Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Bilancio di una visita propagandistica

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Avevo segnalato qualche giorni fa le reazioni alla visita di Poletti a Recanati (Poletti: una visita contestata ), ufficialmente per partecipare a un convegno per festeggiare il cinquantesimo anniversario dell'autonomia dell'ITIS Mattei organizzato nell' aula magna del comune di Recanati e che si è rivelato puramente propagandistico.

Naturalmente, la tournée è iniziata con un ipocrita omaggio alla lapide che ricorda Giacomo Brodolini. Il “dibattito” era in realtà una sfilata, non a caso iniziata dal maggiore industriale locale Adolfo Guzzini (noto per i conti aperti nelle banche di San Marino mentre metteva in Cassa Integrazione i suoi operai), e proseguita con un’omelia del sindaco, che chiedeva appoggio alla sua ridicola pretesa di far proclamare Recanati capitale della cultura, nonostante manchi perfino di una decente sala cinematografica. Intanto un nutrito gruppo di studenti e studentesse dell’Istituto Tecnico Mattei e del Liceo Leopardi, fra cui alcune/i appartenenti al mondo associativo giovanile e studentesco cittadino, dopo aver distribuito all’ ingresso il volantino che avevo riportato in appendice alla noterella citata, ha provato a porre alcune domande al ministro.  Ma ciò non è stato possibile per l’intervento delle cosiddette “forze dell'ordine” che hanno immediatamente spinto gli studenti fuori dall'aula magna e ne hanno identificato alcuni. In ogni caso gli studenti, per nulla intimiditi si sono recati immediatamente ad aspettare il ministro presso l'Itis , seconda tappa del suo tour, e vi hanno esposto alcuni striscioni contro la Buona Scuola e il Jobs Act. Alcune e alcuni di loro, alla primissima esperienza, hanno probabilmente imparato qualcosa sulla presunta neutralità dello Stato e dei suoi organi repressivi.

Allego l'intervento, frutto di una elaborazione collettiva, che uno studente dell'ITIS avrebbe voluto, ma non ha potuto fare.

Sono un ex studente dell’istituto tecnico.

Lei, Giuliano Poletti, raccontò che nel primo colloquio con “la Cooperativa” non le fecero neanche aprire bocca e la presero “anche se non capiva nulla di agricoltura” perché “sapevano che ero figlio di mio padre e lì il nome Poletti era una garanzia”.

Purtroppo io e quasi tutti i miei coetanei non si trovano nella stessa situazione visto che la disoccupazione giovanile è circa al 40%. Quali risposte date a questo problema? Come pensate che la flessibilità (cioè massima diffusione dei contratti a tempo determinato, senza causali, voucher, facilità di licenziare) nei rapporti di lavoro possa risolvere il problema se è noto che le imprese possono anche assumere in condizioni favorevoli quegli stessi lavoratori poi più facilmente licenziabili in situazioni di crisi? Tra le cose che avete stravolto c’è lo Statuto dei Lavoratori, compreso l’art. 18, per la cui promozione si spese il socialista recanatese Giacomo Brodolini, ministro del lavoro, quando già le sue forze erano state incrinate da un male incurabile. Non ritiene, dunque, che la sua visita sia una provocazione per i lavoratori, per i lavoratori in formazione e per i cittadini tutti?

Secondo voi anche una BUONA SCUOLA deve promuovere la flessibilità: ovvero ogni singola scuola deve adattarsi in modo flessibile alle richieste delle imprese per produrre potenziali lavoratori con competenze flessibili. Si tratta di quel processo iniziato con l’AUTONOMIA scolastica: noi non abbiamo nulla da festeggiare!

Come potete non pensare che l’insegnamento di competenze adatte alle esigenze delle imprese, in un contesto in cui i processi di lavoro mutano rapidamente e le imprese, per l’innovazione tecnologica continua, assumono sempre di meno, sia priva di senso e favorisca solo l’accettazione acritica dell’obbedienza?

Potrei dire di come la alternanza scuola-lavoro, anche presso aziende del gruppo Guzzini, si risolva in lavoro non pagato.

Visto che non le rispetterà e il suo governo ha detto di dimettersi dopo il referendum costituzionale di ottobre, in cui occorre votare NO per respingere la riduzione degli spazi di democrazia, non le chiediamo promesse, anzi solo di NON rispettare quello che ha promesso al grande padronato: ripristinare di fatto il lavoro a cottimo e rendere irrilevante il contratto nazionale.

Ai cittadini presenti diciamo, invece, di firmare per i referendum su lavoro, scuola, ambiente e democrazia presso la fiera di San Vito e che dal prossimo autunno deve ricominciare la mobilitazione sociale.

Il nostro contributo al convegno è questo: pensare globale, agire locale!

Lavoro stabile e pagato, scuola pubblica e gratuita!

L’episodio è modesto ma sintomatico di uno stato d’animo di settori studenteschi che guardano con attenzione e preoccupazione al mondo del lavoro. (a.m.)



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