT farà fatica a contenere la richiesta dello sciopero ad oltranza.

Un mese di maggio seminato di insidie ma anche di speranza di fare, infine, convergere le lotte ed imporre un movimento unitario. Oggi decine di migliaia di militanti cercano di superare gli ostacoli per costruire un rapporto di forza sufficiente per mettere in ginocchio il governo.

Traduzione di Giovanna Russo per Sinistra Anticapitalista

PS. Naturalmente ci sono altri recenti interessanti interventi in rete che non ho ripreso. Ad esempio l'editoriale del settimanale del NPA pubblicato in Italia dal sito di Sinistra Anticapitalista, https://anticapitalista.org/2016/05/02/di-fronte-alle-provocazioni-del-governo-la-lotta-per-il-ritiro-della-legge-el-khomri-continua/ e quello di Frederic Lordon apparso su Contropiano, http://contropiano.org/interventi/2016/04/12/jobs-act-hollande-frederic-lordon-passare-alloffensiva-costituenti-077778

 



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