Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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La Grecia dalla Francia

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FURTO ORGANIZZATO CONTRO LA GRECIA

di Cathrine Samary e Hugo Harari-Kermadec

(Gruppo di lavoro economia del Nuovo Partito Anticapitalista francese)

 

 

 

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e l’Unione Europea (UE) vogliono che la Grecia

serva “di lezione” per l’Europa

 

Il “piano di salvataggio” varato dall’UE e dal FMI pretende di mettere per tre anni la Grecia al riparo dalla speculazione dei mercati finanziari e di impedirne il “tracollo”. Il giogo “Europa-FMI”, tuttavia, esclude la discussione e le misure democratiche da imporre in Grecia e nell’intera Europa: apertura dei libri contabili (di Stati, banche, imprese) e bilancio del fallimento dell’UE neoliberista, testimoniato dal rcic-orso al FMI.

Georgios Papandreu ha accettato un piano di austerità senza precedenti: come contropartita a un aiuto di 100 miliardi di euro in tre anni, lo Stato si impegna a risparmiare 30 miliardi di euro. Profitti e mercati finanziari non si toccano, mentre invece i servizi pubblici e i lavoratori devono pagare per i cocci rotti da altri!

Dal lato delle spese – Si tratta di scatenare un ulteriore attacco ai servizi pubblici - istruzione e sanità - riducendo un po’ le spese militari, di molto superiori alla media europea, anche se siamo sicuri che la Francia - secondo fornitore della Grecia in fatto di armamenti – vedrà salvaguardate le proprie esigenze. Si prevede una controriforma delle pensioni, peggiore di quella minacciata in Francia [e in Italia…]. Diminuiranno le retribuzioni del pubblico impiego, che poi resteranno congelate; nel settore privato, saranno invece facilitati al massimo i licenziamenti, mentre si introdurrà un reddito minimo per i giovani e i disoccupati di lunga data che troveranno un’occupazione, moltiplicando così i “salariati poveri”…

Dal lato degli introiti – La privatizzazione dei trasporti e dell’energia peggioreranno la situazione di un’Europa antisociale e responsabile di disastri ambientali. Sul piano fiscale, non si toccheranno i profitti e le esenzioni di cui gode la Chiesa ortodossa, mentre aumenterà l’IVA, l’imposta più iniqua.

Il ricorso al FMI e a finanziamenti bilaterali da parte degli Stati membri tenta di proteggere l’architettura neoliberista dell’UE: assenza di una fiscalità europea (il bilancio europeo ha come tetto l’1% del Prodotto Interno Lordo - PIL), priorità al finanziamento privato con libera circolazione di capitali, e “i criteri di Maastricht” (deficit pubblico al di sotto del 3% del PIL e debito pubblico sotto il 60% si riferiscono al bilancio dello Stato, delle collettività locali e dell’assistenza e previdenza sociali: fisco e pensioni sono la prossima posta in gioco; ma l’UE ha tra l’altro vietato alle Banche centrali della zona euro di finanziare gli Stati). Questi criteri, oggi riconfermati, sono stati fissati nel 1992 perché la Germania accettasse di rinunciare al Marco tedesco. Il tutto ha dato vita a un’UE sempre più asimmetrica. I paesi, definiti sprezzantemente “PIGS” (maiali, in inglese) - Portogallo, Irlanda/Italia, Grecia e Spagna - costituiscono la “periferia” dell’eurozona, così come esiste la zona dell’Est. Agli attivi commerciali e alla debole inflazione della Germania, che pratica la delocalizzazione verso l’Est e l’austerità salariale, corrispondono maggiore inflazione, passivi e maggiori indebitamenti altrove.

A “valutare” questi squilibri sono le agenzie di rating: quelle stesse agenzie che nel 2007 innalzavano alle stelle quelli che poi si sono rivelati essere “titoli tossici” nella crisi dei subprimes. Oggi esse si permettono di impartire “brutti voti” a titoli di cui poi si impossessano i mercati speculativi: Grecia, Portogallo e Spagna sono i paesi più fragili, anche se l’Italia ha un debito superiore a quello greco e il passivo della Gran Bretagna è superiore al 10%.

Strauss-Khan e l’Eliseo ringhiano contro queste agenzie che aggravano la speculazione sull’euro, ma gli “speculatori” sono soprattutto le banche stesse. Quelle di Francia e Germania detengono l’80% del debito greco. La Banca Centrale Europea (BCE) non ha il diritto di erogare prestiti agli Stati, ma ha prestato alle banche somme allucinanti a bassi interessi in piena crisi finanziaria. Oggi, questo danaro serve loro per prestare, con un interesse superiore, agli Stati… che hanno appena deciso di prestare a loro volta alla Grecia, en passant, con profitto.

Il FMI e l’UE vogliono che la Grecia serva “di lezione” all’Europa. Ma questa Europa va respinta attraverso mobilitazioni che impongano solidarietà reali, e “criteri di convergenza” che abbiano come obiettivo l’innalzamento del tenore di vita e la salvaguardia dell’ambiente. La moneta e la finanziarizzazione sotto controllo pubblico debbono porsi al servizio della coesione sociale.

Il “piano di salvataggio” della Grecia non colpisce i profitti e le rendite finanziarie sul debito. Va respinto perché esso è altrettanto ingiusto dei piani del FMI altrove e perché, oltretutto, è inefficace: l’austerità vorrà dire recessione, la causa principale del passivo pubblico, senza che possa far cessare in alcun modo la speculazione.

Gli islandesi si sono rifiutati di pagare per debiti che non sono i loro, in un referendum dello scorso marzo. Bisogna rifiutarsi di pagare debiti illegittimi, privi di trasparenza e senza che siano mai stati messi in discussione.

(8/5/10 - traduzione di Titti Pierini da Viento Sur, http://www.vientosur.info/)

 

 

 



Tags: Grecia  Maastricht