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Elezioni spagnole 3 | Cosa sono le confluencias di Catalogna, Paese valenzano e Galizia

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di Cristiano Dan

Una delle più interessanti novità delle elezioni generali spagnole del dicembre scorso era stata quella delle confluencias in tre comunità: Catalogna, Galizia e Paese valenzano. Dal punto di vista formale le confluencias (alla lettera: “confluenze”) non sono altro che coalizioni di partiti. Ma se si guarda alla sostanza, a come sono nate, sono qualcosa di più: coalizioni che sono sì state pattuite a livello di vertice, ma come prodotto di una spinta “dal basso” molto forte, soprattutto in Galizia e Catalogna, che ha avuto come protagonisti principali delle formazioni unitarie trasversali nate in occasioni di lotte sociali o di elezioni amministrative. Questa spinta all’unità, questa richiesta di mettere da parte interessi “di bandiera” era stata tale da imporsi non solo ai settori di Podemos più “identitari”, ma alla stessa Izquierda Unida (IU), le cui due federazioni catalana e galega (rispettivamente Esquerra Unida i Alternativa [EUiA] ed Esquerda Unida) avevano di fatto disatteso le indicazioni centrali (che erano quelle di aderire alla coalizione animata da IU, Unidad Popular), entrando a far parte delle confluencias. Dimostrando poi che la loro scelta pagava, anche in termini meramente elettorali: a fronte dei due soli deputati ottenuti da IU, EUiA ne ha conquistati altri due ed Esquerda Unida uno.

Ora le confluencias si ripresentano, rafforzate nel caso valenzano dalla partecipazione di IU e, soprattutto, in quello catalano da un impegno diretto da parte della formazione della “sindaca” di Barcellona, Ada Colau.

a) Catalogna: un’ulteriore avanzata

La confluencia catalana reca la denominazione di En Comú Podem - Guanyem el Canvi [Assieme possiamo-Conquistiamo il cambiamento], ed è composta da Barcelona en Comú (la formazione di Ada Colau), dalla branca locale di Podemos (Podem), da Iniciativa per Catalunya Verds e da Esquerra Unida i Alternativa [1].

A voler prendere per buoni sondaggi e inchieste (ma la prudenza è d’obbligo), la confluencia si confermerebbe ancora il primo partito in Catalogna (in dicembre aveva sfiorato il 25 %): nella provincia di Barcellona con un considerevole incremento in percentuale (più 7 %, arrivando oltre il 34 %) e in seggi (dagli attuali 9 a 12; sondaggio del 29 maggio); nelle altre tre province, dove aveva conquistato altri 3 seggi, con incrementi di portata minore, ma egualmente significativi. In pratica, sulle quattro liste della confluencia si riverserà la quasi totalità dei voti della sinistra anticapitalista, sfondando in direzione della sinistra indipendentista, in particolare fra l’elettorato della Candidatura de Unitat Popular (che per principio non partecipa alle elezioni generali dello Stato spagnolo, ma solo a quelle che riguardano esclusivamente la Catalogna), ma anche erodendo buona parte di quello socialista.

Nella vicenda catalana, nello scontro che oppone i partiti secessionisti a quelli centralisti e che ha ormai portato a una impasse, a uno stallo totale, un’ulteriore affermazione della confluencia potrebbe dimostrarsi decisivo, rafforzando ulteriormente il fronte favorevole al famoso dret a decidir, il “diritto di decidere” dei catalani sull’appartenenza o meno allo Stato spagnolo, senza per questo che vi sia una scelta a priori a favore di una soluzione: non per opportunismo, ma perché anticapitalismo e secessionismo non necessariamente coincidono.

b) Paese valenzano: verso il “sorpasso” del PP?

La denominazione della confluencia in questa comunità è Compromís-Podemos-EUPV-À la valenciana. In questo caso la novità, come abbiamo già accennato, è l’allargamento della precedente confluencia, Podemos e Compromís [2], a Esquerra Unida del Pais Valencià (EUPV), la federaziona locale di IU, che nel dicembre scorso ne era rimasta fuori.

Nel dicembre la confluencia “ristretta” aveva ottenuto oltre il 25 % dei voti e 9 seggi, piazzandosi al secondo posto dopo il Partido Popular, mentre la coalizione di IU aveva superato il 4 %, senza ottenere alcun seggio. Le previsioni, anche qui da prendere con molta cautela, sono quelle di un incremento sino al 30-32 % e di almeno un seggio in più, con il conseguente “sorpasso” del PP. Va ricordato che questa comunità è stata per anni uno dei principali serbatoi elettorali del PP e anche – come la valanga di scandali venuti alla luce dimostra – uno dei principali “bancomat” dello stesso partito [3]. La destra qui, comunque, continuerebbe a essere forte, ben oltre il 40 % se si sommano PP e Ciudadanos, ma potrebbe essere superata complessivamente dalla sinistra nella sua accezione più larga e tradizionale, confluencia più PSOE (quest’ultimo è attualmente sul 20 %, anche se perderà quasi sicuramente almeno un paio di punti percentuali). Si tratterebbe, per il Paese valenzano, della chiusura di una brutta parentesi protrattasi per troppi anni.

c) Galizia: rivolta in territorio nemico

La confluencia galega si denomina En Marea, ed è formata, oltre che da Podemos e dalla branca locale di IU (Esquerda Unida), da un movimento nazionalista di sinistra, Anova-Irmandade Galega [4] e dalle cosiddette mareas [5]. In pratica, è la riproposizione di quella del 2015.

La Galizia è praticamente da decenni pascolo esclusivo della destra. Il PP da solo ha sempre ottenuto, fra il 1985 e il 2012, percentuali che vanno da un minimo del 40% a un massimo del 54 %, e non a caso questa comunità è stata la patria di Fraga Iribarne, il fondatore del PP, e del suo attuale successore, Rajoy. La sinistra vi è sempre stata minoritaria, oltre che estremamente frastagliata: PSOE, IU e soprattutto movimenti nazionalisti, egemonizzati dal Bloco Nacionalista Galego (BNG), una formazione molto dinamica nei primi anni di vita, che però è poi andata via via appannandosi, perdendo pezzi sempre più consistenti. Un primo sintomo di ripresa a sinistra si è avuto con le elezioni autonomiche [regionali] del 2012, quando una coalizione IU-Anova riuscì a ottenere un sorprendente 14 %. Ma è con la confluencia di En Marea, nel 2015, che si ha il balzo al 25 %, con il “sorpasso” del PSOE e la “caduta” del PP al 37 % (un 10 % in meno). Qui una spinta notevole al progresso della sinistra è venuto proprio dalle strutture unitarie (mareas) che hanno saputo “cucire” assieme pezzi sparsi della sinistra, superando steccati e riserve di caccia. E il BNG, che non ha potuto o voluto partecipare a En Marea, pagherà probabilmente un conto salato, che si aggiunge a quello già pagato l’altr’anno con la perdita dell’unico deputato.

Nelle elezioni di giugno sarà praticamente impossibile scalzare il PP dal primo posto, ma si potrà sicuramente indebolirlo molto. Da un sondaggio realizzato dal quotidiano «La Voz de Galicia» emergono in proposito dati molto interessanti, sorprendenti. Fra gli elettori compresi fra i 18 e i 29 anni, il 32 % è intenzionato a votare per En Marea, mentre nello stesso segmento il PP raccoglie l’11 %, il PSOE il 5,4 % e il BNG il 6 % (omettiamo i dati relativi agli altri partiti e agli astenuti). All’altro estremo della scala, fra gli elettori di oltre 65 anni, il PP ottiene il 44 %, il PSOE il 14 %, il BNG il 2 % e En Marea il 6 %. Il problema, ovviamente, non è quello di un banale scontro generazionale: ma quello fra la Spagna di ieri e quella di domani.

Note

[1] Sia Iniciativa per Catalunya Verds sia Esquerra Unida i Alternativa sono partiti derivati dalla crisi, molti anni addietro, del Partit Socialista Unificat de Catalunya (PSUC), allora federazione catalana del Partido Comunista de España. La prima, dopo diversi passaggi, si è trasformata in una formazione ecosocialista, ed è in pratica il corrispettivo catalano di Equo. La seconda è la federazione locale, con ampia autonomia, di Izquierda Unida.

[2] Compromís [Impegno] è una coalizione comprendente due partiti nazionalisti di sinistra (Bloc Nacionalista Valencià e Iniciativa del Poble Valencià), Verds-Equo del País Valencià e altri movimenti minori. Nel complesso si può parlare di un orientamento ecosocialista, di “sinistra verde”. La coalizione ha un peso non trascurabile nella comunità.

[3] Vedi in questo sito: Elezioni spagnole 1 | La destra parte per la “crociata” (in Venezuela...)

[4] Anova-Irmandade Galega [Fratellanza galega] è un partito sorto nel 2012 da una scissione del Bloco Nacionalista Galego, capeggiata da uno “storico” esponente di questa corrente politica, Xosé Manuel Beiras. Ha posizioni molto particolari in tema di nazionalismo (la Galizia come unico caso di “colonia interna” dello Stato spagnolo, per esempio) e si batte con molta energia per ulteriori passi avanti nell’unificazione della sinistra galega in un’unica struttura.

[5] Le Mareas sono formazioni unitarie della sinistra galega formatesi perlopiù in occasione delle elezioni municipali del 2015, nelle quali hanno conseguito in molte importanti città risultati sorprendenti, dato il contesto politico galego. Hanno denominazioni diverse a seconda delle città. Le più importanti, e che fanno organicamente parte di En Marea, sono Encontro Cidadá por unha Marea Galega [Incontro civico per una Marea galega: un coordinamento di varie mareas] e Compostela Aberta. Nel resto della Spagna col termine marea seguito da un colore (blanca, eccetera) si indicano movimenti sociali costituiti attorno a problemi o settori specifici.



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